{"id":205,"date":"2011-05-16T11:38:35","date_gmt":"2011-05-16T11:38:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centriantiviolenza.eu\/folleweb\/?p=205"},"modified":"2011-05-16T11:38:35","modified_gmt":"2011-05-16T11:38:35","slug":"luci-su-cannes-la-gioventu-bruciata-delle-registe-al-festival","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centriantiviolenza.eu\/folleweb\/luci-su-cannes-la-gioventu-bruciata-delle-registe-al-festival\/","title":{"rendered":"Luci su Cannes: la gioventu&#8217; bruciata delle registe al festival"},"content":{"rendered":"<p><em>All&#8217;annuale  edizione del Festival du Cinema di Cannes va in scena il disagio  giovanile di una societ\u00e0 (La nostra!) in cui alineazione genitoriale e  guerre familiari hanno prodotto ai giovani problemi di ogni sorta. Sono i  figli del divorzio femminista che fanno i conti con frequentissime  perdite di identit\u00e0 di genere, abusi e falsi abusi. Mobbing Genitoriale e  Pas.<\/em> <em>I disastri familiari del femminismo in 35 mm.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span class=\"youtube\"><div class=\"lyte-wrapper\" style=\"width:640px;max-width:100%;margin:5px;\"><div class=\"lyMe\" id=\"WYL_AYo8E3dAjUI\"><div id=\"lyte_AYo8E3dAjUI\" data-src=\"\/\/i.ytimg.com\/vi\/AYo8E3dAjUI\/hqdefault.jpg\" class=\"pL\"><div class=\"tC\"><div class=\"tT\"><\/div><\/div><div class=\"play\"><\/div><div class=\"ctrl\"><div class=\"Lctrl\"><\/div><div class=\"Rctrl\"><\/div><\/div><\/div><noscript><a href=\"https:\/\/youtu.be\/AYo8E3dAjUI\" rel=\"nofollow\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.ytimg.com\/vi\/AYo8E3dAjUI\/0.jpg\" alt=\"YouTube video thumbnail\" width=\"640\" height=\"340\" \/><br \/>Watch this video on YouTube<\/a><\/noscript><\/div><\/div><div class=\"lL\" style=\"max-width:100%;width:640px;margin:5px;\"><\/div><\/span><\/p>\n<h3>Storie di adolescenti deviati per Julia Leigh e  Lynne Ramsay. E oggi tocca al film choc &#8220;Polisse&#8221;, con scene di violenza  e pedofilia<\/h3>\n<p>Colpa degli adulti, della solitudine, dei dolori  imposti dalla vita. Colpa di un  grande vuoto, dove manca tutto, la  fede, l\u2019ideologia, i buoni esempi. L\u2019universo  giovanile, osservato  attraverso i tre film presentati ieri al Festival, mette i  brividi.  Tratto dal romanzo di Lionel Shriver, firmato dalla scrittrice   australiana Julia Leigh, per la prima volta dietro la macchina da presa,  <em> Sleeping beauty <\/em>racconta la storia di una ragazza che accetta di vendere  il proprio corpo in una condizione di totale passivit\u00e0. Al centro di <em>We need to  talk about Kevin<\/em>,  regista Lynne Ramsay, protagonista nonch\u00e8 produttrice  Tilda Swinton,  la cronaca dell\u2019amore mai nato tra una madre e suo figlio. In <em> Restless<\/em>,  di Gus Van Sant, la dolce attrazione tra un adolescente  traumatizzato e  una coetanea malata terminale di cancro. Il futuro ha ben poco  da  promettere, e questi sono i risultati: \u00abNon so bene perch\u00e8 continuo a  fare  film su ragazzi &#8211; dice Van Sant -. Di sicuro c\u2019\u00e8 che quel periodo  della vita  continua ad affascinarmi, forse perch\u00e8 contiene tutte le  promesse per  l\u2019avvenire\u00bb. Promesse che spesso si spengono sul nascere,  si infilano nei tunnel  sbagliati, si arenano nelle sabbie mobili  dell\u2019adolescenza.<\/p>\n<p>Seguendo i  ricordi, le ossessioni e gli incubi  ricorrenti di Eva (Swinton), una donna colta  ed elegante che ha messo  tra parentesi le sue passioni per dedicarsi alla  famiglia, si finisce  davanti all\u2019orrore di un massacro che fa pensare, da una  parte, alle  stragi universitarie americane tipo Columbine, dall\u2019altra alla  tragedia  di Novi Ligure. Fin da quando era minuscolo e strillava senza fine,   Kevin ha messo in crisi le certezze di Eva, la sua intelligenza, il  legame con  il marito Franklin (John C.Reilly). Una linea sottile di  perenne odio\/amore lega  i due personaggi, Kevin ferisce la madre,  programmaticamente, come se dovesse  sempre farle pagare