Negazionismo della PAS e danni sui bambini: il parere di un ex giudice onorario

E’ in corso un dibattito vivace ma per certi aspetti pretestuoso, fuorviante e quindi dannoso, sulla scientificità o meno della sindrome da alienazione genitoriale, detta Pas dall’acronimo in lingua inglese. Come è noto tale sindrome è stata ipotizzata dallo psichiatra statunitense Richard Gardner come un disturbo che si attiverebbe sui figli minori coinvolti in contesti di separazione e divorzio conflittuale dei genitori quando un genitore, in genere la madre, in maniera più o meno subdola, favorisce nei figli un processo di denigrazione dell’altro genitore. Nei casi più gravi il figlio si rifiuta anche per anni di incontrarlo. Secondo quanto proposto da Gardner, la diagnosi di Pas viene posta in base all’osservazione nel bambino di otto sintomi primari e di altri otto di minore importanza. Egli postula che tale patologia possa presentarsi in casi di scarsa, media o grave entità con conseguenze proporzionali sullo sviluppo psichico del minore. In Italia, la Pas ha dato vita a molti dibattiti e viene spessissimo utilizzata in sede giudiziaria per dimostrare la sussistenza di gravi inadeguatezze genitoriali. I giudici frequentemente ricorrono alle perizie di psicologi ed altri esperti per valutarne la presenza o meno. Ciò, piuttosto che essere utilizzato dai genitori e dai loro difensori come un’opportunità per una lettura in chiave psicologica delle proprie vicende familiari, si tramuta spesso in un ulteriore fonte di conflittualità.
La Pas è oggetto di studio da circa vent’anni nel mondo occidentale ed è evidente che servono molte ricerche statisticamente significative e teoricamente solidamente impiantate per dimostrare o meno la validità di tale nuovo costrutto scientifico. Nel nostro paese, la caricatura di un serio e serrato confronto scientifico tende a vedere i padri (e le associazioni nate a difesa dei papà separati) strenui sostenitori dell’importanza della Pas mentre alcune madri (e chi le rappresenta) sostengono che si tratta di un’invenzione arbitraria creata apposta contro di loro. Le vicende personali di Gardner (tra l’altro morto suicida) e la sua estraneità ad apparati accademici vengono sovente utilizzate per invocare la scarsa scientificità delle sue teorie.
Personalmente, tale dibattito mi appassiona poco. Tocca agli esperti, nel tempo, valutare se si può affermare di un vero e proprio nuovo quadro nosografico oppure se si tratta di un insieme di sintomi riscontrabili in contesti familiari diversi. (Tra l’altro, in psichiatra è costante l’aggiornamento e la modifica delle definizioni delle patologie, come attestato dalle periodiche versioni del Dsm proposte dall’American psychiatric association, che sovente propongono nel giro di pochi anni sensibili cambiamenti nella definizione delle patologie psichiatriche).
Un’osservazione onesta imporrebbe il riconoscimento che, al di là di come siano definite, sono assolutamente reali le inadeguatezze genitoriali descritte da Gardner come, purtroppo, sono drammaticamente reali le sofferenze inflitte ai figli da genitori così conflittuali.
Piuttosto che una battaglia sulla presunta scientificità della P.as servirebbe da parte di tutti, operatori del diritto, del mondo psy, degli assistenti sociali ed, ovviamente, degli stessi genitori la consapevolezza che anteporre le esigenze divergenti (e spesso inconsapevoli) presenti sul piano coniugale costituisce un grave danno rispetto ad una sana genitorialità. La corretta ed obiettiva osservazione di tanti comportamenti fortemente inadeguati da parte dei genitori, sia madri che padri, purtroppo visti tante volte da chi ha dimestichezza con le aule di Tribunale, imporrebbe il riconoscimento della loro gravità sullo sviluppo psico-affettivo dei loro figli. Un’altra piccola verità (purtoppo amara) è che le vicende delle separazioni non sono mai emotivamente neutre, neanche per chi le deve affrontare professionalmente come i giudici, gli avvocati, gli assistenti sociali, gli stessi psicologi. Per tale motivo, in assenza di una specifica formazione nel campo ed un’adeguata esperienza, in tale campo anche i professionisti rischiano loro malgrado, se non attrezzati, di perdere l’obiettività necessaria e di divenire ulteriore fonte di conflittualità piuttosto che promotori di dialogo e di una cultura della bigenitorialità. Non si tratta, quindi, dello scontro uomini contro donne, o psicologi contro avvocati o qualsiasi altra amenità del genere. Al contrario si tratta del confronto, come sempre, tra buona fede e malafede, tra improvvisazione e dilettantismo contro serietà e rigore scientifico”.

Alberto Vito,

psicologo, psicoterapeuta familiare
responsabile Psicologia clinica
Ospedali dei Colli, già giudice onorario tribunale per i minorenni di Napoli

da http://denaro.it/blog/2012/12/04/la-sindrome-pas-i-conflitti-e-i-danni-ai-minori/

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