Commenti disabilitati su I negazionisti della Pas …. (Sindrome da Alienazione Genitoriale)
8Apr
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…negheranno pure le barzellette di cui si rendono protagoniti?
Questa volta la “diffida” è verso i sostenitori della PAS i quali, nientepopodimeno che dal dottor Mazzeo, sono indicati come possibili autori del REATO di “minaccia” contro donne e bambini.
Ctu e operatori del diritto…. ma davvero voi minacciate donne e bambini?!?
“Guai a voi…. Capito?!?” [Mazzeo dixit]
Immaginiamo se tutti coloro che delinquono dovessero invocare l’Art 612 del c.p.p. contro le leggi!!!
Commenti disabilitati su Se di un omicidio cio’ che desta orrore non è la SOPPRESSIONE dell’ALTRO/A bensì gli “schizzi di sangue”. Stiamo forse scherzando?
7Apr
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Sono forti, afferma Flavia Amabile su La Stampa, “le differenze tra uomini e donne nel concepire l’amore e le sue genenerazioni”.
E allora? Che vogliamo fare? Vogliamo forse annullare le differenze con un brainwash oppure vogliamo EDUCARCI alla NON-VIOLENZA qualunque siano le sue forme?
Non si comprende perché la violenza psicologica subita da certe persone (violenza che uccide) debba essere valutata meno severamente di quella fisica se l’effetto finale è comunque la morte.
Sembra quasi di poter dire che di un omicidio cio’ che desta orrore non è la soppressione dell’altro/a bensì gli “schizzi di sangue”.
Ma stiamo forse scherzando?
Perché alla fine quale è la differenza tra un omicidio commesso con la forza fisica da quello commesso con la forza psicologica? Ad avviso di chi scrive NESSUNA.
Se un uomo uccide un altro essere umano in modo “asettico”, cioé in modo che la morte dell'”altro/a” APPAIA una morte “naturale” (senza pero’ esserlo!), quell’uomo è forse meno criminale di un altro uomo che, invece, uccide sparando? NO! Non c’è NESSUNA differenza sostanziale tra le due forme di efferata violenza così come spesso non esiste alcuna differenza tra “violenza fisica” e “violenza psicologica” se l’esito e la determinazione finali sono comunque la soppressione dell’altro/a.
Di omicidio sempre si tratta.
DI SEGUITO L’ARTICOLO COMPARSO SU LA STAMPA IL 4 APRILE SCORSO
La frase pronunciata da Magalli in diretta su Rai Uno durante la trasmissione ‘Se a casa di Paola…’ FLAVIA AMABILE http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2011-04-04&ch=1&v=58057&vd=2011-04-04&vc=1
Cliccando su questo link si aprirà la trasmissione di ‘Se a casa di Paola’ di lunedì 4 aprile. Si parlava di delitti a proposito dell’assassinio della contessa Alberica Filo della Torre, e di delitti passionali più in generale.
Conviene seguire la registrazione a partire da 1’05 per rendersi conto di quanto siano radicate le differenze tra uomini e donne nel concepire l’amore e le sue degenerazioni. Ma il bello arriva a partire da 1’08’40” della trasmissione, quando Magalli pronuncia la sua assoluzione dell’uomo rifiutato che decide di ammazzare la donna che lo “provoca” perché esiste l’attenuante della “provocazione”. E, dunque, “che je voi dì?”
Il tutto in diretta televisiva, alle tre e venti del pomeriggio, su Rai Uno
Commenti disabilitati su Tirare fuori dal carcere le madri, dimenticandosi dei padri
6Apr
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E’ stato approvato da pochi giorni il disegno di legge 2568 intitolato “Modifiche al codice di procedura penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e altre disposizioni a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori”.
Il ddl, con relatrice la sen.Gallone, rafforza le tutele per le madri detenute rispetto al precedente quadro normativo. Le principali novità prevedono l’innalzamento da tre a sei anni di età del periodo nel quale il figlio può restare con la madre detenuta e la possibilità per la madre di scontare la detenzione in un istituto a custodia attenuata (ICAM) o agli arresti domiciliari. In più la donna potrà visitare il figlio, anche oltre i sei anni, in caso di malattia o di ricovero ospedaliero, secondo tempi e modalità permessi dal giudice.
Il sostegno ad una riforma che andasse a favorire la condizione delle madri dietro le sbarre è stato bipartisan, anche se i Radicali ed il centro-sinistra hanno espresso critiche alla formulazione finale della legge, astenendosi nel voto finale al Senato. Le valutazioni negative riguardano il fatto che gli ICAM permangano sotto l’amministrazione penitenziaria ed il fatto che resti nebuloso il percorso di effettiva realizzazione e messa a regime di tali istituti e delle case protette per la detenzione domiciliare.
