Bimba tolta ai genitori: il Comune pagherà

Si sono recati all’asilo per prendere la figlia di cinque anni ma è stato detto loro che la piccola era stata allontanata da casa perché probabile vittima di attenzioni particolari all’interno del nucleo familiare. Un sospetto che avrebbe potuto distruggere una famiglia di Nova Milanese, rivelatosi infondato. Per due genitori l’incubo è iniziato nel maggio 2004 quando l’amministrazione firmò un’ordinanza per allontanare la bimba da casa. Per sei mesi la bambina ha vissuto lontano da mamma, papà e fratellino che si sono sempre battuti per dare prova dell’infondatezza delle accuse, dimostrata poi da una perizia del tribunale. La piccola ha così potuto finalmente tornare nella sua casa.
Nei mesi scorsi la sentenza di primo grado del Tribunale di Monza, sezione di staccata di Desio, ha sancito l’innocenza dei genitori condannando il comune di Nova a corrispondere alla famiglia, a titolo di risarcimento, 258mila euro.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/milano/bimba_tolta_genitori_comune_paghera/10-04-2008/articolo-id=253726-page=0-comments=1

(Riprendiamo comunque l’articolo anche se non specifica se abusologi siano coinvolti in questa vicenda).

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Bambina cade dalla bicicletta

Una bambina di 5 anni ed alcuni ragazzini innocenti hanno rischiato di avere la vita devastata, di finire nelle case-famiglia degli abusologi, magari in mano a quegli psicologi che vogliono vedere pedofilia ovunque, e che li avrebbero insudiciati con la loro pedo-follia.

La Repubblica del 23/7/2011:

Bimba di cinque anni violentata da tre ragazzini in un casolare.

Taranto, la bimba attirata in un casolare con la scusa di fare delle foto. Identificati gli aggressori che probabilmente conosceva. La banda avrebbe abusato della piccola a turno

I medici non trovano tracce evidenti dello stupro ma questo, spiegheranno poi i sanitari ai carabinieri, non significa che non ci sia stato. Così in queste ore gli uomini del comando provinciale di Taranto stanno effettuando una serie di nuovi accertamenti e ascoltando varie persone. In ogni caso, a questo punto i sanitari decidono di chiedere alla bambina cosa è accaduto. Lo fanno al consultorio alla presenza di una psicologa. E la piccola, accanto al racconto lucido, comincia a fare disegni su quanto successo quel pomeriggio. Disegni secondo gli esperti assolutamente inequivocabili. […]

Si scatenano abusologi e femministe a discettare di violenza maschile e cultura patriarcale, ma, grazie alle indagini della polizia, si capisce che è tutta una bufala:

La Repubblica del 30/7/2011

Bimba violentata a Grottaglie. Si indaga per procurato allarme.

Nessuna violenza e ferite compatibili con una caduta. Mancano i riscontri al racconto dei genitori della piccola che hanno denunciato lo stupro di gruppo sulla figlia da parte di alcuni ragazzini della zona. L’ipotesi è anche di simulazione di reato

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Nonno fotografa il nipotino: arriva la polizia e la televisione

La pedo-follia degli abusologi dilaga anche a Pocatello.  Dei genitori hanno chiamato la polizia, avendo visto un anziano signore che faceva fotografie.  La polizia ha appurato che era un nonno che aveva portato il suo nipotino al parco e lo aveva fotografato.  Nel frattempo era arrivata una troupe della locale televisione che aveva subito allertato la popolazione che un uomo sospetto veniva interrogato dalla polizia.

L’anno scorso un padre era stato fermato in un centro commerciale mentre fotografava il proprio figlio.

Fonti:

http://www.pixiq.com/article/man-photographing-grandkid-in-park-deemed-suspicious

http://www.pixiq.com/article/man-in-uk-accused-of-pedophilia-for-photographing-son-in-mall

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Basiglio, tutti assolti perché il fatto non sussiste. Quanto impegno per rovinare la vita dei bimbi

Tutti assolti, il fatto non sussiste, di che stiamo parlando? Con un’altra delle sue sentenze ineccepibili, come si ama dire «in linea di principio», la giustizia italiana mette una pietra sopra la storia di Basiglio. La preside, le maestre, lo psicologo, l’assistente sociale: ci hanno lavorato sopra in cinque, ma nessuno ha commesso errori. Nessuna falsa testimonianza, nessuna omissione, niente di cui pentirsi. E allora, siccome i bravi cittadini devono sempre prendere per buone – meglio: per sacre – le sentenze dei tribunali, dobbiamo solo registrare con atteggiamento notarile quanto segue: due ragazzini di 9 e di 13 anni sono finiti per due mesi in un incubo terrificante, che non li lascerà fino alla fine dei loro giorni, senza colpe di nessuno.

