Denuncio l’associazione Artemisia di Firenze sul web. Non fu diffamazione.

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Processo molto lungo la cui durata settennale è legata al fatto che in prima battuta la Procura lo assegnò al Giudice di Pace il quale, dichiarando la propria non competenza, restitui’ il fascicolo alla stessa Procura che modificò il capo di imputazione da semplice diffamazione a diffamazione aggravata a mezzo stampa.

Quel padre separato (Gianni Furlanetto, G.F. come si legge nell’articolo de La Nazione), difeso dall’avvocato Paolo Patelmo del Foro di Belluno, è stato assolto nel pomeriggio di ieri 05/12/2013 per non aver commesso il fatto (art. 530 comma II c.p.p) dal giudice Dott.ssa Sabina Gallini del Tribunale di Firenze.

Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, attraverso testimonianze e acquisizioni documentali, è stata anche ricostruita la vericidità di una parte dei fatti precedentemente denunciati. Le motivazioni della sentenza sono attese tra 90 giorni.

http://www.giannifurlanetto.it/2013/12/06/padre-separato-accuso-artemisia-sul-web-ma-non-era-diffamazione/

ONU: l’Italia è uno dei paesi al mondo più sicuri per le donne

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UnknownIn Italia sia uomini che donne uccidono in prevalenza uomini piuttosto che donne, tanto che solo il 23% delle vittime di omicidio è di sesso femminile.

In Giappone, Germania e Svizzera il 50% delle vittime di omicidio è di sesso femminile; in Norvegia e in Nuova Zelanda e’ il 41%; in Danimarca e Svezia il 35%; in Francia e Regno Unito il 34%; in Spagna il 33%; in Cina il 30%; in Finlandia e nel Lussemburgo il 29%; in Australia il 28%; in Olanda, India, Canada e Russia il 26%.

Ancora meglio in scala assoluta: in Italia solo 0.5 omicidi di donne ogni 100mila abitanti: meno di tutti i nostri paesi confinanti (0.7 in Svizzera, 0.9 in Francia e Slovacchia, 1.2 dell’Austria).   E ancora, 1.9 negli USA e 8.7 in Russia.

E allora perché le femministe continuano a sbraitare al “femminicidio”, orribile neologismo inventato per calunniare gli uomini?

Sono in cerca di finanziamenti pubblici per i loro centri, tristemente noti per false accuse di violenza contro papà separati, finalizzate a privarli dei figli?

La fonte dei dati è l’ONU, che ha pubblicato tutti i dati, qui riassunti dalla seguente tabella:

