E’ l’incitamento al conflitto familiare tipico del femminismo piu’ maldestro che piace agli avvocati?

22Mar
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In Italia ci sono 300.000 avvocati.

In Francia ci sono 10.000 avvocati

Nessuno vuole impedire alla gente di istruirsi, ma parrebbe quantomeno assurdo pensare che l’esubero di legali debba essere tamponato mettendo in lite giudiziaria tra loro i cittadini.

Non possiamo fermare le catastrofi naturali ma possiamo evitare di farci del male da soli

21Mar
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Tetsu Hasegawa ha perso la famiglia, i figli, la casa, e si è lasciato morire per il dolore.  Sembra una delle tante storie di padri colpiti dal feminazismo. Invece la vita di Hasegawa-san è stata devastata da una catastrofe naturale, ma l’effetto è lo stesso.

Aveva 57 anni e da trentasette faceva il postino a Kamaishi. Lo ha salvato il mestiere. Quando è suonato l’allarme stava consegnando lettere sul porto. Ha visto l’onda arrivare ed è saltato sulla bicicletta. L’acqua saliva e gli mangiava la strada. Ha pedalato senza girarsi e il fango gli è arrivato a metà ruota. Pensava di essere riuscito ad arrivare a casa, ma al posto dell’edificio costruito dal padre c’era un lago che non aveva mai visto. Solo martedì si è convinto che la sua famiglia era sparita là sotto: genitori, moglie e due figli che stavano studiando. Agli amici ha detto di non pensare a lui, ma di aiutare i feriti. Miracolato dall’oceano, Testsu Hasegawa è morto improvvisamente ieri mattina nel centro di raccolta. I medici hanno accertato che l’hanno ucciso la fame e la sete. Sotto la sua coperta hanno trovato le razioni di cibo e di acqua che per sette giorni non ha consumato. Ha lasciato una busta chiusa indirizzata alla moglie annegata.

Non possiamo fermare le catastrofi naturali ma possiamo evitare di farci del male da soli.

20Mar
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Sono una donna di 44 anni, madre di due figli di 13 e 17 anni, e il sistema giudiziario sta distruggendo la mia famiglia. Io ed i ragazzi abbiamo subito forti maltrattamenti psicologici, ma nonostante ciò ho fatto l’impossibile per mantenere un rapporto dignitoso con il padre dei loro figli sperando che il buon senso avrebbe prevalso. Mi aspettavo legali preparati su un tema così delicato come quello della famiglia, ed invece ho assistito solo alla  sobillazione e alla guerra.

Capisco e leggo di mariti che dimenticano il loro ruolo ma non accetto di aver subito una dilapidazione economica di 15.000 euro per difendermi da accuse false.

Il primo, dopo un solo incontro, senza neppure averle conferito il mandato, invia lettera di separazione al marito senza il mio consenso. Più volte le ho domandato di intervenire scusandosi per il disguido, ho compilato un esposto all’ordine degli avvocati ma nulla da fare, ricevo lettera che non si sarebbe presentata per tentata conciliazione. Ho anche pagato 600 euro per un semplice incontro.

Mi rivolgo allora al giudice di pace, e questa mi risponde: “lei è una pasticciona, non doveva lasciare quell’avvocato, quello che ha interpellato ora le costerà ancora di più”.

Come faceva a saperlo ?

Il mio nuovo avvocato mi invitava ad accettare le condizioni poste dal mio ex marito, lasciare la casa coniugale e accettare un termine per trovare lavoro, “altrimenti avrei rischiato l’intervento degli  assistenti sociali”. Io non accetto, e ricevo lettera di citazione in giudizio.

Di fronte al Giudice è stato sufficiente che il mio ex marito dichiarasse il falso (1800 euro al mese anziché 2500) per aver ragione, e nessuno – né il mio avvocato né il magistrato – si sono sognati di verificare chiedendo copia del modello CUD.

Nelle memorie sono stata descritta come una poco di buono, due amanti ed uno in camera da letto con i figli presenti in casa, una persona che trascorre il tempo a spasso e tante altre falsità.

