Maresciallo dei Carabinieri e papà separato chiede giustizia

Ha scritto al presidente Giorgio Napolitano, è andato a parlare con i funzionari del Quirinale, è stato indirizzato al Consiglio superiore della magistratura e si è presentato anche lì. Ma non è servito a nulla. Fabrizio Adornato, maresciallo dei carabinieri e padre separato da dieci anni, non riesce a ottenere che la magistratura gli dia una risposta. Da anni è ormai vittima di una separazione dolorosa dalla moglie e, come tanti altri genitori, vive con incredibili difficoltà quanto imposto dalla sentenza civile. Sia dal punto di vista economico, sia da quello affettivo nei confronti della figlioletta.
Ma soprattutto, Fabrizio Adornato in quasi dieci anni di separazione, ha vissuto lunghe battaglie con la ex moglie e la ex suocera, ha sempre provato a rivolgersi ai magistrati, ma non ha trovato soddisfazione. Da uomo di legge qual è, si è affidato alle denunce, alle segnalazioni. Ha denunciato assistenti sociali e psicologi con nomi precisi e registrazioni di colloqui, ma si è visto archiviare l’indagine peraltro avviata contro «ignoti».
Non si è spaventato quando ha trovato porte sbarrate. Certo dell’autonomia dei magistrati, si è anche rivolto ad altri magistrati quando riteneva di aver subito torti. In altre parole, Adornato ha denunciato anche sei magistrati, sempre portando a sostegno delle sue tesi tutte le documentazioni che poteva. Le sue vicissitudini le ha raccontate su un blog senza timore di scrivere anche tutti i nomi dei giudici con i quali si è scontrato. Ma per l’appunto, non ha ancora avuto risposte alle sue richieste di giustizia. Tuttora non riesce a sapere che fine hanno fatto le sue denunce contro i magistrati.
Sente dire che gli stessi non sono al di sopra della legge e che anche loro possono essere perseguiti dagi colleghi se sbagliano, ma non è ancora riuscito neppure a farsi dire se esiste un procedimento a carico di quei magistrati che lui ha denunciato. Nel novembre scorso ha scritto a Napolitano e un funzionario del Quirinale spiegandoli che colui che presiede il Csm non ha titolo per intervenire, ma che ha girato la pratica all’organo di autogoverno dei giudici. Lì Adornato è andato e si è sentito rispondere che «ci vorrà del tempo» per capire che fine hanno fatto le sue denunce, per verificare se per caso ci siano state omissioni da parte di magistrati.
Da mesi aspetta anche questa risposta e ora ha deciso di mettere in atto proteste anche clamorose. «Farò uno sciopero della fame a Roma – spiega il maresciallo dei carabinieri – Qualcuno dovrà almeno chiedersi perché sto protestando. Resto convinto che la magistratura sia in larga parte sana, ma sono preoccupato se nessuno interviene quando ci sono violazioni. Il cittadino si trova a sbattere contro un muro di gomma quando prova a contrastare con i mezzi che gli offre la legge questo potere». Dopo dieci anni, solo silenzi.

D – sei a Roma dal 7 marzo per uno sciopero della fame ad oltranza, cosa speri di ottenere?

R – Giustizia, niente di più e niente di meno. Sembra assurdo che per avere giustizia un padre debba ricorrere al gesto eclatante, siamo abituati a pensare che la giustizia si ottenga in Tribunale. Non è così, ho imparato sulla mia pelle che nulla è come ho creduto per anni.

D – sei un Carabiniere, oltretutto graduato, un Maresciallo Capo dell’Arma

R – esatto, e questo rende ancora più assurdo il mio gesto di protesta. Ho servito per anni la giustizia, ne ho fatto il pilastro della mia vita privata e professionale; piazze difficili, da Milano a Napoli passando per Pavia, Genova, Vicenza….

Momenti delicati, operazioni nei campi più diversi: prostituzione, stupefacenti, omicidi, malavita organizzata…. Mai per un solo momento ha vacillato la mia convinzione di servire uno Stato di Diritto, mai ha vacillato la necessità di infondere in ogni cittadina e cittadino una profonda fiducia nel rivolgersi alle istituzioni. Vacilla ora, e questo è grave

D – ti chiedi se è giusto ciò che hai fatto nella tua vita?

