Denuncio l’associazione Artemisia di Firenze sul web. Non fu diffamazione.

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Processo molto lungo la cui durata settennale è legata al fatto che in prima battuta la Procura lo assegnò al Giudice di Pace il quale, dichiarando la propria non competenza, restitui’ il fascicolo alla stessa Procura che modificò il capo di imputazione da semplice diffamazione a diffamazione aggravata a mezzo stampa.

Quel padre separato (Gianni Furlanetto, G.F. come si legge nell’articolo de La Nazione), difeso dall’avvocato Paolo Patelmo del Foro di Belluno, è stato assolto nel pomeriggio di ieri 05/12/2013 per non aver commesso il fatto (art. 530 comma II c.p.p) dal giudice Dott.ssa Sabina Gallini del Tribunale di Firenze.

Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, attraverso testimonianze e acquisizioni documentali, è stata anche ricostruita la vericidità di una parte dei fatti precedentemente denunciati. Le motivazioni della sentenza sono attese tra 90 giorni.

http://www.giannifurlanetto.it/2013/12/06/padre-separato-accuso-artemisia-sul-web-ma-non-era-diffamazione/

ONU: l’Italia è uno dei paesi al mondo più sicuri per le donne

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UnknownIn Italia sia uomini che donne uccidono in prevalenza uomini piuttosto che donne, tanto che solo il 23% delle vittime di omicidio è di sesso femminile.

In Giappone, Germania e Svizzera il 50% delle vittime di omicidio è di sesso femminile; in Norvegia e in Nuova Zelanda e’ il 41%; in Danimarca e Svezia il 35%; in Francia e Regno Unito il 34%; in Spagna il 33%; in Cina il 30%; in Finlandia e nel Lussemburgo il 29%; in Australia il 28%; in Olanda, India, Canada e Russia il 26%.

Ancora meglio in scala assoluta: in Italia solo 0.5 omicidi di donne ogni 100mila abitanti: meno di tutti i nostri paesi confinanti (0.7 in Svizzera, 0.9 in Francia e Slovacchia, 1.2 dell’Austria).   E ancora, 1.9 negli USA e 8.7 in Russia.

E allora perché le femministe continuano a sbraitare al “femminicidio”, orribile neologismo inventato per calunniare gli uomini?

Sono in cerca di finanziamenti pubblici per i loro centri, tristemente noti per false accuse di violenza contro papà separati, finalizzate a privarli dei figli?

La fonte dei dati è l’ONU, che ha pubblicato tutti i dati, qui riassunti dalla seguente tabella:

