Se Amnesty International fosse coerente. Ma in Italia non lo è.


Sul sito di Amnesty International Italia ( http://www.amnesty.it ) sta scritto:

Organizzazione internazionale per i diritti umani. Appelli on-line, news, documenti e proposte educative. Attivati e sostienici.

Viene spontaneo chiedersi se i diritti umani di cui Amnesty si occupa siano tutti e qualsiasi o se, invece, Amnesty sia una organizzazione sensibile solo alle tematiche di “stampo” femminista e dimentichi la violazione di molti diritti umani che noi sappiamo essere ormai una emergenza sociale nel nostro paese.

Amnesty in molte sue battaglie civili nel mondo si scaglia giustamente contro gli stati che applicano la pena di morte, ma in Italia dove la pena di morte non esiste a livello di pena comminata dai tribunali cosa altro fa se non ripetere in modo motono gli slogan femministi e ormai vuoti di significato di fine anni sessanta?

Eppure in Italia non mancano certo le violazioni dei diritti umani praticate su larga scala.

Quella sotto gli occhi di tutti, anche perché finalmente considerata dai media televisivi, è quella dei padri separati ingiustamente tenuti lontani dai loro figli.

Non è forse questa una grave violazione dei diritti umani?

E perché Amnesty Italia ritiene di non doversene occupare?

Forse per Amnesty è normale violare i diritti fondamentali degli uomini mentre è intollerabile farlo con quelli delle donne?

Se così fosse non potremmo altro che renderci conto che Amnesty International Italia è, più o meno consapevolmente, complice delle attuali discriminazioni di genere.

Perché?

Alle donne – pardom: alle femministe – è permesso incitare all’odio e alla calunnia di genere? Lasciamo perdere…

E l’affido condiviso?
Avere il desiderio di stare accanto ai propri figli quanto ci sta l’altro genitore – nel caso dei padri, stare con i propri figli come e quanto ci sta la madre – è un tentativo di controllare il corpo delle donne?

Come dire che vietare l’alcool a chi guida è un tentativo di gestire il corpo degli automobilisti… visto che si ha bisogno del padre nel proprio vivere così come si ha bisogno della sobrietà quando si guida…

Se c’è uno sfruttamento dei corpi, è quello dei corpi maschili: sul lavoro, nelle guerre. E nella procreazione.
Il vero sfruttamento è quello dei corpi maschili.

I corpi maschili sono sfruttati per generare reddito e per generare figli.
E i figli creano reddito, in caso di separazione.
Garantiscono uno stipendio a chi ne fa fruttare l’esistenza attraverso il ruolo genitoriale.

Per questo ora vengono a dire che la PAS e l’AFFIDO CONDIVISO sono strumenti per gestire il corpo delle donne.
Perché in realtà tutelano il corpo degli uomini dallo sfruttamento che se ne fa per creare reddito, figli, benessere.
E assegni di mantenimento.

Non è forse questa una forma nuova e allarmante della cosiddetta violenza di genere?

Ad Amnesty tutto questo non interessa?

 

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One Response to Se Amnesty International fosse coerente. Ma in Italia non lo è.

  1. Antonio says:

    CertO nella nostra nazione si pensa solo a disagiare il cittadino pero’ fare una legge per i uomini che ha avuto una disgrazia della sepArazione no!!!!!!! Siamo violentati moralmente dalla legge!!!!
    DobbiAmo lottare per avere i nostri diritti non e giusto che un genitore deve mantenere i figli di maggiore ETA’

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