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“Maschilisti di merda”

Metto subito le mani avanti, non per toccare le tette a qualcuna come molti di voi maiali stanno pensando, ma, per affermare che non sono maschilista e che anzi odio il maschilismo, ciò non vuol dire però che approvi il femminismo… moderno naturalmente. Tutti i principi di base del femminismo erano validi e lo sono tuttora, però basta! Basta con questa lotta tra sessi per stabilire chi sia il migliore. Non esiste bianco senza nero, yin senza yang, uomo senza donna.

Odio le donne che affermano la loro superiorità nei confronti degli uomini perché diventano stronze, arroganti e volgari come gli uomini che affermano propria superiorità.

Non sopporto quelle che dicono di poter fare tutto da sole (compresi i figli). Mi devi spiegare come cazzo fai a fare un figlio se non ci metti gli spermatozoi: o adesso oltre al latte in polvere…

E se poi ti nasce un figlio maschio cosa fai? Lo ammazzi?

E poi basta per tutta questa pubblicità per ogni cazzata! A me, e non solo, della prima donna gommista o della prima donna idraulico non me ne frega niente (per quest’ultima cazzata ringrazio Simone).

Sono convinto che più di tanto non si possa chiedere.

In Italia non abbiamo bisogno di altre leggi, anzi. Abbiamo bisogno piuttosto di far applicare le leggi che abbiamo e magari abolirne qualcuna.

Anche per questo motivo, allo stato attuale delle cose, vorrei rinascere cento volte uomo; ci sono meno rotture di coglioni (anche se da donna rompersi i coglioni immagino sia difficile).

Quello che c’è da sconfiggere veramente al giorno d’oggi secondo me siamo noi stessi.

È inutile che le madri si lamentino e che poi continuino a insegnare a cucire, a stirare e a pulire prevalentemente alle bambine e che, per contro, dicano ai bambini di giocare a fare il meccanico (o un qualsiasi altro mestiere considerato tipicamente maschile).

Quando poi saranno adulti lui anche con tutta la buona volontà non saprà mai fare un cazzo in casa, ragion per cui lei si incazzerà rinfacciandogli continuamente che mentre lui si gratta le palle lei deve lavare, stirare, pulire, cucinare.

E non sia mai che lui si azzardi a fare qualcosa, perché al primo errore (anche il più banale o ingenuo) lei gli porterà via, con un gesto fulmineo, la scopa e non certo per riporla nell’apposito sgabuzzino…

Vorrei chiudere questa carrellata di minchiate assolutamente inutili (anche se prima di mettermi a scrivere mi sono documentato per la prima volta in vita mia) con il capitolo sulla libertà sessuale.

Guai a nominare i casini (nel senso di pierferdinando casini) e la loro riapertura davanti a una femminista! “I maschi sono tutti porci” “Maschilisti di merda” “I soliti uomini” “Come al solito ragionate più con l’uccello che col cervello” “L’utero è mio e lo gestisco e io” “Non esiste più la mezza stagione” “Sono sempre i migliori che se ne vanno” “Si stava meglio quando si stava peggio”… ma soprattutto “Pensa che umiliazione per una donna”.

Allora io mi immagino una comunissima puttana (“non se hai presente una puttana ottimista e di sinistra?” l.d.) su i un marciapiede vicino al suo bel bidone in fiamme, vestita con un caldissimo filo interdentale a metà gennaio che passeggia nervosamente e pensa “Però come sono emancipata: altro che riaprire le case chiuse”.

E poi chi ha detto che devono essere esclusivamente per uomini i casini?

Per non parlare poi della TV e i media in genere e dei commenti che si sentono su calendari e quant’altro. “È un’offesa per tutte le donne” “I maschi sono tutti porci” “Maschilisti di merda” “I soliti uomini” “Come al solito ragionate più con l’uccello che col cervello” “L’utero è mio e lo gestisco e io” “Non esiste più la mezza stagione” “Sono sempre i migliori che s ne vanno” “Si stava meglio quando si stava peggio” “Un tempo si faceva il pane in casa”. Allora ( e giuro che poi la smetto):

primo

non ti obbligo certo io a metterti nuda per la pubblicità o per uno stacchetto alle 7 di sera; ti pagano! Lo farei io per molto meno ma non mi caga nessuno;

secondo

lo vorreste un corpo come quello di chi fa i calendari!

terzo

… oops scusate devo lasciarvi sta per tornare mia moglie e vuole trovare la cena pronta prima di buttarsi sul divano con una birra per guardare la partita.

*

*

n.b. Tutto quanto espresso nelle righe precedenti è frutto di una mente malata (la mia naturalmente). È quindi del tutto inutile intentare una causa legale; si dispensa pertanto chiunque dall’adire le vie legali.


😉

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Ex-moglie dopo separazione chiede mantenimento per i cani

Ecco come noi donne, grazie alla benevolenza del sistema giudiziario, possiamo ottenere cash. Il mantenimento è bello…. perché dunque non provarci?

Premetto che non sto scherzando qualora qualcuno avesse dei dubbi, ma sto parlando seriamente di un mio cugino di 1° grado.

A distanza di due anni dalla separazione consensuale, (senza alcun addebito perché lavoravano entrambi), gli giunge la lettera di un legale, dove l’ ex moglie avanza delle richieste economiche per la gestione dei due cani che avevano entrambi, e che dopo la separazione sono rimasti a lei.

Forse il periodo estivo avrà accentuato il problema della gestione dei cani, tuttavia mi sembra una richiesta insolita. Che voi sappiate esiste una legge in merito al mantenimento degli animali domestici?

Grazie in anticipo per il gradito consulto.

 

http://www.letterealdirettore.it/separazione-mantenimento-cani/

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Le femministe e il dono dell’ubiquità. Se non si trovano vittime in Italia, c’è il mondo intero a cui attingere.

