Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS), abuso sull’infanzia

Number of View :1026

La PAS è un disturbo di cui sono vittima soprattutto i bambini coinvolti in una separazione conflittuale fra i loro genitori: quando uno dei due (genitore alienante), accecato dall’odio verso l’altro, manipola il figlio e condiziona le cure genitoriali a che il bambino condivida l’odio e partecipi alla campagna di denigrazione, l’istinto di sopravvivenza del bambino lo porta a soffocare il proprio naturale affetto verso il genitore alienato, arrivando a perdere il contatto con la realtà per sposare attivamente la follia del genitore alienante.

Tale disturbo può permanere in età adulta, rendendo impossibile al giovane adulto di costruire una propria famiglia ed avere fiducia nel prossimo; l’essere stati premiati in gioventù per aver esibito odio verso un genitore buono può portare a devianze psicopatiche.

Non si parla di PAS quando il rifiuto verso un genitore è motivato da sue reali mancanze o peggio.

L’unico modo efficace di proteggere i bambini vittima di PAS di grado grave (o di grado medio in peggioramento) è l’allontanamento urgente dal genitore alienante, per venire affidati al genitore alienato; se necessario previo un periodo di cure.  Al fine di ridurre tale periodo, esperti americani stanno sviluppando percorsi per il recupero rapido dei bambini che hanno subito l’abuso della PAS.

Sebbene alcuni casi di PAS siano evidentissimi (bambini sottratti da un genitore ed in seguito a ciò osservati dai Servizi durante anni di separazione dal genitore alienato), esistono avvocati e medici che arrivano a tentare di negare la PAS.

Per avere qualche chiarimento, riportiamo un’intervista alla Dott.ssa Sonia Mancini, psicologa dell’età evolutiva:

Dott.ssa, cosa è la sindrome da alienazione parentale e quanto è diffusa nel nostro Paese?

La Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) è una delle forme di abuso cui si sta recentemente prestando attenzione. Negli ultimi anni, nei casi di separazione e/o divorzio, si incontrano sempre più spesso bambini che rifiutano uno dei loro genitori senza una causa apparente, limitandosi ad esprimere dei sentimenti negativi, spesso di ostilità e di odio nei suoi confronti. La sua manifestazione principale, infatti, risulta essere la campagna di denigrazione rivolta contro un genitore, allo scopo di ottenere che il figlio si rifiuti di frequentarlo.

Va precisato che il termine “alienante”, riferito al genitore, è da intendersi in un duplice effetto: il genitore alienante aliena (rende estraneo) l’altro genitore al bambino, ma aliena anche il bambino a se stesso, abusando del suo potere psicologico per distruggere l’immagine dell’ex coniuge che il bimbo si è formato nel tempo, per sostituirla ed imporgli la propria.

Gli scopi del genitore programmatore o alienante sono molteplici: spesso la motivazione è quella di ottenere l’affidamento esclusivo del figlio o di ottenere concessioni economiche; non è poi da escludere che la controversia tra i due ex coniugi possa essere un modo per mantenere un legame tra i due: molto spesso la programmazione si verifica in situazioni di gelosia a causa della nuova condizione sentimentale dell’ex coniuge. Non sempre il genitore alienante inventa volontariamente accuse infondate per raggiungere obiettivi personali, ma può anche essere convinto della necessità di limitare la relazione del figlio con l’altro genitore, anche in buona fede, sulla base dei propri vissuti e delle proprie difficoltà psicologiche che tende a proiettare sul bambino.

 

Come si manifesta?

Quando il genitore alienante ostacola costantemente la relazione del figlio con l’ex coniuge, con il passare del tempo il bambino riceve il messaggio, non detto esplicitamente, ma comunque molto chiaro, che un genitore è superiore all’altro. I bambini più piccoli sono i più vulnerabili di fronte a questo messaggio, e tendono ad accettarlo senza spirito critico o di contraddizione, facendo proprie le idee e gli affetti del genitore alienante.

Un figlio che vive in un’atmosfera di rabbia e di rifiuto finirà per assorbire ed adottare questo contesto. È comprensibile come il suo bisogno di sicurezza, la sua situazione di dipendenza e la paura di perdere anche il genitore con cui vive lo spingano ad identificarsi con quest’ultimo e a schierarsi dalla sua parte. La conseguenza importante è che il genitore alienante forza il bambino a scegliere i suoi genitori, e ciò è in opposizione diretta con il benessere emotivo del bambino.