Il mio nuovo legale (questa volta una donna) mi informa di avere sostenuto un incontro con il Giudice e l’avvocato del marito, e che io ero “partita male” perché il giudice non mi aveva presa in simpatia….

Così è stato, alla prima udienza il magistrato non ci ha ascoltati, e senza neppure farci accomodare ha invitato i legali a metterci d’accordo dicendo di essere poco retribuita e di non volere perdere tempo in queste storie. Ad ogni udienza successiva, prima di entrare nell’aula del giudice, venivo puntualmente provocata dall’avvocato di controparte: lei è una che molla tutto a metà, lei voleva uccidere i figli con la bombola del gas, lei rifiuta ogni lavoro, è lei che ha sbattuto il marito fuori di casa…

Il giudice (donna anche lei), senza mai sentire le mie ragioni mi zittiva dicendomi che parlavo troppo e invitandomi a rifarmi una vita, a comperarmi una borsetta, a farmi un viaggio.

Allora le ho chiesto mediazione familiare, e la risposta è stata: IO NON FACCIO QUESTE COSE !

Mai sentivo parlare dei ragazzi, quali fossero le loro esigenze, o se c’erano sofferenze.

A giugno 2008, prima di una ennesima udienza, le troppe provocazioni,  mi hanno portata a scattare in modo nervoso chiedendo agli avvocati di cessare di rovinare la mia famiglia con questa sobillazione alla guerra affermando che io vivevo per i ragazzi  loro invece per distruggerli !

Ho chiesto al mio legale se sosteneva le mie parti o quelle del marito, e se credeva alle accuse che mi stavano facendo, e la sua risposta è stata: NON SO PIU’ A CHI CREDERE. Questo mi è costato il suo ritiro del mandato ed una parcella di 7000 euro !

Mio figlio 17enne stanco di vedermi arrivare ogni volta disperata ha chiesto di accompagnarmi dal legale per spiegare il comportamento del padre, forse sperando di far luce sulla situazione familiare ed in un appoggio del legale. Questa urlando dice al ragazzo: lo sai che figura si è fatta tua madre in tribunale ? Ha fatto ridere tutti ! E lei signora, passi meno tempo su internet !

Alla mia richiesta di pagare la parcella restante di 5.000 euro dilazionata in 5 mesi, l’avv. mi risponde in modo arrogante: lei i soldi li ha e me li darà subito.

Stanchissima, mi sono rivolta ad un legale della città, la quale, dopo aver avuto incontri con magistrato e avvocato di controparte, mi fa capire che ormai la frittata è fatta ! Bisogna chiudere e basta perché il magistrato “ha il dente avvelenato” con la sottoscritta.

Sono tre anni che mi sto difendendo da accuse pesanti sulla mia persona e, probabilmente, nessuno capisce il danno irreversibile che questo causerà sulla mia persona e di conseguenza sui figli. Ho scritto al Procuratore precedente, al presidente del tribunale ma nessun accenno di novità…Anzi, dopo aver scritto al presidente rischio di farmi ritirare il mandato dal nuovo legale.

Sono stata da psicologhe infantili per capire come recuperare il rapporto dei figli con il padre, ambedue mi hanno consigliato di non insistere e di non mandarli più. Da Febbraio 2008 dopo una lite con schiaffo al figlio da parte del padre, i ragazzi si rifiutano di frequentarlo.

Un cittadino non ha armi per difendersi, non riesco a denunciare per infedele patrocinio questa “casta” protetta senza controllo sul loro operato.

Le procedure della giustizia sono lunghissime e violente. Il cittadino comune non crede che siano violente, e si sbaglia. Si sbaglia perché si vuole sbagliare, perché non ha il coraggio di guardare, perché vilmente volta lo sguardo. Almeno fino al giorno in cui non sarà preso di mira. E la lentezza dei procedimenti è già una condanna, subita da migliaia di innocenti.

Non credo più nella giustizia, non so più quali valori trasmettere ai ragazzi vedendo che l’ipocrisia, la falsità e la crudeltà prevale sulle persone oneste ed ora forse veramente sfinita spesso accenno ai ragazzi di voler andarmene consapevole di causare loro ulteriore sofferenza.

