630 gli enti di conciliazione attivi in Italia. Serviranno a ridurre il numero di cause in tribunale
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Roma, 21 mar. (TMNews) – Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha virtualmente dato il via da palazzo Chigi alla seconda fase della ‘mediazione’, ovvero quella dell’obbligatorietà della conciliazione prima che un contenzioso approdi in tribunale. “La mediazione – ha detto infatti il Guardasigilli – serve a far sì che le parti, anzichè trovarsi davanti a un giudice per 100 mesi, possano con una stretta di mano chiudere la vertenza, grazie a un mediatore professionale, in 120 giorni”.
“Se entro questo tempo non si chiude la partita – ha comunque precisato Alfano – i cittadini hanno comunque la possibilità di ricorrere al giudice naturale”. Start up in tre fasi: la prima era quella della volontarietà, adesso vi è l’obbligatorietà per una serie di materie (diritti reali, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, risarcimento danni per responsabilità colpa medica, diffamazione a mezzo stampa, contratti assicurativi, finanziari o bancari). Dal 2012, infine, partirà la terza fase”.
L’obiettivo dichiarato della riforma, ha poi aggiunto ancora Alfano, è quello di ridurre il numero di cause che approdano ogni giorno in tribunale. “L’immane numero di cause che arrivano ai tribunali determina l’arretrato da cui è oberata la giustizia italiana. Negli ultimi anni si è verificata capacità smaltimento del 96%, ma quel 4% in 25 anni ha determinato quei 6 milioni di cause pendenti. La mediazione – ha quindi detto Alfano – serviràproprio a ridurre il numero di cause che entrano in tribunali. Se noi riusciamo a smaltire il numero di cause e a ridurre il numero di quelle che entrano ci può portare a pareggiare il bilancio della giustizia”.
Secondo i dati del ministero, infatti, “l’Italia è il quarto Paese più litigioso d’Europa, dopo Russia, Belgio e Lituania”.
Con l’introduzione della mediazione, infine, Alfano ha ricordato che in ogni provincia italiana ci sono organismi di conciliazione già operativi. “Sono in tutto 630 e i cittadini – ha concluso il ministro – possono trovare l’elenco completo sul sito www.giustizia.it”.
[Fonte: http://www.giustizia.it]