 

Il bambino ha sempre un ruolo “passivo”?

Quello che differenzia una PAS da un semplice “lavaggio del cervello”, è il fatto che il bambino diventa egli stesso protagonista della campagna di denigrazione ed è proprio questa combinazione di comportamenti che legittima una diagnosi di PAS. Sebbene la manipolazione abbia origine dal genitore, infatti, il figlio rappresenta una parte attiva nella campagna di denigrazione che spesso supera i comportamenti e le aspettative del genitore alienante stesso. Come conseguenza di queste dinamiche i bambini, difatti, imparano a manipolare, non solo per ottenere un vantaggio, ma per sopravvivere. Diventa esperto prima del tempo per decifrare l’ambiente emotivo in cui vive, immergendosi nelle menzogne, ma è importante sottolineare che resta pur sempre una vittima dell’abuso psicologico a cui è stato sottoposto.

 

Cosa può fare l’altro genitore per recuperare il rapporto con il figlio?

Sono molte le tecniche messe in atto dal genitore alienante al fine di “sgenitorializzare” l’ex coniuge, ad esempio chiamandolo per nome; manifestando comportamenti intrusivi durante le giornate che il minore trascorre con l’altro genitore magari telefonando in continuazione; impedendo all’ex coniuge di entrare in casa e costringendolo ad aspettare il figlio in auto suonando il clacson per avvisare del suo arrivo; imponendo al figlio il cognome del nuovo partner; metacomunicando sull’altro genitore in modo paradossale creando delle modalità a doppio legame che confondono il minore rendendolo anche più suggestionabile.

La reazione inevitabile che si innesca nel genitore bersaglio è quella di rabbia e collera che, rendendosi visibile agli occhi del figlio, rischia di alimentare ulteriormente la convinzione che il genitore alienante abbia ragione nel ritenerlo responsabile del proprio malessere, avvalorando la campagna di denigrazione.

Nei casi in cui una presunta PAS sia in corso è necessario, e di vitale importanza, che il genitore bersaglio si rivolga ad un esperto delle relazioni genitoriali, affinché venga sostenuto e supportato nel non lasciarsi confondere dall’ostilità del figlio. Il genitore bersaglio dovrebbe essere rassicurato in modo tale da poter modulare le proprie reazioni e acquisire strategie di relazione che lo aiutino a riequilibrare l’immagine che il figlio sta lentamente costruendosi, senza cadere nella trappola di commettere il medesimo errore del genitore alienante, ovvero quello di programmare il figlio contro di lui. Un atteggiamento di questo tipo potrebbe compromettere seriamente non solo la relazione tra di loro, ma determinare drammatiche conseguenze nella già fragile e minata psiche del bambino.

Nella fase di recupero del rapporto occorre evitare le probabili provocazioni, le estenuanti polemiche e focalizzare piuttosto l’interesse soprattutto nel rievocare i periodi in cui il loro rapporto era sereno.

 

In che modo è possibile porre rimedio a tale sindrome, sia con riferimento al figlio che al genitore “manipolatore”?

Gli effetti sulla personalità del bambino sono devastanti e potrebbero avere un serio impatto lungo tutto il percorso della sua vita, per molti esperti pari alla gravità di un abuso sessuale. Il bambino impara a non fidarsi delle proprie percezioni e dei propri sentimenti e dipende, nel bene e nel male, dal genitore che lo programma e lo manipola. Diventa indeciso e fragile, con la conseguente disistima e mancanza di fiducia in se stesso, con incapacità a sviluppare la propria individualità e la propria autonomia. Dal momento che ha fatto l’esperienza che l’amore e il contatto affettivo possono essere abusati e possono servire a controllare e manipolare, avrà difficoltà più tardi ad ammettere l’intimità e la vicinanza, per paura di diventare nuovamente vittima di manipolazioni distruttrici dell’identità. Ne conseguono problemi relazionali che dipendono da un comportamento eccessivamente sospettoso e sequestrante da un lato, ed esageratamente distante e inavvicinabile dall’altro.