C’era quel disegno allarmante sotto al banco della bambina, c’era la didascalia che parlava di rapporti sessuali a pagamento con il fratello, c’erano tutti gli elementi per allertare il delicatissimo sistema di protezione e di garanzia, quel sofisticato apparato di indagini e di colloqui molto discreti che devono sempre avere al centro il bene dei bambini. E come no. I bambini li mettiamo sempre al centro: negli asili, nelle scuole, negli ospedali, ma poi finisce che devono un attimo mettersi da parte, sullo sfondo, perché noi dobbiamo lavorare e loro devono avere l’accortezza di lasciarci lavorare, ovviamente per il bene loro.
Per il bene loro, i fratellini di Basiglio vengono allontanati dai genitori. Due mesi che possiamo solo immaginare, ma che possiamo immaginare piuttosto bene, se ancora abbiamo questo genere d’immaginazione semplicemente umana, comunemente definita sensibilità. Temono di non rivedere più la mamma e il papà, temono di finire in un’altra famiglia, temono il buio e la disperazione. Due mesi. Già sarebbero tanti due minuti, in questo gelido senso di abbandono. Ma loro devono goderseli senza possibilità di fare nulla: piccoli, non potete capire, i grandi stanno lavorando e fanno tutto per il vostro bene…
E pazienza se una compagna di classe, già pochi giorni dopo, ammette tranquillamente d’aver disegnato lei la porcellata. Bambini, non è semplice come pensate: la giustizia mette al centro la vostra serenità, vuole andarci cauta, deve essere certa che tutto sia davvero a posto. E poi, santa pazienza: il mondo dei grandi ha le sue regole, le sue procedure, le sue norme di garanzia. Voi state tranquilli qui, lontani da mamma e papà, quando sarà il momento giusto lo decideremo noi. Siamo qui apposta, ci hanno incaricati della vostra tutela. Per noi, la vostra tutela è sacra e inviolabile.
Mentre là fuori tutti si fanno in quattro per tutelarli, i due fratellini vivono ore di angoscia che nessuno medicherà più. Già si certifica come il più grande evidenzi segnali preoccupanti. Ma che vogliamo fare, che vogliamo dire: sono i danni collaterali. Sulla quantità, può scapparci una svista, un difetto di comunicazione, una divergenza di valutazioni. Diamine, stiamo lavorando, nessuno qui si diverte a prendere certe decisioni. C’è di mezzo il bene dei bambini.
Proprio quei due bambini che intanto vivono lontani dalla loro casa, dalla loro famiglia, dalle loro certezze. E ti pare poco? Poco o tanto che sia, la corte decide: tutti assolti, il fatto non sussiste, ognuno torni al suo posto e facciamo finta che non sia successo niente.
In fondo, che cos’è successo? All’epoca, come nel lieto fine, la situazione s’era poi chiarita e i fratellini erano tornati a casa. Che saranno mai due mesi? Ha voglia, adesso, la mamma di dire cose forti: «Hanno rovinato due bambini. Provo schifo». Ma in nome del popolo italiano, i tribunali mettono in conto anche questo: il normale e inevitabile sfogo di una mamma. Le mamme sono tutte uguali, non si può chiedere loro di capire il rigore della legge e le supreme esigenze della tutela minorile. Quanto a loro, ai piccoli che tutti hanno superbamente tutelato in tutte le maniere, possiamo stare tranquilli. Ne usciranno persino più ricchi e più forti. Alla loro giovane età, hanno già imparato quant’è giusta la giustizia degli adulti.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/interni/quanto_impegno_rovinare_vita_due_bambini/22-07-2011/articolo-id=536214-page=0-comments=1

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La pedo-follia collettiva ad Outreau

Il PM francese F.B. mandò in galera 14 innocenti, falsamente accusati di pedofilia da una donna, Myriam Badaui, che alla fine confessa “Sono una malata e una bugiarda. Ho mentito su tutto”.  Una mitomane che si era messa ad accusare di pedofilia preti, panettieri, vicini, 60 persone, fino a far credere che la città di Outreau fosse piena di pedofili.

La pedo-follia basata sul nulla dilaga, fino a quando a fermare il delirio è il buon senso di un giornalista, G.H. Hildago: scopre che Legrand, presunto capo della banda di pedofili, in realtà è un povero operaio; scopre che in occasione dei fatti di cui è accusato era al lavoro.

Il Ministro della Giustizia si scusa con i 6 assolti; ma anche in Francia esiste la tentazione di salvare l’onore delle istituzioni e le proprie chiappe condannando chiunque non sia palesemente innocente.

Fra i condannati per errore Daniel Legrand, figlio dell’uomo falsamente accusato di essere capo di una inesistente banda di pedofili.  Non si stava separando, nessuno aveva interesse ad accusarlo falsamente: in questi casi si tende a condannare.