Omicidi-dati-ONU

Paese Percentuale di uomini fra le vittime di omicidio Percentuale di donne fra le vittime di omicidio Uomini uccisi ogni 100,000 Donne uccise ogni 100,000
Sri Lanka 96.3% 3.7% 6.2 0.2
Fiji 85.8% 14.2% 1.5 0.3
Tunisia 88.1% 11.9% 2.0 0.3
Egypt 87.7% 12.3% 2.2 0.3
Morocco 80.5% 19.5% 1.4 0.3
Greece 70.3% 5.0% 5.0 0.3
Vanuatu 78.3% 21.7% 1.3 0.4
Japan 50.0% 50.0% 0.4 0.4
Solomon Islands 76.2% 23.8% 1.3 0.4
Ireland 81.8% 18.2% 2.1 0.5
Libyan Arab Jamahiriya 92.0% 8.0% 5.2 0.5
Italy 75.9% 23.9% 1.6 0.5
Denmark 65.5% 34.5% 0.9 0.5
Norway 58.6% 41.4% 0.7 0.5
Netherlands 70.4% 26.4% 1.4 0.5
Lebanon 84.0% 16.0% 2.9 0.5
Singapore 65.4% 34.6% 1.0 0.5
Viet Nam 82.4% 17.6% 2.6 0.5
Qatar 75.3% 24.7% 0.6 0.6
Spain 66.9% 33.1% 1.2 0.6
Sweden 65.5% 34.5% 1.1 0.6
Kuwait 80.4% 19.6% 1.6 0.6
Iran (Islamic Republic of) 79.5% 20.5% 2.3 0.6
Micronesia (Federated St 73.6% 26.4% 1.6 0.6
Yemen 85.1% 14.9% 3.5 0.6
Djibouti 90.9% 9.1% 6.2 0.6
Syrian Arab Republic 87.6% 12.4% 4.5 0.7
Czech Republic 60.9% 39.1% 1.1 0.7
Slovenia 46.2% 53.8% 0.6 0.7
Switzerland 50.9% 49.1% 0.8 0.7
Tonga 68.9% 31.1% 1.6 0.7
Sao Tome and Principe 81.9% 18.1% 3.4 0.7
Poland 72.9% 27.1% 2.2 0.8
Bosnia and Herzegovina 78.9% 21.1% 3.1 0.8
Luxembourg 71.5% 28.5% 2.0 0.8
Iraq 80.3% 19.7% 3.3 0.8
Zambia 77.8% 22.2% 3.0 0.8
United Kingdom 66.1% 33.9% 1.7 0.8
Germany 50.4% 49.6% 0.9 0.8
Slovakia 66.0% 25.5% 2.3 0.9
France 65.7% 34.3% 1.9 0.9
Afghanistan 81.3% 18.7% 3.7 0.9
Canada 73.8% 26.2% 2.7 0.9
Portugal 70.7% 29.3% 2.5 1.0
Uganda 94.0% 6.0% 15.5 1.0
Serbia 71.2% 28.8% 2.5 1.0
Argentina 77.9% 15.3% 5.4 1.0
China 69.9% 30.1% 2.2 1.0
Malaysia 76.8% 23.2% 3.3 1.0
Croatia 51.0% 49.0% 1.2 1.0
Bolivia (Plurinational Sta 83.4% 16.6% 5.3 1.0
New Zealand 59.1% 40.9% 1.6 1.1
Montenegro 70.3% 29.7% 2.6 1.1
Timor-Leste 91.8% 8.2% 12.5 1.2
Hungary 54.7% 45.3% 1.6 1.2
Georgia 84.0% 15.0% 7.7 1.2
Australia 72.1% 27.5% 3.3 1.2
Austria 63.8% 36.2% 2.3 1.3
Niger 83.3% 16.7% 6.3 1.3
Finland 71.1% 28.9% 3.3 1.3
Romania 60.6% 39.4% 2.1 1.3
Peru 77.3% 22.7% 4.4 1.3
Cyprus 63.2% 36.8% 2.2 1.3
Oman 73.9% 26.1% 2.8 1.3
Haiti 85.5% 14.5% 8.2 1.4
Mali 91.4% 8.6% 14.7 1.4
Malta 25.0% 75.0% 0.5 1.4
Somalia 52.5% 47.5% 1.6 1.5
The former Yugoslav Rep 65.9% 34.1% 2.8 1.5
Tajikistan 57.6% 42.4% 2.1 1.5
India 73.7% 26.3% 3.9 1.5
Belgium 58.5% 41.5% 2.2 1.5
Armenia 69.9% 30.1% 4.0 1.5
Paraguay 93.6% 6.4% 22.1 1.6
Uzbekistan 78.1% 21.9% 5.6 1.6
Israel 81.2% 18.8% 7.2 1.6
Saudi Arabia 71.5% 28.5% 3.5 1.7
Nicaragua 92.1% 7.9% 20.7 1.8
United States of America 77.4% 22.5% 6.6 1.9
Chile 86.5% 13.5% 12.3 1.9
Albania 79.6% 20.4% 7.5 1.9
Bulgaria 74.7% 25.3% 6.2 2.0
Turkey 80.9% 19.1% 8.6 2.0
Nepal 87.3% 12.7% 14.9 2.1
Cuba 76.7% 23.3% 7.2 2.2
Republic of Korea 49.0% 51.0% 2.2 2.3
Indonesia 85.8% 14.2% 13.9 2.3
Thailand 88.3% 11.7% 18.0 2.3
Mexico 89.8% 10.2% 23.0 2.5
Jordan 82.3% 17.7% 11.4 2.6
Costa Rica 88.2% 11.8% 18.8 2.6
Saint Lucia 93.3% 6.7% 40.9 2.8
Kyrgyzstan 79.4% 20.6% 11.3 2.9
Ukraine 74.9% 25.1% 10.1 2.9
Pakistan 60.5% 39.5% 4.3 2.9
Lao People’s Democratic 67.6% 32.4% 6.3 3.0
Myanmar 84.4% 15.6% 17.4 3.1
Philippines 91.8% 8.2% 34.8 3.1
Madagascar 80.6% 19.4% 13.1 3.1
Dominican Republic 87.5% 12.5% 22.0 3.2
Uruguay 69.9% 30.1% 7.9 3.2
Kenya 91.9% 8.1% 37.0 3.3
Burkina Faso 90.8% 9.2% 32.9 3.3
Turkmenistan 85.9% 14.1% 20.6 3.3
Ecuador 91.8% 8.2% 36.7 3.3
Liberia 83.6% 16.4% 16.9 3.3
Estonia 78.3% 21.7% 14.3 3.4
United Republic of Tanza 93.0% 7.0% 45.7 3.4
Bhutan 65.6% 34.4% 5.9 3.5
Lithuania 74.6% 25.4% 12.1 3.6
Suriname 76.9% 23.1% 11.9 3.6
Democratic People’s Rep 87.6% 12.4% 27.1 3.7
Papua New Guinea 85.9% 14.1% 21.9 3.8
Grenada 83.3% 16.7% 19.1 3.8
Belarus 59.3% 40.7% 6.4 3.8
Cambodia 90.8% 9.2% 39.9 3.9
Republic of Moldova 67.9% 32.1% 9.5 4.0
Algeria 72.3% 27.7% 10.4 4.1
Mongolia 72.7% 27.3% 11.1 4.1
Panama 91.3% 8.7% 42.8 4.1
Zimbabwe 84.8% 15.2% 24.5 4.3
Bangladesh 74.8% 25.2% 12.4 4.3
Venezuela (Bolivarian Re 95.0% 5.0% 87.6 4.7
Mauritius 66.7% 33.3% 9.7 4.7
Cape Verde 81.6% 18.4% 21.9 4.8
Senegal 72.3% 27.7% 12.7 4.8
Latvia 68.2% 31.8% 12.3 4.9
Benin 83.4% 16.6% 25.6 4.9
Togo 75.7% 24.3% 16.6 5.2
Colombia 92.0% 8.0% 63.3 5.3
Brazil 90.8% 9.2% 54.7 5.4
Trinidad and Tobago 92.5% 7.5% 72.2 5.5
Saint Vincent and the Gr 85.0% 15.0% 30.8 5.5
Bahamas 88.5% 11.5% 46.6 5.8
Ghana 81.5% 18.5% 25.1 5.9
Nigeria 75.4% 24.6% 18.2 6.1
Eritrea 82.4% 17.6% 29.8 6.2
Sierra Leone 78.4% 21.6% 24.0 6.3
Gambia 70.4% 29.6% 15.4 6.3
Rwanda 81.1% 18.9% 28.2 6.3
Azerbaijan 77.5% 22.5% 23.6 6.7
Gabon 74.6% 25.4% 20.5 7.0
Namibia 86.8% 13.2% 47.9 7.2
Barbados 67.7% 32.3% 15.5 7.3
Guyana 76.1% 23.9% 23.5 7.5
Angola 79.6% 20.4% 30.5 7.7
Democratic Republic of t 82.0% 18.0% 35.8 7.8
Comoros 67.9% 32.1% 16.4 7.9
Chad 74.8% 25.2% 23.8 7.9
Kazakhstan 74.8% 25.2% 26.9 8.4
Mozambique 85.8% 14.2% 53.6 8.4
Russian Federation 74.3% 25.7% 29.1 8.7
Malawi 87.8% 12.2% 63.3 8.7
Guinea-Bissau 77.6% 22.4% 31.7 9.0
Ethiopia 81.8% 18.2% 41.9 9.2
Guinea 79.1% 20.9% 35.3 9.5
Honduras 93.1% 6.9% 131.7 9.7
Lesotho 78.0% 22.0% 36.6 9.9
Guatemala 88.9% 11.1% 84.5 10.0
South Africa 81.5% 18.5% 45.4 10.1
Belize 86.9% 12.3% 73.5 10.1
Burundi 75.9% 24.1% 33.7 10.3
Jamaica 89.9% 10.1% 95.2 10.3
Equatorial Guinea 74.5% 25.5% 30.1 10.8
Botswana 75.6% 24.4% 34.1 11.1
Mauritania 61.4% 38.6% 18.0 11.4
El Salvador 87.4% 12.6% 100.9 13.2
Swaziland 83.5% 16.5% 69.9 13.3
Congo 78.1% 21.9% 48.0 13.5
Cameroon 64.7% 35.3% 25.6 13.9
Central African Republic 75.0% 25.0% 44.5 14.4
Sudan 65.8% 34.2% 31.6 16.7
Cote d’Ivoire 84.8% 15.2% 94.5 17.6
Palau 87.3% 12.7%
Saint Kitts and Nevis 85.0% 15.0%
Marshall Islands 84.2% 15.8%
Cook Islands 76.3% 23.7%
Tuvalu 74.3% 25.7%
Andorra 73.7% 26.3%
Dominica 68.7% 31.3%
Monaco 68.2% 31.9%
Niue 68.0% 32.0%
Antigua and Barbuda 66.7% 33.3%
Seychelles 53.6% 46.4%
Nauru 19.6% 80.4%