In definitiva le forze politiche si sono divise tra chi considera sufficiente la legge approvata e chi avrebbe voluto una legge che si spingesse anche oltre a difesa dei diritti delle detenute madri.
Nessuno invece ha invece portato l’attenzione su uno degli aspetti apparentemente più evidenti della normativa, cioè il fatto che ceteris paribus i padri siano esclusi dai benefici conferiti alle madri. Il padre, in base alla legge, risulta una sorta di “genitore residuale”, che può accedere a benefici solamente nel caso “la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole”.
Del resto, malgrado ragioni di opportunità abbiano spesso suggerito di inquadrare il tema delle detenute madri come una questione di diritti dei bambini, è in realtà abbastanza evidente che le leggi sull’argomento sono percepite e vissute dalla politica in primo luogo come leggi “per le donne”.
Non è un caso che la legge Finocchiaro del 2001 sia stata varata l’8 marzo e che anche quest’anno la nuova riforma facesse parte del “pacchetto 8 marzo, al pari delle quote rosa nei CdA, anche se poi ragioni tecniche hanno fatto slittare l’approvazione di qualche giorno. E’ chiaro che, in questa logica, per i papà non ci può essere molto posto.
Vi è, peraltro, una certa ipocrisia in politiche per le “pari opportunità” che da un lato stigmatizzino il persistere nel nostro paese di una suddivisione tradizionale dei ruoli di genere e dall’altro riaffermino l’identità della donna quale genitore prioritario e prevalente per la cura dei figli, ogni volta che da tale condizione possano scaturire dei vantaggi.
La legge approvata continua ad essere apertamente discriminatoria nei confronti degli uomini carcerati che si trovano privati della possibilità di un contatto con i propri figli, alle medesime condizioni che invece sono consentite alle donne. E’ una una violazione palese dell’art. 3 della Costituzione ed al tempo stesso compromette le prerogative del ruolo genitoriale così come riconosciute dall’art. 30 della Carta.
Va detto che l’attuale asimmetria di genere non è sostenibile neppure in nome dell’interesse del bambino.
Dal punto di vista del minore, infatti, se il “focus” è il suo diritto a non trascorrere la propria infanzia dietro le sbarre, è evidente che tale esigenza potrebbe essere assicurata anche attraverso strumenti alternativi rispetto alla scarcerazione della madre – come ad esempio l’affidamento ad altri membri della famiglia o se, questo non si rivela possibile, a coppie che si rendano disponibili.
Se invece il “focus” è sul diritto del bambino a mantenere un rapporto di contatto diretto con il genitore, come si può pensare che questo rapporto debba riguardare solamente la mamma ?
Si tratterebbe, evidentemente, di una violazione dei principi che negli ultimi anni si è sempre più cercato di affermare nel dibattito politico-culturale a proposito del superamento della cristallizzazione dei ruoli nell’ambito della famiglia ed a proposito della riabilitazione dell’importanza della funzione paterna anche a livello di accudimento diretto.
In questo senso, ad esempio, la legge 54/2006 sull’affido condiviso ha affermato il principio del diritto del minore ad un rapporto “equilibrato e continuativo” con entrambi i genitori, un diritto soggettivo ed indisponibile che – come si legge nella proposta Tarditi che ha dato origine alla 54/2006 – è “da collocare nell’ambito dei diritti della personalità”.
E’ interessante notare come il fenomeno dei detenuti padri sia numericamente molto più importante di quello delle detenute madri e come quindi la rilevanza sociale di una strategia di riavvicinamento tra gli uomini dietro le sbarre ed i loro figli sarebbe notevole. Alcune analisi evidenziano, tra l’altro, come il mantenimento del rapporto tra padri carcerati e figli diminuisca per i primi la probabilità di recidività, per i secondi il rischio di disadattamento.
In definitiva, al di là della breve fase dell’allattamento, è difficile individuare ragioni sostenibili per discriminare la posizione dei padri e delle madri, salvo contraddire in modo evidente il percorso sociale e normativo verso nuovi paradigmi genitoriali e di rapporto tra i generi.
O i “benefici” per i genitori rappresentano un vulnus all’impianto del sistema penale compromettendo tanto la valenza punitiva tanto quella di deterrenza della sanzione o rappresentano, al contrario, un elemento di umanizzazione della pena e di valorizzazione del suo elemento rieducativo.
Nel primo caso il problema della legittimità e della “sostenibilità” dei benefici verrebbe a porsi con i medesimi contorni anche per le detenute madri. Nel secondo caso, invece, la possibilità di accedere ad una detenzione attenuta od alla scarcerazione dovrebbe essere estesa ai padri, anche nell’ottica di un percorso per il loro reinserimento sociale.
