Secidenti gruppi femministi all’assalto di gruppi maschili mistificano una discussione di un forum. Ma dimenticano che sullo stesso argomento si erano gia’ espressi più magistrati…
Posted by admin in Archivio,News,Primo Piano
Commenti disabilitati su Secidenti gruppi femministi all’assalto di gruppi maschili mistificano una discussione di un forum. Ma dimenticano che sullo stesso argomento si erano gia’ espressi più magistrati…
La notizia rimbalza di blog in blog. Così come gli insulti e gli inviti di rito a denunciare l’accaduto. I fatti sono quelli di una discussione catturata su un forum in cui si dibatte di “questioni maschili”, ossia dei diritti degli uomini troppo spesso e notoriamente negati nell’era in cui la guerra dei sessi è ormai, oltre ad una tragica realta’, anche un fatto di gossip. Ma in questa guerra per i diritti si sono creati squilibri di tale evidenza che ormai in molti parlano di discriminazione basata su “razzismo di genere” per quella metà degli abitanti di questa terra colpevoli di essere maschi.
L’argomento della discussione, a prescindere da ogni altra considerazione di carattere morale, verte su un punto: paga piu’ duramente un uomo che accetti di divorziare dal coniuge che non un uomo il quale, di fronte alla richiesta di separazione della moglie, reagisca con violenza uccidendo la consorte.
L’argomento della discussione è, in modo lapalissiano, provocatorio. Con tutta probabilità, chi lo ha avviato voleva solamente evidenziare l’insostenibilità del diritto attuale in base al quale un uomo che debba affrontare un divorzio “difficile” è fondamentalemente destinato a soccombere per entrare a far parte dei milioni di uomini e padri separati privati spesso anche dei diritti umani fondamentali.

Il PM Piercamillo Davigo
Dimenticano le feministe che lo stesso argomento, ivi inclusi i supposti vantaggi di una ipotesi anziché dell’altra, fu sollevato anni fa dal Pubblico Ministero Piercamillo Davigo il quale, scagliandosi contro la pratica consolidata dei DIVORZI INFINITI, affermo’ che:
“È più facile uccidere la moglie che venire a capo di un divorzio difficile”
Il tutto è fedelmente riportato su un articolo del Corriere della Sera dell’ottobre del 2007 dove anche il sostituto procuratore di Milano Francesco Greco, punta il dito contro la lentezza della giustizia civile.
Vediamo:

Il PM Francesco Greco
MILANO – Separarsi, che fatica. E quanti anni (e denari) spesi in tribunale a trovare accordi, soluzioni, compromessi. Perfino il sostituto procuratore di Milano, Francesco Greco, punta il dito contro la lentezza della giustizia civile. Lo fa davanti ai giovani industriali riuniti a Capri, citando il collega Piercamillo Davigo: «È più facile uccidere la moglie che venire a capo di un divorzio difficile». Chiamato in causa, il giudice Davigo precisa: «Io parlavo di procedure: i tempi per una separazione spesso superano quelli di una pena infliggibile per omicidio». E il conto si fa in un attimo: trent’ anni per assassinio volontario con le attenuanti generiche e il rito abbreviato rischiano di diventare anche cinque. Molti meno di una causa di separazione. Divorzio all’ italiana, questione di nervi. Di chi, nella (ex) coppia è più forte o più tenace. Di chi è più ricco e ha un avvocato migliore. O, semplicemente, è più paziente. Perché i tempi sono lunghi, anzi lunghissimi. In media 582 giorni per mettersi d’ accordo su alimenti, ma si arriva fino a 10-15 anni per risolvere una lite. Abbastanza per cambiare vita, lavoro, moglie (un’ altra), per vedere diventare maggiorenni i figli per cui tanto si è litigato. Ma con la legge che ti riporta sempre indietro. Al momento della crisi. Secondo le statistiche delle associazioni «separati e divorziati», nell’ ultimo anno si sono contati circa 70 mila separazioni e 50 mila divorzi. Ne sa qualcosa Anna Maria Bernardini De Pace, avvocato matrimonialista (tra i suoi assistiti Eros Ramazzotti ai tempi della crisi con Michelle