on 21 Ottobre 2012 by Lorella in Archivio, Comments (2)

La Sindrome di Alienazione Genitoriale e i casi di sospetto abuso sessuale infantile: un problema di diagnosi

Riportiamo l’introduzione di un nuovo e importante documento scientifico frutto del lavoro svolto da Lucia D’Agostino presso l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti – Pescara Facoltà di Psicologia. Ci limitiamo ad esporre per esteso l’introduzione lasciando la possibilità a chi fosse interessato all’intero studio di scaricarsi il pdf tramite il link indicato in basso a questa pagina.

“La prova della colpevolezza non può essere
affidata a pareri di esperti che continuano
a confondere il processo con la terapia
o a fondare il proprio operato sul convincimento,
da decenni dimostrato falso, che
«il bambino non mente mai».”
Luisella De Cataldo Neuburger
“La testimonianza del minore”


Separazioni e divorzi costituiscono eventi sempre più frequenti nella nostra società, e le famiglie sono sottoposte a traumatiche destrutturazioni. Si è affacciato da poco nella letteratura psicologica italiana il parametro concettuale della Sindrome di Alienazione Genitoriale (Parental Alienation Syndrome – PAS), così definita dallo psicologo forense Richard Gardner, della Columbia University di New York, all’inizio degli anni Ottanta. Si tratta di una patologia relazionale che si manifesta nelle situazioni di separazioni e divorzi conflittuali. La sua principale manifestazione è la campagna di denigrazione da parte del figlio nei confronti del genitore non affidatario, a seguito dell’indottrinamento dell’altro genitore.
Quando la separazione dà luogo ad aspri conflitti, ognuno degli ex coniugi, convinto di avere ragione, rischia di coinvolgere i figli disorientandoli e costringendoli ad un’innaturale scelta forzata. I genitori trattano i figli come propri confidenti e attuano comportamenti che hanno lo scopo di separarli dall’altro genitore e di cementarli a sé.
In questo lavoro si intrecciano categorie psicologiche e giuridiche, riguarda quei casi in cui la separazione coniugale coinvolge i minori in una conflittualità non governata.
In tali situazioni i figli possono essere oggetto di contesa e/o di ricatto, divenire armi per ferire l’altro coniuge o per mostrare la propria superiorità come genitore. I figli non assistono passivamente, ma con i loro comportamenti si inseriscono e spesso si schierano nella conflittualità familiare.
Questa sindrome ha suscitato un grande interesse in letteratura ma allo stesso tempo sono state mosse diverse critiche. È stata messa in discussione la possibilità di considerare la PAS come sindrome in quanto non è presente nel DSM-IV non soddisfacendone i criteri di ammissibilità. È stata evidenziata la difficoltà di compiere una diagnosi differenziale con i casi in cui il minore rifiuta un genitore in quanto realmente vittima di abuso o maltrattamento.
Nella pratica clinica spesso le situazioni di rifiuto di un figlio verso il genitore non affidatario sono lette come frutto dell’inadeguatezza del genitore rifiutato e si ritiene di tutelare l’interesse del minore ascoltando “sic et simpliciter” la sua volontà, senza indagarne i vissuti più profondi. È evidente che misconoscendo l’origine relazionale del rifiuto e, nei casi più gravi, della PAS si collude con la disfunzionalità della famiglia separata, contribuendo ad amplificare la patologia (Gardner, 2003).