R – Questo mai. Ero convinto – e lo sono tuttora – della necessità di una giustizia efficiente, in grado di dare alla cittadinanza la sicurezza e soprattutto l’imparzialità delle quali la cittadinanza stessa ha bisogno. Il problema nasce quando le legittime aspettative di imparzialità vengono disattese, fatte a pezzi da provvedimenti discriminanti, assurdi, surreali omissioni. Quando c’era da servire la giustizia l’ho fatto, con profonda dedizione, per anni. Quando sono stato io a rivolgermi alla giustizia, ho ricevuto in cambio la distruzione del mio ruolo paterno.

D – puoi spiegare meglio?

R – La delegittimazione del padre, una distruzione lenta, tante piccole tessere che vanno a comporre un mosaico devastante. Ma, aspetto ancora più insostenibile, è una distruzione perfettamente legale.

D – Parole forti… perché sei così critico nei confronti della giustizia?

R – Vedi, nel mio lavoro sapevo chi era il “nemico”. C’è chi viola la legge e chi deve farla rispettare, i ruoli sono ben definiti. Da padre non so più da chi devo difendermi, le decisioni più penalizzanti arrivano dalle persone alle quali mi sono rivolto per chiedere aiuto. In fondo nessuno considera importante che io mi occupi di mia figlia, la segua nel processo di crescita, le trasmetta i miei valori ed il mio amore…Il ruolo che mi assegnano è quello di garantirle la sicurezza economica, a crescerla ci penserà qualcun altro. Si rischia di impazzire. Se non posso avere fiducia nei Tribunali, in chi posso averla?

D – la situazione si protrae da tempo, sul tuo blog www.eremita65.blogspot.com ci sono informazioni e documenti a non finire. C’è stato un episodio in particolare che ti ha spinto ad iniziare lo sciopero della fame?

R – Stringo i denti da tanto tempo, posso sopportare di essere ridotto in miseria, di non poter ricostruire una mia vita privata, di essere costretto a trasferte lunghe e costose per incontrare mia figlia… l’unica cosa che non posso sopportare sono gli ostacoli posti fra lei e me. Ero in macchina con G., dovevamo passare la giornata insieme. Mi chiede di passare da casa per prendere i libri necessari ai compiti del pomeriggio. Era felice, serena, entusiasta e sorridente come sempre quando è con me. Entra in casa e rimango fuori ad aspettarla. Non esce subito, trascorrono i minuti. Torna in macchina, l’espressione è cambiata. Mi dice di non poter venire, ha un impegno “che aveva dimenticato”. E’ una scusa, si vede lontano un miglio: è imbarazzata, distoglie lo sguardo, forse si sente anche in colpa, povero amore mio. Si apre la porta, la madre si affaccia: “Allora, ti sbrighi?”. Allora capisco subito, è già successo tante altre volte..

D – perché questa strategia?

R – Temo che la madre sappia amare solo attraverso il possesso. Non è nostra figlia, è sua figlia. Credo che viva male il fatto che G. possa volere bene anche al padre, è sua proprietà esclusiva e deve amare solo lei, la condiziona, vorrebbe farne una complice nel suo progetto di distruzione paterna. Questo episodio, ultimo di una lunga serie, non l’ho potuto sopportare, la classica goccia che fa traboccare un vaso fin troppo colmo: è quel giorno che ho raccolto due cose e sono partito per Roma.  Questa situazione mi uccide lentamente, o cambia o esco dall’ombra della disperazione e la mia fine diventa pubblica.

L’On. Rita Bernardini (Radicali Italiani) ha raggiunto Fabrizio Adornato, per chiedere ulteriori dettagli oltre a quanto apparso sulla stampa e sul web. Da sempre in prima linea sul fronte della giustizia carceraria, l’On. Bernardini ha esteso il proprio impegno alle storture nelle vicende di separazioni e figli contesi.

Le interrogazioni parlamentari e le proposte di legge che ho promosso hanno innescato un tam-tam che continua ogni giorno a stupirmi: ricevo centinaia di mail da genitori separati che chiedono aiuto, messaggi che trasudano disperazione o rassegnazione, comunque un dolore che non è possibile ignorare. Un dato allarmante: il maresciallo non è certo un caso isolato, in questo settore il dramma è la normalità”.