Il giornalista continua ad indagare, e risentendo le deposizioni dei bambini che lo accusano scopre che dicevano “Dany le grand” (“Dany il grande”) e non Daniel Legrand.  I due uomini della famiglia Legrand erano finiti nell’inchiesta e considerati capi di una inesistente banda di pedofili a causa di questo folle e vergognoso equivoco.

Alla fine tutti riconosciuti innocenti, ma i costi sociali sono immensi: un suicidio (uno solo!), vite annientate, matrimoni distrutti, venti bambini allontanati dalle famiglie, travolti dalla vergogna che hanno ceduto alla droga.

In Francia scatenare la pedo-follia accusando a vuoto una intera cittadina di pedofilia non è uno scherzo, e l’inchiesta parlamentare la fanno sul serio, la trasmettono in televisione, accompagnando il PM F.B. sotto scorta per evitare che qualcuno si faccia giustizia da solo.

Si scusa umilmente e (invece di venire promosso ad altro incarico) gli viene inflitta una “réprimande avec inscription au dossier” per aver provocato questa Waterloo della giustizia.

Il testo è basato sul servizio della TV Svizzera italiana:

Uno dei bambini coinvolti nelle false accuse di Otreau ancora oggi, diventato adulto, ripete accuse smentite dai fatti: cadaveri seppelliti in giardini dove gli investigatori hanno trovato solo terra.   Purtroppo subire plagi in età infantile è un abuso devastante quanto la pedofilia, con il rischio addizionale che queste persone si mettano  da adulti a fare gli abusologi rovinando altri bambini.

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Chi c’è dietro alle indagini online: padre, poliziotto e infiltrato tra gli orrori della pedofilia

I poliziotti che combattono la pedofilia hanno psicologi che li sostengono quando questo lavoro causa disturbi quali pensieri invasivi.   Alcuni abusologi che pretendono di fare privatamente simili attività sono invece soggetti palesemente disturbati: vedendo ovunque inesistenti pedofili devastano l’infanzia dei bambini per poi cercare di negarlo con motivazioni folli quali “l’alienazione genitoriale non esiste, è una invenzione dei pedofili”.  Alcuni hanno alle spalle infanzie difficili, e, come i pedofili, coinvolgono i bambini in vicende simili a quelle vissute da loro stessi.

Riproduciamo l’intervista del Secolo XIX ad un poliziotto che per davvero combatte la pedofilia e cerca di conciliare questo suo importante lavoro con una normale vita di papà:


Padre, poliziotto e infiltrato tra gli orrori della pedofilia

 

Genova – «Se dopo aver visto le immagini di bambini in fasce torturati a morte per il piacere sessuale di pazzi deviati riesci ancora a dormire. Se dopo aver finto di condividere certe passioni per incastrare uno di questi mostri ignobili riesci anche a passare una notte non tormentata dagli incubi, allora quello che dormi è davvero il sonno dei giusti. Ma in generale non è per niente facile addormentarsi quando lavori sotto copertura a caccia di pedofili».

Quarant’anni, due figli, nervi e stomaco d’acciaio che convivono con una grande sensibilità. È l’identikit, volutamente stringato, di uno dei più esperti poliziotti della squadra anti pedopornografia della polizia postale di Genova. Una squadra che spesso lavora sotto copertura su internet per stanare gli amanti della pedopornografia infantile. Per capirsi, materiale che ritrae adulti che abusano di bambini da zero a 12 anni.

Ci vuole un bello stomaco per fare l’infiltrato tra i pedofili.

«Si. E non solo quello. Servono anche nervi d’acciaio e molto studio, anche di te stesso, alle spalle. La cosa più importante è essere pronti a cogliere i segnali che la psiche ti manda quando stai per andare fuori di testa a furia di rimestare nel torbido. E a quel punto sapersi prendere una pausa».

Ma come, nessuno vi controlla?

«Esiste un ufficio che si chiama Uaci, acronimo di Unità analisi crimine informatico: oltre a eseguire le statistiche dei reati commessi e scoperti in rete, hanno un’equipe di psicologi pronta a intervenire in caso di problemi del personale».

E funziona?

«Si, ma è a livello centrale, a Roma. Quindi in genere entra in scena quando si verificano problemi gravi».

Quindi non c’è prevenzione a livello centrale? Non ci sono regole che impongano, magari, di lavorare per un certo numero di anni e non di più in modo da ridurre i rischi?

«No, anche perché più si lavora in un campo e più ci si specializza. Quindi, se una persona funziona e regge lo stress, sarebbe un peccato trasferirla. Ma è chiaro che i responsabili degli uffici sono molto attenti a ogni segnale di anomalia. Gli stessi operatori, sono formati, e in questo caso sì con corsi di aggiornamento frequenti, a individuare le falle del sistema nervoso. Spesso sono gli stessi operatori a chiederti di andare via quando non ce la fanno più a sopportare più tanto orrore. Perché davvero di orrore si tratta».

