False accuse di abuso. Per la Procura di Catania lo stress da separazione giustifica la calunnia

«La pronuncia è del 2009, ma la vogliamo esporre ugualmente per la gravissima negazione di giustizia che essa rappresenta. In più, sentenze del genere costituiscono, a ben vedere, un pericolosissimo precedente a cui altre procure, sollecitate da solerti avvocati difensori, si rifanno per archiviare in maniera sbrigativa accuse infamanti come quella che ha coinvolto il sig. GS per anni.

A Catania la signora CC denuncia l’ex marito di sospetti abusi sessuali a seguito di alcuni comportamenti che la figlioletta avrebbe manifestato, guardacaso, al rientro dai pochi momenti trascorsi con il papà. La madre parla di masturbazione, profondo stato depressivo, mancata minzione per molte ore e racconti di giochi “particolari” fatti con il padre. Pura immondizia senza fondamento, ma la signora si supera, e accompagna le denunce con i filmati ritraenti la minore nuda nel fasciatoio mentre racconta alla madre cosa sarebbe accaduto mentre si trovava insieme al papà. Peraltro, dalla lettura dello stesso dispositivo, firmato dal sostituto procuratore dr.ssa Lucia Guaraldi, si evince che

“…già da una preliminare visione del video emergeva una certa morbosità della madre nell’effettuare le riprese, che manifestava soffermandosi con insistenza sui genitali della piccola, e porgendo domande alla figlia in modo certamente suggestivo sui giochi con il padre“.

Pura immondizia, appunto, che un sostituto procuratore dovrebbe valutare con estrema attenzione e senza alcuna benevolenza.

La bambina viene sentita in due occasioni, con l’assistenza di un neuropsichiatra infantile, ma non rivela mai nè abusi sessuali nè atteggiamenti morbosi, anzi parlando del padre in termini positivi. Le audizioni concludono che anche l’esame dei DVD prodotti dalla madre non indicano alcun abuso, cosicchè l’accusa viene proditoriamente archiviata.

In questi casi il codice prevede che il giudice invii gli atti alla procura per il reato di calunnia, e che lo faccia di ufficio. Ma nel caso della signora CC scatta il salvagente, che dà un colpo di spugna al reato che la ex mie, invece, avrebbe commesso consapevolmente.

…Nella condotta della C non si ravvisano elementi del delitto di calunnia. Coem emerge da tutti gli atti di indagine, ed in particolare dalla perizia disposta dal Tribunale dei minorenni, le denunce della donna per i presunti abusi in danno della figlia sono state determinate dall’effettivo timore che la stessa fosse stata oggetto di morbose attenzioni da parte del padre o di un altro appartenente alla sua famiglia, a ciò verosimilmente indotta dallo stress provocato dalla separazione dal marito e dalla suggestionabilità dovuta alle insicurezze caratteriali evidenziate dall’esame psicologico…...”.

In pratica, per la Procura di Catania chi si trova in stato di ansia, un pò stressato dalla separazione ed insicuro, può tranquillamente calunniare. Per costoro, il codice penale non ha valore».


Il testo è tratto da adiantum che avrà certamente informazioni precise; senza entrare nel merito della vicenda, se la magistratura non si attiva per stroncare l’attuale epidemia di false accuse (alcuni ritengono più appropriato il termine “calunnie pedo-femministe”) corre il rischio di perdere credibilità se di non venire addirittura percepita come strumento delle pedo-calunniatrici.  

Speriamo che almeno la bambina non sia stata lasciata in balia di questa donna così stressata da aver compiuto sulla figlia azioni che, secondo gli studi psicologici, possono avere effetti tanto devastanti quanto la pedofilia.


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