Nazismo, comunismo, femminismo

 

 


Cristoforo Colombo diceva: vai a Ovest per arrivare a Est.  L’atlante politico, così come la Terra, non è un piano ma una sfera.

Andando a sinistra, all’estremo si trova Stalin: un criminale.

Andando a destra, all’estremo si trova Hitler: un criminale.

 

I due estremi coincidono: estrema sinistra (odio di classe) ed estrema destra (odio razziale) hanno prodotto lo stesso risultato: dittature totalitarie e genocidio.  È qui, agli antipodi della civiltà, che si colloca il nazi-feminismo (odio di genere).

Calunniare gli uomini non è né di destra, né di sinistra: è criminale.

Negare gli abusi sui bambini non è né di sinistra, né di destra: è pedo-criminale.

Strangola un neonato ed è libera

Una ragazza canadese di 19 anni ha strangolato con la sua biancheria intima il maschietto che aveva appena partorito nel bagno della casa dei suoi genitori e dopo alcune ore ha scaraventato il corpicino nel giardino di un vicino.

La giudice Joanne Veit ha pronunciato un verdetto che sembra confermare i peggiori timori dei movimenti per la vita, ovvero che la legalizzazione dell’aborto e l’assuefazione alla pratica portino all’accettazione dell’infanticidio. La giudice ha condannato l’infanticida a tre anni con la sospensione della pena (ovvero non andrà in prigione; dovrà solo seguire una consulenza psicologica, scontare 100 ore di lavoro socialmente utili e informare le autorità giudiziarie se rimarrà nuovamente incinta).  È ancora in corso un processo per lo smaltimento illecito di resti umani.

A preoccupare i difensori della vita è l’argomentazione della giudice, la quale ha ritenuto che l’assenza di una legge sull’aborto in Canada indicherebbe che la popolazione “simpatizzasse” con la madre:

”i canadesi sono addolorati per la morte di un neonato, specialmente se avviene per mano della madre del neonato, ma i canadesi piangono anche per la madre […]. Mentre molti canadesi indubbiamente considerano l’aborto come una soluzione certo non ideale al sesso non protetto e alla gravidanza indesiderata, in generale comprendono, accettano e simpatizzano con le gravose fatiche che una gravidanza e un parto esigono dalle madri, soprattutto dalle madri prive di sostegno»

ha scritto la Veit nella sentenza (CBC News, 9 settembre; fonte).  Wesley J. Smith nel suo blog, constata amareggiato: «Così l’aborto genera simpatia per l’infanticidio in Canada. Eppure, se la donna avesse strangolato un cucciolo, sappiamo benissimo che non avrebbe suscitato alcuna simpatia».

Secondo una organizzazione femminista abortista, la sentenza pronunciata dalla giudice Veit è soddisfacente: “ci sono ragioni inoppugnabili per ritenere l’infanticidio un crimine inferiore all’omicidio“.  A segnalare tale commento è l’attivista pro vita Jonathon Van Maren sul sito del Canadian Centre for Bio-Ethical Reform, UnmaskingChoice.ca (12 settembre). Per Van Maren, il caso dimostra che per alcuni l’infanticidio non è altro che “un aborto molto, molto tardivo. “La depressione post-partum (…) serve come scusa per strangolare il neonato. Se riesci a dimostrare che eri depressa, uccidere tuo figlio è qualcosa di comprensibile e se ascolti questa giudice, accettabile“.

Secondo un sondaggio del 2009, realizzato dalla società demoscopica Angus Reid Strategies, meno della metà della popolazione canadese – il 46% – ritiene che l’aborto dovrebbe essere autorizzato in tutte le situazioni o casi. Inoltre, ben il 92% dei canadesi non sa che nel suo Paese l’aborto è permesso per tutta la durata della gravidanza.

Già nel passato in Canada si erano già verificati gravi fatti legati al femminismo:

 

 

 

Manifestazione STOP feminazi: Roma, 5 ottobre 2011

https://youtube.com/devicesupport

 

 

Donne ed Uomini in piazza per dire "NO" al falso affido condiviso e alla disparità di diritti

 

Lettera di un padre per la figlia

“Le priorità che ha in questo momento tua madre sono tutte tese a buttarmi fuori di casa, ad allontanarmi dal nucleo familiare e il più presto possibile, senza senso né ragioni poiché la causa de suo malumore sono io”

 

Lettera di un Padre alla Figlia – VITE

 

La cultura nazi-femminista

Ogni 3 giorni in Italia un caso di suicidio e/o omicidio viene etichettato come “uomo non vuole accettare la separazione”.   Il ripetersi di casi simili indica una causa comune: è in atto uno scontro fra due culture.

Da un lato, la cultura della famiglia.

Dall’altro lato, il nazi-femminismo, ovvero la distruzione della famiglia, il privare i bambini dei loro papà, renderli bancomat al servizio della donna separata, mantenuta da sussidi statali.

La famiglia tradizionale è preferita dalla grande maggioranza della gente comune.

La cultura nazi-femminista è sostenuta da estremiste odiatrici di uomini: l’unico modo di imporla è quindi per via giudiziaria, tentando le donne al divorzio con privilegi garantiti da sentenze sessiste.   Quando un uomo rifiuta di accettare il femminismo, viene tacciato di essere un retrograde maschilista, e colpito con accuse di stalking o peggio.  Quando esplode, viene usato per alimentare il falso mito dell’uomo violento e chiedere leggi ancora più anti-uomo, in modo da alimentare la guerra di genere accesa dal femminismo.

