Un uomo violento si confessa

La confessione proviene da un blog femminista ospitato dal Corriere.  Qui abbiamo omesso tutte le opinioni delle femministe, in maniera che ciascuno possa farsi la propria idea: la violenza è reciproca, oppure è unicamente maschile come piace sostenere alle femministe?

«I primi episodi di violenza sono accaduti l’estate scorsa, per una crescente tensione tra noi due dovuta alla sua gelosia: “Dove sei stato, cosa hai fatto, non è vero”…A un certo punto sembrava che le tensioni fossero superate, lei ha cominciato una terapia psicologica. Però le crisi hanno cambiato obbiettivo. Invece della gelosia, era la mancanza di attenzione o il mio presunto scazzo… Non credo di essere una vittima innocente, però mi trovavo con le spalle al muro. Ho vissuto ansie di controllo, pensavo “speriamo che non si infastidisca per qualche futile motivo”…».

«Quando abbiamo chiuso, poche settimane fa, non riuscivo a farla smettere di venirmi contro. Lei al solito si metteva quasi distesa sul divano, gambe e braccia incrociate, riempiendomi di invettive, che non erano solo insulti… tu sei un bastardo, un uomo di merda, la tua parola vale nulla… io cercavo di risponderle… Può essere un crescendo quasi rossiniano, nei mesi, dalla preghiera al “basta” urlando con la schiuma alla bocca. E poi non bastava più neanche quello, e prenderla per le spalle e cominciare a scuoterla. Una volta mi è partito un ceffone, l’ultima l’ho presa, l’ho stretta al muro, scuotendola, solo che io sono grande e grosso, lei è piccolina e delicata. Il giorno dopo aveva le ecchimosi sulle braccia e rincarava la dose. Una volta mi è scappato uno schiaffo, un’altra l’ho presa per i capelli in bagno di fronte allo specchio e l’ho proprio terrorizzata. Sono cose che mi fanno stare malissimo. Avevo una rabbia per la sua irragionevolezza, per il fatto che non riuscissi in alcun modo a trovare un contatto. In una relazione se non c’è un minimo di complicità, come si fa? L’ultima volta l’ho praticamente sollevata di peso dalla collottola e dai pantaloni e l’ho buttata fuori di casa. La sera prima mi aveva fatto una scenata, le avevo detto che era finita, che non ne volevo più sapere, che non ero più padrone delle mie reazioni. E il giorno dopo si è ripresentata chiedendomi scusa, dicendomi questa è l’ultima volta… lì non ce l’ho fatta proprio più. Avevo le lacrime agli occhi, pianto isterico, l’ho mandata via in malo modo. Sono cose brutteda vivere».

Il logo del CAFM, Centro Ascolto Femministe Maltrattanti

«Sì, la signorina alla fine uno schiaffone o un tentativo di colpirmi i genitali un paio di volte lo ha fatto. Ma non ne tengo conto. Perché da un punto di vista fisico purtroppo ho una grossa responsabilità. Non avevo più la capacità dialettica di farle fronte e quando mancano le parole non sai più cosa fare».

 

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