 

Quell’incapacità di sopportare il nazi-femminismo

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Un blog vicino al femminismo moderato ospitato dal Corriere della Sera parla di “tragedie della follia” e di uomini che si suicidano:

«Ma ci sono anche uomini vittime degli abbandoni: sono quelli che, nel rispetto della legge e per la vendetta di mogli incattivite, si riducono in miseria e depressione dopo una separazione. Sono quelli della mensa dei poveri, quelli che muoiono in un garage, quelli privati della gioia di vedere i loro figli. Non mi riferisco a persone disturbate o malvagie, ma a quei ex-mariti-padri normali, che non ammazzano nessuno e che sottostanno a decisioni superficiali di giudici e servizi sociali abilitati a disporre della vita altrui.»

L’autrice accomuna i due problemi, ma manca il rapporto causa/effetto fra i due fenomeni.

Perché il 93% dei suicidi post-separazione sono uomini?   Non per via di una debolezza intrinseca dell’uomo (come vorrebbero insinuare le femministe), ma per via delle ingiustizie femministe.

Nei casi normali il 74% delle separazioni sono chieste da donne, che solo nel 4% dei casi pagano assegni di mantenimento, mentre nell’87% dei casi ottengono della casa coniugale in nome dei figli.  Secondo una prassi giuridica mai votata democraticamente, la donna ha “diritto” al mantenimento del tenore della vita goduto durante il matrimonio.  A spese dell’uomo, che magari anziano o malato o addirittura handicappato, finisce per strada.

Nei casi anormali, spietate avvocate femministe aiutano le donne a divorziare con false accuse di violenza domestica e addirittura di pedofilia, devastando ed alienando i bambini ed arrivando a negare che questo è un abuso sull’infanzia.  Un Pubblico Ministero ha dichiarato che per un uomo «è più facile uccidere la moglie che venire a capo di un divorzio difficile»

La pratica delle calunnie pedo-femministe

Gran parte delle “tragedie della follia” sono reazioni a questo fenomeno, detto NAZIFEMMINISMO.

La regina Maria Antonietta tentò di fuggire da questa porta. Arrestata, il 21 gennaio 1793 finì ghigliottinata in Place della Concorde. Va considerata come violenza o come giustizia?

Il giudice che nel dubbio condanna l’uomo senza prove, magari solo perché una calunniatrice lo accusa, lo fa credendo di proteggere la donna, ma magari ne sta firmando la condanna a morte.  Perché l’uomo che crede nella giustizia e si convince di non di poterla avere in tribunale puo’ finire per farsela da solo.

E così, da due decenni l’unica tipologia di omicidio in aumento è quella delle tragedie familiari, spesso in concomitanza di sentenze percepite come ingiuste riguardante l’affidamento dei figli. Tragedie bollate superficialmente come “tragedie della follia” e usate dalle nazifemministe per attaccare gli uomini, chiedendo leggi ancora più femministe che porteranno inevitabilmente ancora a maggiori tragedie.

Vogliono che una semplice (e non verificata!) accusa basti ad impedire anche il falso affido condiviso e a sbattere l’uomo in prigione prima del processo, nel quale venga quindi applicata il principio dell’inversione dell’onere della prova.

Nei paesi dove le femministe hanno ottenuto questi abomini giuridici le violenze sono aumentate del 50%.

Eliminare il femminismo e le sue ingiustizie e le sue calunnie significa eliminare le tragedie causate da queste odiatrici di uomini, per il bene di tutti: donne, uomini e bambini.

 

Non date retta agli uccelli troppo furbi

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Primavera.  Un pappagallo di nome Marzia sale in cima all’albero e dice che è ridicolo volare a sud, che si tratta solo di un istinto atavico del passato retrogrado da cui occorre liberarsi, condendo i suoi discorsi con argomenti sofisticati.

Estate. Gli uccelli tonti non capiscono, e gli uccelli furbi capiscono che è meglio fingere di aver capito per non rischiare di sembrare uccelli tonti.

