Violenza domestica: impariamo a conoscerla

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1 – “Le donne sono vittime di violenza da parte di estranei che non conoscono”
La famiglia è il luogo più sicuro per la donne e bambini;  le madri single hanno probabilità da 2 a 3 volte minore di subire violenza rispetto alle madri sposate; i bambini figli di divorziate o di madri single hanno una probabilità di subire gravi abusi da 6 a 30 volte maggiore dei bambini che crescono nella loro famiglia ed una probabilità 73 volte maggiore di subire abusi mortali.
2 – “La violenza domestica è un fenomeno poco diffuso”
Circa una persona su 10 ha problemi di violenza, uomini e donne in egual misura.  Tuttavia queste persone eccitate dalla violenza tendono a cercarsi fra di loro, passando da una reazione violenta all’altra.
3 – “La violenza domestica è presente in maggior parte fra le classi più povere o culturalmente e socialmente svantaggiate”
Vero. Evitare persone con procedenti penali per risse e teppismo è sicuramente un fattore di sicurezza.   Le statistiche indicano inoltre una maggiore incidenza di reati fra i neo-immigrati, e spesso le differenze culturali contribuiscono ad innescare conflitti familiari in coppie miste.
4 – “La violenza domestica è causata dall’assunzione di alcool o droghe”
Vero. Evitare ubriachi, drogati e femministe è sicuramente un fattore di sicurezza.
5 – “La violenza domestica non ha conseguenze sulla salute delle persone”
Falso. Le conseguenze più gravi, fino all’omicidio, si hanno al momento della separazione, in coincidenza di sentenze ingiuste o conflittualità alimentata da avvocati, se non addirittura aizzata da avvocate femministe.  Centri di mediazione per famiglie con problemi di violenza aiutano ad evitare questi problemi.
6 – “La violenza domestica è causata da una momentanea perdita di controllo”
Questo è particolarmente vero per la violenza operata dalle donne, spesso frutto di raptus.
7 – “I/le partner violenti sono “malati di mente” persone con problemi psichiatrici”
Non sempre.
8 – “Le persone violente hanno subìto maltrattamenti nell’infanzia”.
Molto frequentemente si tratta di persone che da bambini hanno subito percosse ad opera di una madre e/o di un padre violenti, diventando adulti violence-addicted.
9 – “Alle persone che subiscono violenza domestica in fondo “piace” essere picchiate, altrimenti se ne andrebbero di casa”
Falso.  Solo il 62% delle persone che dicono di aver subito violenza sono persone violente che cercano  relazioni violente, magari per ricreare le sensazioni della loro infanzia violenza o perché ne vengono eccitati.
Ci sono anche persone vittime innocenti di violenza che ne rimangono intrappolate: ad esempio per gli uomini lasciare una moglie violenta significa perdere la propria casa, lasciare i figli in sua balia, e venire ridicolizzato, se non addirittura finire vittima di false accuse.
10 – “Uomini e donne sono violenti in egual misura”
Vero. Secondo i più accreditati studi, ad avere comportamenti violenti sono il 5-10% della popolazione, con una lieve prevalenza, ma non statisticamente significativa, delle donne.
Tuttavia la superiore forza fisica degli uomini rende le loro violenze più pericolose.
Queste affermazioni possono sorprendere chi é stato esposto alla ingannevole propaganda femminista che, per dipingere falsamente tutte le donne come vittime innocenti di tutti gli uomini, è arrivata a minacciare di morte gli autori e le autrici delle ricerche che addivenivano a conclusioni opposte.

Interrompere il “ciclo della violenza” è possibile

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Le famiglie patologiche trasmettono i propri problemi alle generazioni successive in un “ciclo della violenza”:

Prima fase: Innamoramento, tentativo di formare una nuova famiglia, ostacolato dalla sfiducia verso il prossimo e quindi verso il coniuge; incomprensioni.  Escalation di manipolazioni.

Seconda fase: Ritorno a casa di mamma, sottrazione dei figli e loro alienazione mediante la calunnia di genere, fino a causare la Sindrome di Alienazione Genitoriale.

Terza fase: I bambini non protetti mediante allontanamento dal genitore alienante diventano adulti problematici, con difficoltà a formare unioni stabili e tendenza ad esercitare contro i propri figli ciò che loro stessi hanno subito da piccoli.

È possibile interrompere il ciclo della violenza:

  1. Durante la prima fase: con leggi che garantiscano un vero affido condiviso, che rendano difficile sottrarre i bambini e con sentenze che scoraggino l’idea che “sono una mamma, quindi posso fare quello che voglio tanto nessun giudice oserà affidare i figli al padre”.
  2. Durante la seconda fase: se il bambino ha ormai subito una alienazione genitoriale di grado grave (o di grado medio in peggioramento) è essenziale l’immediata inversione dell’affido: allontanamento dal genitore alienante ed affidamento al genitore alienato.  Non proteggere un bambino in questa fase, o fingere di proteggerlo disponendo ormai inutili terapie, significa lasciare che venga rovinato.
  3. Durante la terza fase: alcuni bambini alienati quando iniziano ad interagire con il mondo normale si rendono graduale conto di cosa hanno subito.  Tale processo  può essere aiutato da campagne di informazione volte a creare consapevolezza sul problema dell’alienazione e delle false accuse.   Spesso il danno biologico subito è ormai così grave che l’adulto alienato necessiterà di anni di terapia.

Fonte: http://www.violenzadigenere.it/gender_news/2011/08/20/ciclo-della-violenza