Quali sono i problemi più comuni?

«I pensieri intrusivi che non ti permettono di staccare mai completamente da quello che stai facendo, e i problemi legati alla sfera sessuale».

Spieghi di più.

«I pensieri intrusivi sono quelle immagini che ti tornano in mente anche nei periodi di riposo. Sei sulla spiaggia con moglie e figli e ti torna in mente l’immagine atroce di un bambino torturato o abusato che piange. Dopo è difficile tornare allo stato d’animo di tranquillità, può rovinarti una giornata. Peggio ancora, si rischiano variazioni della libido. Veri e propri crolli del desiderio, cosa che ti può cambiare la vita, far naufragare le relazioni. Insomma, non è semplice».

Lei ha mai dei crolli?

«Mi capitano spesso i pensieri intrusivi, ma mi succedeva anche dopo aver visto i morti. Ad esempio non riesco a togliermi dalla testa il viso di un uomo che tortura a morte un bambino in una sorta di villaggio siberiano. Sono certo che in qualunque momento in qualunque posto lo vedessi, lo riconoscerei».

Cosa le permette di andare avanti in un lavoro tanto difficile?

«Salvare delle giovani vittime, a volte ci riusciamo, e naturalmente stanare i colpevoli e mandarli al fresco. Ma prima di tutto salvare i ragazzini e le ragazzine, magari un momento prima che vengano adescati. Questo non ha prezzo».

Come si fa, come funziona il lavoro sotto copertura?

«Ci sono diversi metodi, quello emotivamente meno stressante è tracciare, ovvero seguire i file pedopornografici che in certi casi immetti tu stesso nella rete. Purtroppo abbiamo tonnellate di materiale archiviato e qualche volta lo pubblichiamo in rete per seguire il percorso che fa: scoprire chi lo guarda, chi lo scarica, chi lo passa agli amici delle community di consumatori di pedopornografia».

E poi c’è il lavoro di infiltrato vero e proprio. Come va questo?

«Anche qui, puoi fingerti vittima o pedofilo. Vittima è complicato perché spesso chi aggancia ragazzine e ragazzini in rete usa la web cam per vedere con chi parlano, per chiedere spettacolini hard: sono cose che le ragazzine fanno, magari in cambio di una ricarica al cellulare, perché si sentono protetti dallo schermo del pc. Farlo per finta, sotto copertura, è complicato: per capirci, non puoi usare un filmato perché magari la persona dall’altra parte ti chiede di fare una cosa che nel filmato non c’è».

Fingersi un pedofilo, invece, come ci riesce?

«Ti devi mettere al loro livello, anche questo non è facile, anche entrare nelle menti dei criminali è rischioso. Ma è il tipo di lavoro che porta più frutti. Chiedi di vedere che cos’hanno da mostrare, e il primo file che ti arriva non è solo un pugno nello stomaco perché sicuramente mostra qualche cosa di atroce: è anche il primo passo per incastrare questi bastardi. Tu allora trattieni la rabbia, ringrazi, dici anche che bello. Ma intanto, dentro, sai che il cerchio si sta stringendo intorno a un mostro».

fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/06/19/AOAvvjd-pedofilia_poliziotto_infiltrato.shtml

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Il 96% delle denunce sono false

Roma, 27 mag (Velino) – “Un tempo si diceva che l’Italia fosse un paese di santi, eroi e navigatori. Adesso sembra che tutti quanti abbiano lasciato il posto ai pedofili”. Così Marco Casonato, docente di Psicologia dinamica all’ università di Milano-Bicocca, commenta con il VELINO il dato dal quale risulta che il 96 per cento circa dei casi registrati ogni anno in Italia, relativi a denunce di minori che sostengono di aver subito una violenza sessuale, è falso.  Un dato che rafforza l’allarme lanciato da tempo da psicanalisti e psicologi: attorno al drammatico fenomeno della pedofilia si sta scatenando una vera e propria psicosi altrettanto pericolosa.

Casonato, che è stato tra gli organizzatori del convegno “Abusi, falsi abusi e scienze forensi” tenutosi nell’ateneo milanese dal 20 al 22 maggio, dichiara: “Dai dati diffusi dalla magistratura all’inaugurazione dell’anno giudiziario, si scopre che solo una
bassissima percentuale di persone processate per abusi su minori viene
condannata. Questo non perché vengano fatti pochi sforzi, ma perché è molto
facile essere accusati ingiustamente. Basti pensare che in diversi asili,
piscine o teatri per bambini non è più possibile scattare una foto, pena l’
essere guardati con sospetto. I genitori alle recite dei propri figli
proibiscono ad altri genitori di riprendere lo spettacolo con le telecamere per
paura che tra loro si nasconda un pedofilo che diffonderà le immagini. Nonni e
zii girano fuori da scuola con fogli in tasca nei quali è attestato per
iscritto che sono parenti del bambino. Si è scatenata una psicosi, insomma, che
è grave quanto la pedofilia stessa e che causa danni non certo inferiori”.