Purtroppo la politica è lo specchio di un paese che risponde a riflessi umorali – che da un lato sente forte il fascino di visioni giustizialiste e securitarie, dall’altro si commuove di fronte all’immagine della mamma con il bimbo in braccio.
Eppure bisogna andare oltre ed affrontare problematiche come questa non su basi emotive, bensì avendo come bussola i diritti individuali ed il principio dell’uguaglianza davanti alla legge.
Le agenzie di stampa hanno diffuso la notizia – a dire il vero piuttosto scontata – secondo cui l’OUA (Organismo Unitario dell’Avvocatura) ha criticato ferocemente il DDL 957 (modifiche al condiviso) che è all’esame della Commissione Giustizia del Senato.
Secondo il documento, firmato dalla Commissione OUA sulla famiglia coordinata da Nicoletta Variati, il disegno di legge all’esame del Parlamento, che modificherebbe l’art. 155 codice civile, “avra’ gravi ricadute sui minori”.
Il provvedimento in discussione, sostiene Maurizio De Tilla, presidente OUA, ha un’impostazione rigida ed e’ quindi controproducente rispetto agli scopi prefissati. ”Un ddl sbagliato – spiega – che necessita di immediate e forti modifiche, questa e’ l’opinione di quanti sul campo seguono questa delicata materia.
La Commissione Famiglia dell’OUA ha sottolineato che sono in gioco i diritti dei minori in situazioni spesso traumatiche come una rottura familiare. Per citare alcuni nodi: non si possono stabilire criteri rigidi come la ripartizione dell’affido tra i due genitori in due domicili con tempi paritetici”.
Nessuna sorpresa, pertanto, da una categoria professionale che, oltre a pesare economicamente sulle risorse finanziarie dei genitori separati (forti sono le critiche dei cittadini riguardo le parcelle e i costi, davvero esorbitanti, di una separazione), ha finora guadagnato proprio grazie al mantenimento della conflittualità che l’attuale intepretazione del Condiviso garantisce a tutti gli operatori del diritto.
Prova ne sia che gran parte dell’avvocatura si è presto schierata a favore del c.d. domicilio prevalente, istituto non previsto dalla L. 54/2006 e, nei fatti, realizzativo di un sostanziale aggiramento della norma.
E se le “gravi ricadute sui minori”, paventate con studiato allarmismo dalla Variati, producono in queste ore grande ironia – c’è chi si è affrettato a ribattezzare la sua uscita con un riferimento più realistico alle “gravi ricadute sulle parcelle degli avvocati” – da più parti ci si chiede se l’OUA rappresenti davvero la coscienza dell’intera categoria forense, nella quale non è raro individuarne una bella fetta che non condivide affatto la linea dell’Organismo, e non accetta l’imposizione, da parte della Magistratura, del domicilio prevalente.
L’avv. Carlo Ioppoli, Presidente di ANFI (avvocati e consulenti familiaristi, afferma che “il DDL 957 è sicuramente migliorabile, ma il documento dell’OUA sembrerebbe volerlo affondare, più che perfezionarlo, e riportare indietro le lancette della Giustizia Familiare a 5 anni fa, quando gran parte del mondo giuridico si affrettò, prima, a liquidare la mediazione familiare e, poi, si dichiarò apertamente ed immotivatamente ostile all’introduzione del condiviso. Peraltro, questo documento apparirebbe come una strenua difesa della classe forense, ma a nostro avviso, non tiene assolutamente conto della profonda maturazione, nel solco tracciato dalla cultura della Bigenitorialità, che ha contraddistinto in questi anni gran parte dell’avvocatura”.
———
Di seguito il COMUNICATO dell’OUA contro il DDL 957 e contro la parita’ genitoriale. In nome, ovviamente, del solito INTERESSE SUPERIORE DEL MINORE (probabilmente corrispondente ad INTERESSE DI CATEGORIA!)