Fonti:

  • Articolo tratto da http://www.ilgiornale.it/genova/il_caso_maresciallo_contro_giudici_dieci_anni_pratiche_insabbiate/25-02-2011/articolo-id=508275-page=0-comments=1
  • Intervista tratta da http://www.adiantum.it/public/2298-la-storia-del-maresciallo-adornato-sta-attraversando-il-web—lo-abbiamo-intervistato.asp
  • http://www.adiantum.it/public/2314-rita-bernardini-e-le-associazioni-da-fabrizio-adornato.-ancora-silenzio-dal-quirinale.asp
  • L’apello al Presidente della Repubblica: http://www.papaseparatiliguria.it/joomla/i-genitori-denunciano/sul-lastrico-per-la-separazione-scrive-al-presidente-napolitano.html
  • Il blog nel quale il Maresciallo ha esposto la vicenda: http://eremita65.blogspot.com
  • Foto tratta da http://www.facebook.com/pages/Non-Lasciamo-Morire-Fabrizio-Adornato/112921685443564

Aggiornamento 11/8/2011: lettera al Presidente del Consiglio:

«Onorevole Presidente del Consiglio. Mi chiamo Fabrizio Adornato, e sento il dovere in via preliminare di farle una precisazione: queste accorate pagine sono dettate unicamente dall’amore per una figlia nei confronti della quale non mi è consentito nei fatti di esercitare il ruolo di padre come vorrei e come dovrei.Sono un quarantaseienne Maresciallo Capo dei Carabinieri in servizio presso il nucleo CC Banca d’Italia di Genova, che Le fa presente quanto segue:

Dal 24 maggio c.a. mi trovo a Roma, “costretto” per la seconda volta a sostare presso il Quirinale, per una forma di protesta civile e non violenta, tendente a sensibilizzare il Presidente della Repubblica – in qualità di comandante supremo delle Forze Armate, nonché presidente del CSM – circa il mio calvario giudiziario. Denuncio un degrado insostenibile sotto ogni profilo: giudiziario, psico-emotivo, economico, relazionale.

Il mio grido di dolore acquista una valenza particolare: in quanto militare dell’Arma ho dedicato la mia vita a servire la Giustizia, dalla quale però ho ricevuto in cambio solo vessazioni.

Tale protesta infatti prende vita dalle ripetute ingiustizie di cui sono stato attore passivo, dal 2001 sino ad oggi. La corposa documentazione, completa di tutti i dettagli, è consultabile sul mio blog eremita65.blogspot.com. Utilizzo il blog come vetrina liberamente accessibile (almeno sino a quando non verrà oscurato dall’alto), proprio per mettere a conoscenza l’opinione pubblica delle nefandezze compiute da una parte della magistratura genovese che coscientemente mi penalizza con accanimento, nella mia vita privata e professionale. Questo mi ha portato a formulare precise accuse (10 denunce) nei confronti di magistrati ed avvocati. Ho deciso di effettuare questo tipo di protesta pubblica per chiedere aiuto al Presidente Napolitano.Il primo passo in tal senso è una mia lettera, datata 2/11/2010, alla quale il Quirinale rispondeva con una nota-standard: una mini lezione di giurisprudenza spicciola e banale con cui si dichiarava l’incompetenza del Capo dello Stato che, non potendo intervenire direttamente, avrebbe però provveduto ad inviare la documentazione al CSM.  Non ricevendo alcuna comunicazione dal CSM, nonostante a dicembre 2010 mi sia recato di persona a Palazzo dei Marescialli per chiedere lumi circa l’iter della pratica, nel mese di marzo 2011 decidevo di dare inizio alla protesta pubblica, tramite uno sciopero della fame presso il Quirinale protratto per circa 20 giorni.Non potendomi assentare ulteriormente dal Servizio, alla fine di marzo facevo ritorno a Genova, speranzoso che il mio gesto avesse sensibilizzato il primo cittadino italiano, ma soprattutto gli organi competenti.

Purtroppo questa mia speranza è rimasta tale in quanto nulla è progredito verso l’applicazione della Giustizia.  Ahimè, infatti, quella parte della magistratura che nel succitato blog definisco “gli intoccabili”, ha dato ulteriore dimostrazione di quanto anche Lei, On. Presidente, sostiene da anni: la magistratura in Italia non funziona.  La prego di credermi, è esattamente ciò che pensa una larga fetta della popolazione italiana.