Una delle necesità pressanti del femminismo nostrano (ma non solo!) è quella di poter disporre di vittime femminili “maschio-aggredite”. Ne servono sempre tante e pare che ultimamente, stante il fatto che la luce dei riflettori mediatici italiani si è accesa su numerosi casi di uomini vittime di violenza di genere, il fabbisogno di questo tipo di vittime sia in crescita esponenziale.

Eh già… diversamente come si potrebbe pensare di poter conservare i tanto faticosamente “acquisiti” diritti femminili, il famigerato diritto sessuato al femminile ?

Attualmente la politica della “grande sorella” italiana è travolta dalla denuncia delle disumane condizioni in cui si trovano a vivere spesso gli uomini che nel corso della loro vita abbiano dovuto fare i conti con una separazione coniugale.

I padri separati per il femminismo italiano sono asfissianti (oltre che asfittici loro stessi ndr) e allora come poter fare per cercare di limitare la loro richiesta di vera parità e di messa al bando del nazifemminismo (leggasi pure “politiche attente ad un solo genere”) ?

La soluzione adottata sembra essere quella di cercare le vittime (rigorosamente femmine aggredite da maschio!!!) dove queste ci sono o dove ancora nessuno si è permesso di metterne in dubbio l’autenticità.

Va di gran moda il Messico con Ciudad Juarez dove muoiono solo le donne, anche se nessuno più ci crede.

Ma il repertorio vittimistico delle sorelle spazia per necessità tutti gli angoli del globo terrestre. Afghanistan, Russia, New York dove pulsa il cuore del comitato Cedaw e via per l’Australia e poi di nuovo giù verso le località più inesplorate dell’Africa equatoriale dove nel Congo si scopre esistere anche lo stupro telepatico.

Ma che fatica è diventato oggi essere femminista!

Non sarebbe forse meglio chiudere in fretta questa ideologia ormai totalmente sganciata dalla realtà ?

 

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Quel centro antiviolenza è “cosa nostra”. Lo affermano gruppi femministi.

Ma la Provincia di Viterbo non ci sta e replica: “da mesi a Erinna sanno che da dicembre avremmo provveduto attraverso gara pubblica e sapevano che i soldi li avrebbero presi tutti.

Nella giornata di oggi, dopo la sommossa partita dal web alla notizia che il centro antiviolenza di Viterbo (fino ad ora gestito da un’associazione femminista che si occupa di violenza sulle donne) chiuderebbe, la Provincia di Virerbo ha convocato una conferenza stampa per spiegare la situazione.

Sappho e Erinna

Il problema, ancora una volta, sembra essere quello della mistificazione delle informazioni da parte di gruppi femministi che, col probabile intento di mantenere nell’ambito esclusivo del “proprio” associazionismo la gestione di questa risorsa pubblica, raccontano una verità completamente diversa da quella riferita dalle fonti ufficiali.

In sostanza il centro antiviolenza di Viterbo non chiuderà ma, secondo una normativa che prevede il bando pubblico per l’appalto della gestione dello stesso, semplicemente non vedra’ rinnovata automaticamente e in modo esclusivo, la convenzione triennale.

La “verità” raccontata dai gruppi femministi, invece, era quella secondo la quale la Provincia di Viterbo vorrebbe chiudere un centro. In realtà l’amministrazione ha solo deciso che d’ora in poi i fondi pubblici verranno assegnati dopo un regolare bando pubblico come previsto dalla normativa recente.

Con l’auspicio che prevalga la linea del sociologo prof. Amendt http://www.centriantiviolenza.it/the_truth_archives/focolai-di-misandria/, riportiamo le dichiarazioni rese in conferenza stampa dalla Provincia di Viterbo e, piu’ sotto, il testo di uno scritto femminista fatto “girare” da una pagina fb di nome “Fab(b)rica delle Donne”.

Palazzo Gentili – Meroi: “Scaduta la convenzione si va a un bando pubblico”

La Provincia non chiude Erinna

di Giuseppe Ferlicca

– La Provincia non vuole chiudere Erinna, semmai tenta di dare un taglio alle polemiche.

Marcello Meroi

Quindicimila euro palazzo Gentili li ha già erogati, e l’altra metà sono stati stanziati con delibera dello scorso otto giugno. Arriveranno a giorni. Per il futuro, si va a bando pubblico, come prevede la legge. E non più “alla buona”.

Dopo la sommossa partita dal web alla notizia che l’associazione che si occupa di violenza sulle donne chiude, stamani, convocazione lampo di una conferenza stampa in Provincia per spiegare la situazione. “Erinna – dice Meroi – svolge un ottimo lavoro e con l’ente ha una convenzione triennale, usufruendo di fondi propri della Provincia, visto che non può accedere ai 40mila euro regionali, riservati ad associazioni che possono anche ospitare le donne”.

Mancando il requisito di residenzialità, nel 2006 la Provincia ha deliberato uno stanziamento proprio. “Non contesto il metodo – osserva Meroi – noi abbiamo già versato 15mila euro e altrettanti arriveranno a giorni, la delibera è dell’8 giugno e mediamente occorre un mese prima dell’accreditamento. Non è una cosa decisa oggi o ieri”.

Totale trentamila euro. Gli ultimi, perché scaduta la convenzione, d’ora in poi si cambia. Per Erinna e per tutti gli altri contratti. “C’è una delibera dello scorso dicembre – precisa Meroi – in cui abbiamo deciso come ogni richiesta di contributo debba andare tramite bando pubblico. E’ la legge a stabilire che non è più possibile rinnovare contratti in scadenza automaticamente. Tutto questo scandalo per il fatto che un ente pubblico che gestisce soldi pubblici, voglia affidarli con criteri pubblici, mi sembra molto strana.

Noi non vogliamo chiudere Erinna. Abbiamo detto esattamente il contrario. L’associazione può partecipare e non so se ci saranno altri soggetti che vorranno concorrere. E’ un percorso trasparente.