Tutelare l’interesse del minore, come ribadito nelle Convenzioni Internazionali (ONU, 1989; Strasburgo, 1996), significa garantirgli la continuità relazionale con entrambi i genitori e la possibilità di accedere ad entrambi. Scegliere di coalizzarsi con un genitore e rifiutare l’altro non può essere per il figlio il miglior interesse in quanto spesso implica una scissione a livello relazionale ed emotivo, attraverso l’assunzione di un ruolo adultomorfo a tutela emotiva del genitore con cui il figlio collude. In alcuni casi possono esser portate avanti false denunce di abuso sessuale e/o maltrattamento fisico nei confronti del genitore alienato.
Sostenere false accuse di abuso espone il minore a forti sensi di colpa e vissuti analoghi a quelli riscontrabili nei casi in cui l’abuso è realmente avvenuto: soprattutto se il bambino è piccolo, può convincersi che l’evento traumatico sia avvenuto realmente.
Gli studi sul fenomeno dell’abuso all’infanzia e del maltrattamento nei confronti dei minori sono stati caratterizzati, nel corso degli anni, dallo sviluppo di diverse fasi teoriche. Se, fino a pochi anni fa, l’interesse era focalizzato sull’abuso fisico, molti contributi ne hanno progressivamente arricchito il significato. Dai primi anni Ottanta l’attenzione ha iniziato a spostarsi sull’abuso sessuale sia familiare sia extrafamiliare.
Solo recentemente la trascuratezza e l’abuso psicologico nei confronti del bambino sono divenuti specifico oggetto di indagine.
Le distinzioni categoriali tra casi di abuso fisico, sessuale e psicologico sono, tuttavia, puramente accademiche: ogni tipo di maltrattamento si connota di forme miste, avendo ogni abuso fisico quasi sempre effetti negativi sullo stato psicologico. Per questo motivo il termine “abuso” si configura oggi come qualsiasi comportamento, volontario o involontario, da parte di adulti che danneggi in modo grave lo sviluppo psicofisico e/o psicosessuale del bambino.
Abuso è tutto ciò che impedisce la crescita armonica del minore, non rispettando i suoi bisogni e non proteggendolo sul piano fisico e psichico. Vi rientrano, quindi, non solo comportamenti che riguardano maltrattamenti di ordine fisico, sessuale o psicologico, ma anche comportamenti legati all’incapacità più o meno accentuata, da parte dei genitori, di fornire cure adeguate a livello materiale ed emotivo al proprio figlio.
La PAS viene considerata come una violenza emotiva o abuso psicologico del minore, in quanto la programmazione può indurre nel bambino la rottura permanente del legame con un genitore, oltre che conseguenze psicopatologiche (Gardner, 1998; trad. di G. Parodi ).
Il bambino può utilizzare meccanismi difensivi di scissione e negazione da cui possono derivare strutture psicotiche; sperimentare vissuti di perdita e lutto da cui possono derivare strutture depressive, o sensi di abbandono da cui possono derivare stati di angoscia.
Lo scopo di questo mio lavoro è quello di evidenziare le differenze esistenti tra la Sindrome di Alienazione Genitoriale e l’abuso. Il primo capitolo è dedicato alla definizione della PAS, alla descrizione della sua sintomatologia primaria, all’approfondimento delle caratteristiche dei soggetti coinvolti (genitori e figlio/i).
Il secondo capitolo è dedicato alla descrizione del mobbing genitoriale definito come l’adozione da parte di un genitore, separato o in via di separazione dall’altro genitore, di comportamenti aggressivi […] finalizzati ad impedire all’altro genitore […] l’esercizio della propria genitorialità […] (Giordano, 2005). Inoltre, viene descritta la “Griglia di Indicatori di Contesto Parentale Mobbizzante”, messa a punto da Giordano, che si configura come uno strumento empirico di valutazione buy pain pills online without prescription della presenza di un contesto divorziale a “transazione mobbizzante”: la presenza di questo tipo di contesto implica una sicura evoluzione verso la presenza di una forma di PAS.
Nel terzo capitolo sono state trattate le tematiche relative alla violenza e all’abuso infantile. Particolare attenzione è stata data all’ascolto del minore vittima nei casi di presunto abuso sessuale infantile: nella complessità del contesto psicologico e giuridico che si viene a determinare, risulta fondamentale, per il giudice, la possibilità di avvalersi di un esperto come consulente che, attraverso un accertamento peritale, valuti la testimonianza del minore, in particolare la sua credibilità.
L’ultimo capitolo, che rappresenta la parte centrale del presente lavoro, si focalizza sulla diagnosi differenziale tra PAS e abuso sessuale perpetrato. Sono stati approfonditi i criteri di differenziazione relativi sia al bambino che ai genitori nelle due diverse condizioni.

La tesi, in pdf, è leggibile e scaricabile all’indirizzo http://www.psychomedia.it/pm-thesis/dagostino/dagostino.pdf.

Nell’Area di Psychomedia in questione sono riportati diversi articoli sulla PAS e sul “MOBBING GENITORIALE”

Rif. Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti – Pescara – Facoltà di Psicologia Corso di Laurea Specialistica in Psicologia Clinica – Tesi di laurea in Psicologia Clinica Applicata – La Sindrome di Alienazione Genitoriale e i casi di sospetto abuso sessuale infantile: un problema di diagnosi – Candidata: Relatore: Lucia D’Agostino Chiar.mo Prof. Mario Fulcheri Matr.: 3043001 Correlatore: Chiar.mo Prof. Salvatore Sasso – A.A. 2006/2007


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2 Comments

  1. Antonio

    11 Settembre 2010 @ 08:48

    Mi chiamo Antonio e sono un papà.
    Dovrebbe bastare il sospetto abuso per mettere in protezione un bambino. Meglio sbagliare per eccesso di zelo che rischiare di gettare la bambina o il bambino tra le fauci del suo carnefice. Con la smania di tutelare il diritto di noi genitori si dimenticano i diritti dei bambini, diritti inviolabili!

  2. SilvioA

    13 Settembre 2010 @ 08:28

    Questo è quello che accade: basta una denuncia e per anni il genitore accusato non vede più il figlio. In teoria è giusto, ma in pratica il 99.7% di queste accuse si rivelano false. Oramai le false accuse vengono costruite strumentalmente, ci sono organizzazioni di abusologi, e impadronirsi di un bambino usandolo per una calunnia pedofila significa devastargli la vita.

    Occorre quindi che i bambini vengano protetti dai pedofili, dalle pedo-calunniatrici e dagli abusologi e che tutti questi abusi vengano dissuasi con pene adeguate alla loro infamia.

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