Quotidianamente decine di migliaia di persone come me, genitori separati, subiscono sulla propria pelle l’accanimento ingiustificato da parte di queste persone, che solo in via teorica sono portatori di giustizia. In data 24 maggio, come detto in precedenza, sono tornato a Roma per riprendere la protesta pubblica basata sullo sciopero della fame.  Dopo altri 33 giorni e due ricoveri in ospedale, sospendevo lo sciopero della fame continuando però il presidio nei pressi del Quirinale, che nonostante tutto ha continuato ad ignorarmi.  Attualmente ho innalzato la soglia della protesta, decidendo di rimanere ad oltranza anche di notte, pernottando nei pressi dell’ingresso principale delle Scuderie del Quirinale con tanto di sedia a sdraio e coperte.

La mia vicenda ha acquisito una risonanza nazionale ed internazionale che è andata oltre ogni mia intenzione. Diverse associazioni del privato sociale sostengono la mia iniziativa e diffondono aggiornamenti quotidiani. Siti, blog e socialnetwork dedicano enormi spazi: inserendo Fabrizio Adornato sui motori di ricerca appaiono oltre 38.000 pagine dedicate.

Il mio non è certo un caso isolato: sono divenuto involontariamente l’emblema di un disagio sociale diffuso, che abbraccia una moltitudine di persone.  Le disfunzioni della Giustizia in materia di Diritto di Famiglia coinvolgono, secondo stime prudenti, circa un terzo della popolazione residente: 20 milioni di persone, tra coinvolgimento diretto ed indotto (figli, genitori, nonni, zii, cugini etc.)  Alcuni organi di stampa, alcune radio e tv locali hanno trattato la vicenda, sfidando il timore di denunciare storture della magistratura.   Le associazioni che mi sostengono hanno inviato a più riprese lettere ufficiali, sia via mail che cartacee, sia inviate per posta ordinaria che consegnate a mano all’Ufficio Protocollo del Quirinale.  Nessuno ha mai ottenuto la benché minima risposta.  A due recenti sollecitazioni telefoniche da parte di Presidenti di Associazioni, il Colle ha risposto di non sapere nulla della vicenda, ne’ tanto meno della mia presenza a Roma.  Una grossa cassa di risonanza da parte della stampa nazionale, però, è resa difficile – se non impossibile – dal muro di gomma che magistratura e Presidenza della Repubblica hanno innalzato sulla mia vicenda.  Evidentemente la mia protesta da fastidio, perché tocca i Poteri Forti e perché è basata su prove incontestabili, quindi va oscurata.  Tre diverse interpellanze parlamentari, presentate in entrambi i rami del Parlamento da esponenti sia di maggioranza che di opposizione, chiedono chiarimenti al ministro della Giustizia.

Tutto ciò, Onorevole Presidente, Le fa comprendere quanto forte possa essere il disprezzo che il Palazzo ha dimostrato e continua a dimostrare nei miei confronti sotto molteplici aspetti: come padre, come Carabiniere e come cittadino italiano.

Preciso inoltre di aver tenuto da sempre un comportamento ineccepibile sotto ogni aspetto, elemento che ha indotto l’Arma dei Carabinieri a non ostacolare questa mia forma di protesta, permettendomi di compiere un gesto che mai prima d’ora nessun militare della Benemerita aveva fatto.  L’ho citato come premessa, ma sento di doverlo ribadire: l’amore nei confronti di mia figlia, la paternità negata e la dignità calpestata sono le molle che mi hanno spinto ad iniziare questa mia protesta ed ora a cercare il Suo aiuto. Conscio del fatto che, come perseguitato giudiziario e come padre separato Lei comprenda benissimo come io cerchi di sopravvivere con la morte nel cuore, Le chiedo – per quanto possibile – di intervenire per porre rimedio a questa situazione, rendendomi fin da subito disponibile per ogni ulteriore chiarimento che potrà dimostrare inequivocabilmente come sia in possesso di numerose prove circa i reati compiuti ai miei danni dai magistrati oggetto delle mie denunce, che peraltro si sono ben guardati dal contestare le mie accuse querelandomi per calunnia, diffamazione o altro.»

Fonte: adiantum.