Il rinnovo automatico non è possibile. Tra l’altro, i responsabili di Erinna sono al corrente da mesi di questa situazione”.

Il bando tenterà d’assegnare i 40mila euro regionali per associazioni che avessero eventualmente la possibilità di ospitare donne in difficoltà, mentre rimangono i 30mila euro della Provincia per le altre che non hanno il requisito della residenzialità.

“Noi potremmo scegliere chi ci piace – dice ancora Meroi – invece ci penserà una commissione a decidere. Se sarà Erinna, tanto meglio. Non potevamo rinnovare l’intesa, avremmo rischiato d’incorrere nei ricorsi da parte di altre associazioni”.

Da domani un percorso trasparente e fino a oggi: “Quei fondi – sottolinea l’assessore Paolo Bianchini – sono stati dati alla buona dall’amministrazione Mazzoli.

La nostra amministrazione indice una gara pubblica e subito arrivano decine di comunicati, una levata di scudi. Finora i soldi sono stati erogati senza vedere se sul nostro territorio esistono altre realtà che possono averne comunque diritto.

Alla Provincia interessa che il servizio sia svolto, non chi lo svolge.

Da mesi a Erinna sanno che da dicembre avremmo provveduto attraverso gara pubblica e sapevano che i soldi. Li avrebbero presi tutti.

A chi si è sollevato contro questa decisione, Linda Natalini, Daniela Bizzarri giusto per dirne due, mi chiedo se avrebbero fatto la stessa battaglia per un’associazione di diversa connotazione. Non credo che ci sarebbe stata questa levata di scudi.

Ripeto. A noi interessa più il beneficiario del gestore. Di questo ci preoccupiamo”.

La polemica è piaciuta poco anche al presidente Meroi che delle decine d’interventi critici verso la Provincia, salva soltanto quello di Alessandro Mazzoli, ex presidente.

“Ho apprezzato la sua correttezza istituzionale – spiega Meroi – ha dimostrato come si possano dire certe cose in modo limpido e rispettoso. Conosce i problemi e parla con cognizione di causa”.

Sul resto, rimangono i dubbi. “Una polemica così concentrata – sostiene Meroi – mi fa nascere qualche dubbio sulla sua spontaneità. Sembrava coordinata. Sarà una malignità”.

[Fonte http://www.tusciaweb.eu/2011/07/la-provincia-non-chiude-erinna/]

 

Il centro "Erinna"

 

Di seguito la nota dal titolo: “il Centro Antiviolenza ERINNA è costretto a chiudere”

Il Centro Antiviolenza Erinna è costretto a chiudere: la Provincia di Viterbo ha revocato la convenzione, lasciando un territorio come Viterbo e provincia privo di qualsiasi tipo di struttura in grado di dare aiuto, sostegno e accoglienza alle donne vittime di maltrattamenti, stalking e violenza.

Dietro la fredezza della notizia e delle parole c’è un mondo fatto di volontarie che si sono spese con grande sacrificio per ridare dignità e speranza a donne che a loro si sono rivolte per uscire dalla disperazione e dall’annientamento della violenza e con loro i minori, figlie e figli di queste donne, ai quali con altrettanta violenza viene condizionata la crescita e il futuro.

E tutto questo sembra ancora più assurdo perchè il Centro Erinna, oltre ad essere “l’unico” è anche “unico” nella capacità di inclusione, sostegno, accoglienza ed ha ottenuto risultati eccellenti.

Ci domandiamo perchè non sia stata mantenuta la convenzione almeno fino allla sua naturale scadenza e perchè nel frattempo non si siano attivate le procedure per il rinnovo, come se il problema della violenza non riguardasse, se non in maniera marginale, il nostro territorio.

In questo c’è sicuramente un atteggiamento trasversale della politica che considera sempre quello che riguarda la condizione femminile un problema marginale e che è purtroppo frutto di una non cultura tutta italiana nei confronti delle donne, di cui la violenza, in tutte le sue forme, ne è l’espressione estrema.

La violenza sulle donne ha una sua precisa collocazione: è violenza di genere, è sopraffazione, è distruzione fisica e morale, è volontà di annientamento ed è per questo che occorrono per affrontarla persone preparate culturalmente e psicologicamente come lo sono le volontarie del Centro Erinna.

Inoltre l’Associazione Erinna è un centro di cultura di genere e formazione molto importante: promuove corsi di formazione e di informazione per adulti e nelle scuole, ha scritto e pubblicato il libro “Al centro le donne”, ricerca e studio dello stato della violenza sulle donne nella Provincia di Viterbo, che abbiamo presentato a Fabrica di Roma lo scorso anno per la Giornata Internazionale contro la violenza alle donne e i cui proventi sono stati devoluti interamente al Centro.

Senza il centro ci sentiamo tutte più scoperte, più sole e faremo tutto il possibile perchè la Provincia riveda questa sua incredibile decisione che offende, per la sua mancanza di valutazione dei bisogni e delle esigenze del territorio, la cittadinanza tutta e la dignità delle donne.

L’Associazione Fab(b)rica delle donne aderisce al gruppo FB “ERINNA NON DEVE CHIUDERE: difendiamo il centro antiviolenza della Provincia” di cui condivide metodi e finalità e chiede a tutte le sue simpatizzanti ed associate di iscriversi per sostenere le iniziative che verranno intraprese al fine di bloccare la chiusura definitiva del centro.

[Fonte http://www.facebook.com/notes/fabbrica-delle-donne/il-centro-antiviolenza-erinna-%C3%A8-costretto-a-chiudere/10150254773477768]

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Secondo i giudici del T.A.R., il reato di stalking non può essere invocato in situazioni di conflittualità familiare. I due articoli del Corriere.

