Gianna Jessen, feto sopravvissuto all’aborto, parla alle femministe che tentarono di sopprimerla

“Se l’aborto riguarda solo i diritti della donna come la mettiamo con i miei di diritti?  Nessuna femminista radicale manifestava per i miei diritti, il giorno che la mia vita veniva soppressa nel nome dei diritti della donna.  Non soffrirei di paralisi cerebrale se non fossi sopravvissuta”

Sono le parole di Gianna Jessen, nata il 6 aprile 1977 in una clinica per aborti, che aveva consigliato alla madre di Gianna di abortire con aborto salino una tecnica abortista usata prevalentemente dopo il terzo trimestre. Essa consiste nell’iniettare nell’utero una soluzione salina che corrode il feto e porta alla sua morte. In seguito, a causa delle contrazioni uterine, il feto viene espulso morto entro le seguenti 24 ore.

Nel caso di Gianna, la tecnica non funzionò e la bambina nacque viva, dopo 18 ore, mentre il medico abortista era assente. Gianna venne quindi trasferita in ospedale e riuscì a sopravvivere, nonostante pesasse solo nove etti; tuttavia la carenza di ossigeno causata dall’aborto le ha procurato una paralisi cerebrale e muscolare. Nonostante la paralisi cerebrale Gianna Jessen imparò a camminare con tutore all’età di 3 anni.

La bambina fu adottata a tre anni. A vent’anni, grazie alle cure mediche, riuscì a ottenere la capacità di camminare senza tutore, seppure con notevoli difficoltà.  Per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’aborto, nel 2006 è riuscita a partecipare e a completare la maratona di Londra, nonostante la difficoltà a correre.

http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/4500022.stm

http://www.giannajessen.com/main/octoberbaby.html

 

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