Casonato individua il periodo in cui è esplosa questa psicosi collettiva .
Dal 1993-94 è stato un crescendo – dichiara lo psicologo -. In Italia si è
ripetuto quanto era accaduto negli anni Ottanta in America. Vicende simili a
quelle di Rignano Flaminio e Brescia sono già successe negli Usa. Si può dire
che il fenomeno ha investito un po’ tutti i paesi occidentali, chi prima e chi
dopo, ma è successo dappertutto. In Italia, forse, ci abbiamo poi messo del
nostro”. E cita il famoso caso di Gino Girolimoni, il “mostro” di Roma degli
anni Venti, accusato ingiustamente di stupri e omicidi di bambine e poi
scagionato. “Il povero Girolimoni fu prosciolto completamente da un tribunale
dopo nove mesi – sottolinea Casonato -. Oggi, in Italia se si è fortunati il
proscioglimento arriva dopo dieci anni. Se qualcuno è colpevole mi sta anche
bene la durata della pena. Ma se si è innocenti, dieci anni della vita vengono
distrutti”.

Qual è stata la causa scatenante del dilagare di questa paranoia? “Sarebbe
bello se ci fosse un motivo ben individuabile –risponde Casonato -. È una sorta
di ‘tempesta perfetta’ che ha bisogno di tanti elementi per erompere. Ne posso
citare alcuni individuati da diversi studiosi internazionali. Ad esempio la
fine della paura nei paesi occidentali del comunismo sovietico, del terrore
della guerra atomica, delle spie e dei sabotaggi. Non è un caso che negli Stati
Uniti è stato rilevato come la paura degli abusi sia parecchio diminuita dopo l’
attentato dell’11 settembre, sostituita dall’angoscia per il terrorismo
islamico. Del resto in ogni epoca storica le società hanno bisogno di un babau.
Un tempo ci si scatenava contro le streghe e gli eretici”.

Tra gli altri fattori, Casonato cita un certo tipo di cultura femminista. “Premetto che non ho niente contro il femminismo, del quale esistono diverse versioni – dichiaralo psicologo -. Un certo modello di cultura femminista, però, vede l’ uomo come un essere intrinsecamente pericoloso per le donne e i bambini”. E
ancora, ad alimentare la psicosi concorre anche lo sfascio della giustizia italiana. “Parlare della situazione della giustizia nel nostro Paese è come sparare sulla Croce Rossa – afferma Casonato -: ci sono pochi uomini, scarsi mezzi e tante cose non funzionano. Come dicevo prima, un iter processuale che dura dieci anni non fa che generare e alimentare il clima velenoso dei sospetti”.

Non inferiore la responsabilità delle famiglie. “Preferiscono credere al
babau piuttosto che stare dietro ai propri figli – rileva Casonato -. Adesso
sul banco degli accusati finisce internet. Ma internet è come una bicicletta:
ci devono essere un papà e una mamma che insegnino ai bambini come si usa.
Chiaro che se il figlio viene lasciato solo davanti al computer, davanti la
televisione o in mezzo alla strada le probabilità che gli succeda qualcosa sono
più elevate”. E quali le responsabilità della stampa in questa crescente
psicosi della pedofilia? “Se c’è un ‘mostro’ da sparare in prima pagina si
usano i titoloni – risponde lo psicologo -. Poi quando il ‘mostro’ si scopre
che non è più tale, perché magari c’è stato uno sbaglio o le cose sono state
chiarite, non ne parla più nessuno. Fino a che non ne verrà fuori un altro a
rimpiazzarlo – conclude Casonato -, quello della pedofilia continuerà a essere
il babau dominante nella società italiana”.

Fonte: “il velino” e http://www.avvocatofrancescomiraglia.it/?p=512

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Genitori condannati per aver sottratto la propria bambina da una comunità

Questa triste vicenda comincia nel 2007 quando il Pubblico Ministero di Reggio Emilia chiede la perquisizione della casa dei coniugi Camparini. Si cercano prove su un traffico di sostanze stupefacenti.

Il controllo in sé dà esito negativo, ma la presenza della piccola Anna Giulia, che allora ha due anni, induce i Carabinieri a inviare una informativa al Tribunale dei Minori. Le forze dell’ordine segnalano un “presunto stato fatiscente dell’abitazione”.

I Servizi Sociali confermano lo stato inadeguato dell’abitazione, ma sicuramente senza verificare, giacchè la situazione reale è ben diversa.