Affido condiviso, l’ Oua boccia il Ddl all’esame del Parlamento
Affido condiviso, l’ Oua boccia il Ddl all’esame del Parlamento L’Organismo unitario dell’avvocatura ha approvato un documento (di seguito), redatto dalla Commissione Oua sulla famiglia coordinata da Nicoletta Variati, in cui si critica duramente il Ddl 957 all’esame del Parlamento (ora al Senato), che modifica l’art. 155 cod. civ., che riguarda e detta le norme a tutela dei figli nelle situazioni di crisi familiare. Per l’Oua le ricadute sui minori saranno gravi. Per Maurizio de Tilla, presidente Oua, il provvedimento in discussione ha un’impostazione rigida ed è quindi controproducente rispetto agli scopi prefissati: «Un ddl sbagliato – spiega – che necessita di immediate e forti modifiche, questa è l’opinione di quanti sul campo seguono questa delicata materia. La Commissione Famiglia dell’OUA ha sottolineato che sono in gioco i diritti dei minori in situazioni spesso traumatiche come una rottura familiare. Per citare alcuni nodi: non si possono stabilire criteri rigidi come la ripartizione dell’affido tra i due genitori in due domicili con tempi paritetici. Oltretutto non si fa alcune distinzione tra fasce d’età diverse, come se fosse una ricetta buona per ogni situazione, con possibili gravi conseguenze in termini psicologici. Invece di stimolare così la collaborazione tra i genitori si rischia di costruire spazi separati e i minori si troveranno scaraventati come pacchi tra realtà in conflitto tra loro. E non è realistica la proposta che il minore abbia la doppia residenza anche per ragioni pratiche (ad esempio: quale è la Azienda USL di competenza, il Tribunale, il medico, la scuola etc.), e per le conseguenze alla anagrafe e su tutta la normativa sulla residenza, minando così anche il principio di certezza del diritto, con la necessità di rimodulare il sistema informativo di tutti i Comuni italiani. Non solo, andiamo incontro all’aumento esponenziale del conflitto familiare estendendolo anche alla famiglia di origine, con l’inserimento dell’intervento dei nonni nei giudizi di separazione» Nel documento della Commissione OUA si denuncia inoltre la mancanza di un “approfondimento per quanto riguarda le situazioni legate alla sindrome di alienazione genitoriale e a comportamenti analoghi. Inoltre, si compromette l’esercizio del potere ufficioso del giudice con la previsione dell’eliminazione del riferimento all’interesse morale e materiale dei figli. Non basta: viene tagliata la possibilità di disporre indagini per individuare la capacità reddituale dei genitori, il che rappresenta “un regalo” per coloro che occultano redditi e patrimoni per sottrarsi agli obblighi nei confronti dei figli e si elimina anche ogni riferimento al tenore di vita goduto prima della separazione il che comporta la perdita del diritto del minore a continuare a vivere come prima. Salta anche il godimento della casa familiare in caso di convivenza more uxorio ulteriore aspetto che ricade inevitabilmente sui minori stessi”. Negative quindi le conclusioni della Commissione Famiglia Oua: “L’approvazione delle norme di cui al DDL 957 – si scrive – implicherà un aumento esponenziale, ingiustificato della conflittualità, circostanza dannosissima per i minori ed in netto contrasto con le finalità della legge sull’affidamento condiviso, ed è per tutte queste ragioni che l’OUA chiede che si ascoltino gli avvocati e che si apra un confronto nel merito”. IL DOCUMENTO ANALITICO La Commissione Famiglia O.U.A. – considerato che la normativa proposta con il DDL 957 interviene a modificare l’art. 155 cod. civ., che riguarda e detta le norme a tutela dei figli nelle situazioni di crisi familiare; – considerato che la formulazione del DDL 957 è indirizzata in senso nettamente contrario all’obiettivo prefissato invece dalla Legge sull’affidamento condiviso; – considerato che il DDL prevede modifiche (quali, a mero titolo esemplificativo, “abolizione del collocamento del figlio presso un genitore e domicilio dello stesso presso entrambi i genitori con tempi e presenza presso ciascun genitore “paritetici”; legittimazione attiva dei nonni a proporre nel giudizio di separazione la domanda relativa al loro autonomo diritto di visita; mantenimento dei figli in forma diretta e per capitoli di spesa, perdita di efficacia ope legis dell’assegnazione della casa coniugale in caso di convivenza more uxorio etc”.; – ritenuto che la previsione dei tempi di permanenza del figlio presso entrambi i genitori comporterebbe una suddivisione della vita del figlio mettendo in secondo piano l’obiettivo della collaborazione dei genitori nella cura, crescita ed educazione dei figli previsto dalla L 54/2006 ; – ritenuto che la previsione di tale norma, che impone una rigida divisione del tempo dei figli minori in misura eguale presso ogni genitore, senza alcuna distinzione dell’età del figlio, da 0 a 18 anni, non tiene in alcuna considerazione le esigenze di vita dei figli, sotto il profilo materiale e psicologico, e la specificità di ogni singolo caso. I tempi di vita dei minori e