Hunziker): «Finalmente viene alla luce il problema della conflittualità tra le coppie di oggi». Che litigano allo stesso modo «per 200 euro o per 2 milioni», che scambiano le aule dei palazzi di giustizia per un ring. «Come nella politica, come nella tv», sottolinea la Bernardini De Pace. In tribunale come in un reality. L’ avvocato Laura Hoesch (che invece difese Michelle) aggiunge: «La giustizia non riesce più a gestire il problema». Pochi giudici di famiglia, è questo il dramma. E una marea di consulenti tecnici («alcuni incompetenti») che, inevitabilmente, gonfiano i tempi processuali. Sentenze a rilento. Anna Galizia Danovi, presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia, sbotta: «Noi avvocati dobbiamo evitare di fomentare coniugi uno contro l’ altro. Troppe volte mi sono sentita dire: “Voglio la testa di mia moglie”, ma mi rifiuto di ragionare in questo modo. Greco ha ragione: la giustizia non riesce a dare risposte adeguate». Altro paradosso: spesso le cause si prolungano oltre le sentenze di divorzio (con il marito/moglie che paga gli alimenti all’ ex coniuge per decenni). E allora il conflitto si ricrea all’ infinito. «Colpa della magistratura – dice Marino Maglietta, presidente dell’ associazione Crescere Insieme – che insiste sul modello monogenitoriale. Ma la nuova legge sull’ affidamento condiviso parla chiaro». I figli alla madre, le spese al padre. Una volta, forse. Ora non sempre è così. «Negli ultimi 6 anni – continua l’ avvocato Bernardini De Pace – i più deboli sono gli uomini. Le donne sono meglio preparate ad affrontare i cambiamenti». Dimentichiamo allora, il conflitto Giorgio Falck-Rosanna Schiaffino, il duello Mario Chiesa-Laura Sala che diede via a Tangentopoli, la vicenda Silvana Mangano-Dino De Laurentiis. Oggi le donne sanno difendersi. E vincere le battaglie legali. «Anche se la materia – conclude l’ avvocato Hoesch – è complessa e in continua evoluzione». 582 *** I GIORNI medi di attesa per concludere una causa di divorzio. «Ma – dicono i legali – c’ è chi aspetta anche 10/15 anni» * * * NEI FILM KRAMER CONTRO KRAMER Lei se ne va, poi torna, vuole l’ affidamento del figlio e la famiglia finisce in tribunale. Film del 1979 regia di Robert Benton è uno spaccato impietoso della famiglia americana alle prese con la crisi del privato. La pellicola ebbe grandissimo successo: le crisi fra i due separati, le scenate davanti al figlio sono diventate nell’ immaginario collettivo una sorta di documento realistico della separazione conflittuale *** LA GUERRA DEI ROSES In questo film dell’ 89, Danny DeVito descrive il divorzio di una coppia di yuppie (Kathleen Turner e Michael Douglas, sopra). La battaglia per la spartizione della casa è all’ ultimo sangue
Sacchi Annachiara
[http://archiviostorico.corriere.it/2007/ottobre/07/attacca_divorzi_infiniti_Piu_facile_co_9_071007085.shtml]
—————————————
Di seguito, sempre per chiarezza, lo stesso argomento e le stesse argomentazioni, recentemente comparse sul forum maschile e elevato a SCANDALO MEDIATICO.
Niente di nuovo, quindi, sotto il sole. Nessun neomaschilismo, ma solo uomini che chiedono giustizia e parita’ di diritti. Paritò di diritti e opportunità anche nel corso della malagurata ipotesi di un eventuale divorzio.
Inutile che i sedicenti gruppi femministi gridino allo scandalo e, come se non lo avessero gia’ fatto nelle piu’ svariate e spesso inopportune occasioni, alla loro fantasmagoriga tesi del femminicidio.
La realta’ è un’altra e sta nell’attesa riforma del diritto di famiglia e nell’incompresa mancata applicazione della legge 54/2006 sull’affidamento condiviso dei figli e sul loro mantenimento diretto.
Tutte questioni che, complice anche l’attuale crisi economica, rappresentano un invito forte ad affrontare prassi giudiziarie fortemente discriminatorie per il mondo maschile.
Mondo maschile che adesso non è piu’ disposto ad aspettare oltre.
Ed è davvero difficile dare agli uomini torto.
