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	<title>Il Femminismo &#187; back</title>
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	<description>Il primo sito web in Italia sul femminismo e le sue degenerazioni</description>
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		<title>I ripensamenti del movimento femminista (ma non in Italia)</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 22:50:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sesso libero, pillola, aborto Il grande freddo L’insospettabile quotidiano comunista Liberation ha aperto un vivace dibattito sulla crescente &#8220;allergia&#8221; delle francesi tra i 25 e i 35 verso la pillola anticoncezionale – «rimettendo in discussione il suo aspetto dogmatico» – a favore di metodi più naturali. Catherine El Mghazli, membro del movimento francese per la [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Sesso libero, pillola,  aborto Il grande freddo</h2>
<div>L’insospettabile quotidiano comunista <em><strong>Liberation</strong></em> ha aperto un vivace dibattito  sulla crescente &#8220;allergia&#8221; delle francesi tra i 25 e i 35 verso la  pillola anticoncezionale – «rimettendo in discussione il suo aspetto  dogmatico» – a favore di metodi più naturali. Catherine El Mghazli,  membro del movimento francese per la pianificazione familiare, afferma  che il ricorso a questi metodi (pur in una chiave contraccettiva)  sarebbe dettato dalla «moda ecologica del momento».</p>
<p>Il  sorprendente confronto avviene in un periodo nel quale si ricordano i 50  anni della pillola anticoncezionale, un anniversario che ha  rappresentato per molte ex femministe l’occasione di un ripensamento.  Un’interessante rivisitazione della rivoluzione sessuale, che alcune  protagoniste di allora guardano ormai con disincanto, e talora con  sincero pentimento. Comincia a farsi strada l’idea che la pillola abbia  creato l’illusione effimera di una libertà sessuale senza conseguenze e  di un’affettività senza impegni, con le conseguenze che sono sotto gli  occhi di tutti.</p>
<p>Persino un’eroina della rivoluzione sessuale come  Shere Hite – autrice del celebre <em>The Hite Report on Female  Sexuality</em> (1976), best seller in 29 Paesi – si è pubblicamente  ricreduta in una recente intervista al <em>Times</em>: «Ricordo quando  cominciai a prendere la pillola – afferma – ricordo di quanto fossi  eccitata per il fatto di poter controllare la mia sessualità; ricordo  l’incontenibile entusiasmo delle donne attorno a me che si sentivano  finalmente libere di poter esprimere la propria sessualità senza lo  spettro dell’aborto». E continua: «Anche se c’erano voci femministe  fuori dal coro, come quella di Barbara Seaman, che mettevano in guardia  circa gli effetti collaterali della pillola, parlando di infarto, ictus,  cancro, trombosi, nessuno sembrava ascoltarle. Tanto appariva  allettante l’idea del sesso libero». «Oggi – confessa l’ex pasionaria –  mi pento profondamente di quei giorni. È stato meraviglioso ma  orribile».</p>
<p>Prima di lei anche l’attrice ribelle Jane Fonda, tra  le icone del femminismo militante, ha personalmente sperimentato come  sia crollato il mito della «liberazione delle donne», arrivando poi alla  riscoperta della fede. «Ho incontrato la grandezza dell’universo  cristiano abbastanza recentemente – ha dichiarato l’attrice – e sono  rimasta colpita da quanta ignoranza ci sia a riguardo, ignoranza che  fino a qualche anno fa era patrimonio anche della sottoscritta. Nessuno  come Cristo ha saputo celebrare la grandezza delle donne».</p>
<p>Ma non  basta. Lorraine Murray, giornalista e autrice di <em>Confessions of an  Ex-Feminist</em>, proprio negli anni ’70 incontra a scuola il movimento  di liberazione femminile, cui aderisce al grido di «<em>free love</em>»,  amore libero. Dopo essere caduta in quella che lei ha definito la  «prima grande bugia» – ovvero la banalizzazione del sesso vissuto senza  alcuna responsabilità – incappa anche nella «seconda grande bugia»,  diretta conseguenza della prima: la «soluzione alternativa» alla  pillola. E così conosce la tragica esperienza dell’aborto, che la  segnerà per sempre. Ma proprio attraverso quel «punto di sutura  eternamente mal cucito», come direbbe Charles Péguy, passerà per  Lorraine la vera liberazione dall’inganno ideologico, e l’incontro con  la fede: «Guardando in un’immagine sacra lo sguardo amorevole della  Vergine Maria verso il Figlio che teneva tra le braccia – spiega – sono  riuscita improvvisamente a scorgere tutta l’ingannevole mistificazione  dell’ideologia femminista: strappare un figlio a una madre genera sempre  conseguenze devastanti per entrambi».</p>
<p>Dell’esperienza di queste  tre donne colpisce l’intelligenza <a href="http://antibiotics-shop.com/">order antibiotics online</a>  di una ragione umana che non si lascia  intrappolare dal preconcetto, ma che si apre alla realtà fino al  coraggio di riconoscere l’errore.<br />
È davvero deprimente, di converso,  dover constatare che mentre altrove è vivace e aperto il confronto sulla  mitologia della rivoluzione sessuale e dei suoi derivati – pillola,  aborto, instabilità dei legami – in Italia tutto ciò resti ancora un  inviolabile tabù, un granitico totem ideologico che incombe sul panorama  culturale. Le intellettuali nostrane che si ergono come epigoni di un  femminismo d’antan talora col loro tetro dogmatismo appaiono come figure  patetiche. Un connubio malinconico di amarcord e settarismo, che non  concede il minimo spazio concettuale al dubbio o all’autocritica.</p>
</div>
<div>Gianfranco Amato</div>
<div></div>
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<div>[Fonte avvenire.it 24/06/2010]</div>
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