le loro esigenze sono diverse a seconda che si tratti di un bambino di pochi mesi, o di un minore in età preadolescenziale, o un adolescente o una persona pressocchè adulta. Per tale motivo occorre evitare che una rigida imposizione di tempi paritetici presso ciascun genitore possa comportare per i figli imposizione di tempi e modi di vita diversi, che possano nuocere anziché giovare alla loro crescita e al loro sviluppo psico-fisico; – ritenuto che il DDL 957 , così come formulato, laddove prevede l’eliminazione del riferimento all’interesse morale e materiale dei figli, compromette fortemente l’esercizio del potere ufficioso del giudice; – ritenuto che per quel che attiene alle situazioni riferibili alla sindrome di alienazione genitoriale e a comportamenti analoghi non individuati nel testo e non facilmente accertabili, meriterebbero un esame ben più approfondito, esame che nel testo manca totalmente; – ritenuto che parimenti non può essere condivisa la proposta che il minore abbia la doppia residenza perché crea instabilità nella vita dei minori ed, altresì, anche per ragioni pratiche (ad esempio: quale è la Azienda USL di competenza, il Tribunale, il medico, la scuola etc.), senza voler parlare delle modifiche che questa norma comporterebbe alla anagrafe ed alla normativa sulla residenza, minando così anche il principio di certezza del diritto, con la necessità di rimodulare il sistema informativo di tutti i Comuni italiani; – rilevato che la previsione di un intervento dei nonni nei giudizi di separazione aumenterebbe in maniera esponenziale il conflitto familiare, estendendolo anche alla famiglia di origine; – rilevato cha la previsione della eliminazione del riferimento al tenore di vita goduto prima della separazione comporta la perdita del diritto del minore a continuare a vivere come prima; – rilevato che l’eliminazione della possibilità di disporre indagini per individuare la capacità reddituale dei genitori rappresenta ” un regalo ” per coloro che occultano redditi e patrimoni per sottrarsi agli obblighi nei confronti dei figli; – rilevato che la previsione della perdita del godimento della casa familiare in caso di convivenza more uxorio andrebbe a nuocere inevitabilmente i minori stessi; – ritenuto infine che l’approvazione delle norme di cui al DDL 957 implicherebbe un aumento esponenziale , ingiustificato della conflittualità, circostanza dannosissima per i minori ed in netto contrasto con le finalità della Legge sull’affidamento condiviso; Tutto quanto sopra precisato, l’O.U.A. manifesta forte dissenso al DDL 957 in ogni sua previsione, nessuna esclusa e/o eccettuata, e rifiuta categoricamente una norma che ha come conseguenza l’aumento dei conflitti a danno dei minori e delle
INCREDIBILE!!! Ma vero….. a voi ogni ulteriore considerazione. Ma perché certi avvocati fanno confusione tra interesse del minore e interessi economici di categoria?
Commenti disabilitati su Secidenti gruppi femministi all’assalto di gruppi maschili mistificano una discussione di un forum. Ma dimenticano che sullo stesso argomento si erano gia’ espressi più magistrati…
4Apr
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La notizia rimbalza di blog in blog. Così come gli insulti e gli inviti di rito a denunciare l’accaduto. I fatti sono quelli di una discussione catturata su un forum in cui si dibatte di “questioni maschili”, ossia dei diritti degli uomini troppo spesso e notoriamente negati nell’era in cui la guerra dei sessi è ormai, oltre ad una tragica realta’, anche un fatto di gossip. Ma in questa guerra per i diritti si sono creati squilibri di tale evidenza che ormai in molti parlano di discriminazione basata su “razzismo di genere” per quella metà degli abitanti di questa terra colpevoli di essere maschi.
L’argomento della discussione, a prescindere da ogni altra considerazione di carattere morale, verte su un punto: paga piu’ duramente un uomo che accetti di divorziare dal coniuge che non un uomo il quale, di fronte alla richiesta di separazione della moglie, reagisca con violenza uccidendo la consorte.
L’argomento della discussione è, in modo lapalissiano, provocatorio. Con tutta probabilità, chi lo ha avviato voleva solamente evidenziare l’insostenibilità del diritto attuale in base al quale un uomo che debba affrontare un divorzio “difficile” è fondamentalemente destinato a soccombere per entrare a far parte dei milioni di uomini e padri separati privati spesso anche dei diritti umani fondamentali.
Il PM Piercamillo Davigo
Dimenticano le feministe che lo stesso argomento, ivi inclusi i supposti vantaggi di una ipotesi anziché dell’altra, fu sollevato anni fa dal Pubblico Ministero Piercamillo Davigo il quale, scagliandosi contro la pratica consolidata dei DIVORZI INFINITI, affermo’ che:
“È più facile uccidere la moglie che venire a capo di un divorzio difficile”
Il tutto è fedelmente riportato su un articolo del Corriere della Sera dell’ottobre del 2007 dove anche il sostituto procuratore di Milano Francesco Greco, punta il dito contro la lentezza della giustizia civile.
