Quel centro antiviolenza è “cosa nostra”. Lo affermano gruppi femministi.

Ma la Provincia di Viterbo non ci sta e replica: “da mesi a Erinna sanno che da dicembre avremmo provveduto attraverso gara pubblica e sapevano che i soldi li avrebbero presi tutti.

Nella giornata di oggi, dopo la sommossa partita dal web alla notizia che il centro antiviolenza di Viterbo (fino ad ora gestito da un’associazione femminista che si occupa di violenza sulle donne) chiuderebbe, la Provincia di Virerbo ha convocato una conferenza stampa per spiegare la situazione.

Sappho e Erinna

Il problema, ancora una volta, sembra essere quello della mistificazione delle informazioni da parte di gruppi femministi che, col probabile intento di mantenere nell’ambito esclusivo del “proprio” associazionismo la gestione di questa risorsa pubblica, raccontano una verità completamente diversa da quella riferita dalle fonti ufficiali.

In sostanza il centro antiviolenza di Viterbo non chiuderà ma, secondo una normativa che prevede il bando pubblico per l’appalto della gestione dello stesso, semplicemente non vedra’ rinnovata automaticamente e in modo esclusivo, la convenzione triennale.

La “verità” raccontata dai gruppi femministi, invece, era quella secondo la quale la Provincia di Viterbo vorrebbe chiudere un centro. In realtà l’amministrazione ha solo deciso che d’ora in poi i fondi pubblici verranno assegnati dopo un regolare bando pubblico come previsto dalla normativa recente.

Con l’auspicio che prevalga la linea del sociologo prof. Amendt http://www.centriantiviolenza.it/the_truth_archives/focolai-di-misandria/, riportiamo le dichiarazioni rese in conferenza stampa dalla Provincia di Viterbo e, piu’ sotto, il testo di uno scritto femminista fatto “girare” da una pagina fb di nome “Fab(b)rica delle Donne”.

Palazzo Gentili – Meroi: “Scaduta la convenzione si va a un bando pubblico”

La Provincia non chiude Erinna

di Giuseppe Ferlicca

– La Provincia non vuole chiudere Erinna, semmai tenta di dare un taglio alle polemiche.

Marcello Meroi

Quindicimila euro palazzo Gentili li ha già erogati, e l’altra metà sono stati stanziati con delibera dello scorso otto giugno. Arriveranno a giorni. Per il futuro, si va a bando pubblico, come prevede la legge. E non più “alla buona”.

Dopo la sommossa partita dal web alla notizia che l’associazione che si occupa di violenza sulle donne chiude, stamani, convocazione lampo di una conferenza stampa in Provincia per spiegare la situazione. “Erinna – dice Meroi – svolge un ottimo lavoro e con l’ente ha una convenzione triennale, usufruendo di fondi propri della Provincia, visto che non può accedere ai 40mila euro regionali, riservati ad associazioni che possono anche ospitare le donne”.

Mancando il requisito di residenzialità, nel 2006 la Provincia ha deliberato uno stanziamento proprio. “Non contesto il metodo – osserva Meroi – noi abbiamo già versato 15mila euro e altrettanti arriveranno a giorni, la delibera è dell’8 giugno e mediamente occorre un mese prima dell’accreditamento. Non è una cosa decisa oggi o ieri”.

Totale trentamila euro. Gli ultimi, perché scaduta la convenzione, d’ora in poi si cambia. Per Erinna e per tutti gli altri contratti. “C’è una delibera dello scorso dicembre – precisa Meroi – in cui abbiamo deciso come ogni richiesta di contributo debba andare tramite bando pubblico. E’ la legge a stabilire che non è più possibile rinnovare contratti in scadenza automaticamente. Tutto questo scandalo per il fatto che un ente pubblico che gestisce soldi pubblici, voglia affidarli con criteri pubblici, mi sembra molto strana.

Noi non vogliamo chiudere Erinna. Abbiamo detto esattamente il contrario. L’associazione può partecipare e non so se ci saranno altri soggetti che vorranno concorrere. E’ un percorso trasparente.

Il rinnovo automatico non è possibile. Tra l’altro, i responsabili di Erinna sono al corrente da mesi di questa situazione”.

Il bando tenterà d’assegnare i 40mila euro regionali per associazioni che avessero eventualmente la possibilità di ospitare donne in difficoltà, mentre rimangono i 30mila euro della Provincia per le altre che non hanno il requisito della residenzialità.

“Noi potremmo scegliere chi ci piace – dice ancora Meroi – invece ci penserà una commissione a decidere. Se sarà Erinna, tanto meglio. Non potevamo rinnovare l’intesa, avremmo rischiato d’incorrere nei ricorsi da parte di altre associazioni”.

Da domani un percorso trasparente e fino a oggi: “Quei fondi – sottolinea l’assessore Paolo Bianchini – sono stati dati alla buona dall’amministrazione Mazzoli.