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10 risposte a Maresciallo dei Carabinieri e papà separato chiede giustizia

  1. PAGLIETTI MARIA scrive:

    non e giusto cio che sta passando questo maresciallo
    qualcuno gli deve dire che fine hanno fatto le sue denuncie
    non dobbiamo lasciarlo solo
    uniamoci per lui

  2. PAGLIETTI MARIA scrive:

    non e giusto ciò che sussede a questo maresciallo
    padre di famiglia
    qualcuno gli deve dire dove sono finite le sue denunce
    non dobbiamo lasciarlo solo
    uniamoci per lui
    che non si senta solo

  3. Frenz scrive:

    Vedi caro anch’io che sono un ispettore sup. della polizia di stato mi chiamo PIAIA dott. francesco, ho denunciato un magistrato bellunese femmina alla procura di trento, io sono sposato da 22 anni e da 27 sono insieme alla mia amata donna, una con le palle quadrate, che mi ha dato tre spendidi figli, ma questa m***a di magistrato, dalla quale dipendevo per ragioni d’ufficio, ho fatto anche il P.M.onorario, solo per dirtene una, ha cercato in tutti in modi di dilaniare la mia famiglia. Per causa sua mio padre, essendo io figlio unico e lui già vedovo da parecchi anni, si è suicidato in casa con l’ossido di carbonio. I miei figli sono stati carcerati in una schifo di comunità per 26 giorni e poi sono stati restituiti a mia moglie che vive nella nostra villetta nel bellunese che abbiamo edificato con sangue e sacrificio. Pensa che questa p*****a, dopo avermi allontanato da casa con dei pretesti fasulli, mi ha esiliato in vittorio veneto presso l’abitazione che ho avuto in eredità dal mio povero genitore. Ha iniziato le indagini il 15 giugno scorso e ancora nmon le ha terminate quelle preliminari intendo… pensa un pò te… nel frattempo sono sospeso dal servizio ametà stipendio con il mutuo da pagare e la famiglia cmq da sostenere, il tribunale per i minori di venezia mi ha tolto d’autorità la potersta sui bimbi che non posso nemmeno vedere o sentire… tutto perché perché sono un UOMO con la U maiuscola e non mi sono mai abbassato alla avences della t***a, pensa che mi ha invitato a cena non so quante volte a casa sua e io gli inviavo sempre due miei dipendenti. Io con questa maiale non ho mai preso nemmeno un caffè… pretendeva di avere il mio numero di cell. e io gli rispondevo che se aveva necessità poteva contattare la Questure centrale e poi l’operatore mi avrebbe chiamato sul mio cell. facendo quindi da tramite. Vedi tu continui a chiamarlo consiglio supoeriore della magistratura, ma quell’unione di nababbi vestiti di rosso, ricordati che non sopno superiori a nessuno, anzi… la giusta dizione sarebbe se qualcuno vuole fuinalmente aprire la tromba d’eustachio: Consiglio della Magistratura Italiana e stop.

  4. Frenz scrive:

    …..l’unica cosa da moderare sopno gli errori d’ortografia il resto va benissimo assumendomi tutte le responsabilità di ogni ordine….Francesco dott. PIAIA . volevo aggiungere che della mia disgrazia oltre al procuratore di trento al quale avevo depositato il 22.01.2011 una denuncia da me sottoscritta di 10 pagine risevandomi la produzione di testimoni e supporti audio, avevo informato con raccomandata 1 di poste italiane: 1) il presidente del consiglio, 2) il ministro della giustizia, 3) il ministro dell’interno, 4) il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ma non so se informare il papa questo punto, visto che i provvedimenti tardano a venire………..

  5. KOCISS scrive:

    Identita’ confermata telefonicamente il giorno 10/03/2011 alle ore 14.45 dal numero 3389341xxx al numero 3395734xxx

  6. MONICA CASETTI scrive:

    Purtroppo non solo i marescialli hanno situazioni strane io subisco da due anni l’incomprensione tra tribunale italiano e polacco , ho spese cifre impensabili per far valere i diritti dei miei figli nati da genitori italiani , ma il padre beneficia di doppia cittadinanza e grazie a questo pur ESSENDO UN PERSONAGGIO TELEVISIVO IN POLONIA , riesce a far si che la legge italiana non valga anche se la POLONIA e’ comunita’ EUROPEA , percio’ guardiamo tutti i casi , basta con i poveri padri!IO da due anni lotto contro un muro ,e lui ha gia’ fatto gia’ due figli con l’amante , basta con la legge falsa , e’ una grande presa di giro , alla fine vince il piu’ forte economicamente. La mia storia e’ lunga e travagliata e non ho mai voluto beneficiare della notorieta’ di mio maritoin tv polacca o aver scritto libri in polonia sulla toscana e l’italia, per scandali o altro ma sentirsi dire che lui ha problemi di soldi e anziche’ 3100 euro passa ogni tanto 300 /400 euro / 100 quando vuole e’ una cosa ignobile , non hai soldi e hai gia’ 2 nuovi figli , e noi abbiamo solo un provvedimento di urgenza del tribunale di firenze , che e’ carta ……tanto nessuno lo ferma fa cio’ che vuole!Scusate lo sfogo ma non ne posso piu’ di poveri padri ma i milioni di povere madri ……ve le scordate ……………….e ce ne sono ! Il mio caso e ‘ veramente anomalo ma e’ il frutto di leggi e istituzioni come la signora Colombo o altre , Monica Risuleo in Casetti . io ho vissuto dieci anni in Polonia da italiana e diritti zero , loro vengono qui e noi diamo tutto . Per contattarmi qualora qualcuno vuole una STORIA VERA che riguardo l’Italia , La Polonia ; L’europa , le leggi e la capacita’ comunque per ogni stato di fare cio’ che crede sono disposta a raccontare 392900794o.Basta SILENZIO!