Tenuto conto di tutte queste drammatiche conseguenze, è importante che l’Alienazione Genitoriale sia riconosciuta e diagnosticata il prima possibile, con il contributo di tutte le parti in causa (genitori, giudici, psicologi, servizi sociali, avvocati) responsabili della tutela e del benessere psichico del bambino. La diagnosi di PAS è principalmente riservata ai professionisti del campo psicologico e psichiatrico che intervengono come esperti del Tribunale. Per poter intervenire è necessario che esista una sinergia tra sistema giudiziario e gli psicologi che operano in ambito forense.

Nessuna delle due discipline, giuridica e psicologica, può efficacemente e significativamente intervenire sulla situazione in maniera autonoma.

Quale modello per l’Italia? Il femminismo buono di Vezzetti ed il femminismo cattivo di Faldocci

Number of View :1397

Il pediatra e scrittore Vittorio Vezzetti ha descritto in un libro di successo ed in audizioni al Senato l’esperienza scandinava in materia di affido condiviso: tutelando il diritto dei bambini a venire accuditi direttamente da entrambi i genitori (e quindi doppia residenza e mantenimento diretto) si è abbattuta la conflittualità fra gli ex coniugi, con soddisfazione non solo dei papà e delle mamme che possono emanciparsi costruendo una propria carriera lavorativa.

Ma soprattutto dei bambini, come dimostra lo studio in merito pubblicato su una delle più importanti riviste pediatriche mondiali [1], finalizzato a verificare se il coinvolgimento paterno (concettualizzato come tempo di coabitazione,impegno e responsabilità) abbia influenze positive sullo sviluppo della prole.  Gli studiosi hanno analizzato retrospettivamente 24 studi svolti in 4 continenti diversi e con durate dai 10 ai 15 anni. La conclusione è che, dopo aver depurato i dati da variabili socioeconomiche, in 22 studi su 24 si è avuta l’evidenza degli effetti benefici derivanti dal coinvolgimento di ambedue le figure genitoriali. In particolare si è visto che il coinvolgimento del padre migliora lo sviluppo cognitivo, riduce i problemi psicologici nelle giovani donne, diminuisce lo svantaggio economico e la delinquenza giovanile, riduce lo svantaggio economico nei ragazzi.  Tale affermazione è stata scientificamente validata con intervallo di confidenza statistica del 99.5%.

Un vero affido condiviso è inoltre un importante fattore di prevenzione dell’Alienazione Genitoriale, nella quale il genitore prevalente fa il lavaggio del cervello al figlio fino a fargli odiare l’altro genitore, compiendo un vero e proprio stupro psichico.

*   *   *

femministaPurtroppo per i bambini italiani, in Italia ha preso campo il femminismo metaforicamente simboleggiato dall’avvocata d’assalto Vajassa Faldocci, la quale prosaicamente sostiene che la donna preferisce intascare mantenimenti e farsi assegnare case per sé e per i figli piuttosto che lavorare, rendendo florida la sua attività professionale di “divorzista nel campo delle false accuse di violenza domestica”.

Con questo femminismo dell’odio di genere, dal 1975 ad oggi in Italia l’affido aprioristico alla madre è salito fino al 92%, mentre la percentuale di donne nelle professioni e nella vita pubblica è rimasta bassa.

Ma soprattutto, tale pratica ha devastato generazioni di bambini: su un milione di bambini italiani coinvolti in separazioni, 200mila risultano affetti da disturbi psicologici o psichiatrici: una incidenza del 130% maggiore che nei bambini non coinvolti in separazioni.  Che la colpa sia non della separazione, ma del sistema che la gestisce, è confermato dal fatto che tale incremento non si verifica nei paesi a noi vicini, che avendo introdotto il divorzio fin dal 1792 hanno imparato a tutelare i bambini: basta passare dalla Sardegna alla Corsica ed i bambini affetti da tali problemi si dimezzano.

Dove il femminismo cattivo varca il confine della criminalità è con il sistema delle false accuse, ovvero delle calunnie pedo-femministe.  Le cifre sono allucinanti: ogni 100 accuse di pedofilia contro padri separati, 92 sono false, ed causano ai bambini una devastazione pari a quella degli abusi realmente esperiti, come rivelato nello studio scientifico “Disturbi psicopatologici e fattori di stress in procedimenti penali relativi all’abuso sessuale” [2].   È naturale osservare che un sistema che per proteggere 8 bambini ne devasta 92 arricchendo avvocati e sedicenti esperti abusologi fa più danni della pedofilia.

