I feti sono esseri umani. Le nazifemministe no

Samuel Armas, quando era un feto di 21 settimane, è stato temporaneamente estratto dall’utero per ricevere cure mediche per problemi di spina bifida.  Nella foto di quel momento la sua manina sembra stringersi al dito del dottore che lo stava tenendo.  L’operazione ha avuto successo, Samuel è poi nato il 2 dicembre 1999, ed oggi ha 12 anni senza alcun problema.

Il suo papà e la sua mamma dicono “Non era il nostro feto, quello era Samuel”.

Un altro bambino non è stato così fortunato come Samuel.

Sua madre ha deciso di abortirlo.

Anche lui è stato filmato: una femminista, usando la tecnica ecografica, ha filmato le fasi dell’aborto.  Dopo aver visto il film non ha mai più osato toccare l’argomento dell’aborto, e il dottore che ha praticato l’aborto ha deciso di smettere.

Nel filmato ecografico, il dott. Bernard Nathanson mostra il cuore che batte nel petto del bambino che sta crescendo tranquillo.

Ma quando penetra l’ago aspirante i battiti del cuore aumentano, aumentano i movimenti in maniera agitata, indietreggia, come se provasse ad evitarlo.

Ma non c’è niente da fare.  La punta dell’aspiratore buca il corpo del bambino e lo uccide facendolo a pezzi ed aspirandone gli organi

“Feminazi” — il termine usato negli Stati Uniti per denotare quelle femministe che vogliono vedere abortiti quanti più bambini possibile — viene tradotto in italiano come “nazifemminismo”, e denota anche quel femminismo che vuole allontanare dai papà quanti più bambini possibile, che non disdegna nemmeno le false accuse di abusi, su se stesse e sui minori, per distruggere l’ex marito, che plagia i bambini fino a far loro dire “ricordo che quando avevo 1 anni papà mi abusava”.

 

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