 

LETTERA FIRMATA

Fonte: adiantum.it

Lo stupro maschile è meno grave?

20Mar
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Una sconcertante inchiesta condotta in Sud Africa ha confermato con dati certi i sospetti da tempo nutriti sugli abusi sessuali perpetrati ai danni di individui di sesso maschile. L’analisi sul fenomeno degli stupri ha coinvolto ragazzi diciottenni. Due su cinque hanno dichiarato di essere stati forzati a fare sesso, in alcuni casi dai loro compagni/e di scuola.

Sono numeri sconcertanti, che stupiranno non poco dal momento che si è portati a considerare la violenza carnale un atto del maschio dominante che si impossessa brutalmente della donne come fosse una preda, violando la sua dignità femminile.

Lo studio, riportato sulla rivista scientifica on-line International Journal for Equity in Health, è stato compiuto da Neil Andersson e Ari Ho-Foster, del CIET di Johannesburg. I ricercatori hanno preso in considerazione per l’inchiesta ben 1.200 scuole e i dati sono stati raccolti alla fine del 2002.

La ricerca ha portato alla luce il fenomeno della violenza sessuale tra compagni di scuola maschi, raccogliendo testimonianze e registrando differenze nelle varie aree africane.
Il 28% delle vittime ha dichiarato che lo stupratore  era l’insegnante stesso o comunque un individuo esterno al nucleo familiare.

Un altro 28% era stato obbligato a fare sesso da un compagno di scuola, il 18% aveva subito abusi sessuali da parte di un membro adulto della famiglia e il 20% da un insegnante.

Le conseguenze di questo dilagante fenomeno degli abusi sessuali, secondo gli esperti, sono gravissime perchè non si limitano all’atto stesso del subire stupro, ma spingono i soggetti violentati a diventare essi stessi stupratori.
Uno su dieci tra gli studenti intervistati che hanno dichiarato di essere stati oggetto di molestie ha confessato di aver successivamente invertito i ruoli e costretto a sua volta qualcun altro a fare sesso usando la violenza.

Fino al 2007 avere sesso con i bambini in Sud Africa era considerato un reato meno grave dalla legislazione, un “indecente assalto“.

Gli autori dello studio hanno accolto positivamente la successiva modifica legislativa che riconosce la medesima gravità al crimine, chiunque ne sia oggetto, donne e uomini, adulti e bambini, ma non basta.
Bisogna fermare il dilagante fenomeno perchè scatena violenze a catena e incrementa pericolosamente il contagio da HIV.

[Fonte medicinalive.com]

Una femminista morta non calunnia

18Mar
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Ribaltare gli slogan femministi è un artifizio retorico che consente di evidenziarne l’odio di genere, oramai degenerato in calunnia di genere, ormai usata per allontanare milioni di bambini dai loro padri usando false accuse per cercare di distruggerli.  Demonizzare il nemico per poterlo colpire senza pietà è tipico delle ideologie dell’odio.  Ma quello che sconcerta nel femminismo, ormai degenerato in femminazismo, è la spietatezza nel far soffrire bambini innocenti rovinando la loro infanzia e poi cercare di negare che l’alienazione genitoriale è un abuso sull’infanzia.

Auspichiamo che lo sdegno pacifico riesca a fermare questo orrore.

 

 

 

Una papà e la sua bambina vittime delle solite calunnie femministe

10Mar
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Salve a tutti, sono separato da circa 8 anni e sono in fase di divorzio da circa 5 anni. In questo rapporto è nata una meravigliosa bimba. Vittima della separazione, tradimento durante matrimonio di mia moglie, sottrazione di tutti i nostri risparmi da parte sua, e di tanti oggetti costosi che arredavano casa; affidamento della bambina a mia moglie con conseguenza mia uscita ” giustamente ” dalla mia abitazione, casa acquistata prima del matrimonio e con separazione dei beni.