Omicidi-dati-ONU

Paese Percentuale di uomini fra le vittime di omicidio Percentuale di donne fra le vittime di omicidio Uomini uccisi ogni 100,000 Donne uccise ogni 100,000
Sri Lanka 96.3% 3.7% 6.2 0.2
Fiji 85.8% 14.2% 1.5 0.3
Tunisia 88.1% 11.9% 2.0 0.3
Egypt 87.7% 12.3% 2.2 0.3
Morocco 80.5% 19.5% 1.4 0.3
Greece 70.3% 5.0% 5.0 0.3
Vanuatu 78.3% 21.7% 1.3 0.4
Japan 50.0% 50.0% 0.4 0.4
Solomon Islands 76.2% 23.8% 1.3 0.4
Ireland 81.8% 18.2% 2.1 0.5
Libyan Arab Jamahiriya 92.0% 8.0% 5.2 0.5
Italy 75.9% 23.9% 1.6 0.5
Denmark 65.5% 34.5% 0.9 0.5
Norway 58.6% 41.4% 0.7 0.5
Netherlands 70.4% 26.4% 1.4 0.5
Lebanon 84.0% 16.0% 2.9 0.5
Singapore 65.4% 34.6% 1.0 0.5
Viet Nam 82.4% 17.6% 2.6 0.5
Qatar 75.3% 24.7% 0.6 0.6
Spain 66.9% 33.1% 1.2 0.6
Sweden 65.5% 34.5% 1.1 0.6
Kuwait 80.4% 19.6% 1.6 0.6
Iran (Islamic Republic of) 79.5% 20.5% 2.3 0.6
Micronesia (Federated St 73.6% 26.4% 1.6 0.6
Yemen 85.1% 14.9% 3.5 0.6
Djibouti 90.9% 9.1% 6.2 0.6
Syrian Arab Republic 87.6% 12.4% 4.5 0.7
Czech Republic 60.9% 39.1% 1.1 0.7
Slovenia 46.2% 53.8% 0.6 0.7
Switzerland 50.9% 49.1% 0.8 0.7
Tonga 68.9% 31.1% 1.6 0.7
Sao Tome and Principe 81.9% 18.1% 3.4 0.7
Poland 72.9% 27.1% 2.2 0.8
Bosnia and Herzegovina 78.9% 21.1% 3.1 0.8
Luxembourg 71.5% 28.5% 2.0 0.8
Iraq 80.3% 19.7% 3.3 0.8
Zambia 77.8% 22.2% 3.0 0.8
United Kingdom 66.1% 33.9% 1.7 0.8
Germany 50.4% 49.6% 0.9 0.8
Slovakia 66.0% 25.5% 2.3 0.9
France 65.7% 34.3% 1.9 0.9
Afghanistan 81.3% 18.7% 3.7 0.9
Canada 73.8% 26.2% 2.7 0.9
Portugal 70.7% 29.3% 2.5 1.0
Uganda 94.0% 6.0% 15.5 1.0
Serbia 71.2% 28.8% 2.5 1.0
Argentina 77.9% 15.3% 5.4 1.0
China 69.9% 30.1% 2.2 1.0
Malaysia 76.8% 23.2% 3.3 1.0
Croatia 51.0% 49.0% 1.2 1.0
Bolivia (Plurinational Sta 83.4% 16.6% 5.3 1.0
New Zealand 59.1% 40.9% 1.6 1.1
Montenegro 70.3% 29.7% 2.6 1.1
Timor-Leste 91.8% 8.2% 12.5 1.2
Hungary 54.7% 45.3% 1.6 1.2
Georgia 84.0% 15.0% 7.7 1.2
Australia 72.1% 27.5% 3.3 1.2
Austria 63.8% 36.2% 2.3 1.3
Niger 83.3% 16.7% 6.3 1.3
Finland 71.1% 28.9% 3.3 1.3
Romania 60.6% 39.4% 2.1 1.3
Peru 77.3% 22.7% 4.4 1.3
Cyprus 63.2% 36.8% 2.2 1.3
Oman 73.9% 26.1% 2.8 1.3
Haiti 85.5% 14.5% 8.2 1.4
Mali 91.4% 8.6% 14.7 1.4
Malta 25.0% 75.0% 0.5 1.4
Somalia 52.5% 47.5% 1.6 1.5
The former Yugoslav Rep 65.9% 34.1% 2.8 1.5
Tajikistan 57.6% 42.4% 2.1 1.5
India 73.7% 26.3% 3.9 1.5
Belgium 58.5% 41.5% 2.2 1.5
Armenia 69.9% 30.1% 4.0 1.5
Paraguay 93.6% 6.4% 22.1 1.6
Uzbekistan 78.1% 21.9% 5.6 1.6
Israel 81.2% 18.8% 7.2 1.6
Saudi Arabia 71.5% 28.5% 3.5 1.7
Nicaragua 92.1% 7.9% 20.7 1.8
United States of America 77.4% 22.5% 6.6 1.9
Chile 86.5% 13.5% 12.3 1.9
Albania 79.6% 20.4% 7.5 1.9
Bulgaria 74.7% 25.3% 6.2 2.0
Turkey 80.9% 19.1% 8.6 2.0
Nepal 87.3% 12.7% 14.9 2.1
Cuba 76.7% 23.3% 7.2 2.2
Republic of Korea 49.0% 51.0% 2.2 2.3
Indonesia 85.8% 14.2% 13.9 2.3
Thailand 88.3% 11.7% 18.0 2.3
Mexico 89.8% 10.2% 23.0 2.5
Jordan 82.3% 17.7% 11.4 2.6
Costa Rica 88.2% 11.8% 18.8 2.6
