Il femminismo buono esiste, ma è una contraddizione in termini

Ci sono femministe “buone”, cioè persone con obbiettivi giusti e ragionevoli ma messi (non si capisce perché) sotto la bandiera del femminismo.

La “femminista buona” riconosce che esiste un “femminismo cattivo” che chiama “femminismo autoritario”.   Il “femminismo cattivo” è anche chiamato “nazi-femminismo” da chi difende i diritti degli uomini e dei bambini. Ed è chiamato “femminismo” nel linguaggio comune di chi è poco interessato a questi temi e vede il femminismo come un monolite.

Questo “femminismo cattivo” è quello che ha preso campo nei luoghi di potere, che intende mantenere le posizioni in maniera anti-democratica mediante “quote rosa”, che gestisce da giornali e televisioni la multimilionaria industria della propaganda anti-maschile, che inventa termini come “femminicidio” e “violenza di genere” per vendere la falsa ideologia che la violenza è solo uomo cattivo che picchia donna innocente, per fare avere più fondi pubblici ai centri anti-violenza per sole donne che rifiutano gli uomini, che allontanano anche i bambini di più di 12 anni, che usano le false accuse per privare i bambini dei loro papà ed alienarli.  È quello delle odiatrici di uomini che si eccitano a vedere una bambina plagiata fino ad odiare il suo papà.  È quello che usa l’ONU per combattere l’affido condiviso ed ostacolare la protezione dei bambini dall’abuso dell’alienazione genitoriale.  È quello che promuove iniziative dal sapore nazista, come pozzi per sole donne in Africa, programmi di aiuto economico per sole donne in America del Sud, treni per sole donne in India.  È quello che fingendo di volere la parità lavora per la distruzione della famiglia, l’apartheid di genere e la marginalizzazione degli uomini.

Il “femminismo buono” è una minoranza che ottiene visibilità con blog auto-gestiti grazie ad idee condivisibili.

Ma quando queste idee giuste vengono messe sotto la bandiera del femminismo, anche aggiungendo distinzioni, il risultato è di dare copertura alla maggioranza del “femminismo cattivo”.

Quando una “femminista buona” ha obbiettivi buoni, avrà anche il nostro appoggio.

Ma se queste battaglie vengono messe sotto la bandiera dell’ideologia del femminismo, non è possibile dirle “ok, so che sei una di quelle buone”.

Non può insistere a dirsi femminista, così rifiutando di distinguersi dalle ideologhe depravate ed amorali, sperando che per gli altri non sia un problema il voler mantenere la bandiera dell’odio di genere.

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