Descrivo in 2 parole le origini di questa donna: famiglia molto religiosa e credente nella famiglia, per lo meno e quello che credevo, dopo la separazione mi ha fatto terra bruciata, raccontando in giro che ero un uomo violento, pieno di donne e che facevo uso di cocaina…. tutte menzogne, non capivo perchè tanta rabbia nei miei confronti, mi sentivo un cane bastonato, abbandonato…. con il tempo ho capito che non poteva certo dire la verità, soprattutto ai sui genitori per i quali la famiglia è sacra.
Di conseguenza per 2 mesi dopo la mia uscita di casa non ho ne visto e ne sentito mia figlia ero nella più totale disperazione, con l’inizio della separazione il giudice ha stabilito che avrei potuto vedere mia figlia un fine settimana alternato e il pomeriggio del mercoledì di ogni settimana cosa per me essendo dipendente di un azienda è molto difficile poterla vedere il mercoledì.
In tutti questi anni sono state molte le volte che non mi ha dato mia figlia nei giorni stabiliti avendo in coraggio di dire che ero io che non volevo vederla. questo accadeva soprattutto quando dopo mi rifiutavo di darle soldi in più “oltre al mantenimento dove non ho mai saltato una mensilità e spese extra documentate “.
Dopo varie lotte davanti al giudice con la più totale umiliazione, siamo quasi arrivati all’arringa finale. ma in questi giorni mi è arrivata una querela penale per tentata agressione e ingiurie, riferita ad un episodio di 2 o 3 anni fa mentre era di mio diritto avere la bimba e lei davanti a scuola di mia figlia non voleva che venisse con me e la fece salire in macchina urlando come una belva, io ho teso la mia mano per tranquillizzare la bimba e nel movimento ho urtato il suo braccio ho è stata lei a urtarmi, fatto sta che mi ha querelato, ma oggi ho capito che la sua è solo una tecnica per ottenere più del dovuto, perchè a giorni abbiamo l’ultima udienza prima della sentenza e lei ha capito che il giudice non potra mai darle ciò che chiede, quidi la furba ha pensato bene che con una querela avrei avuto paura, perchè oggi mi chiama il mio avvocato dicendomi che vogliono incontrarsi per raggiungere un accordo consensuale. vorra ottenere qualcosa di più per ritirare la querela….. ma io non mollo vado fino in fondo, non ho nulla da temere sono nel giusto e non farovincere certa gente con la loro cattiveria . un saluto a tutti e lottatte fino in fondo la nostra dignita deve essere rispettata.

Caso Ritter/Colombo: l’unica intervista del padre dei bambini sequestrati

5Mar
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Herr Ritter, finora lei non ha voluto manifestare le sue opinioni. Non ha voluto apparire in pubblico nonostante gli attacchi di cui è stato di continuo oggetto. E’ stato descritto come un «mostro», come un padre che vuole sottrarre i figli alla madre. Ritengo giusto sentire la sua versione.

«Mi continuo sempre a stupire delle bugie che vengono propalate da mia moglie e dalla stampa.

La stampa italiana si dimostra priva di senso critico. Finora ho potuto preservare la sfera privata dei miei ragazzi e ho tenuto lontano la stampa in Germania. Dopo la separazione, sarebbe stato mio desiderio che la mia ex moglie e io vivessimo in abitazioni vicine, in modo da vederci al fine settimana, e nella vita quotidiana, con una certa regolarità. Invece mia moglie ha cercato di mettere sempre una zeppa nei rapporti tra padre e figli. Non appena si è accorta che io e i ragazzi eravamo felici di stare insieme, ha cercato di andarsene per sempre in Italia. In questo modo voleva ridurre i miei incontri con i bambini, e alla lunga di impedirli. Solo a questo punto ho spiegato al nostro consigliere matrimoniale, ai periti del tribunale e al giudice, che i due bambini avevano un bisogno profondo e urgente di loro padre; della sua tenerezza per bilanciare il rapporto rigido e duro con loro madre, e con i suoi interventi duri e possessivi. Quando due tribunali tedeschi e il tribunale dei minori italiani decisero nell’interesse dei bambini, di farli vivere in Germania, allora lei li rapì e li tenne nascosti per mesi. Io non ebbi piu alcun contatto con Niccolò e Leonardo. Mia moglie non permise loro di chiamarmi, nessun segno di vita a Natale, o a Pasqua».