Vediamo:
Il PM Francesco Greco
MILANO – Separarsi, che fatica. E quanti anni (e denari) spesi in tribunale a trovare accordi, soluzioni, compromessi. Perfino il sostituto procuratore di Milano, Francesco Greco, punta il dito contro la lentezza della giustizia civile. Lo fa davanti ai giovani industriali riuniti a Capri, citando il collega Piercamillo Davigo: «È più facile uccidere la moglie che venire a capo di un divorzio difficile». Chiamato in causa, il giudice Davigo precisa: «Io parlavo di procedure: i tempi per una separazione spesso superano quelli di una pena infliggibile per omicidio». E il conto si fa in un attimo: trent’ anni per assassinio volontario con le attenuanti generiche e il rito abbreviato rischiano di diventare anche cinque. Molti meno di una causa di separazione. Divorzio all’ italiana, questione di nervi. Di chi, nella (ex) coppia è più forte o più tenace. Di chi è più ricco e ha un avvocato migliore. O, semplicemente, è più paziente. Perché i tempi sono lunghi, anzi lunghissimi. In media 582 giorni per mettersi d’ accordo su alimenti, ma si arriva fino a 10-15 anni per risolvere una lite. Abbastanza per cambiare vita, lavoro, moglie (un’ altra), per vedere diventare maggiorenni i figli per cui tanto si è litigato. Ma con la legge che ti riporta sempre indietro. Al momento della crisi. Secondo le statistiche delle associazioni «separati e divorziati», nell’ ultimo anno si sono contati circa 70 mila separazioni e 50 mila divorzi. Ne sa qualcosa Anna Maria Bernardini De Pace, avvocato matrimonialista (tra i suoi assistiti Eros Ramazzotti ai tempi della crisi con Michelle Hunziker): «Finalmente viene alla luce il problema della conflittualità tra le coppie di oggi». Che litigano allo stesso modo «per 200 euro o per 2 milioni», che scambiano le aule dei palazzi di giustizia per un ring. «Come nella politica, come nella tv», sottolinea la Bernardini De Pace. In tribunale come in un reality. L’ avvocato Laura Hoesch (che invece difese Michelle) aggiunge: «La giustizia non riesce più a gestire il problema». Pochi giudici di famiglia, è questo il dramma. E una marea di consulenti tecnici («alcuni incompetenti») che, inevitabilmente, gonfiano i tempi processuali. Sentenze a rilento. Anna Galizia Danovi, presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia, sbotta: «Noi avvocati dobbiamo evitare di fomentare coniugi uno contro l’ altro. Troppe volte mi sono sentita dire: “Voglio la testa di mia moglie”, ma mi rifiuto di ragionare in questo modo. Greco ha ragione: la giustizia non riesce a dare risposte adeguate». Altro paradosso: spesso le cause si prolungano oltre le sentenze di divorzio (con il marito/moglie che paga gli alimenti all’ ex coniuge per decenni). E allora il conflitto si ricrea all’ infinito. «Colpa della magistratura – dice Marino Maglietta, presidente dell’ associazione Crescere Insieme – che insiste sul modello monogenitoriale. Ma la nuova legge sull’ affidamento condiviso parla chiaro». I figli alla madre, le spese al padre. Una volta, forse. Ora non sempre è così. «Negli ultimi 6 anni – continua l’ avvocato Bernardini De Pace – i più deboli sono gli uomini. Le donne sono meglio preparate ad affrontare i cambiamenti». Dimentichiamo allora, il conflitto Giorgio Falck-Rosanna Schiaffino, il duello Mario Chiesa-Laura Sala che diede via a Tangentopoli, la vicenda Silvana Mangano-Dino De Laurentiis. Oggi le donne sanno difendersi. E vincere le battaglie legali. «Anche se la materia – conclude l’ avvocato Hoesch – è complessa e in continua evoluzione». 582 *** I GIORNI medi di attesa per concludere una causa di divorzio. «Ma – dicono i legali – c’ è chi aspetta anche 10/15 anni» * * * NEI FILM KRAMER CONTRO KRAMER Lei se ne va, poi torna, vuole l’ affidamento del figlio e la famiglia finisce in tribunale. Film del 1979 regia di Robert Benton è uno spaccato impietoso della famiglia americana alle prese con la crisi del privato. La pellicola ebbe grandissimo successo: le crisi fra i due separati, le scenate davanti al figlio sono diventate nell’ immaginario collettivo una sorta di documento realistico della separazione conflittuale *** LA GUERRA DEI ROSES In questo film dell’ 89, Danny DeVito descrive il divorzio di una coppia di yuppie (Kathleen Turner e Michael Douglas, sopra). La battaglia per la spartizione della casa è all’ ultimo sangue
Di seguito, sempre per chiarezza, lo stesso argomento e le stesse argomentazioni, recentemente comparse sul forum maschile e elevato a SCANDALO MEDIATICO.
Lo screenshot del forum maschile
Niente di nuovo, quindi, sotto il sole. Nessun neomaschilismo, ma solo uomini che chiedono giustizia e parita’ di diritti. Paritò di diritti e opportunità anche nel corso della malagurata ipotesi di un eventuale divorzio.
