VIOLENZA E INDEBITA CENSURA DI FACEBOOK: CANCELLATA LA NOTA CHE DIFENDEVA I CORPI MASCHILI DALLO SFRUTTAMENTO

15Ott
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Dal social network è stata infatti, vergognosamente, rimossa la nota che si intitolava:  “Se c’è uno sfruttamento dei corpi, è quello dei corpi maschili: sul lavoro, nelle guerre. E nella procreazione.”

e che era stata pubblicata Alli Online l’undici ottobre su diverse pagine.


Riportiamo qui sotto il testo  della nota, con una aggiunta: e i minatori cileni dove li mettiamo?

A farsi seppellire vivi, infatti, c’erano solo uomini.

Le donne che li amavano erano in superficie ad aspettarli.

Le altre, forse, a dire idiozie su Facebook.

Che ci dà un’occasione in più per ribadire un dato: ad essere sfruttati, e a morire, sono i corpi degli uomini. E anche ad essere censurati quando esprimono opinioni sgradite a pochi elementi colmi di odio e razzismo.

ECCO LA NOTA CENSURATA:

Il vero sfruttamento è quello dei corpi maschili.

I corpi maschili sono sfruttati per generare reddito e per generare figli. E i figli creano reddito, in caso di separazione.

Garantiscono uno stipendio a chi ne fa fruttare l’esistenza attraverso il ruolo genitoriale.

Per questo ora le solite femministe vengono a dire che la PAS e l’AFFIDO CONDIVISO sono strumenti per gestire il corpo delle donne.

Perché in realtà tutelano il corpo degli uomini dallo sfruttamento che se ne fa per creare reddito, figli, benessere.

E assegni di mantenimento.

Il vero sfruttamento è quello dei corpi maschili.I corpi maschili sono sfruttati per generare reddito e per generare figli. E i figli creano reddito, in caso di separazione.  Garantiscono uno stipendio a chi ne fa fruttare l’esistenza attraverso il ruolo genitoriale.

Per questo ora le solite femministe vengono a dire che la PAS e l’AFFIDO CONDIVISO sono strumenti per gestire il corpo delle donne.

Perché in realtà tutelano il corpo degli uomini dallo sfruttamento che se ne fa per creare reddito, figli, benessere. E assegni di mantenimento.”

Qui sotto l’immagine -tratta dalla cache di Google- della pagina censurata, che si doveva trovare a questo indirizzo: http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150276394460005

20Giu
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Le donne oggi lavorano in casa e in ufficio, mentre gli uomini faticano ad avere un ruolo e a dare senso di protezione alle proprie partner

Fino a non molti anni fa in famiglia lavorava uno solo, quasi sempre l’uomo, e bastava per mantenerla. Adesso devono lavorare tutti e due. Dal punto di vista dei “padroni delle ferriere” la cosa si presenta così: paghi due al prezzo di uno. Per cui viene il sospetto che l’emancipazione della donna e il femminismo siano stati un’invenzione di costoro. La donna è vittima di un’ulteriore fregatura. Perché deve fare un doppio lavoro, quello d’ufficio e quello di casa. Perché l’accudimento dei figli, nei primi mesi e anni, tocca pur sempre a lei, se li ha (l’Italia ha il più basso tasso di natalità al mondo). Così detta la Natura. Il bambino, nei primi mesi e anni, ha come punto di riferimento assoluto la madre nel cui corpo è restato per nove mesi e dal cui corpo è uscito. Per quanto si vada sempre più verso un mondo unisex, non si è ancora visto un uomo allattare al seno (che, sia detto di passata, è una delle immagini più poetiche e commoventi che possa offrire la Natura). Il momento del padre verrà più avanti, durante e dopo l’adolescenza.

Anche nel mondo preindustriale la donna lavorava. Si occupava prevalentemente delle faccende di casa ma in alcuni momenti topici della vita agricola, come la vendemmia, dava anche lei una mano sui campi. Ma non aveva l’angoscioso problema che ulcera ogni madre di oggi: a chi lascio i bambini mentre sono in ufficio? Le donne (e gli uomini) oggi lavorano lontano dalle loro abitazioni. Per cui sono costrette a ricorrere ad asili e babysitter, spendendo quanto guadagnano. Una partita di giro a ricavo zero. Ma sono contente di essere inserite anche loro, finalmente, nel meccanismo “produci, consuma, crepa”. Gli uomini e le donne preindustriali lavoravano buy antibiotics dove abitavano, i bambini, che ruzzavan sull’aia, erano sempre sotto controllo. E se una sera avevano voglia di uscire e andare a vedere una “compagnia di giro” (perché allora la gente del popolo andava a teatro, oh yes, a vedere spettacoli carnascialeschi ma anche Eschilo, Euripide, Sofocle, Aristofane che sono un po’ meglio di “X Factor”) c’era sempre una zia zitella o una domestica perché non c’era famiglia, per quanto modesta, che non avesse dei domestici in essa integrati.

Certo, oggi, anche l’uomo può dare una mano in casa. Ma questa faccenda di averci messo il grembiale non si è rivelata molto producente. La femmina un ruolo ce l’ha, gliel’ha dato Madre Natura. L’uomo no, ha dovuto costruirselo. Ma oggi non ha più occasioni per esercitarlo. Non c’è più la guerra dove provare il proprio coraggio (la guerra d’antan, dico, non quella odierna dei robot, tanto che vi partecipano anche le tipe, robb de matt), non c’è più il duello. La forza fisica, sostituita dalla tecnologia, non conta più nulla eccetera. E, senza ruolo, l’uomo non esiste. Così le ragazze, che sognano pur sempre il vir, il “principe azzurro” (lo si vede ai matrimoni dove tutte, non solo la sposa, versano fiumi di lacrime: la cosa le emoziona ancora) si trovano davanti un bambino (“Ricordati che in ogni uomo c’è un bambino che vuole giocare” scrive Nietzsche).

E ne rimangono deluse. Conosco molte trentenni, spesso belle, colte, eleganti (fini no, la ragazza “fine” è scomparsa dall’Occidente) che fan una fatica boia a trovare un partner. Non per una scopata (anche per quella, gli uomini, di fronte all’aggressività femminile, stan diventando tutti finocchi), ma un uomo che dia loro la sicurezza e il senso di protezione di cui hanno bisogno. Consiglio uno stage in Afghanistan. Troveranno degli uomini che le faranno rigar dritto, come meritano e come, nel fondo del cuore, desiderano.

Massimo Fini

Da il Fatto Quotidiano del 19 giugno