Saint Lucia 93.3% 6.7% 40.9 2.8
Kyrgyzstan 79.4% 20.6% 11.3 2.9
Ukraine 74.9% 25.1% 10.1 2.9
Pakistan 60.5% 39.5% 4.3 2.9
Lao People’s Democratic 67.6% 32.4% 6.3 3.0
Myanmar 84.4% 15.6% 17.4 3.1
Philippines 91.8% 8.2% 34.8 3.1
Madagascar 80.6% 19.4% 13.1 3.1
Dominican Republic 87.5% 12.5% 22.0 3.2
Uruguay 69.9% 30.1% 7.9 3.2
Kenya 91.9% 8.1% 37.0 3.3
Burkina Faso 90.8% 9.2% 32.9 3.3
Turkmenistan 85.9% 14.1% 20.6 3.3
Ecuador 91.8% 8.2% 36.7 3.3
Liberia 83.6% 16.4% 16.9 3.3
Estonia 78.3% 21.7% 14.3 3.4
United Republic of Tanza 93.0% 7.0% 45.7 3.4
Bhutan 65.6% 34.4% 5.9 3.5
Lithuania 74.6% 25.4% 12.1 3.6
Suriname 76.9% 23.1% 11.9 3.6
Democratic People’s Rep 87.6% 12.4% 27.1 3.7
Papua New Guinea 85.9% 14.1% 21.9 3.8
Grenada 83.3% 16.7% 19.1 3.8
Belarus 59.3% 40.7% 6.4 3.8
Cambodia 90.8% 9.2% 39.9 3.9
Republic of Moldova 67.9% 32.1% 9.5 4.0
Algeria 72.3% 27.7% 10.4 4.1
Mongolia 72.7% 27.3% 11.1 4.1
Panama 91.3% 8.7% 42.8 4.1
Zimbabwe 84.8% 15.2% 24.5 4.3
Bangladesh 74.8% 25.2% 12.4 4.3
Venezuela (Bolivarian Re 95.0% 5.0% 87.6 4.7
Mauritius 66.7% 33.3% 9.7 4.7
Cape Verde 81.6% 18.4% 21.9 4.8
Senegal 72.3% 27.7% 12.7 4.8
Latvia 68.2% 31.8% 12.3 4.9
Benin 83.4% 16.6% 25.6 4.9
Togo 75.7% 24.3% 16.6 5.2
Colombia 92.0% 8.0% 63.3 5.3
Brazil 90.8% 9.2% 54.7 5.4
Trinidad and Tobago 92.5% 7.5% 72.2 5.5
Saint Vincent and the Gr 85.0% 15.0% 30.8 5.5
Bahamas 88.5% 11.5% 46.6 5.8
Ghana 81.5% 18.5% 25.1 5.9
Nigeria 75.4% 24.6% 18.2 6.1
Eritrea 82.4% 17.6% 29.8 6.2
Sierra Leone 78.4% 21.6% 24.0 6.3
Gambia 70.4% 29.6% 15.4 6.3
Rwanda 81.1% 18.9% 28.2 6.3
Azerbaijan 77.5% 22.5% 23.6 6.7
Gabon 74.6% 25.4% 20.5 7.0
Namibia 86.8% 13.2% 47.9 7.2
Barbados 67.7% 32.3% 15.5 7.3
Guyana 76.1% 23.9% 23.5 7.5
Angola 79.6% 20.4% 30.5 7.7
Democratic Republic of t 82.0% 18.0% 35.8 7.8
Comoros 67.9% 32.1% 16.4 7.9
Chad 74.8% 25.2% 23.8 7.9
Kazakhstan 74.8% 25.2% 26.9 8.4
Mozambique 85.8% 14.2% 53.6 8.4
Russian Federation 74.3% 25.7% 29.1 8.7
Malawi 87.8% 12.2% 63.3 8.7
Guinea-Bissau 77.6% 22.4% 31.7 9.0
Ethiopia 81.8% 18.2% 41.9 9.2
Guinea 79.1% 20.9% 35.3 9.5
Honduras 93.1% 6.9% 131.7 9.7
Lesotho 78.0% 22.0% 36.6 9.9
Guatemala 88.9% 11.1% 84.5 10.0
South Africa 81.5% 18.5% 45.4 10.1
Belize 86.9% 12.3% 73.5 10.1
Burundi 75.9% 24.1% 33.7 10.3
Jamaica 89.9% 10.1% 95.2 10.3
Equatorial Guinea 74.5% 25.5% 30.1 10.8
Botswana 75.6% 24.4% 34.1 11.1
Mauritania 61.4% 38.6% 18.0 11.4
El Salvador 87.4% 12.6% 100.9 13.2
Swaziland 83.5% 16.5% 69.9 13.3
Congo 78.1% 21.9% 48.0 13.5
Cameroon 64.7% 35.3% 25.6 13.9
Central African Republic 75.0% 25.0% 44.5 14.4
Sudan 65.8% 34.2% 31.6 16.7
Cote d’Ivoire 84.8% 15.2% 94.5 17.6
Palau 87.3% 12.7%
Saint Kitts and Nevis 85.0% 15.0%
Marshall Islands 84.2% 15.8%
Cook Islands 76.3% 23.7%
Tuvalu 74.3% 25.7%
Andorra 73.7% 26.3%
Dominica 68.7% 31.3%
Monaco 68.2% 31.9%
Niue 68.0% 32.0%
Antigua and Barbuda 66.7% 33.3%
Seychelles 53.6% 46.4%
Nauru 19.6% 80.4%