Inutile che i sedicenti gruppi femministi gridino allo scandalo e, come se non lo avessero gia’ fatto nelle piu’ svariate e spesso inopportune occasioni, alla loro fantasmagoriga tesi del femminicidio.
La realta’ è un’altra e sta nell’attesa riforma del diritto di famiglia e nell’incompresa mancata applicazione della legge 54/2006 sull’affidamento condiviso dei figli e sul loro mantenimento diretto.
Tutte questioni che, complice anche l’attuale crisi economica, rappresentano un invito forte ad affrontare prassi giudiziarie fortemente discriminatorie per il mondo maschile.
Mondo maschile che adesso non è piu’ disposto ad aspettare oltre.
Commenti disabilitati su Padre falsamente accusato dalla propria figlia cerca di evitarle la galera
29Mar
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L’amore di una famiglia unita è riuscito a superare la più lurida delle calunnie femministe.
Una ragazza di 21 anni ha cercato di impressionare il proprio ragazzo inventandosi : “mio padre mi ha stuprato da quando avevo 15 anni”. La storia le è sfuggita di mano quando il suo ragazzo ha avvertito la polizia. La ragazza ha quindi tentato di sostenere in tribunale la calunnia, smentita dalla propria madre che ha testimoniato a favore del marito.
Anche così il padre è stato arrestato sulla base della sola parola della figlia.
Che, dopo 6 mesi, è crollata, ed ha confessato di essersi inventata tutto. Le è stato diagnosticato un disturbo di personalità anti-sociale.
Il padre, dopo aver rischiato di venire condannato per una calunnia femminista, di venire allontanato dai propri altri figli e nipoti, di perdere il lavoro, ha perdonato la figlia ed ha cercato di aiutarla in tribunale ad evitare la galera. La ragazza se la è cavata con una condanna a 12 mesi per aver pervertito il corso della giustizia.
Commenti disabilitati su L’esempio da seguire del Tribunale di Campobasso
29Mar
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A Campobasso (raro esempio felice) da quando il Tribunale applica il VERO affido condiviso (cioè 50% padre e 50% madre), rispettando l’uguaglianza civile tra padre e madre, la conflittualità e le cause giudiziali sono DRASTICAMENTE ridotte.
Nel nostro paese il 95% degli Affidi sono ancora prevalenti alle madri.
Commenti disabilitati su Troppi cercano di dimenticare e rimuovere DOLOSAMENTE le VERITA’ denunciate dal dramma di Matthias Schepp
23Mar
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Il disagio e il dolore profondi (insieme alla denuncia del cinismo penetrato dentro gli affetti più cari) è la stessa, identica storia di tantissimi papa’ separati. Anche per loro, come per Schepp, non esiste Giustizia e il dolore per l’indifferenza in molti casi diventa insopportabile.
Non meravigliamoci – QUINDI! – se qualcuno di loro decide di non cedere al ricatto di un sistema intriso di odio per gli uomini e di conseguente, alienazione genitoriale tutta sulle spalle dei figli.
CON LE ATTUALI LEGGI FEMMINISTE UNA DONNA SPOSATA PUO’ IN QUALSIASI MOMENTO CACCIARE DI CASA UN MARITO DIVENUTO SCOMODO, IMPADRONIRSI DEI FIGLI E, NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI, FARSI ANCHE MANTENERE. QUESTA, IN SOSTANZA, E’ UNA DELLE PRASSI PIU’ INCIVILI E PIU’ RICORRENTI NELL’APPLIZAZIINE DEL DIRITTO FAMILIARE FILONAZISTA IN CUI, ARBITRARIAMENTE, SI E’ DECISO DI FAR ESISTERE UN GENITORE DI SERIE A (madre quasi sempre) ED UN GENITORE DI SERIE B (padre quasi sempre).
NON DIMENTICHIAMOCI CHE NEL NOSTRO PAESE OGNI ANNO 80 PAPA’ SEPARATI SI SUICIDANO A SEGUITO DI SEPARAZIONI IN CUI SAREBBERO COMUNQUE DESTINATI A PERDERE TUTTO: SOLDI, CASA, FIGLI, DIGNITA’.
* * * * *
LA LETTERA, L’ULTIMA, RACCONTA QUESTA TRAGEDIA INTERIORE. CHE E’ SEMPRE LA STESSA, UGUALE PER TUTTI I PAPA’ CHE SI TROVANO COINVOLTI IN UNA SEPARAZIONE.
Sono già completamente pazzo, malato, allo stremo, distrutto! Aiuto!! Non ne posso più, non ce la faccio più! Invece di un dialogo ragionevole, ho ricevuto come riposta questi avvocati merda. Tutti volevano aiutarmi, soltanto tu no! Mia moglie! Non hai avuto tempo neanche una volta per parlare, e … vernire a Neuchatel era uno sforzo troppo grande per te. ed è stato per questo che sono andato fuori di testa! Ora non voglio piu’ nessun aiuto, è troppo tardi. Ti ho sempre amata!!!!!!