La storia sua e di sua moglie, è quella di migliaia di coppie; mala vostra si è tramutata, e non certo a causa sua, in un affare internazionale. Quasi un affare di Stato tra Italia e Germania. Quale fu la sua reazione, quando lesse che in Italia, la sua Germania, e la Germania dei suoi figli, veniva descritta come un Paese in cui non si è riusciti a superare il passato nazista. Che lei avrebbe sottratto i bambini a loromadre grazie a istituzioni naziste, come lo Jugendamt.

«Le affermazioni di mia moglie hanno lo scopo di influenzare l’opinione pubblica, e la stampa scandalistica, si sa, è stupida.

Io mi vedo e mi sento come europeo, e non esplicitamente come tedesco. Provengo da una famiglia di attivi antifascisti e il nostro caso privato non ha nulla a che vedere con tutto questo».

Ma come si è comportato lo Jugendamt con i suoi figli? Sono giuste le accuse di sua moglie contro alcuni funzionari che avrebbero perseguitato lei e i bambini?

«Le accuse allo Jugendamt sono assolutamente ingiuste. Durante il processo ha dato il suo parere solo due volte, sostenendo che era meglio per i bambini vivere con il padre in Germania, piuttosto che con la madre in Italia.  Simili consigli sono giunti anche da parte del perito, che il tribunale ha voluto consultare.   Con tutto ciò la madre ha diffamato lo Jugendamt come ’istituzione di Himmler’, e ha cercato di scatenare una campagna contro la ’Germania nazista’».

Come si è comportata sua moglie, mentre i bambini vivevano con lei?

«Fu lei a impedire ogni contatto tra padre e figli, fu lei a rapirli e a portarli in Italia, a tenerli nascosti a Milano, a impedire che andassero a scuola da Natale a Pasqua. Solo dopo otto mesi di silenzio, telefonò per concedere che i ragazzi potessero incontrarmi per prendere un gelato, ma in sua presenza.

Lei, senza alcuno scrupolo e senza alcun diritto, ha sottratto i figli alla loro casa e al loro ambiente abituale. E vorrei citare a questo proposito le parole della signora Monica Frediani, pubblico ministero presso il Tribunale dei minori:  ’Il problema si può porre anche alla rovescia, è lei che ha sradicato i bambini, ha impedito al padre di vederli, non li ha mandati a scuola, li ha tenuti nascosti, li ha esposti a un pregiudizio…’».

Sua moglie sostiene di essere stata obbligata a trasferirsi a Milano per motivi di lavoro.

«La signora Colombo, in tutte le aziende per cui ha lavorato, ha ricoperto posti di eccezionale responsabilità. Edi quando in quando ha anche lavorato da libera pro lavorare ovunque, a Milano o a Monaco, a Hong Kong o a Shanghai.  Ha lavorato sempre a livello internazionale, ed è poliglotta. La sua intenzione di lasciare Monaco era dettata dal desiderio di separare i bambini dal padre. Io di fatto non li avrei quasi piu potuti rivedere».

Niccolò e Leonardo sono nati in Germania, sono andati a scuola in Germania. Si aveva paura che il forzato trasferimento da Monaco a Milano avrebbe potuto danneggiarli?

«L’unica mia speranza e che non abbiamo subito danni. E se invece fosse avvenuto, io cercherò di fare di tutto perché ricevano aiuto da parte di esperti professionisti».

Negli otto mesi in cui sua moglie teneva nascosti i bambini, lei ha temuto che la situazione potesse precipitare, e che non potesse mai piu rivederli?

«Si, ero gravemente preoccupato.   Ma non ho mai abbandonato la speranza, perché sapevo che i tribunali avevano espresso il loro giudizio per il bene dei bambini, e che un giorno sarebbe stato eseguito».

Herr Ritter, giustamente giornali e tv in Germania rispettano la privacy ma il suo nome è diventato pubblico. Ne ha riportato danni?

«In Italia è stata violata la mia sfera privata. In Germania il caso è conosciuto per fortuna solo da poche persone coinvolte.