Mentre 32mila bambini italiani sono oggi detenuti in case famiglia, mentre 25mila bambini ogni anno perdono i contatti con il loro papà, mentre la depravazione umana si spinge fino a cercare di negare che l’Alienazione Genitoriale è un abuso sull’infanzia, grande successo ha avuto la manifestazione organizzata dal Movimento Femminile per la Parità Genitoriale per dire basta a tutto ciò, grande popolarità sta riscuotendo l’impegno della deputata Rita Bernardini per il femminismo buono e quindi per una riforma verso un vero affido condiviso.

BIbliografia

[1] Acta Pediatrica 97 (2008) pag. 152-158, Sarkadi et al., Uppsala e Melbourne.

[2]  Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza 77 (2010), pag. 127-137, G.B. Camerini, D. Berto, L. Rossi, M. Zanoli.

 

 

La separazione nel paese del familismo amorale

Number of View :459

Il sociologo Edward C. Banfield nel libro “Le basi morali di una società arretratata” investigò le ragioni dell’arretratezza economica e sociale di alcune regioni dell’Italia, identificandole nel “familismo amorale”, ovvero una cultura che estremizza i legami familiari a danno dell’interesse collettivo, spingendo gli individui a

“massimizzare unicamente i vantaggi materiali di breve termine della propria famiglia nucleare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo”.

Il termine amorale non è relativo ai comportamenti interni alla famiglia, ma all’assenza di senso civico e di collaborazione sociale all’esterno della famiglia.  L’autore deriva le conseguenze sociali del familismo amorale:

  • solo i pubblici ufficiali si occuperanno degli affari pubblici, perché pagati per farlo, i cittadini non se ne occuperanno e se lo facessero verrebbero mal visti;  i pubblici ufficiali saranno poco controllati, perché farlo è affare di altri pubblici ufficiali soltanto, e tenderanno a farsi corrompere;
  • i professionisti mostreranno una carenza di vocazione o senso della missione; entrambi useranno le proprie posizioni e le loro particolari competenze come strumenti da usare contro il prossimo per perseguire il proprio vantaggio personale;
  • la legge sarà trasgredita ogni qual volta sembrerà possibile evitarne le conseguenze;
  • gli iscritti ai partiti tenderanno a rivendersi a partiti più favoriti, determinando l’instabilità della forze politiche.

Successivamente a tale studio, condotto nel 1958, si è diffusa in Italia la pratica della separazione, degenerata in una situazione che non ha eguali al mondo:

  • la legge sull’affido condiviso viene disapplicata; i padri sono ridotti a babbomat ed i bambini a strumenti per ottenere mantenimenti;
  • quasi ogni separazione giudiziale è accompagnata da accuse penali riconosciute false nell’80% dei casi.  L’80% delle persone accusate di pedofilia ormai sono poveri padri separati, e qui le false accuse salgono al 96%.

Tale fenomeno può essere inquadrato nella quadro del “familismo amorale”: quando una donna si separa la sua famiglia d’origine — qualora sia di tipo “amorale” — vede la separazione come una guerra fra famiglie, da vincere con mezzi illegali.

Scatta allora il ricorso alla “calunnia di genere”, ovvero la ex-moglie tenta di dipingersi come vittima dell’uomo, accusandolo di violenza, e tutta la “famiglia amorale” tenta con la propria calunniosa testimonianza di distruggerlo mediante false accuse, sfruttando l’armamentario giudiziario del “femminismo amorale”:

  • l’inversione dell’onere della prova, per cui l’uomo può venire condannato senza alcuna prova oggettiva sulla base della sola parola di chi accusa;
  • sostanziale impunità per i reati di calunnia, falsa testimonianza, sottrazione di minore, utilizzo di minore come strumento di calunnia;
  • tentativo di negare che l’alienazione genitoriale è un abuso sull’infanzia.

In realtà, tale pratica è oggi il più grave abuso pedo-criminale compiuto contro l’infanzia in Italia, e sono le stesse donne a dire basta a tale sistema:

Il branco e la violenza contro i deboli

Number of View :1831

I vigliacchi che si sentono forti in un branco cercano di attaccare il più debole, quello a terra, che cerca di rialzarsi.