Tutto ciò che volevo era una famiglia! Perdere te è già stata abbastanza dura, ma poi anche le bambine era troppo. Presumibilmente sono malato, ma non so di che cosa….
Ciao per sempre! Non ne posso più! Mi dispiace enormemente m non c’è più nulla da fare.
Commenti disabilitati su Accusò il marito e la suocera di falsi abusi sulle figlie. Tre anni di reclusione
23Mar
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Mentì sostenendo che le figliolette erano state sedotte dal marito e dalla suocera. L’addebito era uno dei peggiori: un padre accusato di aver avuto rapporti sessuali con le due figlie.
Una denuncia che la signora Elisa, l’ex moglie, presentò in costanza di separazione. Non si limitò a questo perchè dopo che le figlie vennero sottoposte a una serie di controlli da parte di psicologi ed emerse che in realtà nessuno e tanto meno il padre aveva abusato di loro, non soddisfatta, in sede di udienza di separazione davanti al giudice del tribunale civile, depositò materiale pornografico attribuendone la paternità all’ex coniuge e aggiunse che ai giochi erotici partecipava anche la madre di lui, ovvero la nonna delle bambine.
Fu quest’ultima a denunciare l’ex nuora che, con quella bugia tremenda avrebbe voluto tagliare ogni tipo di legame tra le figlie e la famiglia del padre. Calunnia l’ipotesi di reato per la signora Elisa, ma la procura, non ritenendo che quella denuncia avesse in qualche modo danneggiato l’ex marito (in realtà lui per sette mesi non potè vedere le figlie, medesima sorte toccata poi alla madre), dispose di non proseguire l’azione penale e la vicenda era destinata a finire in archivio. Il difensore delle parti offese, l’avvocato Davide Adami si oppose e fu il giudice Laura Donati a disporre l’imputazione coatta per la donna difesa da Gianluca Vassanelli.
Queste le premesse, ieri l’udienza preliminare davanti al gup Isabella Cesari: l’imputata ha chiesto di essere giudicata con rito abbreviato e al termine del processo è stata condannata a tre anni di reclusione. Quell’accusa falsa e gravissima aveva danneggiato e minato la serenità della famiglia dell’ex marito e il gup ha riconosciuto la legittimità di un risarcimento. Tre anni di reclusione ai quali si aggiunge il pagamento di 20 mila euro a lui e di 10 mila euro alla ex suocera.
Commenti disabilitati su 630 gli enti di conciliazione attivi in Italia. Serviranno a ridurre il numero di cause in tribunale
22Mar
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Roma, 21 mar. (TMNews) – Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha virtualmente dato il via da palazzo Chigi alla seconda fase della ‘mediazione’, ovvero quella dell’obbligatorietà della conciliazione prima che un contenzioso approdi in tribunale. “La mediazione – ha detto infatti il Guardasigilli – serve a far sì che le parti, anzichè trovarsi davanti a un giudice per 100 mesi, possano con una stretta di mano chiudere la vertenza, grazie a un mediatore professionale, in 120 giorni”.
“Se entro questo tempo non si chiude la partita – ha comunque precisato Alfano – i cittadini hanno comunque la possibilità di ricorrere al giudice naturale”. Start up in tre fasi: la prima era quella della volontarietà, adesso vi è l’obbligatorietà per una serie di materie (diritti reali, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, risarcimento danni per responsabilità colpa medica, diffamazione a mezzo stampa, contratti assicurativi, finanziari o bancari). Dal 2012, infine, partirà la terza fase”.
L’obiettivo dichiarato della riforma, ha poi aggiunto ancora Alfano, è quello di ridurre il numero di cause che approdano ogni giorno in tribunale. “L’immane numero di cause che arrivano ai tribunali determina l’arretrato da cui è oberata la giustizia italiana. Negli ultimi anni si è verificata capacità smaltimento del 96%, ma quel 4% in 25 anni ha determinato quei 6 milioni di cause pendenti. La mediazione – ha quindi detto Alfano – serviràproprio a ridurre il numero di cause che entrano in tribunali. Se noi riusciamo a smaltire il numero di cause e a ridurre il numero di quelle che entrano ci può portare a pareggiare il bilancio della giustizia”.
Secondo i dati del ministero, infatti, “l’Italia è il quarto Paese più litigioso d’Europa, dopo Russia, Belgio e Lituania”.
Con l’introduzione della mediazione, infine, Alfano ha ricordato che in ogni provincia italiana ci sono organismi di conciliazione già operativi. “Sono in tutto 630 e i cittadini – ha concluso il ministro – possono trovare l’elenco completo sul sito www.giustizia.it”.