Purtroppo, è proprio la signora Colombo che non conosce limiti. Finora ho potuto tenere lontana la stampa e continuerò a farlo, con la sola eccezione di questa intervista.   Io desidero solo una cosa: vivere in pace con i miei figli. Mi rammarico molto per come estranei si immischiano nelle nostre faccende e cercano di aizzare gli animi.   Mi appello a tutti, e in particolare alla signora Colombo: preservate la nostra sfera intima e privata».

 

Fonte: il resto del Carlino, 8 giugno 2009.  Testo completo: http://graffitidaberlino.corriere.it/giardina.pdf.

La foto di Laura Cossar, la avvocatessa che ha assistito la madre, è tratta dal servizio di SkyTG24 che dà notizia del fermo della madre accusata di sequestro e maltrattamento dei figli.

2Mar
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Joe Iannicelli, scienziato ed inventore italo-americano 80enne, dal 1972 pagava gli alimenti alla ex-moglie che lo abbandonò per un altro uomo, abbandonando anche i figli un supermercato.

Avrebbe i soldi per mantenerla, ma ora ha detto basta, per una ragione di principio.

Pur di non venir meno ai suoi principi, a 80 anni è stato per la prima volta incarcerato: “possono farmi quello che vogliono.  Sono di origini romane.  I romani non si arrendevano mai”.

Joe Iannicelli ha scelto di essere un uomo libero dalla schiavitù femminista.

Fonti:

  • http://www.facebook.com/people/Joe-Iannicelli/100000663877155
  • http://www.youtube.com/watch?v=WAs8S0LxNRE
  • http://www.the-spearhead.com/2010/01/08/old-roman-puts-his-foot-down/
  • http://joeiannicelli.com/20091229.pdf

SexMission

7Feb
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Dopo la caduta del comunismo, il codice penale polacco oggi vieta la ricostituzione di partiti comunisti o nazisti; il femminismo (altra ricaduta del Marxismo) è tollerato.  Questo film, prodotto negli anni della dittatura in cui era vietato parlare liberamente del comunismo, sfuggì alla censura descrivendo il femminismo.  Le donne vivono sottoterra comandate da una Sorellanza che fa loro credere che il suolo è reso radiattivo da una guerra che uccise gli uomini.

Gli unici due maschi sopravvissuti rifiutano la schiavitù femminista ed i suoi orrori (fra i quali viene descritta l’alienazione genitoriale) e preferiscono morire da uomini liberi: tornano in superficie scavalcando un muro, che simboleggia la cortina di ferro femminista.  Scoprono che non c’è nessuna radiazione mortale (gli uomini erano stati sterminati dalle femministe); c’è invece la villa della dittatrice femminista.  Aiutando le donne a capire l’inganno femminista ed a riscoprire l’amore e la natura, riescono a porre fine alla dittatura femminista.

Il film è disponibile su youtube, con sottotitoli in inglese.

Questo spezzone descrive la scuola di indottrinamento femminista, in cui si insegna alle donne che gli uomini erano violenti ed uccidevano le donne con i cavatappi.

Questo spezzone descrive il processo femminista, nel quale le femministe sostengono che Copernico ed Einstein erano donne oppresse dagli uomini.  Nella realtà le femministe si limitano a sostenere che la relatività fu inventata dalla moglie di Einstein.

La persecuzione femminista contro un padre

20Gen
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Dopo 17 anni di galera il test del DNA prova la sua innocenza: fu condannato per stupro sulla base della sola parola della accusatrice.  Appena libero, gli dicono che deve pagare 110,000$ in mantenimenti, che non ha potuto pagare mentre era ingiustamente incarcerato.

Se Alan Northrop si facesse giustizia da solo, le femministe sopravvissute oserebbero accusarlo anche di essere violento?  O vera giustizia sarebbe invece smantellare le leggi femministe anti-uomo e condannare chi lo ha ingiustamente condannato a risarcire con milioni di dollari lui ed il figlio che per 17 anni ha subito l’abuso di dover crescere senza suo padre?

[Fonte della notizia: SeattlePi e FSR]

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