La distopia femminista vista da una donna

Andavo a trovare femministe nelle loro case insieme al mio bambino: avevano eliminato qualunque cosa fosse maschile. Niente macchinine, niente camion, niente giochi che potessero incoraggiare il bambino a giocare come un maschio. Ogni cosa maschile le disgustava. Noi mamme sedevamo attorno ad un tavolo parlando di come cambiare il mondo in senso Marxista. Non c’era niente di sensuale nelle loro case. Odiavano cucinare. I bambini erano confusi e piangevano […]

Emergeva la figura del loro “Uomo Nuovo” e non era un bel vedere. Ripetendo come un pappagallo le parole della sua compagna, partecipava alle riunioni femministe, impegnandosi a sembrare coinvolto. In realtà mi sembravano scioccati e scocciati. Le femministe non si sforzavano di avere una relazione paritaria con i loro partners. Si vedevano come esseri superiori. Gli uomini dovevano stare tre passi dietro ed ubbidire. Chi si ribellava, veniva cacciato dalla casa matrimoniale e — in molti casi — allontanato dai propri bambini. C’era una legione di avvocate e psicologhe femministe per aiutare le “sorelle” a distruggere gli uomini.

Testimonianza di Erin Pizzey.

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