Negazionista si crede esperto giurista

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Credits: “Tutto Tutto Niente Niente” Copyright Fandango e RAI Cinema 2012

C’è un professionista che considera come una vera e propria missione personale dimostrare che “la PAS non esiste” .

Non perde occasione per intervenire su Internet con commenti aggressivi ed arroganti in cui accusa i suoi interlocutori di non essere competenti ad esprimersi perché solo lui avrebbe titolo a farlo.

Recentemente questo medico ha allargato il suo campo anche al diritto ed ha pubblicato su Internet un documento in cui suggerisce la ricusazione di tutti i Consulenti Tecnici di Ufficio che hanno sottoscritto un documento di precisazione sul concetto di alienazione genitoriale.

Ma ascoltiamo direttamente dalle parole di questo professionista il  ragionamento che viene proposto:

L’ufficio di CTU viene svolto nell’interesse della giustizia, quindi al CTU si deve richiedere la stessa imparzialità e terzietà che si richiede al giudice. Un giudice che si sia pronunciato pubblicamente, sia pure nelle generali, su una determinata questione, a favore quindi di una soluzione piuttosto che di un’altra, non può essere chiamato a giudicare fatti specifici attinenti comunque la questione generale sulla quale si è pre-giudizialmente pronunciato. O perlomeno si pone una questione di conflitto di interessi; che è rimessa ovviamente a ulteriore valutazione giudiziaria, ma comunque si pone.
Analogamente, ritengo, per il professionista che abbia espresso pubblicamente un parere su una questione a carattere generale e poi venga incaricato di svolgere l’ufficio di CTU su una questione specifica ma inerente la più generale questione sulla quale si è già pregiudizialmente espresso prendendo posizione per una teoria piuttosto che per un’altra. Riuscirà a essere terzo rispetto alle parti o si farà condizionare dal suo pre-giudizio? Nel dubbio, meglio ricusarlo.

Ma che cosa ha in mente esattamente?
Sembra che per difendere i genitori che si avvalgono delle sue prestazioni professionali intenda impedire ai giudici di nominare consulenti d’ufficio che ritengono sia possibile accertare se un minore che rifiuta un genitore è stato manipolato dall’altro genitore. Per questo il nostro negazionista passa all’attacco accusando tutti questi professionisti di essere incompatibili con l’ufficio di consulente, perché si sarebbero già espressi sulla questione oggetto del quesito del giudice sottoscrivendo il documento di precisazione citato sopra.

Che fondamento ha questa pretesa?
Sia nel Codice di Procedura Penale che in quello di Procedura civile ci sono norme che disciplinano l’astensione del giudice e quindi anche la possibilità di ricusarlo (perché non si è astenuto). Queste norme si applicano per analogia anche ai CTU. Ebbene, nessuna di queste norme prevede la ricusazione per aver epresso convinzioni di tipo generale sulla generica materia della questione oggetto del processo. Le norme infatti parlano “di aver dato consigli o pareri o patrocinio nella causa”, cioè di essersi espressi nella singola concreta questione oggetto della decisione. E per chi conosce i rudimenti del diritto non può che essere così.  Chi cercasse giudici o CTU alieni da ogni convinzione astratta sulle materie che vengono sottoposte alla loro valutazione dovrebbe andare alla ricerca di uomini del tutto ignari del mondo. E a che titolo poi si pronuncerebbero se non sanno nulla? Ed esistono uomini o donne così astratti dalla realtà da non avere convinzioni, quasi come fogli di carta bianca ancora vergine?
Il nostro aspirante giurista non conosce neppure i primi rudimenti del diritto che distingue tra la norma, generale ed astratta, e la decisione singolare e concreta. Tutti i giudici hanno convinzioni generali su come vada interpretata e quindi applicata la legge e se ne può prendere conoscenza studiando i precedenti. Addirittura nei regimi di Common Law la legge applicabile deve essere individuata studiando i casi che fanno da precedente.
Il mondo ideale di imparzialità auspicato dove giudici (o consulenti del giudice) non manifestano convinzioni generali semplicemente non esiste!

Ma a leggere tra le righe forse neppure lui crede alla fondatezza della sua pretesa.
Non serve una particolare competenza per cogliere nella stessa prosa citata una certa insicurezza, quasi come se neppure lui fosse del tutto convinto di quanto scrive. Infatti ammette che chi ha firmato il documento di precisazione sull’alienazione genitoriale si sarebbe in effetti espresso solamente sulle generali. Altrettanto rivelatrice è la frase “Nel dubbio meglio ricusarlo”.
Diciamo che ci sta provando.

L’importante (per lui) è che i genitori che lo pagano come consulente continuino ad essere convinti che lui è un duro che non molla mai.