GIUDICI. E’ COLPO DI STATO?

Giugno 24 | Posted by KOCISS | Primo Piano

Torino, 24 Giugno 2010: anche la CORTE D’APPELLO ha CONFERMATO che un papà con 400 euro/mese: – deve pagare alimenti alla ex.moglie dentista (10.000 euro/mese) – deve lasciare la propria abitazione (seppur divisibile in 2 unità) – può tenere con sé le due bambine solo 2 notti al mese.

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Riportiamo di seguito l’articolo del portale infanzia-adolescenza che si interroga sul perché di ciò che sta avvenendo.

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Quiesto il link http://infanzia-adolescenza.info/lettere/tirannia/

E di seguito il testo diffuso dall’agenzia di stampa Fidest

Giudici. E’ colpo di Stato?

Pubblicato da fidest su giovedì, 24 giugno 2010

Lettera al direttore. Vorrei subito specificare che non ho intenzione di fare inutile allarmismo e neppure di porre una domanda retorica. Non sono mosso da parte politica o ideologica ne tanto meno da qualunque forma di antagonismo, ma semplicemente vorrei sensibilizzare i cittadini ed i politici a valutare la seguente situazione e rispondere alla domanda posta nel titolo. Partiamo dall’inizio. Uno dei fondamenti del nostro Stato è la Divisione dei poteri: legislativo, esecutivo, giudiziario. Il primo fa le leggi, il Parlamento eletto dal popolo, in rappresentanza del popolo che detiene naturalmente e legittimamente la proprietà e la conduzione dello Stato (“la sovranità appartiene al popolo”, dice l’articolo 1 della Costituzione). L’ultimo invece, attraverso i giudici, controlla che le leggi siano applicate e punisce chi non le rispetta nella società e nel vivere quotidiano.  I giudici al contrario dei politici non sono eletti dal popolo per questo motivo non hanno titolo di sovranità popolare, di fare o stabilire loro stessi se una legge è giusta o no, ma semplicemente di riconoscerla ed applicarla nei tribunali.
Partiamo dunque dalla “uguaglianza” dei cittadini, fondamento della convivenza pacifica, e dalla Famiglia, uno dei nostri diritti naturali e civili più importanti, dice la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (ONU, 1948): …“Uomini e donne hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.” E se vi dicessi che per 20.000.000 di padri e 10.000.000 di minorenni italiani questi due semplici diritti oramai non sono più garantiti? E se vi dicessi che l’abrogazione (cancellazione) dei diritti di uguaglianza e famiglia è avvenuta proprio per mano del Potere giudiziario? Figli espropriati alla propria famiglia, denuncie e ricatti, sparizione della proprietà privata, discriminazione sessuale: dov’è scritto che un figlio separato non può più avere due genitori allo stesso pari? dov’è scritto che 30.000 false denuncie compiute ogni anno per ottenere profitto dalla separazione devono restare impunite? dov’è scritto che la falsa testimonianza in tribunale non è più reato? dov’è scritto che pochi mesi di matrimonio o convivenza determinano la perdita della propria casa a favore della persona con cui avevi convissuto? dov’è scritto che padre o maschio vale 20% e madre o femmina vale 80%?  Non è scritto da nessuna parte, in nessuna legge. Ecco perché ritengo che in Italia sia in atto una Tirannia verso Famiglia e uguaglianza da parte del potere giudiziario, che senza ragione e titolo ogni giorno espropria persone ad altre persone, averi ai rispettivi proprietari, proprio come nell’antica Roma dove i figli potevano essere sequestrati e le famiglie precettate per decreto giudiziario. (fonte: www.infanzia-adolescenza.info  (Fabio Barzagli responsabile etico nazionale candidato alla Camera dei Deputati nel 2008)

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI (PREFAZIONE):
“indispensabile che i diritti dell’uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto
a ricorrere come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione”

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3 Responses to “GIUDICI. E’ COLPO DI STATO?”

  1. Fulvio ha detto:

    Alla luce di quanto predetto in questa pagina, come si inquadra il desiderio di giustizia e di rivalsa che, giunto OLTRE l’esasperazione, sfocia nei più diversi comportamenti errati fino al reato di uxoricidio (magari motivato anche da una malattia terminale)? E se un padre al quale hanno “sequestrato” i figli reagisce male e li sequestra davvero per portarli all’estero in un paese dove non esiste l’estradizione? E se, invece, un padre riuscisse a restare lucido e retto, dimostrando ai figli qual è la retta via e quelli la volessero imboccare abbandonando la madre? Ci pensano le donne a queste eventualità??? Non pensano che la pace e la serenità sono necessità oltre che desideri legittimi DEI FIGLI a cui DICONO di voler bene??? Auguri alle nuove generazioni con mille scuse da parte mia per aver avuto l’impudenza di averli generati!!!

  2. GENNY ha detto:

    CI SONO PADRI CHE DISCONOSCONO I FIGLI…
    NON RIESCONO AD AMARLI AD ANTEPORRE ALTRI AFFETTI A LORO…
    A CRITICARELI, OFFENDERLI, UMILIARLI.
    LAVORANO IN NERO, NON VERSANO ALCUN TIPO DI SOSTENTAMENTO,
    E I MAGISTRATI NON FANNO NIENTE,
    LA GIUSTIZIA IN ITALIA NON ESISTE.

  3. admin ha detto:

    Ci sono padri che si disinteressano ai figli, affettivamente lontani, poi ci sono padri che a causa di una separazione pesante hanno perso ogni capacità reddituale mantenendo però il desiderio di occuparsi dei figli e ci sono infine quei papa’ che vogliono semplicemente occuparsi dei figli in “condivisione” con l’altro genitore.
    La stessa cosa, del resto, è tranquillamente possibile dirla per le madri.
    Non possiamo costringere un genitore a percepire affetto se non ne è capace. Anche la legge da questo punto di vista non può niente e niente potrà. MA E’ UN CRIMINE – PRIMA DI TUTTO NEI CONFRONTI DEI FIGLI – QUALSIASI AZIONE CHE UN GENITORE POSSA METTERE IN ATTO PER ESCLUDERE L’ALTRO GENITORE ED “IMPOSSESSARSI” DEI FIGLI. Le leggi devono tutelare UN DIRITTO che è in primis un diritto dei figli (e poi anche dei genitori separati) stabilendo norme che garantiscano la possibilita’ per entrambi i genitori di poter restare vicini ai figli.