Denuncia per stalking la mamma «invadente»: il Tar gli dà torto

Secondo i giudici, la nuova legge non può essere usata per inserirsi in situazioni di conflittualità familiare

MILANO – E’ normale che un figlio ormai adulto senta come «invasive» le troppe interferenze dei genitori nella sua vita; ma uno studente dell’università di Pavia, per motivi molto gravi, è arrivato al punto da voler tagliare completamente i ponti con la propria madre, cambiando addirittura casa e numero di telefonino. E quando lei ha cercato di rintracciarlo, anche con l’aiuto di altre persone, lui l’ha denunciata per stalking. Il Questore di Pavia gli ha dato ragione e ha disposto un «ammonimento» per la madre; questa però ha fatto ricorso al Tar della Lombardia, che ha annullato l’ammonimento perché, spiegano i giudici amministrativi, il provvedimento previsto dalla nuova legge sullo stalking non può essere utilizzato come «strumento per ingerirsi in situazioni di pura conflittualità familiare, per quanto esasperata».

LA MAMMA INSISTENTE – Nella denuncia, il ragazzo ha scritto che la madre si appostava «presso l’Università degli Studi di Pavia», gli inviava molta «corrispondenza indesiderata» e lo chiamava in continuazione, anche perché preoccupata per la sua situazione economica. Questi comportamenti «sarebbero aumentati in considerazione della vendita di un immobile di proprietà» del giovane. Insomma, la mamma sarebbe stata tanto molesta da costringere il ragazzo «a cambiare le proprie abitudini di vita per non essere da lei rintracciato (ad esempio avrebbe dovuto cambiare due dimore, utenze cellulari, abbandonare vecchie amicizie e luoghi frequentati in passato)». Il giovane spiegava che il comportamento della madre gli aveva causato «un grave stato d’ansia e paura».

«NON C’E’ PERSECUZIONE» – Nelle motivazioni della sentenza con cui è stato annullato il decreto del Questore, il collegio presieduto dal giudice Stefano Celeste Cozzi chiarisce che manca il «carattere persecutorio» nel «comportamento ascritto alla madre», perché per configurare lo stalking è richiesto «un comportamento oggettivamente minaccioso o molesto, posto in essere con condotte reiterate, tale da porre il contendente in una posizione di ingiustificata predominanza». E per i giudici «non si vede come possa integrare il presupposto appena descritto il tentativo di una madre di venire a conoscenza del luogo in cui abbia la residenza il figlio (chiedendo informazioni presso conoscenti); l’invio di due email e due sms (tra l’altro, pare, non direttamente ma tramite l’intermediazione di un rappresentante della Curia)». E inoltre rientra nel contesto familiare «il carattere patrimoniale delle richieste (fondate o infondate che siano) avanzate da un genitore nei confronti del figlio, per quanto possano apparire bizzarre agli occhi di un estraneo».

Redazione online – corriere.it
17 maggio 2011

Il Tar ha annullato il provvedimento restrittivo deciso dal questore di Pavia

Taglia i ponti con la mamma omicida
e la denuncia per stalking: «bocciato»

Il caso dello studente di Vigevano: otto anni fa la donna aveva ucciso l’anziano padre per un’eredità

MILANO – Otto anni fa uccise suo padre per un’eredità contesa, investendolo con una macchina presa a noleggio e passando più volte sul suo corpo. La donna, Letizia Natale, scontò 6 anni, tra carcere e ospedale psichiatrico giudiziario, e poi, una volta uscita, avrebbe cominciato anche a tormentare suo figlio, studente universitario, sempre per motivi patrimoniali. Il giovane ha deciso di denunciarla per stalking e il Questore di Pavia è intervenuto con un ordine di ammonimento per lei, ma il Tar della Lombardia ha bocciato il provvedimento. I giudici del Tribunale amministrativo, a cui si è rivolta la donna, parlano infatti, nell’ordinanza con cui annullano il decreto della Questura, di «situazioni di pura conflittualità familiare».

Secondo i giudici, dunque, si tratta di «beghe» all’interno della famiglia per le quali non può essere utilizzato lo «strumento» dell’ammonimento, previsto dalla legge sullo stalking. L’ammonimento è una sorta di «cartellino giallo» che precede il «rosso», che è l’apertura di un’inchiesta penale. Secondo il Tar, questo strumento non può sostituire nemmeno eventuali misure contro la «pericolosità sociale» che possono riguardare persone, come Letizia Natale, che hanno commesso un «delitto assai grave».

La donna, all’epoca commercialista e in passato anche assessore provinciale a Pavia, nel maggio del 2003 a Vigevano, nel Pavese, a bordo di un’auto presa a noleggio, aveva investito il padre Augusto, pensionato di 72 anni, facendo anche retromarcia. Il movente, secondo l’accusa, stava in un’eredità lasciata da un parente e da lei contesa con il padre. Condannata a 10 anni, con il riconoscimento del vizio parziale di mente, ne scontò 6 ed uscì. Il figlio nei mesi scorsi ha denunciato alle forze dell’ordine che la madre si appostava davanti all’Università di Pavia per controllarlo, gli inviava molta «corrispondenza indesiderata» e lo chiamava in continuazione, tanto che era stato costretto a cambiare numeri di telefono e anche «ad abbandonare vecchie amicizie».