La famiglia Camparini, infatti vive in una villetta con un bel giardino, pieno di giochi per la piccola Anna Giulia.

In modo del tutto immotivato, nostro malgrado, la procedura va avanti d’ufficio. Non ci sono ulteriori controlli dell’abitazione. Non seguono colloqui con le persone interessate e coinvolte nella vicenda.

Insomma il 23 giugno 2008, ironia della sorte, il Tribunale prende la sua decisione: Anna Giulia deve essere affidata ad un Istituto.

Ci è sfuggito qualcosa ?

Nel racconto vi è qualcosa che abbiamo omesso ?

Forse i coniugi Camparini sono persone pericolose ?

Forse sono tossicomani ?

La risposta è NO.

Gli operatori dei Servizio Sociale referente del Comune di Reggio Emilia, che hanno valutato, attraverso i colloqui, test e altro le capacità genitoriali di Massimiliano e di Gilda, sono arrivati alle conclusioni che le capacità di mamma e papà Camparini erano e sono adeguate.

Ma cos’è che manca ?

Nel corso del 2008, la coppia incontra regolarmente la figlia; ovviamente gli incontri avvengono sotto l’osservazione dei Servizi Sociali di Reggio Emilia. Il referente dei suddetti Servizi affermava senza esitazione che la bambina deve tornare con i genitori subito.

Ma il Giudice Minorile di Bologna non la pensa così. Si oppone fermamente. Ma perché ?

Il perché non lo sappiamo.

I Camparini hanno con Anna Giulia un bellissimo rapporto, oltre ad avere un lavoro, e una casa. I Camparini non sono delle persone violente. Non sono tossicomani.

Dopo la decisione del Giudice però sono sicuramente increduli, inascoltati e disperati.

Farebbero di tutto per riavere la loro bambina a casa. Ed allora compiono un gesto estremo.

Aspetteranno il marzo 2010 per portare via Anna Giulia dall’Istituto di suore nel quale si trova, nel momento in cui la bambina sta per essere addirittura affidata ad un’altra famiglia.

Daranno notizia del loro gesto ai mass media. In special modo la trasmissione di Rai Tre Chi l’ha visto? dedicherà a questa triste storia molto spazio.

Il coinvolgimento di radio e televisioni è voluto da Massimiliano e Gilda per evidenziare la vicenda e per sottolineare la finalità, per così dire, “dimostrativa” di quello che, paradossalmente, viene definito un “rapimento”. Infatti, dopo soli cinque giorni, riconsegnano essi stessi la loro figlia nelle mani delle autorità.

Vengono ovviamente indagati per sottrazione di minore, ma restano fuori dal carcere. Le loro sofferenze, però, non sono ancora finite e le cattive notizie da parte del Tribunale non faticano ad arrivare.

Il Giudice ha deciso di non utilizzare la relazione dei Servizi Sociali favorevole al rientro della piccola in famiglia; quindi dispone un ulteriore accertamento tecnico attraverso la dottoressa Sgarbi, disposta dal Tribunale per i Minorenni di Bologna.

I genitori si sentono ancora una volta braccati. Temono relazioni ostili. Temono di non vedere più Anna Giulia. Ed il 16 luglio 2010 con un’azione rocambolesca si allontanano nuovamente dall’Istituto con la bambina.

Dieci giorni di fuga. Una fuga dalla realtà, che finisce al confine con la Svizzera.

Massimiliano Camparini e Gilda Fontana vengono arrestati e tradotti in carcere.

L’accusa, questa volta, è sequestro di minore con l’aggravante della parentela.

La piccola Anna Giulia veniva riportata nello stesso orfanotrofio che ormai doo tre anni è incredibilmente diventato la sua casa.

A questo punto tutti ci dobbiamo chiedere da chi è stata sequestrata la piccola Anna Giulia ?

Chi l’ha tenuta sottosequestro per svariati anni ?

La sua mamma e il suo papà ?

Il papà al processo dichiara: “sono stato pronto a fare sei mesi di carcere che mi hanno pesato tanto perché comunque non fa parte della mia quotidianità il carcere, però se è per arrivare ad una soluzione ben venga il carcere se non altro quando mia figlia sarà grande leggerà…. Metti che muoio domani, mia figlia saprà che ho fatto anche questo”.

Il tribunale di Massa (Massa Carrara) ha condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione Massimiliano Camparini e Gilda Fontana.

In questi due anni, tra l’altro, più volte la nonna materna, aveva chiesto di poter avere la custodia di Anna Giulia ma i servizi sociali reggiani hanno dato una risposta negativa.