Autunno.  Gli uccelli tonti volano a sud, venendo derisi dagli uccelli furbi.   Arriva il freddo, ed alcuni uccelli furbi esprimono qualche dubbio “forse volare a sud è una tradizione che ha un qualche valore”, venendo derisi dagli uccelli ancora più furbi.

Inverno.  Arriva la neve e gli uccelli furbi crepano dal freddo.

La famiglia è il posto più sicuro per donne e bambini

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  • Le madri sposate hanno probabilità da 2 a 3 volte minore di subire violenza rispetto alle madri single.
  • I bambini figli di divorziate o di madri single hanno una probabilità di subire gravi abusi da 6 a 30 volte maggiore dei bambini che crescono nella loro famiglia (con entrambi i loro genitori biologici).
  • I bambini figli di madri che coabitano con persone diverse dai loro papà hanno una probabilità 73 volte maggiore di subire abusi mortali rispetto ai bambini che crescono nella loro famiglia.
Sono i risultati di una ricerca scientifica basata sui dati del DOJ (Dep. of Justice) e NCVS (National Crime Victimization Survey) e pubblicata su Family e Marriage, in accordo con le fonti governative americane:

L’organizzazione Svizzera IGM ha fornito dati sui bambini cresciuti senza padre:
  • 63% dei suicidi di giovani sono cresciuti senza padre,
  • 71% delle minorenni incinte sono cresciute senza padre,
  • 90% dei senzatetto minorenni sono cresciuti senza padre,
  • 70% dei minorenni che finiscono in istituti pubblici sono cresciuti senza padre,
  • 85% dei minorenni che finiscono in carcere sono cresciuti senza padre,
  • 71% dei giovani che abbandonano la scuola sono cresciuti senza padre,
  • 75% dei giovani drogati sono cresciuti senza padre.
Una analisi dell’IPPR (Institute for Public Policy Research) inglese ha identificato come fattore comune fra le 18 aree più colpite nell’estate 2011 dalla delinquenza giovanile, un alto tasso di famiglie sfasciate e madri single. [Fonte: Times]. È stato lampante, agli occhi dei giudici, che molti imputati avevano famiglie assenti o nel migliore dei casi una madre single incapace di imporsi.
Soldier homecoming surprise mix

E allora come mai gruppi lesbo-femministi che vogliono distruggere gli uomini e la famiglia sostengono falsamente che, secondo i loro dati, questa sarebbe il luogo più pericoloso?  Perché manipolano i dati evitando di tenere in conto che le donne normali passano gran parte del loro tempo in famiglia.   Una donna che passa molto più tempo in casa che in un vicolo malfamato avrà più probabilità di subire un incidente in casa, ma questo non significa che il vicolo malfamato sia più sicuro!

La realtà è che droga, femminismo, prostituzione, famiglie sfasciate sono i veri fattori di rischio, che raramente si concretizzano appunto perché tante donne di buon senso si tengono alla larga da questi comportamenti autodistruttivi.

Nazifemminismo e false accuse: ne parla GenioDonna.

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GenioDonna, testata giornalistica centrata sulle pari opportunità, rompe il velo in un articolo che tratta di un problema sociale che investe oltre due milioni di famiglie italiane: quello delle cattive separazioni.  Scrive il giornalista:


E quando non si percepisce la luce oltre il tunnel non può che salire la tensione, persino tra persone che si amano o si sono amate.

E che poi magari si ritrovano in tribunale, vittime (o peggio complici) di due estremi opposti che finiscono per toccarsi: il veteromaschilismo di giudici che non si sono mai occupati dei loro figli e non capiscono perché un papà dovrebbe essere ancora interessato ai suoi dopo che ha rotto con la moglie, e il cosìdetto nazifemminismo (così chiamato nei vari blog e gruppi nati di recente su internet, ma un grecista lo definirebbe “sindrome di Medea”), quello che non disdegna nemmeno le false accuse di abusi, su se stesse e sui minori, per distruggere l’ex marito.

(Fonte: Geniodonna n. 27/28, pag. 21.  Gennaio/febbraio 2012.  Link, grassetto e immagine aggiunti da noi).

A qualcuno dà fastidio il vocabolo “nazifemminismo”, termine di indubbia efficacia, ormai comunemente usato per denotare chi costruisce o sostiene false accuse finalizzate ad impadronirsi di bambini anche a costo di alienarli, poi tentando di negare che questo è un abuso sull’infanzia, anche diffamando il prof. Gardner che già nel 1985 portò questo abuso all’attenzione dell’opinione pubblica.   Il giornalista elabora:

Mentre scrivevo quell’articolo pensavo innanzi tutto a una bambina di cui non conosco neanche il nome, coperto dal segreto professionale dell’allora responsabile del Servizio tutela minori di Como, che me ne parlò sei anni fa: una bambina che frequentava la scuola d’infanzia, mi disse, e che secondo la madre aveva subito un abuso dal papà. “Noi abbiamo fatto tutte le verifiche e possiamo escluderlo con certezza – mi confidò la dottoressa – ma l’avvocatessa della mamma ha fatto ricorso e il giudice ci chiede di riesaminare la bambina. Sa tutto questo quanti anni di psicoterapia costerà a quella bambina quando diventerà ragazza?”. E siccome non mi capacitavo di simili denunce strumentali tra persone che i figli dovrebbero averli fatti per amore, pensò la presidente dell’associazione Mamme separate a spiegarmi che casi del genere non sono infrequenti perché all’odio della parte in causa si sovrappone la strategia di avvocati che in questo modo riescono a fare ottenere subito casa e mantenimento alle loro assistite, dal momento che il presunto orco viene allontanato dal giudice con un provvedimento cautelare.

Articolo completo [fonte]:

Non voglio pensare che “femminismo”, termine e concetto in cui credo, si riduca a sinonimo di cieco odio antimaschile

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Mentre il femminismo nero è perso nel negazionismo di abusi sull’infanzia diffamando psichiatri morti e strumentalizzando donne morte, diamo voce ai richiami alla ragione di una donna che si batte contro ogni abuso sull’infanzia: la dott. Yasmin Abo Loha, coordinatrice in Italia dei programmi ECPAT


«Sorelle, una riflessione: forse nello stroncare a prescindere si cade nell’errore.