 

La realtà attuale dei centri antiviolenza. Ne parla la fondatrice.

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Erin Pizzey, fondatrice del primo centro-antiviolenza in Europa, venne invitata dalle femministe americane che volevano aprire loro centri.

Pensando che centri femministi fossero meglio di niente, accettò.

Dalla sua autobiografia, i ricordi di quel viaggio:

Entrate nella sede del magazine femminista notammo che non c’erano uomini.  Tutto era bianco, e su un muro c’era lo slogan “una donna ha bisogno di un uomo come un pesce di una bicicletta”. […] Le donne indossavano tute e sembravano idraulici o muratori.  Mi sentivo estraniata nel camminare in un palazzo senza uomini. […]

Lindy credeva che fossimo femministe separatiste.  Le spiegai che credevamo che le donne dovessero avere eguali opportunità ma che, per quello che vedevamo, il femminismo sembrava più che altro interessato a promuovere un’agenda finalizzata a distruggere gli uomini e le famiglie. […]  Gli uomini hanno fatto poco per proteggersi dal femminismo radicale che cercava di cacciarli via dalle loro case familiari e dalla vita dei loro figli.  Il meeting era una farsa e fronteggiammo femministe ostili con il volto di pietra. […]  Reagivano positivamente quando dicevo che i bambini avevano bisogno di rifugi, ma quando chiarivo che anche gli uomini potevano essere vittime di violenza domestica sentivo una immediata fredda reazione, e sapevo di averle perse. […] Tutti volevano sentirsi dire che le donne ed i bambini venivano nel nostro rifugio perché tutti gli uomini erano dei bruti.  Non importava quante volte dicessi loro che un uomo ci aveva dato i palazzi, ed un uomo si occupava dei fondi per aiutarci a rimanere aperti.  L’auditorio era cieco alla ragione. […]  La maggior parte delle femministe che incontrai non credevano che i bambini avessero bisogno dei loro papà.  Vivevano la loro vita senza uomini. […]

Uno degli ultimi giorni, venne dato il microfono ad una giovane ragazza, si lanciò a confidare un drammatico racconto della brutalità del suo partner.

Ero stupita. Guardai rapita le facce di chi ascoltava.  Volevo interrompere e segnalare che una donna davvero vittima di violenza di solito si vergognava di quello che aveva subito. L’ultima cosa che avrebbe voluto era stare davanti a tanti sconosciuti e raccontare la storia al mondo.  Invece le donne violente non avevano il senso della vergogna quando cercavano la luce dei riflettori.

Appena finì, andai da lei e le dissi “meriteresti un Oscar per la performance”.  Rise e mi disse “ho detto loro quello che volevano sentirsi dire”.

 

http://www.amazon.co.uk/This-Way-Revolution-Erin-Pizzey/dp/0720613604

http://en.wikipedia.org/wiki/Erin_Pizzey

http://www.erinpizzey.com

http://www.erinpizzey.com/books.html

 

Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS), abuso sull’infanzia

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La PAS è un disturbo di cui sono vittima soprattutto i bambini coinvolti in una separazione conflittuale fra i loro genitori: quando uno dei due (genitore alienante), accecato dall’odio verso l’altro, manipola il figlio e condiziona le cure genitoriali a che il bambino condivida l’odio e partecipi alla campagna di denigrazione, l’istinto di sopravvivenza del bambino lo porta a soffocare il proprio naturale affetto verso il genitore alienato, arrivando a perdere il contatto con la realtà per sposare attivamente la follia del genitore alienante.