Fonti

  • http://www.libero-news.it/news/460988/Fermati_in_Svizzera_i_coniugi_Camparini_e_la_figlia_Anna_Giulia.html
  • http://www.adiantum.it/public/2194-processo-ai-coniugi-camparini,-ecco-l´arringa-difensiva-dell´avvocato-miraglia.asp
  • http://www.adiantum.it/public/2200-massa–prelevarono-figlia-dalla-comunità,-i-camparini-condannati-a-2-anni-e-4-mesi.asp

(Per correttezza segnaliamo che questo articolo potrebbe essere sbilanciato in quanto riporta fonti che potrebbero essere vicine alla famiglia; non disponiamo della versione delle autorità).

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Come riconoscere le vere associazioni a tutela dei minori?

Chi chiede aiuto a certe associazioni dal nome rassicurante potrebbe cascare dalla padella nella brace.  Potrebbe finire in mano a femministe che odiano i padri e le famiglie e vogliono distruggerli.  Ci sono case-famiglia che ricavano 200€ al giorno per ogni bambino dichiarato abusato.  Un primo rapido test è il seguente:

  • Le vere associazioni a tutela dei minori cercano di proteggere i bambini da ogni forma di abuso.
  • Le associazioni che dicono di tutelare i minori ma sono legate al femminismo attualmente cercano invece di impedire che i bambini vengano protetti da un abuso chiamato “alienazione genitoriale” o “PAS (Sindrome di Alienazione Genitoriale)”.

Una ricerca su google consente rapidamente di far venire a galla la posizione in merito di ogni data associazione, e — qualora scatti il campanello di allarme — di approfondire in modo da eventualmente tenere i bambini alla larga da abusologi e femministe.

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15000 bambini chiusi in orfanotrofi = 1500 miliardi di lire

L’on. Augusto Cortelloni già nel 2000 scrisse un libro-denuncia, di cui riportiamo alcuni passaggi, sul problema degli abusologi e dei bambini chiusi in orfanatrofi, e presentò una proposta di legge in merito.  Ma da allora il numero di bambini chiusi in orfanatrofi è raddoppiato.

«Ormai è nata una potente e clandestina rete di “abusologi”, i professionisti degli abusi all’infanzia che incassano parcelle milionarie e carriere veloci speculando sui fatti di cronaca.

Sedicenti psicologi e non meglio precisati “esperti dell’infanzia”, assunti senza concorso persino nei Tribunali dei Minori o come periti dai giudici togati, sono il manganello di uno squadrismo amministrativo che viene esercitato all’ombra dei servizi sociali e che ha come bersaglio le famiglie. Inizialmente quelle più scassate e indifese, ora, con preoccupante baldanza, anche quelle più normali e attrezzate.

Una accusa infondata? Basta guardare le migliaia di procedimenti giudiziari in tutta Italia per vedere cosa accade. Non è un caso che i bilanci destinati all’assistenza sociale, per migliaia di miliardi, siano aumentati in maniera vertiginosa nell’ultimo quinquennio.

La crescita è verticale in tutta Italia. Solo i casi giudicati dai Tribunali dei Minori sono aumentati di dieci volte e dal ’97 ad oggi chi scrive non è riuscito ad avere dai responsabili una sola cifra ufficiale. Lo stesso vale per gli stanziamenti delle Regioni e delle Province. Bilanci blindati, chiusi a chiave: quando si chiedono i singoli stanziamenti per sapere come e a chi e con quali criteri vengono spesi fiumi di denaro, ecco che il diritto dei cittadini ad essere informati viene negato.

La risposta? Silenzio. Un muro di gomma. […]

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Cosa c’è dietro la campagna di stampa attizzata dai fatti di cronaca e rinfocolata con metodo da sedicenti istituti e centri di ricerca?

Molto semplicemente lo sfruttamento economico della macchina dell’assistenza. Com’è possibile che ci siano ben 14.495 minori negli istituti e in comunità il cui costo ricade interamente sulla collettività? Il costo medio della loro diaria non è mai inferiore alle 200/300 mila lire e nelle regioni del nord oscilla spesso attorno alle 4/500 mila, a seconda delle comunità.

Bastano queste cifre per dare un’idea del business sulla pelle dei bambini.

Così, vecchi edifici ecclesiastici oppure nuovi appartamenti nei condomini diventano in breve sede di comunità dai nomi più fantasiosi. Appaiono all’improvviso nel dettato di qualche delibera di Comune, Provincia o Regione e poi scompaiono, perché i giudici si liberano dei casi umani affidando i ragazzi e le ragazze alla tutela dei Comuni. Questi ultimi hanno carta bianca: scelgono le associazioni, le pagano e utilizzano il proprio personale per far finta di seguire ciò che accade. La traccia di tutto questo lavoro non si vede mai. Quanto alle capacità professionali di chi gestisce queste associazioni non c’è alcun requisito; persino per gli amministratori di condominio è obbligatorio mettere la targhetta all’esterno dei portoni, ma per chi custodisce in condizioni quasi carcerarie i minori strappati ai genitori non è richiesta alcuna prova delle loro capacità.