La PAS purtroppo esiste, non è l’invenzione di un povero pazzo come voi vorreste insinuare.  In tutto il mondo gli studi di Gardner hanno trovato riscontro a livello universitario, in Italia sono stati approfonditi da una moltitudine di accademici ambosessi, da Guglielmo Gullotta (TO) ad Isabella Buzzi (MI), da Vittorio Vezzetti (VA) a Loretta Ubaldi (RM).

La vostra analisi della PAS, inoltre, parte da un presupposto falso: il bambino che rifiuta di incontrare il padre perché dal padre è stato abusato, dovrebbe essere costretto ad incontrarlo forzatamente se solo questi dichiarasse che è la madre a “programmarlo”.

Ma stiamo scherzando?

Sorelle, ma dove avete letto Gardner ?

La PAS non ha nulla a che vedere con gli abusi sessuali. Il condizionamento del figlio avviene gradatamente attraverso la riscrittura dei ricordi, la complicità indotta dal genitore programmante, la denigrazione continua del genitore bersaglio e l’applicazione sistematica di caratteristiche negative ad ogni sua iniziativa.

L’obbiettivo è quello di generare nei bambini programmati il rifiuto di frequentare il genitore bersaglio, anche senza che sia mai stata presentata alcuna denuncia per abusi sessuali.

Il genitore “programmante” considera i figli un proprio possesso esclusivo, non vuole che l’ex coniuge abbia alcun ruolo nel processo di crescita, quindi condiziona i figli a rifiutare gli incontri per poi dire “io non mi oppongo, sono loro che non vogliono andare dal padre”.  Egli rifiuta di riconoscere un particolare: ha lavorato nell’ombra mesi, a volte anni, per raggiungere il risultato voluto. A volte si può innescare il processo contrario: il genitore programmante ha bisogno di trovare uno straccio di motivazione al rifiuto dei figli, quindi insinua la più turpe delle accuse.

In ogni caso, il più grande atto di disinformazione è insinuare che per il padre sia sufficiente dire “c’è la PAS” per togliere i figli alla madre. La PAS, se c’è, deve essere diagnosticata da un consulente nominato dal Tribunale.  Non si tratta quindi di uno strumento dato ai padri pedofili/aguzzini per continuare ad abusare dei propri figli.

È falso, sfacciatamente falso, vergognosamente falso.

Si tratta di predisporre i dovuti accertamenti (ad opera di personale appositamente formato) per evitare che un genitore consideri i figli una proprietà da togliere all’altro, e per raggiungere il suo scopo sia disposto a tutto, anche a violentare emotivamente i figli stessi.

Indurre all’odio verso un genitore è un abuso nei confronti dei figli, vogliamo riconoscerlo?

Sorelle, la PAS non si è mai occupata di pedofilia, come mai questa forzatura così accanita? Ho tutta la letteratura scientifica di Gardner in lingua originale, se può servire consultiamola insieme, punto per punto.  Come mai la sequela di informazioni distorte, denigratorie, inventate ? Come mai lo spettro della pedofilia viene fato aleggiare su ciò che non vi piaccia, dall’affido condiviso alla PAS ?  Come mai questa maniacale ricerca del legame con la pedofilia, tirato a forza su  argomenti con i quali non nulla ha a che fare?

Questa sessualizzazione forzata per generare terrore, questa fobia per il sesso è di stampo clericale, non certo di sinistra. Sembra di sentir parlare Ratzinger…

Inoltre, in merito all’allontanamento dei figli dal genitore violento…  sacrosanto, ma quando il genitore violento è la madre ?  Qualcuna di noi può sostenere che nessuna madre abbia mai fatto del male, fisicamente ed emotivamente, ai propri figli? Tutte le ricerche mondiali dimostrano il contrario.  Secondo Bunny Sewell “in tutto il mondo l’82% delle persone subiscono la loro prima esperienza violenta per mano di una donna”.  Per un caso che emerge ce ne sono mille che rimangono nel silenzio delle mura domestiche, milioni di casi di violenza quotidiana dei quali non si saprà mai nulla.

Ridurre il problema al facile teorema donna-buona/uomo-cattivo appare limitativo, colpevolmente miope, gravemente fuorviante. “Noi siamo il Bene, loro il Male”, “Noi l’amore, loro l’odio”….Anche questo non è di sinistra, sembra di sentir parlare l’omino di Arcore.  Io non mi sento ne’ fragile, ne’ indifesa, ne’ tantomeno alla mercè del mio compagno che ho scelto solo per il gusto perverso di avere un criminale in casa.

Non voglio pensare che “femminismo”, termine e concetto in cui credo, si riduca a sinonimo di cieco odio antimaschile.

Pensiamoci, Vi prego, per non prestare il fianco a facili contestazioni.»

[Fonte]

Violenza domestica e femminismo, nemici della serenità familiare e dei bambini

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Banner di una organizzazione americana contro la violenza domestica

Uno dei miti maggiormente diffusi nella nostra società è che le violenze domestiche sono qualcosa che gli uomini infliggono alle donne. Una ricerca scientifica avente solide basi rivela che in realtà le violenze domestiche sono qualcosa che le donne infliggono agli uomini più frequentemente di quanto gli uomini non facciano alle donne. Mentre è vero che gli uomini sono responsabili della maggior parte delle violenze fuori dalle pareti domestiche, le donne risultano essere quelle che istigano la maggioranza delle violenze domestiche e che feriscono gli uomini più frequentemente e gravemente. 


Il Laboratorio di Ricerche sulla Famiglia dell’Università del New Hampshire, su concessione dell’Istituto Nazionale di Igiene Mentale, ha recentemente ultimato l’ultimo di tre studi nazionali sulle violenze domestiche. I primi due studi rivelano risultati simili all’ultimo. 