qualcosa. Su di  lei sfoga un\u2019infelicit\u00e0 oscura, profonda,  mentre al padre riserva  abbracci e sorrisi. Crescendo, le cose non migliorano,  anche perch\u00e8 la  famiglia si \u00e8 allargata, e, ad alleviare il tormento di Eva, \u00e8  arrivata  una seconda bambina, bionda, buona, affettuosa. Per Kevin \u00e8 troppo,   quand\u2019era piccolo il padre gli ha insegnato a tirare con l\u2019arco, lui ha  imparato  molto bene. Sui corpi dei compagni di scuola, su quelli del  padre e della  sorellina, ci saranno quelle frecce, tante, lanciate con  la violenza di una  sconfinata infelicit\u00e0. In carcere, ormai  maggiorenne, Kevin riesce ad  abbracciare sua madre: \u00abNel romanzo &#8211; dice  Swinton &#8211; l\u2019autore concentrava  l\u2019attenzione soprattutto sui rischi  esplosivi della perdita di contatto tra  genitori e figli\u00bb. Il film,  inquieto e disturbante, pieno di immagini che  parlano di disagio  interiore partendo dalla fisicit\u00e0 dei corpi, viaggia sicuro  sui primi  piani della protagonista. Se non fossimo al primo giorno di rassegna,   si potrebbe gi\u00e0 metterla nella rosa dei candidati al premio.<\/p>\n<p>Prodotto   dall\u2019applaudita Jane Campion, che al Festival preferisce mimetizzarsi  tra i  giornalisti, occhialoni e lunghi capelli bianchi, <em>Sleeping beauty<\/em> ruota  intorno alla virginale silohuette della protagonista Lucy (Emily  Browning). Una  ragazza sola, che tira coca nei locali notturni e si  prostituisce per soldi. Un  giorno la posta si fa pi\u00f9 alta, arruolata  nella casa d\u2019appuntamenti di una  tenutaria algida e bionda, Lucy prende  una droga che la lascia addormentata per  ore, alla merc\u00e8 di uomini  anziani e danarosi, pronti ad accettare l\u2019unica  condizione imposta  dalla maitresse, niente penetrazione. Tra gli italiani in  sala,  qualcuno pensa al \u00abbunga bunga\u00bb, appartamenti sontuosi, prede   giovanissime, clienti ricchi e compassati. Ma l\u2019attualit\u00e0 non c\u2019entra.  \u00abLa mia  speranza &#8211; dice la regista &#8211; \u00e8 che il film spinga il pubblico a  usare  l\u2019immaginazione\u00bb. Un po\u2019 favola erotica, un po\u2019 pamphlet  surreale sul rapporto  tra vecchiaia e giovinezza, <em>Sleeeping beauty<\/em> ricorda Bunuel, cita il  celebre dipinto di Artemisia Gentileschi<em> Susanna e i vecchioni<\/em> (a sua  volta ispirato a un episodio dell\u2019Antico Testamento), rivendica  legami con la  letteratura sudamericana: \u00abQuella di Lucy non \u00e8 una  semplice scelta di  sottomissione, piuttosto riflette un preciso modo di  vivere\u00bb. Vendersi tenendo  l\u2019anima ben divisa dal corpo, ma la  scommessa \u00e8 irrealizzabile, e il grido  finale della ragazza, appena  sveglia accanto al cadavere di un anziano cliente,  fa pensare che forse  Lucy inizier\u00e0 un cammino di consapevolezza.<\/p>\n<p>Anche <em> Restless <\/em>si  chiude con il primo piano di un adolescente, la faccia  perbene del  figlio di Dennis Hopper, Henry, e con una speranza per la vita che   verr\u00e0. Al Festival c\u2019\u00e8 chi dice, deluso, che Gus van Sant ha girato una  nuova  <em>Love story<\/em> pensando al cult <em>Harold e Maude<\/em>. Ma  l\u2019unione breve  tra la giovanissima colpita da tumore e il ragazzo che,  dopo aver perso i  genitori in un incidente, ha preso l\u2019abitudine di  parlare con il fantasma di un  pilota kamikaze giapponese, \u00e8 raccontata  con grazia, e fa versare lacrime  oneste. Per quanto complicata, la  giovinezza \u00e8 un diritto che non va  sprecato.<\/p>\n<p>[Fonte lastampa.it]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All&#8217;annuale edizione del Festival du Cinema di Cannes va in scena il disagio giovanile di una societ\u00e0 (La nostra!) in cui alineazione genitoriale e guerre familiari hanno prodotto ai giovani problemi di ogni sorta. Sono i figli del divorzio femminista che fanno i conti con frequentissime perdite di identit\u00e0 di genere, abusi e falsi abusi. 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