È ciò che sta accadendo a Dominique Strauss-Kahn, novello Dreyfuss.  La sua attività è stata devastata da una falsa accusa di stupro.

Ma non bastava.

Dovunque vada trova il branco di femministe che gli gridano contro, perché non possono tollerare che un uomo sia stato riconosciuto innocente.

Torna a casa, e trova femministe urlanti.

Viene intervistato dalla stampa, e trova femministe urlanti.

Fenomeno descritto nell’articolo “Il falò delle racchie” del giornalista Pietrangelo Buttafuoco:

“radunate in pubblica piazza per inveire contro Strauss-Khan ci hanno ipnotizzato in ragione di un fatto comune a tutte le sopracitate ritratte: erano, appunto, racchie”.

Ribadito nell’articolo “Il processo Dsk fa flop ma le vetero femministe: l’uomo sempre colpevole” da Vittorio Sgarbi:

“c’è da avere paura, e da evitarle sul piano umano”.

Permettere a femministe accecate dall’odio contro gli uomini di gestire centri anti-violenza è un terribile errore, con conseguenze devastanti per i bambini che le femministe si arrogano il diritto di “proteggere”, sottraendoli per mesi ed anni all’affetto dei loro papà.

Fermiamo la “cultura dello stupro”

Number of View :756

Una bambina di soli 11 anni si è falsamente inventata di essere stata stuprata.  I bambini assorbono quello che fanno gli adulti, e questa minorenne è stata presumibilmente corrotta dalla follia femminista della “cultura dello stupro”, ovvero il voler vedere donne violentate ovunque e denunciare falsi stupri per i motivi più disparati.

I bambini direttamente colpiti da questa “cultura” malata sono quelli coinvolti in separazioni conflittuali ed usati per le loro false accuse da pedo-calunniatrici, che spesso si appoggiano ad avvocate ed ad abusologi senza scrupoli, ricevendo sostegno economico dallo Stato.

Per i bambini, il venire coinvolti in false accuse è un maltrattamento che può causare psico-patologie sovrapponibili a quelle causate da abusi reali.

Fonte: http://www.comunicazionedigenere.net/proteggiamo-i-bambini-dalla-“cultura-dello-stupro”/

Interrompere il “ciclo della violenza” è possibile

Number of View :667

Le famiglie patologiche trasmettono i propri problemi alle generazioni successive in un “ciclo della violenza”:

Prima fase: Innamoramento, tentativo di formare una nuova famiglia, ostacolato dalla sfiducia verso il prossimo e quindi verso il coniuge; incomprensioni.  Escalation di manipolazioni.

Seconda fase: Ritorno a casa di mamma, sottrazione dei figli e loro alienazione mediante la calunnia di genere, fino a causare la Sindrome di Alienazione Genitoriale.

Terza fase: I bambini non protetti mediante allontanamento dal genitore alienante diventano adulti problematici, con difficoltà a formare unioni stabili e tendenza ad esercitare contro i propri figli ciò che loro stessi hanno subito da piccoli.

È possibile interrompere il ciclo della violenza:

  1. Durante la prima fase: con leggi che garantiscano un vero affido condiviso, che rendano difficile sottrarre i bambini e con sentenze che scoraggino l’idea che “sono una mamma, quindi posso fare quello che voglio tanto nessun giudice oserà affidare i figli al padre”.
  2. Durante la seconda fase: se il bambino ha ormai subito una alienazione genitoriale di grado grave (o di grado medio in peggioramento) è essenziale l’immediata inversione dell’affido: allontanamento dal genitore alienante ed affidamento al genitore alienato.  Non proteggere un bambino in questa fase, o fingere di proteggerlo disponendo ormai inutili terapie, significa lasciare che venga rovinato.
  3. Durante la terza fase: alcuni bambini alienati quando iniziano ad interagire con il mondo normale si rendono graduale conto di cosa hanno subito.  Tale processo  può essere aiutato da campagne di informazione volte a creare consapevolezza sul problema dell’alienazione e delle false accuse.   Spesso il danno biologico subito è ormai così grave che l’adulto alienato necessiterà di anni di terapia.

Fonte: http://www.violenzadigenere.it/gender_news/2011/08/20/ciclo-della-violenza