I risultati nella categoria “lesioni gravi” vengono riportati di seguito: 

22 mogli su 1000 affermano di aver subito lesioni gravi da parte del marito 
59 mogli su 1000 affermano di aver inflitto lesioni gravi al marito 
32 mariti su 1000 affermano di aver subito lesioni gravi da parte delle mogli 
18 mariti su 1000 affermano di aver inflitto lesioni gravi alla moglie 
20 coppie di mariti e mogli su 1000 affermano che la moglie ha subito lesioni gravi 
44 coppie di mariti e mogli su 1000 affermano che il marito ha subito lesioni gravi 

Esistono dozzine di altri studi che rivelano scoperte simili. Per esempio: le donne sono tre volte più portate a fare uso di armi nelle violenze domestiche. Le donne provocano la maggior parte degli incidenti di violenza domestica. Le donne commettono la maggior parte degli abusi su bambini e su anziani. Le madri picchiano i figli maschi più frequentemente e gravemente di quanto non picchino le femmine. L’82% della gente ha avuto la sua prima esperienza di violenza per opera della madre. Le donne commettono la maggior parte degli infanticidi. Le donne commettono il 40% degli omicidi e la maggior parte delle vittime adulte sono uomini. Le donne commettono il 50% degli omicidi nell’ambito di coppia. 

Molti non sanno a chi credere nell’ambito del dibattito sulle violenze domestiche. Da un lato ci sono i sostenitori e le femministe delle associazioni per la tutela delle donne che si basano sulle statistiche giuridiche. Dall’altro, ci sono gli esperti di scienze sociali che si basano su studi che abbiano basi scientifiche. Sfortunatamente, i risultati degli studi scientifici non ricevono l’attenzione dei media. La stampa americana sembra maggiormente interessata alla correttezza politica piuttosto che all’accuratezza scientifica. Perciò la percezione del pubblico, e la percezione di molti ben intenzionati attivisti contro la violenza domestica, viene radicalmente deviata rispetto alla più bilanciata informazione degli esperti di scienze sociali. 

La tipica reazione delle femministe delle associazioni per la tutela contro gli abusi rispetto ai risultati degli studi scientifici è di avere un gravissimo atteggiamento di chiusura mentale. D’altro canto però, il personale delle associazioni per la tutela contro gli abusi che non ha accettato il punto di vista delle femministe è grato a chi gli fornisce informazioni sulle violenze domestiche che gli permettano di implementare programmi razionali per la prevenzione, l’intervento e il trattamento degli aggressori e delle loro vittime. 

Non abbiamo potuto trovare studi che mettano a confronto l’efficacia di programmi scientificamente basati e programmi basati su politiche femministe. Comunque, siamo pronti a scommettere che i programmi scientificamente basati sono più efficaci dei programmi guidati dalla propaganda femminista. 

 

Riteniamo sia importante notare che in molti paesi sono stati condotti lo stesso tipo di studi. La verifica transculturale dimostra che le donne sono più violente degli uomini in ambito domestico. Quando un comportamento riceve verifica transculturale significa che esso è parte della natura umana piuttosto che il risultato di condizionanti culturali. Le donne sono più spesso autrici di violenze domestiche in tutte le culture studiate. Ciò porta molti esperti alla conclusione che ci sia qualcosa di biologico sulle donne violente in ambienti familiari. I ricercatori stanno ora esaminando il ruolo del “dominio territoriale” come fattore della mancanza di considerazione delle donne per la differenza di taglia: le donne vedono la casa come il proprio territorio. Come molte altre specie sul pianeta, noi umani siamo portati ad ignorare la differente statura quando ci troviamo in conflitto sul nostro territorio. 

Così, i risultati scientifici che rivelano la violenza delle donne americane non sono circoscrivibili alla cultura americana, e non indicano una speciale patologia caratteristica delle donne americane. In tutto il mondo, le donne sono più violente degli uomini in ambiente domestico. 

Uno dei più importanti ricercatori in questo campo è Susan Steinmetz, Ph.D. Ecco la lista degli studi su altre culture che la Steinmetz ha condotto: 
Una comparazione transculturale dell’abuso coniugale. Journal of Sociology, e Social Welfare, 8, 404-414. 

Di seguito un sommario dei più recenti e significativi studi reperiti sulle violenze domestiche in Canada. Ci sono state due ondate di reperimento di dati: la prima nel 1990 e la seconda nel 1992. 

Questo studio è stato realizzato dalla “dott.ssa” Reena Sommer, Ph.D., un ricercatore associato con il Manitoba Centre for Health Policy and Evaluation. Enfatizziamo il “dott.ssa” per richiamare l’attenzione sul fatto che gli studi scientifici sulle violenze domestiche sono dominati da ricercatori donna. 

Violenze perpetrate da donne e da uomini in percentuale del campione:

% donne % uomini
Violenze minori
lancio di un oggetto 23.6 15.8
tentativo di lanciare un oggetto 14.9 7.3
lancio di un oggetto contro il partner 16.2 4.6
spinte o prese violente 19.8 17.2
Violenze gravi
schiaffi, pugni, calci 15.8 7.3
uso di armi 3.1 0.9

Un servizio sulle coppie di Calgary in Canada ha riscontrato che la percentuale delle violenze gravi dei mariti sulle mogli era del 4.8%, mentre la percentuale delle violenze gravi delle mogli sui mariti era del 10%. Brinkerhoff & Lupri, Canadian Journal of Sociology, 13:4 (1989). 