  7. Pingback: Caso Adornato: interrogazione parlamentare sul falso affido condiviso | Diritto e Minori

  8. Pingback: » STOP alla violenza femminista su bambini, uomini e famiglie

  9. Pingback: Chi ha creduto nella giustizia ha finito per farsela da solo | Centri AntiViolenza

  10. Sono Padre Separato con gli stessi problemi di tutti Voi padri.
    Le generalizzazione non condocono da nessuna parte come i luoghi comuni. Il fatto che i Padri “per bene” siano penalizzati è una ovvia fotografia della realtà.
    I concetti chiave per risolvere una situazione che a livello sociale sta producendo danni incalcolabili per le generazioni presenti e quelle future sono:
    – attenzione prioritaria ai minori (con rivalutazione della figura del padre educatore e con sensibilità e attenzioni, spesso, più ampie e profonde di quella della madre) e tutela del loro diritto alla bigenitorialità
    – patti prematrimoniali e affido condiviso concreto (ora lo è solo sulla carta e sempre e solo a vantaggio della madre), con particolare attenzione ai temi della scolarizzazione, dell’educazione religiosa, ai valori di onestà, lealtà, fedeltà, trasparenza e altruismo
    – giudici (e apparato di contorno tra cui tecnici psicologi, assistenti sociali, guardia di finanza) specializzati e tempestivi (ora sono generalisti, superficiali, impreparati ed intepestivi)
    – sostenibilità economica della quotidianità per tutti i componenti della ex familia (minori e genitori)
    – tempestiva potestà coercitiva verso il genitore non rispettoso dei diritti dei minore (fino al rapido mutamento delle condizoioni di affido)
    – obbligo di rendicontazione da parte del genitore (normalmente la madre) che gestisce i denari dell’altro genitore (normalmente il padre) per il mentenimento e la crescita dei figli (con obbligo preventivo di condivisione delle priorità)
    – introduzione del criterio della “necessità” dei fabbisogni monetari dei minori (è platealmente diseducativo che minori o maggiori di età dispongano liberamente di ammontari proporzionali a redditi medi o alti del proprio genitore e, peggio ancora, vengano educati alla dissipazione operata da un’altro genitore magari non lavoratore e disimpegnato).
    Il tutto considerando comunque che la “separazione” dovrebbe ritornare ad essere una estrema ratio per la correzione di situazioni gravi e non dettata dall’incapacitàdi sopportare situazioni, magari solo congiunturali, mettendo in discussione interi progetti di vita e il futuro dei propri figli per i quali occorrerebbe, avendoli messi al mondo, avere amore, rispetto e riguardi ed altruismo prioritari rispetto ai propri egoismi (che evidentemente emergono sempre come un file rouge in tutti i casi -il mio compreso)
    Il Signor Presidente della Repubblica (come Presidente del CSM e come moral persuader) e il Parlamento Italiano, il Ministro della Pubblica Istruzione, della Famiglia (finchè c’è stato) e delle Pari Opportunità (finchè c’è stato), la Chiesa, tutte le Classi Dirigenti debbono comprendere che la situazione attuale è drammatica e mette a serissimo rischio le generazioni future (i minori penalizzati) e genera fenomeni di squilibrio e di insanabile conflitto con enorme perdita di credibilità per uno Stato che invece che perseguire valori di giustizia ed equilibrio, tutela i carnefici in luogo delle vere vittime (i minori) vessando i cittadini per bene e virtuosi.
    Sarei pronto evidentemente a scrivere gli stessi concetti se ingiustamente vessata fosse la parte materna invece che, palesemente, quella paterna.

    Claudio Cattabriga

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