False accuse di stupro: nei guai la donna simbolo contro le violenze

«Adama, la senegalese scelta come simbolo per la giornata mondiale contro le violenze alle donne (25 novembre), è stata denunciata. Si era inventata tutto. Non era stata violentata e nemmeno picchiata. Ora deve rispondere di calunnia e di una serie di capi di imputazione.

Del suo caso si era interessata anche il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, non appena insediata col Governo Monti. Per l’uomo, un connazionale, falsamente accusato, è stato archiviato definitivamente il fascicolo che lo vedeva indagato per i reati di violenza sessuale e lesioni. Il 25 novembre scorso, Giornata mondiale contro le violenze alle donne, si erano scatenate diverse associazioni bolognesi, come “Migranda” e “Trama di Terre”, lanciando un appello per Adama affinché venisse liberata.

La senegalese, infatti, che aveva denunciato, due mesi dopo la data del presunto stupro, era rinchiusa al Cie di Bologna, il Centro di identificazione ed espulsione. Migliaia e migliaia le firme raccolte da tutta Italia e altrettanti commenti che ancor oggi si possono leggere nei siti internet delle associazioni. La straniera, dopo il clamore che aveva suscitato questo caso, aveva ottenuto un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale dalla Procura di Forlì, grazie all’interessamento del legale Andrea Ronchi. Era il 30 novembre e, da allora, Adama è ospite in una struttura protetta [cioè in uno di quei centri che le femministe chiamano “anti-violenza”], proprio lo stesso luogo dove, l’altro giorno, i Carabinieri della Polizia Giudiziaria della Procura di Forlì, inviati dal Sostituto Procuratore Alessandro Mancini, le hanno notificato la chiusura delle indagini e l’hanno così informata che deve rispondere di 12 capi di imputazione.
Smentita. Si va dalla calunnia al suo connazionale e al datore di lavoro a una serie incredibile di falsi. Ma Adama deve anche rispondere di sostituzione di persona e truffa. La senegalese, infatti, che ha persino prodotto documenti di un falso matrimonio contratto in Senegal (regolarizzato dal Comune di Civitella di Romagna), si era sostituita a una altra donna senegalese residente a Genova. Con questa identità ha aperto conti correnti, denunciato smarrimenti di bancomat, richiesto ricongiungimenti famigliari e si è fatta assumere alla “Del campo” di Santa Sofia, dove ha persino accusato davanti all’autorità giudiziaria l’amministratore Guido Sassi di essere a conoscenza che lei fosse clandestina. L’imprenditore, invece, vedendo i documenti “regolari” non ne sapeva nulla. Per questo, Adama, deve rispondere di un’altra calunnia. I reati sono tanti. Il Sostituto procuratore Alessandro Mancini che ha svolto tutti gli accertamenti ha chiuso l’indagine e archiviato il fascicolo riguardante il presunto stupratore.

Testimonianze, riscontri, contraddizioni e indagini specifiche hanno formato un quadro incredibile.
Il futuro. Ora il fascicolo di Adama finirà all’Ufficio Immigrazione di Bologna e a questo punto la donna sarà espulsa come prevede la legge. Restano le accuse che erano state mosse dalle associazioni bolognesi per i diritti delle donne emigrate ai Carabinieri della Compagnia di Meldola, che erano stati tirati in ballo duramente «per non essersi accorti che la donna era stata violentata e per non aver fatto nulla per accertarlo».
All’interno dell’Arma si erano mobilitati alti vertici per capire cosa fosse accaduto. La condotta dei militari, si è poi capito, era stata più che corretta e garantista. L’indagine su Adama è chiusa, ma la vicenda giudiziaria non ancora e ci potrebbero essere altri sviluppi.»

Fonte: http://www.corriereromagna.it/forli/2012-04-28/false-accuse-di-stupro-nei-guai-la-donna-simbolo-contro-le-violenze

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