L’atteggiamento persecutorio nei suoi confronti, secondo il ragazzo, era aumentato quando lui aveva deciso di vendere una casa, tra l’altro di sua proprietà. E i comportamenti della madre gli avevano causato «un grave stato d’ansia e paura». Da qui la decisione del Questore di firmare l’ammonimento per stalking, annullato però dal Tar. Il collegio, presieduto dal giudice Stefano Celeste Cozzi, sostiene che manca il «carattere persecutorio» nel «comportamento ascritto alla madre». Per i giudici non può configurarsi lo stalking nel «tentativo di una madre di venire a conoscenza del luogo in cui abbia la residenza il figlio (chiedendo informazioni presso conoscenti)» e nell’«invio di due e-mail e due sms (tra l’altro, pare, non direttamente ma tramite l’intermediazione di un rappresentante della Curia)». Inoltre, rientra nel contesto familiare «il carattere patrimoniale delle richieste (fondate o infondate che siano) avanzate da un genitore nei confronti del figlio, per quanto possano apparire bizzarre agli occhi di un estraneo». (Igor Greganti/Ansa)

18 maggio 2011
[Fonte corriere.it]

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Negli art. 13 e 14 della Legge N. 66 del 15 febbraio 1996 le deroghe al c.p.p. che aprono le porte all’inversione dell’onere della prova

Alla fine dell’incidente probatorio la verità emersa sarà considerata prova processuale oggettiva, al pari di referti, perizie, tabulati telefonici, fotografie, ecc…

http://www.centriantiviolenza.eu/ilfemminismo/LEGGE_66_-_15_febbraio_1996.pdf

Art. 13
1. All’articolo 392 del codice di procedura penale, dopo il comma
1 è inserito il seguente:
“1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli 609-bis,
609-ter, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies del codice penale
il pubblico ministero o la persona sottoposta alle indagini possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all’assunzione
della testimonianza di persona minore degli anni sedici, anche al di fuori delle ipotesi previste dal comma 1”.
2. All’articolo 393 del codice di procedura penale, dopo il comma 2 è inserito il seguente:
“2-bis. Con la richiesta di incidente probatorio di cui all’articolo 392, comma 1-bis, il pubblico ministero deposita tutti gli atti di indagine compiuti”.

Art. 14
1. All’articolo 398 del codice di procedura penale, dopo il comma 3 è inserito il seguente:
“3-bis. La persona sottoposta alle indagini ed i difensori delle parti hanno diritto di ottenere copia degli atti depositati ai sensi dell’articolo 393, comma 2-bis”.
2. All’articolo 398 del codice di procedura penale, dopo il comma 5 e’ aggiunto il seguente:
“5-bis. Nel caso di indagini che riguardano ipotesi di reato previste dagli articoli 609-bis, 609-ter, 609-quater e 609-octies del codice penale, il giudice, ove fra le persone interessate all’assunzione della prova vi siano minori di anni sedici, con l’ordinanza
di cui al comma 2, stabilisce il luogo, il tempo e le modalità particolari attraverso cui procedere all’incidente probatorio, quando le esigenze del minore lo rendono necessario od opportuno.
A tal fine l’udienza può svolgersi anche in luogo diverso dal tribunale, avvalendosi il giudice, ove esistano, di strutture specializzate di assistenza o, in mancanza, presso l’abitazione
dello stesso minore. Le dichiarazioni testimoniali debbono essere documentate integralmente con mezzi di riproduzione fonografica o audiovisiva. Quando si verifica una indisponibilità di strumenti di riproduzione o di personale tecnico, si provvede con le forme della perizia ovvero della consulenza tecnica. Dell’interrogatorio è anche redatto verbale in forma riassuntiva. La trascrizione della riproduzione e’ disposta solo se richiesta dalle
parti”.

* * *

L’INCIDENTE PROBATORIO, NELL’AMBITO DI UN DIBATTIMENTO, ASSURGE QUINDI A PROVA. Spesso si tratta dell’unica prova esistente. In assenza di altre prove valide a confutare questa, essa potrà quindi essere sufficiente per comminare una condanna.

Nella legge non è scritto “inversione dell’onere della prova” (sarebbe stato incostituzionale) ma sono previste deroghe alle normali procedure previste dal c.p.p. che, nella sostanza, comportano esattamente questo. Ne sono ben consapevoli le femministe che, nei brani riportati, lo affermano senza ombra di dubbio.

Su Liberazione del 20 luglio 2007, in prima pagina, articolo “Se un sindaco di sinistra sta con gli stupratori”, Angela Azzaro scrive”
“Il movimento delle donne si è battuto contro questo clima, ha ottenuto importanti cambiamenti, registrati dalla legge sulla violenza sessuale che stabilisce, tra gli altri punti, l’inversione dell’onere della prova: gli accusati devono dimostrare la loro innocenza e non viceversa.”



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Colpevoli fino a prova contraria

In uno Stato di Diritto un cittadino deve essere innocente fino a prova contraria, il che non significa affatto essere a favore di chi delinque, ma ridurre al minimo il rischio che un innocente possa essere messo in galera, e che sia ingiustamente rovinata la sua vita. Questo penso sia un concetto che è difficile non condividere.

http://parlamento.openpolis.it/atto/documento/id/2501
viene mostrata una Proposta di Legge presentata dai Deputati
DE CORATO, ASCIERTO, BERNARDO, BIANCOFIORE, CARLUCCI, CASTIELLO, CONSOLO, MAZZOCCHI, MIGLIORI, MISTRELLO DESTRO, MISURACA, OSVALDO NAPOLI, PORCU, PROIETTI COSIMI, RAISI, RAMPELLI, SAGLIA, CASSINELLI, CATONE, CICCIOLI, LAFFRANCO, SPECIALE, STASI
intitolata “Norme in materia di costituzione di parte civile dei comuni nei procedimenti per violenza sessuale” presentata il 29 aprile 2008.
A pagina 2 è possibile leggere:
Con la citata legge n. 66 del 1996 cambiano finalmente anche i termini processuali, con l’inversione dell’onere della prova, grazie alla quale non è più la vittima a dover «dimostrare» di essere stata stuprata, ma l‘aggressore a dover dimostrare di essere innocente.

