Manuale di autodifesa per uomini separati – versione 1.01

Per un uomo separato tutto inizia ancora prima di varcare la soglia del tribunale, quando realizza che avrà ben poche speranze di poter vedere i figli con assiduità: l’importante è che lui paghi, poi a crescerli e a viverli ci penserà qualcun altro.

Oltre ad avere conseguenze psico-emotive non minori di quelle di uno stupro, la sofferenza di una genitorialità negata ha la caratteristica di non esaurirsi mai: il picco di questa violenza si rinnovera’ ogni giorno, in uno stillicidio di fatti solo apparentemente scollegati tra loro.

Non serve stilare l’elenco di come si sustanzi l’abuso perché sappiamo tutti di cosa stiamo parlando: l’intero Sistema,  se un uomo separato chiede di occuparsi dei figli, è costruito per trattarlo da intruso, invadente, incapace, pericoloso.

Sono violenze che si ripetono per anni, ogni giorno, ogni minuto: un uomo viene aggredito da sensazione di impotenza, disperazione, umiliazione, dall’arroganza delle persone alle quali chiede aiuto, la forza di andare avanti sembra ogni giorno sul punto di sparire.

Da tutto quanto sopra spesso deriva uno stato di vera e propria malattia di cui il sistema delle separazioni ispirato al nazifemminismo deve assumersi le proprie responsabilità di fronte a milioni di relazioni sistematicamente stuprate che hanno causato sofferenze immani ed un numero altrettanto grande di suicidi/omicidi conseguenti ad una malattia giudiziariamente iatrogena (termine medico in cui una seconda malattia deriva dalla cura della prima) e che va sotto il nome di disturbo post-traumatico da stress (DPTS) o, in inglese, Post-Traumatic Stress Disorder, PTSD.

Anche se l’aver vissuto un’esperienza critica di per sé non genera automaticamente un disturbo post-traumatico, esso è riscontrabile in circa il 6,8% della popolazione interessata da eventi potenzialmente capaci di indurre un PTSD.

Il PTSD è descritto fin dall’antichità e di esso troviamo traccia dall’Iliade in poi. Il PTSD è denominato anche nevrosi da guerra, proprio perché inizialmente riscontrato in soldati coinvolti in pesanti combattimenti o in situazioni belliche di particolare drammaticità (con nomi e sottotipi diversi: Combat Stress Reactions, Battle Fatigue, Shell Shocks, etc.).

Gli uomini che a causa di eventi ingiustamente provocati, allorché evitabili, sviluppino un PTSD subiscono un danno meritevole di tutela e di giusto risarcimento.

Poiché nell’ambito di qualsiasi futuro processo sara’ necessario addurre prove vere, è opportuno far refertare il manifestarsi e l’evolversi di eventuali PTSD.

Parimenti è quindi necessario che i centri di igiene mentale (CIM) previsti dal servizio pubblico mettano a punto procolli specifici di diagnosi e di certificazione di tale grave malattia (Clinician-administered PTSD scale for DSMIV) .

Le persone vittime di vessazioni giudiziarie sistematicamente aizzate secondo quello che va sotto il nome di attacco nazifemminista possono quindi valutare l’opportunita’ di far diagnosticare e certificare il danno subito o in essere.

Tutto questo servira’ nella fase istruttoria dei processi che si svolgeranno contro questa forma modermna di criminalità lesiva dei diritti fondamentali delle persone.

GUIDA AI CIM IN ITALIA

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2 risposte a Manuale di autodifesa per uomini separati – versione 1.01

  1. Sean Nevola scrive:

    Articolo esaustivo e che condivido in pieno! Tuttavia, mi appare difficile che in Italia si possa riuscire a farsi ricoscere come valido tale disturbo sia a livello sanitario sia (soprattutto) a livello giudiziario, nel medio-breve termine.
    Siamo in un Paese in cui una madre separata può serenamente uscire dal Tribunale in cui si è appena disposto il falso affido condiviso di suo figlio (un pomeriggio a settimana e weekend alternati con il padre, il resto con lei), ed esordire «con questa sentenza mi ci pulisco il c…» rivolta al suo ex marito e poi realizzare il manifestato intento per i successivi sei anni, senza che nessuno batta ciglio.
    Non è tutelato nemmeno il minore: com’è possibile tutelare suo padre?
    Ma grazie, perché certe cose vanno dette comunque. Condivido sul ns. Gruppo “Tutti i grandi sono stati bambini una volta”: https://www.facebook.com/groups/tuttibambiniunavolta.

    Sean Nevola

  2. Luca Bianco scrive:

    La situazione di stress perdurante per anni è sicuramente pericolosa e può sfociare in una sindrome. Condivido pertanto quanto riportato in quest’articolo, anche se ritengo pericoloso farsi etichettare come persone portatori di una sindrome, specialmente dal servizio pubblico, in quanto può essere a sua volta usata negli ambiti più disparati per affermare uno stato personale problematico del soggetto.

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