Le opinioni delle giuriste democratiche violano i diritti dei bambini

Trent’anni di bugie vetero-femministe. Questa in sostanza la sintesi di tre decenni spesi a fare disinformazione di genere, e a cui evidentemente le giuriste democratiche si ispirano, alla faccia della Democrazia che riportano discutibilmente nella propria denominazione. Raramente si è vista una compagine di soggetti che fanno della disciminazione per sesso (contro gli uomini) la loro mission definitiva.

I bambini? Un accessorio, per loro conta solo la donna.

Il panico per la ripresa dei lavori in commissione sul DDL 957 le fa anche “sbroccare” di brutto, segnando i loro contenuti di clamorosi autogol. Ne è prova il comunicato diffuso nei giorni scorsi, nel quale le parole tradiscono le vere intenzioni: “Questo disegno di legge, promosso con forza dalle associazioni dei padri separati, se approvato, determinerebbe una condizione della donna separata di sudditanza nei confronti dell’ex coniuge, e della sua famiglia di origine.

Infatti la donna per ottenere l’affido condiviso non solo dovrebbe conciliare i propri interessi con quelli dell’ex coniuge, ma anche con quelli dei nonni, ai quali con la nuova legge verrebbe riconosciuta la possibilità di agire in giudizio per affermare il proprio diritto di visita”. A parte il fatto che gli uomini italiani non portano le barbe lunghe e le donne il burqa, queste prime righe impressionano per quanto sono intrise di vetero-femminismo e odio di genere. Infatti, il dover conciliare i propri interessi con quelli dell’ex coniuge è vista come una ipotesi da scartare a prescindere.

I nonni? Anche loro. Mamma mia, si fottano.
Conta solo la famiglia di origine della madre.

Il prosieguo del comunicato è una diretta conseguenza delle frasi che lo precedono: “…..Questo significa una ulteriore limitazione per la donna nella scelta del luogo dove radicare la propria vita e i propri interessi dopo la fine del matrimonio. Inoltre, per mantenere l’assegnazione della casa familiare in caso di affido condiviso, la donna dovrebbe rinunciare a radicare in quella casa una nuova convivenza more uxorio. E’ evidente che questo disegno di legge chiede alla donna, se vuole restare madre affidataria, di rinunciare a ricostruirsi una nuova vita affettiva…”.

Chiaro? Ciò che importa è solo la donna, che deve scegliere da sola dove stabilire la propria residenza (magari con la famiglia di origine, a 1000 km di distanza dalla casa coniugale), e poter imporre ai figli un nuovo compagno che gira per casa al posto del padre. Da non trascurare il lapsus con il quale si parla di “madre affidataria”.

E ancora: “….. L’ex coniuge in questo modo, mediante il ricatto dell’affido condiviso, mantiene di fatto un controllo fortissimo sulla nuova vita della sua ex moglie. Questo controllo, oltre a essere eccessivamente limitativo della sfera di autodeterminazione della donna in condizioni di normalità, costituisce un vero e proprio fattore di rischio di rivittimizzazione per quei casi in cui la donna abbia denunciato l’ex coniuge per violenza e, nel caso lo stesso abbia ottenuto comunque l’affido condiviso, si trovi costretta al suo controllo.

La proposta di legge, qualora approvata, obbligherebbe anche la donna che ha subito violenza (e l’ha denunciata) a sedersi a un tavolo con il proprio aggressore e contrattare con lui le condizioni dell’affido, perché la mediazione sarebbe obbligatoria anche nei casi in cui la donna ha subito violenza….”. Qui si arriva al dunque, ossia la violenza di genere. Per carità, la violenza esiste, sotto svariate forme (fisica, psicologica, giudiziaria, sociale, ambientale), e molte donne e tanti uomini ci hanno abituato ad osservare un discreto campionario di inciviltà nell’usarle tutte, ma che il DDL 957 sia un mezzo per raggiungere una posizione dominante degli uomini verso le donne è un falso clamoroso.

In un sistema dove basta un semplice sospetto o una falsa accusa (l’85% nei casi di separazione) per impedire ad un genitore di poter vedere i propri figli anche per dei mesi – in alcuni casi, per anni – le dichiarazioni delle giuriste democratiche sono grottesche e pericolose per i nostri figli. Per loro basterebbe una denuncia di violenza per deprivare i figli di un genitore, e quest’ultimo dei bambini.

La PAS non esiste come “Sindrome”? Bene, anche molti padri lo pensano, ma riconoscere che l’Alienazione Parentale – vogliamo chiamarla “disturbo” o “fenomeno” oppure “quella-cosa-lì-che-i-bimbi-ti-odiano-senza-sapere-il-perchè”? – esiste quale forma di maltrattamento sul minore (e, simmetricamente, di violenza commessa da chi la procura) sarebbe un buon inizio per far dialogare queste signore attempate, che viaggiano continuamente indietro nel tempo, con il mondo.

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