A questo indirizzo
http://www.assolei.it/index.php?option= … &Itemid=30 ,
sul sito di “Assolei – Sportello Donna” si legge:
“Come ricordano le autrici, il saper accogliere empaticamente il racconto di violenze subite è una pratica nata con il femminismo, non è una scienza consolidata da secoli di esperienza e di dottrina. Ma questa originalità è anche la ricchezza di tale pratica. Un’ esperienza di donne per le donne che è riuscita a mettere in discussione molte certezze consolidate anche nel diritto, si pensi alla inversione dell’onere della prova nei processi per stupro.”

Su Liberazione del 20 luglio 2007, in prima pagina, articolo “Se un sindaco di sinistra sta con gli stupratori”, Angela Azzaro scrive”
“Il movimento delle donne si è battuto contro questo clima, ha ottenuto importanti cambiamenti, registrati dalla legge sulla violenza sessuale che stabilisce, tra gli altri punti, l’inversione dell’onere della prova: gli accusati devono dimostrare la loro innocenza e non viceversa.”

 

http://parlamento.openpolis.it/atto/documento/id/2501

http://www.assolei.it/index.php?option=com_content&task=view&id=117&Itemid=30

http://parlamento.openpolis.it/atto/documento/id/2501

http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/05/14/news/droga_e_finto_stupro_per_incastrare_il_capo_indagata_a_milano_una_segretaria_46enne-4058789/

http://www.centriantiviolenza.eu/ilfemminismo/LEGGE_66_-_15_febbraio_1996.pdf

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Quando il pm attaccò i divorzi infiniti: “È più facile uccidere la moglie che venire a capo di un divorzio difficile”.

Greco cita il paradosso di Davigo: uscirne a volte è impossibile I tempi per la sentenza superano quelli di una pena per omicidio

MILANO – Separarsi, che fatica. E quanti anni (e denari) spesi in tribunale a trovare accordi, soluzioni, compromessi. Perfino il sostituto procuratore di Milano, Francesco Greco, punta il dito contro la lentezza della giustizia civile. Lo fa davanti ai giovani industriali riuniti a Capri, citando il collega Piercamillo Davigo: «È più facile uccidere la moglie che venire a capo di un divorzio difficile».

Chiamato in causa, il giudice Davigo precisa: «Io parlavo di procedure: i tempi per una separazione spesso superano quelli di una pena infliggibile per omicidio». E il conto si fa in un attimo: trent’ anni per assassinio volontario con le attenuanti generiche e il rito abbreviato rischiano di diventare anche cinque.

Molti meno di una causa di separazione. Divorzio all’ italiana, questione di nervi. Di chi, nella (ex) coppia è più forte o più tenace. Di chi è più ricco e ha un avvocato migliore. O, semplicemente, è più paziente.

Perché i tempi sono lunghi, anzi lunghissimi. In media 582 giorni per mettersi d’ accordo su alimenti, ma si arriva fino a 10-15 anni per risolvere una lite. Abbastanza per cambiare vita, lavoro, moglie (un’ altra), per vedere diventare maggiorenni i figli per cui tanto si è litigato. Ma con la legge che ti riporta sempre indietro. Al momento della crisi.

Secondo le statistiche delle associazioni «separati e divorziati», nell’ ultimo anno si sono contati circa 70 mila separazioni e 50 mila divorzi. Ne sa qualcosa Anna Maria Bernardini De Pace, avvocato matrimonialista (tra i suoi assistiti Eros Ramazzotti ai tempi della crisi con Michelle Hunziker): «Finalmente viene alla luce il problema della conflittualità tra le coppie di oggi».

Che litigano allo stesso modo «per 200 euro o per 2 milioni», che scambiano le aule dei palazzi di giustizia per un ring. «Come nella politica, come nella tv», sottolinea la Bernardini De Pace. In tribunale come in un reality. L’ avvocato Laura Hoesch (che invece difese Michelle) aggiunge: «La giustizia non riesce più a gestire il problema». Pochi giudici di famiglia, è questo il dramma.

E una marea di consulenti tecnici («alcuni incompetenti») che, inevitabilmente, gonfiano i tempi processuali. Sentenze a rilento. Anna Galizia Danovi, presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia, sbotta: «Noi avvocati dobbiamo evitare di fomentare coniugi uno contro l’ altro.

Troppe volte mi sono sentita dire: “Voglio la testa di mia moglie”, ma mi rifiuto di ragionare in questo modo. Greco ha ragione: la giustizia non riesce a dare risposte adeguate». Altro paradosso: spesso le cause si prolungano oltre le sentenze di divorzio (con il marito/moglie che paga gli alimenti all’ ex coniuge per decenni). E allora il conflitto si ricrea all’ infinito.

«Colpa della magistratura – dice Marino Maglietta, presidente dell’ associazione Crescere Insieme – che insiste sul modello monogenitoriale. Ma la nuova legge sull’ affidamento condiviso parla chiaro». I figli alla madre, le spese al padre. Una volta, forse. Ora non sempre è così. «Negli ultimi 6 anni – continua l’ avvocato Bernardini De Pace – i più deboli sono gli uomini. Le donne sono meglio preparate ad affrontare i cambiamenti».

Dimentichiamo allora, il conflitto Giorgio Falck-Rosanna Schiaffino, il duello Mario Chiesa-Laura Sala che diede via a Tangentopoli, la vicenda Silvana Mangano-Dino De Laurentiis.

Oggi le donne sanno difendersi. E vincere le battaglie legali. «Anche se la materia – conclude l’ avvocato Hoesch – è complessa e in continua evoluzione».