La nostra amministrazione indice una gara pubblica e subito arrivano decine di comunicati, una levata di scudi. Finora i soldi sono stati erogati senza vedere se sul nostro territorio esistono altre realtà che possono averne comunque diritto.

Alla Provincia interessa che il servizio sia svolto, non chi lo svolge.

Da mesi a Erinna sanno che da dicembre avremmo provveduto attraverso gara pubblica e sapevano che i soldi. Li avrebbero presi tutti.

A chi si è sollevato contro questa decisione, Linda Natalini, Daniela Bizzarri giusto per dirne due, mi chiedo se avrebbero fatto la stessa battaglia per un’associazione di diversa connotazione. Non credo che ci sarebbe stata questa levata di scudi.

Ripeto. A noi interessa più il beneficiario del gestore. Di questo ci preoccupiamo”.

La polemica è piaciuta poco anche al presidente Meroi che delle decine d’interventi critici verso la Provincia, salva soltanto quello di Alessandro Mazzoli, ex presidente.

“Ho apprezzato la sua correttezza istituzionale – spiega Meroi – ha dimostrato come si possano dire certe cose in modo limpido e rispettoso. Conosce i problemi e parla con cognizione di causa”.

Sul resto, rimangono i dubbi. “Una polemica così concentrata – sostiene Meroi – mi fa nascere qualche dubbio sulla sua spontaneità. Sembrava coordinata. Sarà una malignità”.

[Fonte http://www.tusciaweb.eu/2011/07/la-provincia-non-chiude-erinna/]

 

Il centro "Erinna"

 

Di seguito la nota dal titolo: “il Centro Antiviolenza ERINNA è costretto a chiudere”

Il Centro Antiviolenza Erinna è costretto a chiudere: la Provincia di Viterbo ha revocato la convenzione, lasciando un territorio come Viterbo e provincia privo di qualsiasi tipo di struttura in grado di dare aiuto, sostegno e accoglienza alle donne vittime di maltrattamenti, stalking e violenza.

Dietro la fredezza della notizia e delle parole c’è un mondo fatto di volontarie che si sono spese con grande sacrificio per ridare dignità e speranza a donne che a loro si sono rivolte per uscire dalla disperazione e dall’annientamento della violenza e con loro i minori, figlie e figli di queste donne, ai quali con altrettanta violenza viene condizionata la crescita e il futuro.

E tutto questo sembra ancora più assurdo perchè il Centro Erinna, oltre ad essere “l’unico” è anche “unico” nella capacità di inclusione, sostegno, accoglienza ed ha ottenuto risultati eccellenti.

Ci domandiamo perchè non sia stata mantenuta la convenzione almeno fino allla sua naturale scadenza e perchè nel frattempo non si siano attivate le procedure per il rinnovo, come se il problema della violenza non riguardasse, se non in maniera marginale, il nostro territorio.

In questo c’è sicuramente un atteggiamento trasversale della politica che considera sempre quello che riguarda la condizione femminile un problema marginale e che è purtroppo frutto di una non cultura tutta italiana nei confronti delle donne, di cui la violenza, in tutte le sue forme, ne è l’espressione estrema.

La violenza sulle donne ha una sua precisa collocazione: è violenza di genere, è sopraffazione, è distruzione fisica e morale, è volontà di annientamento ed è per questo che occorrono per affrontarla persone preparate culturalmente e psicologicamente come lo sono le volontarie del Centro Erinna.

Inoltre l’Associazione Erinna è un centro di cultura di genere e formazione molto importante: promuove corsi di formazione e di informazione per adulti e nelle scuole, ha scritto e pubblicato il libro “Al centro le donne”, ricerca e studio dello stato della violenza sulle donne nella Provincia di Viterbo, che abbiamo presentato a Fabrica di Roma lo scorso anno per la Giornata Internazionale contro la violenza alle donne e i cui proventi sono stati devoluti interamente al Centro.

Senza il centro ci sentiamo tutte più scoperte, più sole e faremo tutto il possibile perchè la Provincia riveda questa sua incredibile decisione che offende, per la sua mancanza di valutazione dei bisogni e delle esigenze del territorio, la cittadinanza tutta e la dignità delle donne.

L’Associazione Fab(b)rica delle donne aderisce al gruppo FB “ERINNA NON DEVE CHIUDERE: difendiamo il centro antiviolenza della Provincia” di cui condivide metodi e finalità e chiede a tutte le sue simpatizzanti ed associate di iscriversi per sostenere le iniziative che verranno intraprese al fine di bloccare la chiusura definitiva del centro.

[Fonte http://www.facebook.com/notes/fabbrica-delle-donne/il-centro-antiviolenza-erinna-%C3%A8-costretto-a-chiudere/10150254773477768]

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