on 24 Settembre 2012 by Anna in Brevi, Comments (2)
Leviamo i denti ai cani perché non possano mordere le donne
C’erano una volta i lupi. Gli uomini uscivano per lavorare i campi e le donne preferivano stare in casa ed educare i figli alla prudenza con la favola di Cappuccetto Rosso: “porta la focaccia alla nonna, ma non passare dal bosco”.
Lavora oggi, lavora domani, gli uomini risolsero il problema dei lupi, e lo dimenticarono.
Non appena il mondo fu sicuro, le donne uscirono di casa.
Poche donne cattive si misero ad urlare “tremate tremate le streghe son tornate” ed a raccontare una nuova favola: una volta c’era il Patriarcato e le donne non potevano uscire di casa perché oppresse.
Decisero che potevano fottersene della nonna e andare nel bosco.
Non successe nulla, e allora decisero di tornarci in minigonna.
Non successe nulla, e allora dissero “se decido di girare nuda nessuno deve toccarmi”.
Un cagnetto vide un grasso polpaccio: non aveva mai visto niente del genere e lo addentò scambiandolo per una salsiccia di maiale. Le femministe si misero a strillare, e decisero che la colpa di tutto era il Patriarcato. Rimisero il cappuccetto rosso e manifestarono sotto la sede del Partito, urlando che i morsi dei cani sono la prima causa di morte per le donne. Scrissero sui muri “un cane morto non morde”, fecero credere alle mamme che dovevano allontanare i cani dai figli perché i cani mangiano i bambini.
Il Partito decise che ogni cane devono venire chiuso in gabbia se accusato di poter mordere una donna, a meno che non possa provare la propria innocenza.
Il Partito fece un manifesto elettorale intitolato “i cani mordono le donne”, elargì fondi pubblici per centri anti-cane e per campagne di sensibilizzazione: “Il cane abbaia? Abbandonalo in autostrada!”
Il Partito disse che il 97% delle donne aveva subito violenza ad opera di cani, ma la statistica era ottenuta chiedendo alle donne: “signora, il suo cane si è mai lamentato per la pappa?” e contando come violenza psicologica ogni risposta positiva.
Uno psichiatra provò a difendere i cani, ma le femministe lo diffamarono accusandolo di zoofilia.
Più cani accusavano falsamente e più soldi arrivavano nella mangiatoie del femminismo. Quando i cani protestavano, gli veniva spiegato che «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri».
Morale: le femministe credono che le donne non siano delle persone con uguali diritti e doveri degli uomini, ma delle bambine che devono essere protette dagli uomini, a costo di sospendere i diritti umani, almeno fino a quando nulla di male potrà più accadere ad una donna.
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Giovanni
25 Settembre 2012 @ 17:33
Scusate, ma non è esattamente quello che fate voi? Intendo, cercare un capro espiatorio, inventarvi le statistiche per supportare il vostro odio, fare paragoni assurdi come quello che le femministe sono peggio dei terroristi dell’11/09?
Ve lo dico perché magari non ve ne accorgete da soli. Però qualcuno se ne accorge, anche se non ve lo dice. Tenetelo presente.
admin
29 Settembre 2012 @ 15:47
Quello sui terroristi non è un post nostro, ma un discorso tenuto ad una conferenza internazionale.
Per attirare attenzione servono contenuti di quel tipo, ma dietro i toni forti ci sono verità significative.