582 *** I GIORNI medi di attesa per concludere una causa di divorzio. «Ma – dicono i legali – c’ è chi aspetta anche 10/15 anni»

* * * NEI FILM KRAMER CONTRO KRAMER Lei se ne va, poi torna, vuole l’ affidamento del figlio e la famiglia finisce in tribunale. Film del 1979 regia di Robert Benton è uno spaccato impietoso della famiglia americana alle prese con la crisi del privato. La pellicola ebbe grandissimo successo: le crisi fra i due separati, le scenate davanti al figlio sono diventate nell’ immaginario collettivo una sorta di documento realistico della separazione conflittuale

*** LA GUERRA DEI ROSES In questo film dell’ 89, Danny DeVito descrive il divorzio di una coppia di yuppie (Kathleen Turner e Michael Douglas, sopra). La battaglia per la spartizione della casa è all’ ultimo sangue

Sacchi Annachiara

[http://archiviostorico.corriere.it/2007/ottobre/07/attacca_divorzi_infiniti_Piu_facile_co_9_071007085.shtml]

Divorziare? In Italia si fa prima ad uccidere la moglie

• Dichiarazione di Alessandro Gerardi, Tesoriere della Lega Italiana per il Divorzio Breve

Ieri, a Capri, il sostituto procuratore di Milano, Francesco Greco, citando il suo collega Piercamillo Davigo, ha detto che in Italia, vista l’attuale normativa sullo scioglimento di matrimonio, può capitare che i tempi per ottenere una separazione superino quelli di una pena infliggibile per omicidio, sicché, a volte, risulterebbe “piu’ facile per il marito uccidere la moglie (o viceversa) piuttosto che venire a capo di un divorzio difficile”. Le sorprendenti parole dei magistrati di Milano non fanno altro che fotografare fedelmente la realtà del divorzio all’italiana, visto che da noi i tempi per ottenere lo scioglimento del vincolo coniugale continuano ad essere troppo lunghi rispetto a quanto avviene in tutti gli altri Paesi europei (alla coppia italiana occorrono ben 582 giorni solo per mettersi d’accordo sugli alimenti, ma a volte si può arrivare ad aspettare anche 10-15 anni prima di risolvere una lite). Non solo, ma l’attuale legge sul divorzio – producendo ogni anno centinaia di migliaia di inutili procedimenti di separazione – è la principale responsabile della crisi della giustizia civile italiana, anche perché il coniuge economicamente e caratterialmente piu’ forte spesso può permettersi il lusso di allungare il brodo della separazione non permettendo così all’altro partner la possibilità di rifarsi una famiglia e ai figli di vivere e crescere in un contesto familiare piu’ sereno e meno conflittuale.

Le garanzie contro tutto questo ci sarebbero e consistono nell’abolire il procedimento di separazione, così da semplificare e facilitare (nei tempi e nelle procedure) l’accesso della coppia all’istituto del divorzio. Sono misure legislative di buon senso, che una classe politica responsabile e consapevole del suo ruolo avrebbe dovuto approvare già da un pezzo, ma che qui in Italia, purtroppo, con la cultura cattolica e illiberale che pervade entrambi gli schieramenti politici, sembra impossibile perfino mettere all’ordine del giorno.

http://www.divorziobreve.org/?q=node/68

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Il femminismo ha reso le donne infelici ?

Uno di questi giorni, le donne dovranno decidere una volta per tutte cos’è che vogliono esattamente. In seguito potranno fare a tutti noi un gran favore dicendo, in modo chiaro, ciò che hanno deciso di volere. E una volta fatto questo, potrebbero coprirsi di gloria tenendo fede a quello che hanno detto.

In altre parole, è giunta l’ora che le donne – e specialmente le loro auto-proclamate portavoci – inizino a comportarsi come adulti completamente maturi e come cittadini. O è questo chiedere troppo ? A quanto pare lo è.

Un sondaggio pubblicato questa settimana ci dice che le donne oggi sono ben lontane dell’essere felici e desiderano di poter vivere come facevano le loro madri e nonne – non essere costrette a lavorare così tanto e poter spendere più tempo con i loro figli.

Il fatto è che, se le donne riusciranno ad avere tutto, lo sforzo e il peso molto probabilmente gli romperanno la schiena.

Il sondaggio, Il Paradosso del Declino della Felicità Femminile, riferisce che le donne di ogni età e fascia di reddito sono meno felici delle donne di 40 anni fa e meno felici degli uomini di oggi.

Nonostante la liberazione sessuale e maritale, l’aumento considerevole di opportunità di carriera e di guadagno, i privilegi legati all’istruzione e la completa demolizione delle convenzioni inibitorie che limitavano la libertà delle donne nel passato, le donne di oggi descrivono se stesse come aventi una bassa sensazione di ‘soddisfazione di vita e di benessere’.

Bè, gli uomini potrebbero sentirsi autorizzati a rispondere: benvenute nel mondo reale, dolcezze.

Ciò di cui vi state lamentando è quella stessa vita che voi avete promosso e celebrato quando vi stavate pavoneggiando cantando ‘le sorelle lo stanno facendo per loro stesse’.

Una reporter donna ha spiegato perfettamente il problema illustrato in questa ricerca, dicendo: “E’ come se, in qualche modo, abbiamo avuto tutto e poi abbiamo scoperto che non era esattamente quello che volevamo”.

Questo è esattamente quello che ho predetto – contro un torrente di denigrazioni e derisioni da parte delle femministe – per più di 20 anni.

Il mio libro, “Niente Più Guerra Fra i Sessi: Il Fallimento del Femminismo”, è stato non solo la prima critica radicale, egualitaria e progressista dell’ideologia femminista (l’ultima e la più resistente delle false fedi secolari del ventesimo secolo, come il Marxismo dal quale ha preso i suoi principi fondamentali).

Il libro analizzava anche in dettaglio le conseguenze intollerabili che sarebbero risultate per le donne se a queste fosse stato richiesto di contribuire sia con un notevole contributo monetario ai guadagni della famiglia e, allo stesso tempo, essere le uniche responsabili, o anche solo le principali responsabili, per l’accudimento dei figli.