Tale disturbo può permanere in età adulta, rendendo impossibile al giovane adulto di costruire una propria famiglia ed avere fiducia nel prossimo; l’essere stati premiati in gioventù per aver esibito odio verso un genitore buono può portare a devianze psicopatiche.

Non si parla di PAS quando il rifiuto verso un genitore è motivato da sue reali mancanze o peggio.

L’unico modo efficace di proteggere i bambini vittima di PAS di grado grave (o di grado medio in peggioramento) è l’allontanamento urgente dal genitore alienante, per venire affidati al genitore alienato; se necessario previo un periodo di cure.  Al fine di ridurre tale periodo, esperti americani stanno sviluppando percorsi per il recupero rapido dei bambini che hanno subito l’abuso della PAS.

Sebbene alcuni casi di PAS siano evidentissimi (bambini sottratti da un genitore ed in seguito a ciò osservati dai Servizi durante anni di separazione dal genitore alienato), esistono avvocati e medici che arrivano a tentare di negare la PAS.

Per avere qualche chiarimento, riportiamo un’intervista alla Dott.ssa Sonia Mancini, psicologa dell’età evolutiva:

Dott.ssa, cosa è la sindrome da alienazione parentale e quanto è diffusa nel nostro Paese?

La Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) è una delle forme di abuso cui si sta recentemente prestando attenzione. Negli ultimi anni, nei casi di separazione e/o divorzio, si incontrano sempre più spesso bambini che rifiutano uno dei loro genitori senza una causa apparente, limitandosi ad esprimere dei sentimenti negativi, spesso di ostilità e di odio nei suoi confronti. La sua manifestazione principale, infatti, risulta essere la campagna di denigrazione rivolta contro un genitore, allo scopo di ottenere che il figlio si rifiuti di frequentarlo.

Va precisato che il termine “alienante”, riferito al genitore, è da intendersi in un duplice effetto: il genitore alienante aliena (rende estraneo) l’altro genitore al bambino, ma aliena anche il bambino a se stesso, abusando del suo potere psicologico per distruggere l’immagine dell’ex coniuge che il bimbo si è formato nel tempo, per sostituirla ed imporgli la propria.

Gli scopi del genitore programmatore o alienante sono molteplici: spesso la motivazione è quella di ottenere l’affidamento esclusivo del figlio o di ottenere concessioni economiche; non è poi da escludere che la controversia tra i due ex coniugi possa essere un modo per mantenere un legame tra i due: molto spesso la programmazione si verifica in situazioni di gelosia a causa della nuova condizione sentimentale dell’ex coniuge. Non sempre il genitore alienante inventa volontariamente accuse infondate per raggiungere obiettivi personali, ma può anche essere convinto della necessità di limitare la relazione del figlio con l’altro genitore, anche in buona fede, sulla base dei propri vissuti e delle proprie difficoltà psicologiche che tende a proiettare sul bambino.

 

Come si manifesta?

Quando il genitore alienante ostacola costantemente la relazione del figlio con l’ex coniuge, con il passare del tempo il bambino riceve il messaggio, non detto esplicitamente, ma comunque molto chiaro, che un genitore è superiore all’altro. I bambini più piccoli sono i più vulnerabili di fronte a questo messaggio, e tendono ad accettarlo senza spirito critico o di contraddizione, facendo proprie le idee e gli affetti del genitore alienante.

Un figlio che vive in un’atmosfera di rabbia e di rifiuto finirà per assorbire ed adottare questo contesto. È comprensibile come il suo bisogno di sicurezza, la sua situazione di dipendenza e la paura di perdere anche il genitore con cui vive lo spingano ad identificarsi con quest’ultimo e a schierarsi dalla sua parte. La conseguenza importante è che il genitore alienante forza il bambino a scegliere i suoi genitori, e ciò è in opposizione diretta con il benessere emotivo del bambino.

 

Il bambino ha sempre un ruolo “passivo”?

