Alienatrice ed autrice di falsa accusa di pedofilia: condannata a piccolo risarcimento

Quanto vale la vita di una bambina?

Secondo la giustizia italiana solo 10,000€.

È stata condannata a pagare tale risarcimento una donna che ha devastato la vita della figlia mediante una falsa accusa di pedofilia e l’alienazione genitoriale.

Un risarcimento di 1 milione di € (o qualche anno di carcere) avrebbe avuto un efficace effetto dissuasorio.

Un risarcimento di 10mila € non ha nessun effetto dissuasorio nei confronti di chi ha speso almeno 10 volte tanto nelle parcelle degli avvocati che si sono prestati a tale tattica infame.

Essendo quasi equivalente all’impunità rischia di alimentare da un lato l’utilizzo della pedo-calunnia alienante, e dall’altro lato, nella sua offensiva irrisorietà, la sfiducia nella magistratura venendo percepito come invito a farsi giustizia da soli.

«Ogni tanto, è il caso di dirlo, la giustizia premia anche i papà che soffrono per la separazione dai propri figli, causa rottura del rapporto con una ex quanto mai vendicativa. Non solo dunque papà sbollettati dalle incalzanti esigenze economiche della ex, ma anche papà privati del piacere di veder crescere la propria progenie.

Una sofferenza che la Cassazione ha prontamente riconosciuto e “premiato”, nel vero senso della parola, con un risarcimento per i danni subiti da lui e posti a carico della ex-moglie.

La vicenda giudiziaria della coppia era iniziata nel 2003, con la loro separazione, sancita dal Tribunale di Mantova con sentenza del 2007. Il giudice aveva disposto l’affidamento congiunto della loro unica figlia, nata nel 1996, oltre che al pagamento da parte del padre di un assegno di mantenimento e della metà delle spese sostenute dalla madre per la figlia.

Il Tribunale però aveva preso anche una decisione assolutamente straordinaria: alla donna sarebbe toccato infatti sborsare parecchie migliaia di euro per il marito e persino di più per la figlia. Più esattamente 15mila euro per lui e 20mila per la bambina, e questo per aver volutamente intralciato e danneggiato il rapporto tra padre-figlia, causando in quest’ultima la sindrome da alienazione genitoriale (PASparental alienation syndrome). Sindrome emersa dall’osservazione della bambina da parte di psicologi specializzati. La madre aveva manifestato una acredine tale nei confronti dell’uomo, tanto da accusarlo anche di aver abusato della minorenne; accusa che si era poi rivelata falsa, e che avrebbe potuto spingere il marito a querelare la ex.

La donna però non aveva gradito la condanna al risarcimento dei danni disposta dal giudice di primo grado e si era quindi rivolta in appello, con risultati non proprio sperati. I giudici della Corte d’appello di Brescia avevano infatti annullato il risarcimento dovuto alla figlia, ma non quello dovuto al padre. Unica consolazione: l’importo era stato ridotto a 10mila euro.

Da qui la decisione di tentare la via della Cassazione, puntando su varie motivazioni. A partire dalla mancata diagnosi di PAS da parte di uno psichiatra, medico ben più autorevole, a detta della donna e dei suoi legali, di un semplice psicologo. O dal non aver chiamato a testimoniare la minore, sino all’aver ribaltato le carte sostenendo di essere lei stessa vittima di soprusi da parte dell’uomo e dei suoi familiari.

La Prima sezione civile della Cassazione, con sentenza 7452/2012, ha respinto il ricorso della donna, confermando così il suo obbligo a risarcire il padre. »

Fonte: Cassazione: la ex ha rovinato il rapporto con i vostri figli? Scatta il risarcimento danni
(StudioCataldi.it)

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