E’ stato ovvio per me, negli ultimi 25 anni, che la parità sociale e politica delle donne (che sostengo sinceramente e senza riserve) non avrebbe potuto funzionare a meno che gli uomini non diventassero ‘pari’ come genitori all’interno delle mura domestiche.

Ottenere tutto quanto ? Donne come Madonna e Angelina Jolie sono le più privilegiate, le più viziate e assecondate donne nella storia dell’umanità.

L’egoista, presuntuoso, antimaschile e rapace femminismo del tipo ‘dobbiamo-avere-tutto’ dei Cosmopolitans [Ndr. rivista americana per femmine], è sempre stato una ricetta che caricava le donne di un peso insopportabile, di uno stress intollerabile, di un fallimentare tentativo di riuscita afflitto da senso di colpa e auto-colpevolizzazione, e alla fine, di una situazione completamente miserabile.

Il fatto è, signore, che se riuscirete ad avere tutto, lo sforzo e il peso molto probabilmente vi romperanno la schiena.

Prima di simpatizzare con questa triste condizione, però, dovremmo forse ricordare a noi stessi della moltitudine di benefici senza precedenti, di benedizioni e vantaggi che sono stati rovesciati sulle donne moderne che adesso stanno frignando per la miseria della loro ‘soddisfazione di vita’.

Sono diventate le donne più privilegiate, viziate e assecondate nella storia dell’umanità. Sono le prime a vivere le loro intere vite senza la minaccia della guerra o di calamità. Sono le prime donne mai nate che hanno potuto controllare e regolare la loro fertilità con completa affidabilità, e sono le prime ad avere i mezzi e il diritto di scegliere un aborto se hanno fatto un errore o hanno cambiato idea sulla gravidanza.

Sono le prime ad essere state liberate da ogni restrizione per quel che riguarda il vestiario o il modo di comportarsi, e le prime per le quali non esiste alcun limite riguardante le altezze a cui potrebbero aspirare in qualsiasi carriera – sia essa in politica, servizio pubblico, commercio, nell’arte e nello sport.

Questo non lo pensereste mai se date ascolto alle femministe, ma la verità è che ognuno di questi benefici sono stati portati avanti e assicurati alle donne dagli uomini.

Motivati dalla coscienza e dal desiderio di giustizia e parità, furono principalmente gli uomini che rivoluzionarono la posizione delle donne. Già vedo la vostra mandibola cadere a terra dinanzi a questa precisa idea, ma se non ci credete, ponetevi queste domande: quante donne deputate sedevano nei banchi della House of Commons [Ndr. il parlamento britannico] quando, con una maggioranza di due a uno, il Parlamento passò la legge con la quale nel 1918 estendeva il diritto di voto alle donne ? Risposta: manco una.

Chi fu responsabile per l’Abortion Act del 1967, e il Divorce Reform Act del 1960 ? Uomini. Chi trasformò in legge l’Equal Opportunities Act e il Sex Discrimination Act ? Uomini.

Nonostante ciò le donne della nostra epoca hanno vissuto tutta la loro vita con la convinzione assoluta di essere parte di una oppressa classe di vittime che hanno dovuto lottare eroicamente per la libertà contro una società crudelmente organizzata dagli uomini per il beneficio degli uomini (‘Le donne sono i negri del mondo’, come disse una volta quell’incorreggibile sciocca di Yoko Ono).

Questa è una colpa imperdonabile del femminismo. Di tutti i danni alla nostra epoca prodotti da quella perniciosa e velenosa ideologia, nessuna è stata più dannosa di questa assurda bugia – che gli uomini opprimono le donne per preservare il proprio potere.

La palese verità degli ultimi 200 anni è che gli uomini volevano un cambiamento per le donne tanto quanto lo volevano per loro stessi.

E’ per il motivo che tutti quanti continuano a dare credito a questa finzione femminista che non riusciamo a riconoscere le disparità e gli svantaggi degli uomini nella vita familiare. Non viene nemmeno segnalato nel nostro barometro sull’ingiustizia che gli uomini sposati non hanno ancora diritti automatici come genitori.

In modo simile, dato che supponiamo che tutta l’ingiustizia di genere e di disuguaglianza si trovi nella posizione delle donne, non siamo in grado di riconoscere le disparità che affliggono gli uomini nel divorzio.

Sondaggio dopo sondaggio, gli uomini si lamentano per le richieste lavorative e sperano di poter avere più tempo da passare con i loro figli. Nonostante ciò la legge continua a discriminare contro i padri nel concedere tempo dal lavoro per la cura dei bambini.

E nemmeno riteniamo una ingiustizia intollerabile e una disparità il fatto che agli uomini venga ancora richiesto di lavorare cinque anni in più delle donne prima di poter chiedere una pensione statale (è così tipica la capacità delle femministe di alterare la verita che Germaine Greer una volta descrisse questa disparità come un vantaggio per gli uomini).

Gli uomini non lo dicono generalmente, ma la realtà è che le cose non sono completamente meravigliose nemmeno per noi. La differenza e che noi non pensiamo di avere un diritto divino di incolpare le donne per questo.

[ FONTE: Daily Mail ]

 


 

[ TRADUZIONE: Antifeminist.altervista.org ]


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Le sorelle insegnano ai papa’ come riprendersi ruolo e dignita’

Le femministe sono un problema? No problem…

Dovete terrorizzarle ancora ed ancora e distruggerle come potere, finchè anche l’ultima loro voce verrà azzittita… allora avrete distrutto il nucleo della sorellanza, la norma lesbosessuale… e questo sarà il vostro contributo alla storia del mondo.


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Del resto a noi riusci’ con voi maschietti….

“Dobbiamo terrorizzarli ancora ed ancora e distruggerli come potere, finchè anche l’ultima loro voce verrà azzittita… allora avremo distrutto il nucleo della famiglia, la norma eterosessuale… e questo sarà il nostro contributo alla storia del mondo” —Françoise d’Eaubonne, 1974

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