I sostenitori e le femministe delle associazioni per la tutela contro gli abusi hanno gravemente distorto l’immagine delle violenze domestiche e producono deliberatamente statistiche fraudolente e disinformazione. Anche quando citano statistiche che hanno basi veritiere, essi fanno un cattivo uso dell’informazione. Ecco un esempio: una delle statistiche citata più spesso dai sostenitori delle associazioni per la tutela contro gli abusi è che una donna ogni 15 secondi è vittima di violenze domestiche. Questa statistica viene dedotta da una buona ricerca che fu pubblicata nel Journal of Marriage and Family, una rispettata rivista tecnica per i terapeuti del matrimonio e della famiglia. I sostenitori dell’Associazione per la tutela contro gli abusi arrivarono a questa deduzione usando una delle conclusioni dello studio, cioè: 1.8 milioni di donne all’anno sono vittime di aggressioni da parte del marito o del fidanzato. Ciò che i sostenitori dell’Associazione per la tutela contro gli abusi ignorano sempre è un’altra scoperta dello stesso studio, cioè: 2 milioni di uomini all’anno sono vittime di aggressioni da parte della moglie o della fidanzata, che tradotto significa che un uomo ogni 14 secondi è vittima di violenze domestiche. Questo è uno degli inganni largamente praticati dai sostenitori dell’Associazione per la tutela contro gli abusi. L’establishment della stampa americana contribuisce a quest’inganno ed è anch’essa colpevole di esacerbare il problema delle violenze domestiche diffondendo delle false diagnosi. 

Di solito sono le donne che avviano gli episodi di violenza domestica (picchiano per prime), e picchiano più frequentemente, così come usano le armi tre volte più spesso degli uomini. Questa combinazione di atti violenti significa che gli sforzi per trovare una soluzione al problema delle violenze domestiche devono essere necessariamente focalizzati sugli attori femminili. Dobbiamo riconoscere che le donne sono violente, e abbiamo bisogno di programmi educativi nazionali che enfatizzino il ruolo delle donne come aggressori. Altri studi mostrano che gli uomini stanno diventando meno violenti mentre le donne diventano più violente. Educare gli uomini sembra stia funzionando. Educare le donne ad essere meno violente dovrebbe essere ora il compito principale dei programmi di educazione pubblica. 

Ogni programma contro la violenza domestica che accetti il paradigma “uomo che abusa – donna vittima” è basato su di una falsa premessa. Questo tipo di programmi contro la violenza domestica attualmente servono a perpetuare il problema degli abusi domestici. 

Citiamo da un libro sul tema di McNeely, R.L. e Robinson-Simpson, G. (1987) “The Truth about Domestic Violence: A Falsely Framed Issue”: “Mentre numerosi studi mostrano che gli uomini sono vittime di violenze domestiche almeno quanto le donne, sia il pubblico laico che molti professionisti considerano la mancanza di una distinzione di sesso nelle percentuali di aggressioni fisiche tra partners ancora sorprendente, se non inattendibile, basandosi sullo stereotipo che gli uomini sono aggressivi e le donne sono esclusivamente vittime.” 

Ecco un’eccezione al solito boicottaggio dei media delle storie sulla violenza domestica con basi scientifiche: 

The Washington Times, 13 gennaio 1994 – Section A, Joyce Price 

Murray A. Straus, un sociologo e codirettore per il Laboratorio di Ricerca sulla Famiglia all’Università del New Hampshire, accusa le “donne del movimento per la tutela delle donne” di negare che le donne abusino fisicamente dei mariti, degli ex-mariti e dei fidanzati, o di perpetrare tali abusi. “Esiste questa finzione nei movimenti per la tutela contro gli abusi: che in tutti i casi è lui, non lei” ad essere responsabile delle aggressioni domestiche, Mr. Straus ha detto in una recente intervista. Mr. Straus afferma che almeno 30 studi sulle violenze domestiche -inclusi alcuni condotti da egli stesso – hanno mostrato che entrambi i sessi sono ugualmente imputabili. Ma alcune di queste ricerche, come un recente servizio nazionale canadese, “hanno escluso dati sulle donne che abusavano degli uomini… perché politicamente imbarazzanti”. Donne e uomini “sono quasi identici” in termini di frequenza di attacchi quali schiaffi, spinte e calci, ha dichiarato Mr. Straus. Usando informazioni su coppie sposate ottenute da 2994 donne nel National Family Violence Survey, Mr. Straus ha rilevato una percentuale di aggressioni da parte di mogli del 124 per 1000 coppie, rispetto a 122 per 1000 aggressioni da parte dei mariti. 

La percentuale di lesioni su minori da parte di mogli era 78 per 1000 coppie, e la percentuale di lesioni su minori da parte dei mariti era 72 per 1000. Riguardo alla categoria delle lesioni gravi, ha affermato Mr. Straus, la percentuale delle lesioni da parte delle mogli era 46 per 1000 coppie, e da parte dei mariti 50 per 1000.

“Nessuna differenza è statisticamente differente,” ha scritto Mr. Straus nella rivista Issues in Definition and Measurement. “Dato che queste percentuali sono basate esclusivamente su informazioni fornite da intervistate donne, la quasi eguaglianza nella percentuale di aggressioni non può essere attribuita ad una parzialità di genere nel rispondere.” 

Il commento del dott. Straus non rispecchia il National Family Violence Survey del 1995. Comunque, parte dei compiti del movimento femminista è far apparire gli uomini quanto più cattivi possibile. Il modo di considerare le violenze domestiche delle femministe è parte del problema. Il boicottaggio da parte dei media di notizie su studi scientifici è parte del problema. Il contributo della scienza ci dà speranza per una soluzione. 

di Sam & Bunny Sewell

(Disponibile testo originale in inglese con titolo “Dati sulle violenze domestiche non diffusi dai media“; traduzione dal testo originale a cura della dott.ssa Ilaria Sorrentino, consulente economico-aziendale)