Quello che differenzia una PAS da un semplice “lavaggio del cervello”, è il fatto che il bambino diventa egli stesso protagonista della campagna di denigrazione ed è proprio questa combinazione di comportamenti che legittima una diagnosi di PAS. Sebbene la manipolazione abbia origine dal genitore, infatti, il figlio rappresenta una parte attiva nella campagna di denigrazione che spesso supera i comportamenti e le aspettative del genitore alienante stesso. Come conseguenza di queste dinamiche i bambini, difatti, imparano a manipolare, non solo per ottenere un vantaggio, ma per sopravvivere. Diventa esperto prima del tempo per decifrare l’ambiente emotivo in cui vive, immergendosi nelle menzogne, ma è importante sottolineare che resta pur sempre una vittima dell’abuso psicologico a cui è stato sottoposto.

 

Cosa può fare l’altro genitore per recuperare il rapporto con il figlio?

Sono molte le tecniche messe in atto dal genitore alienante al fine di “sgenitorializzare” l’ex coniuge, ad esempio chiamandolo per nome; manifestando comportamenti intrusivi durante le giornate che il minore trascorre con l’altro genitore magari telefonando in continuazione; impedendo all’ex coniuge di entrare in casa e costringendolo ad aspettare il figlio in auto suonando il clacson per avvisare del suo arrivo; imponendo al figlio il cognome del nuovo partner; metacomunicando sull’altro genitore in modo paradossale creando delle modalità a doppio legame che confondono il minore rendendolo anche più suggestionabile.

La reazione inevitabile che si innesca nel genitore bersaglio è quella di rabbia e collera che, rendendosi visibile agli occhi del figlio, rischia di alimentare ulteriormente la convinzione che il genitore alienante abbia ragione nel ritenerlo responsabile del proprio malessere, avvalorando la campagna di denigrazione.

Nei casi in cui una presunta PAS sia in corso è necessario, e di vitale importanza, che il genitore bersaglio si rivolga ad un esperto delle relazioni genitoriali, affinché venga sostenuto e supportato nel non lasciarsi confondere dall’ostilità del figlio. Il genitore bersaglio dovrebbe essere rassicurato in modo tale da poter modulare le proprie reazioni e acquisire strategie di relazione che lo aiutino a riequilibrare l’immagine che il figlio sta lentamente costruendosi, senza cadere nella trappola di commettere il medesimo errore del genitore alienante, ovvero quello di programmare il figlio contro di lui. Un atteggiamento di questo tipo potrebbe compromettere seriamente non solo la relazione tra di loro, ma determinare drammatiche conseguenze nella già fragile e minata psiche del bambino.

Nella fase di recupero del rapporto occorre evitare le probabili provocazioni, le estenuanti polemiche e focalizzare piuttosto l’interesse soprattutto nel rievocare i periodi in cui il loro rapporto era sereno.

 

In che modo è possibile porre rimedio a tale sindrome, sia con riferimento al figlio che al genitore “manipolatore”?

Gli effetti sulla personalità del bambino sono devastanti e potrebbero avere un serio impatto lungo tutto il percorso della sua vita, per molti esperti pari alla gravità di un abuso sessuale. Il bambino impara a non fidarsi delle proprie percezioni e dei propri sentimenti e dipende, nel bene e nel male, dal genitore che lo programma e lo manipola. Diventa indeciso e fragile, con la conseguente disistima e mancanza di fiducia in se stesso, con incapacità a sviluppare la propria individualità e la propria autonomia. Dal momento che ha fatto l’esperienza che l’amore e il contatto affettivo possono essere abusati e possono servire a controllare e manipolare, avrà difficoltà più tardi ad ammettere l’intimità e la vicinanza, per paura di diventare nuovamente vittima di manipolazioni distruttrici dell’identità. Ne conseguono problemi relazionali che dipendono da un comportamento eccessivamente sospettoso e sequestrante da un lato, ed esageratamente distante e inavvicinabile dall’altro.

Tenuto conto di tutte queste drammatiche conseguenze, è importante che l’Alienazione Genitoriale sia riconosciuta e diagnosticata il prima possibile, con il contributo di tutte le parti in causa (genitori, giudici, psicologi, servizi sociali, avvocati) responsabili della tutela e del benessere psichico del bambino. La diagnosi di PAS è principalmente riservata ai professionisti del campo psicologico e psichiatrico che intervengono come esperti del Tribunale. Per poter intervenire è necessario che esista una sinergia tra sistema giudiziario e gli psicologi che operano in ambito forense.

Nessuna delle due discipline, giuridica e psicologica, può efficacemente e significativamente intervenire sulla situazione in maniera autonoma.