Quanti Comuni possono vantare relazioni mensili o almeno periodiche, visite ispettive improvvise seguite da un documento scritto a disposizione del pubblico? Nessuno. Silenzio e segreto circondano questi gruppi, tutto ovviamente per il “bene dei minori”, per non lasciar tracce ai genitori che si vedono sequestrare i figli e che aspettano con disperazione uno scritto, un saluto, un qualsiasi cenno di vita da chi hanno messo al mondo e allevato. Chi contesta, su basi ideologiche evidentemente, queste cifre che pure sono ufficiali, potrebbe trovare ulteriori conferme se solo prendesse la briga di leggere con attenzione i pochi dati che vengono forniti in pasto al pubblico per creare di volta in volta “l’allarme – abusi”. I giornali non fanno altro che riportarli.

Fino a poco tempo fa le cause di allontanamento del minore dalla sua famiglia naturale erano due e ben circostanziate: abusi sessuali e violenze. Adesso no: c’è anche “l’incapacità genitoriale”. Che cosa sia questa ibrida fattispecie giuridica non si sa. Ma è certo che è stata volutamente inserita, così ambigua e inafferrabile, per essere utilizzata in qualsiasi modo dal cosiddetto Tribunale dei minori in primis, ma poi anche da funzionari comunali che vengono a svolgere attività giudicante, di poliziotti, testimoni e psicoterapeuti senza preparazione. E senza dover rispondere ad alcuno in sede penale o civile del loro operato, degli sbagli e di valutazioni errate. Persino con la riforma dei codici ai magistrati è stata riconosciuta l’impossibilità di sommare nella stessa persona funzioni inquirenti e giudicanti. Un potere enorme che invece resta affidato al giudice minorile ed agli assistenti sociali. Perché?

I numeri dunque. Andando a scavare nei 14.945 “deportati” nelle comunità si scopre che il 70% di loro sono minori di 14 anni. Ovvero se i piccoli ospiti sono facilmente maneggiabili, possono cioè essere intimoriti, o tenuti in riga con quattro urla, ecco che si spalancano le porte dell’accoglienza. Quelli adolescenti, dai 14 ai 18 anni, non li vuole nessuno perché sono i più difficili e reagiscono. Che coincidenza, vero? I più piccoli costano poca fatica e rendono molto; per questo vengono sequestrati con più facilità.

Ancora. Degli “internati” ben un terzo è figlio di coppie separate, perciò debolissime come famiglia e pronte a rinfacciarsi di tutto, e il 44% vengono da famiglie con problemi economici.

Un dato pazzesco. Ma perché Comuni e Regioni sono così pronti a pagare a enti e comunità dai 7 ai 12 milioni al mese per ogni bambino sottratto a una famiglia in difficoltà economiche e invece non danno un decimo di quella cifra ai genitori per tirar fuori dai guai tutto il nucleo famigliare?

Servono forse altre prove per documentare l’ipocrisia voluta, la strategia di chi cerca coperture per aumentare il business delle ‘‘municipalizzate dei minori?’’.

Crediamo proprio di no. È pure vero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, ma ai detrattori di questi ragionamenti, lo ripetiamo, su dati ufficiali forniti dal ministero, offriamo anche le percentuali sugli abusi di vario tipo date da Telefono Azzurro, Criminalpol, Telefono Arcobaleno e Centro Italiano per le Adozioni Internazionali.

Siamo ben consapevoli al tempo stesso che i dati riportati si riferiscono alla minoranza dei casi che arrivano all’attenzione di questi organismi.

Negli ultimi quattro anni in Italia le violenze su minori sono passate dalle 305 del ’96 alle 586 del 1999, mille circa i processi per reati le cui vittime si suppone siano state sessualmente abusate.

Dunque, quelle 250 creature che forse sono state abusate devono servire come martiri e pretesto per tappare la bocca a tutti. E quindi nessun controllo sulle migliaia di miliardi che ogni anno prendono il volo per pagare le rette di non meno di 14.945 minori nelle comunità in cui vengono sepolti vivi e di cui nessuno può sapere nulla di come vengono trattati ed educati. O rieducati a dire ciò che si vuole da loro.»

Fonte: libro “PEDOFILIA & SATANISMO risorge l’Inquisizione” del sen. Augusto Cortelloni.

Augusto Cortelloni è nato a Montecreto MO il 20 luglio 1947 e vive a Modena. Sposato, ha una figlia e svolge la professione di avvocato. Eletto Senatore della Repubblica nel 1996, ha rivolto particolare attenzione alle problematiche minorili e della famiglia con la produzione di numerosi disegni di legge, interrogazioni, interpellanze e interventi.

 

 

 

 

 

 

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