Violenza domestica: impariamo a conoscerla

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1 – “Le donne sono vittime di violenza da parte di estranei che non conoscono”
La famiglia è il luogo più sicuro per la donne e bambini;  le madri single hanno probabilità da 2 a 3 volte minore di subire violenza rispetto alle madri sposate; i bambini figli di divorziate o di madri single hanno una probabilità di subire gravi abusi da 6 a 30 volte maggiore dei bambini che crescono nella loro famiglia ed una probabilità 73 volte maggiore di subire abusi mortali.
2 – “La violenza domestica è un fenomeno poco diffuso”
Circa una persona su 10 ha problemi di violenza, uomini e donne in egual misura.  Tuttavia queste persone eccitate dalla violenza tendono a cercarsi fra di loro, passando da una reazione violenta all’altra.
3 – “La violenza domestica è presente in maggior parte fra le classi più povere o culturalmente e socialmente svantaggiate”
Vero. Evitare persone con procedenti penali per risse e teppismo è sicuramente un fattore di sicurezza.   Le statistiche indicano inoltre una maggiore incidenza di reati fra i neo-immigrati, e spesso le differenze culturali contribuiscono ad innescare conflitti familiari in coppie miste.
4 – “La violenza domestica è causata dall’assunzione di alcool o droghe”
Vero. Evitare ubriachi, drogati e femministe è sicuramente un fattore di sicurezza.
5 – “La violenza domestica non ha conseguenze sulla salute delle persone”
Falso. Le conseguenze più gravi, fino all’omicidio, si hanno al momento della separazione, in coincidenza di sentenze ingiuste o conflittualità alimentata da avvocati, se non addirittura aizzata da avvocate femministe.  Centri di mediazione per famiglie con problemi di violenza aiutano ad evitare questi problemi.
6 – “La violenza domestica è causata da una momentanea perdita di controllo”
Questo è particolarmente vero per la violenza operata dalle donne, spesso frutto di raptus.
7 – “I/le partner violenti sono “malati di mente” persone con problemi psichiatrici”
Non sempre.
8 – “Le persone violente hanno subìto maltrattamenti nell’infanzia”.
Molto frequentemente si tratta di persone che da bambini hanno subito percosse ad opera di una madre e/o di un padre violenti, diventando adulti violence-addicted.
9 – “Alle persone che subiscono violenza domestica in fondo “piace” essere picchiate, altrimenti se ne andrebbero di casa”
Falso.  Solo il 62% delle persone che dicono di aver subito violenza sono persone violente che cercano  relazioni violente, magari per ricreare le sensazioni della loro infanzia violenza o perché ne vengono eccitati.
Ci sono anche persone vittime innocenti di violenza che ne rimangono intrappolate: ad esempio per gli uomini lasciare una moglie violenta significa perdere la propria casa, lasciare i figli in sua balia, e venire ridicolizzato, se non addirittura finire vittima di false accuse.
10 – “Uomini e donne sono violenti in egual misura”
Vero. Secondo i più accreditati studi, ad avere comportamenti violenti sono il 5-10% della popolazione, con una lieve prevalenza, ma non statisticamente significativa, delle donne.
Tuttavia la superiore forza fisica degli uomini rende le loro violenze più pericolose.
Queste affermazioni possono sorprendere chi é stato esposto alla ingannevole propaganda femminista che, per dipingere falsamente tutte le donne come vittime innocenti di tutti gli uomini, è arrivata a minacciare di morte gli autori e le autrici delle ricerche che addivenivano a conclusioni opposte.

La realtà attuale dei centri antiviolenza. Ne parla la fondatrice.

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Erin Pizzey, fondatrice del primo centro-antiviolenza in Europa, venne invitata dalle femministe americane che volevano aprire loro centri.

Pensando che centri femministi fossero meglio di niente, accettò.

Dalla sua autobiografia, i ricordi di quel viaggio:

Entrate nella sede del magazine femminista notammo che non c’erano uomini.  Tutto era bianco, e su un muro c’era lo slogan “una donna ha bisogno di un uomo come un pesce di una bicicletta”. […] Le donne indossavano tute e sembravano idraulici o muratori.  Mi sentivo estraniata nel camminare in un palazzo senza uomini. […]

Lindy credeva che fossimo femministe separatiste.  Le spiegai che credevamo che le donne dovessero avere eguali opportunità ma che, per quello che vedevamo, il femminismo sembrava più che altro interessato a promuovere un’agenda finalizzata a distruggere gli uomini e le famiglie. […]  Gli uomini hanno fatto poco per proteggersi dal femminismo radicale che cercava di cacciarli via dalle loro case familiari e dalla vita dei loro figli.  Il meeting era una farsa e fronteggiammo femministe ostili con il volto di pietra. […]  Reagivano positivamente quando dicevo che i bambini avevano bisogno di rifugi, ma quando chiarivo che anche gli uomini potevano essere vittime di violenza domestica sentivo una immediata fredda reazione, e sapevo di averle perse. […] Tutti volevano sentirsi dire che le donne ed i bambini venivano nel nostro rifugio perché tutti gli uomini erano dei bruti.  Non importava quante volte dicessi loro che un uomo ci aveva dato i palazzi, ed un uomo si occupava dei fondi per aiutarci a rimanere aperti.  L’auditorio era cieco alla ragione. […]  La maggior parte delle femministe che incontrai non credevano che i bambini avessero bisogno dei loro papà.  Vivevano la loro vita senza uomini. […]

Uno degli ultimi giorni, venne dato il microfono ad una giovane ragazza, si lanciò a confidare un drammatico racconto della brutalità del suo partner.

Ero stupita. Guardai rapita le facce di chi ascoltava.  Volevo interrompere e segnalare che una donna davvero vittima di violenza di solito si vergognava di quello che aveva subito. L’ultima cosa che avrebbe voluto era stare davanti a tanti sconosciuti e raccontare la storia al mondo.  Invece le donne violente non avevano il senso della vergogna quando cercavano la luce dei riflettori.

Appena finì, andai da lei e le dissi “meriteresti un Oscar per la performance”.  Rise e mi disse “ho detto loro quello che volevano sentirsi dire”.

 

http://www.amazon.co.uk/This-Way-Revolution-Erin-Pizzey/dp/0720613604

http://en.wikipedia.org/wiki/Erin_Pizzey

http://www.erinpizzey.com

http://www.erinpizzey.com/books.html