Gli episodi di sangue causati da questo scontro oggi sono circa 100 all’anno in Italia, a fronte di circa 150 donne e circa 500 uomini vittime di omicidio in totale.  Le vittime più numerose — centinaia di migliaia — sono i bambini, costretti a perdere i contatti con i loro papà, o addirittura colpiti dall’abuso dell’alienazione genitoriale.

Questa follia ideologica che non si ferma neanche davanti ai bambini ricorda quanto avvenuto nei paesi comunisti: milioni di morti per levare la terra ai contadini retrogradi e trasformarli in operai agricoli in ossequio all’ideologia.

 

 

Il Mein Kampf del nazi-femminismo

Un investigatore operativo (per ora identificato con Agent Orange) si è calato nel mondo del femminismo radicale. Grazie a questa opera di intelligence sono stati portati alla luce documenti che provano i progetti criminali di questa ideologia dell’odio.

“Le donne non hanno bisogno di uccidere i figli maschi.  Basta non dargli da mangiare.  Le femmine sono forzate a dare nascita ai bambini maschi, ma poi una femmina è libera di decidere le proprie azioni.  I maschi moriranno senza l’infusione costante delle energie femminili”.



“Molte donne vedono solo vantaggi personali nel femminismo radicale […]  Io voglio rivoluzioni violente, sociali, politiche e militari, a livello mondiale.  Ma le donne amano la pace. […] Dobbiamo trovare soluzioni individuali”

“La tua proposta di sterminare totalmente i maschi alla Solanas è per me l’ultima risorsa.  Non siamo scienziati biologici, ma riusciamo a leggere gli articoli scientifici.  Dico che ci sono alcuni modi.  Ovviamente dobbiamo parlarne solo in questo forum segreto.”

“Se riusciamo ad inventare un’arma biologica che possa essere ingerita ed uccidere il cromosoma Y nello sperma, il grosso è fatto.  Possiamo farci assumere come cuoche a McDonald e metterlo nel cibo.  Non verrà notato quello che facciamo perché non colpisce nessuno in maniera visibile.  Solo lo sperma, in maniera che non nascano più maschi.  Divertitevi.  Possiamo ridurre il numero di maschi o sterminali totalmente.  La parte divertente è che non abbiamo bisogno della cooperazione delle donne.  Questo era il problema: le donne non aiuteranno mai a smettere di produrre figli maschi.  In questo modo non ci serve la loro cooperazione.  Ci vorranno 2 generazioni per eliminare i maschi. Ma funzionerà.  So che può essere fatto”.

 

“Avere bambini maschi deve essere reso fuori moda, e poi verranno abortiti senza vedere la luce del giorno […] Credo che segretamente già milioni di donne abortiscono i bambini maschi ma non lo dicono per evitare polemiche.”

“Grazie Sorelle.  Sto ripensando al fatto che sto accudendo questi piccoli futuri stupratori, e questo dice di me e del mio separatismo.  Accudire questi piccoli fottuti maschietti va contro i miei principi, mi sento triste per le loro madri.  Il modo in cui i maschietti trattano le madri è sconvolgente, mentre le madri gli vogliono bene e tutta quella me*da.  Se fossero figli miei pagherebbero l’inferno”

“Sono una di quelle odiose femministe che vorrebbero uccidere i fottuti maschi (sia che sia una cosa pratica o no).  Ma non è frustrante quando sei con una lesbica, e l’unica cosa di cui pensate e parlate sono gli uomini?  Non sono interessata a che mi ricordino che i maschi esistono, specialmente in contesti lesbici” .

“Sono d’accordo con l’idea che le femministe possono allevare i bambini secondo il “modello della Sorellanza”, ma secondo la mia esperienza non funziona… al più provare ad allevare le bambine come femministe. […] Come femminista radicale… la rivoluzione violenta è la sola risposta.  Sento che stiamo perdendo le battaglie ma possiamo ancora vincere la guerra.  Rimango in quiete attendendo per quando potremo colpirli di nascosto a sorpresa: allora avremo vinto la guerra”

L’Agent Orange, grazie ad una successiva attività investigativa, è risalito alle identità delle autrici di questi progetti criminali.

Non si tratta di persone già rinchiuse in ospedali psichiatri per criminali, come già capitò alla femminista ed assassina Valerie Solanas.

Si tratta di personaggi in posizioni di potere ed autorità: incarichi accademici, uffici pubblici, giornaliste, voci che arrivano fino alle Nazioni Unite.  Le feminazi possono arrivare fino a manipolare l’ONU per far scrivere che i bambini non vanno protetti dall’Alienazione Genitoriale (PAS), per così coprire i propri propositi pedo-criminali di plagiare le bambine per alienarle contro i papà e farle diventare femministe.

Questi documenti, e altri che seguiranno, provano al di là di ogni dubbio che il termine nazi-femminismo non è una iperbole retorica ma è perfettamente adeguato per descrivere la follia criminale in cui il femminismo è degenerato e che occorre immediatamente proteggere i bambini chiudendo quei centri anti-violenza usati da avvocate nazi-femministe per devastare la vita dei bambini, aiutando donne a separarsi allontanando ed alienando i bambini dai loro papà mediante calunnie femministe e pedofile.

Hitler e Goebbles avrebbero potuto discutere della “Soluzione finale” con parole simili.   Nel 1925 Hitler espose i suoi progetti criminali nel libro Mein Kampf.  Venne lasciato libero di agire, e quando solo nel 1939 si cercò di fermarlo era troppo tardi.

[Fonte con documenti originali][Radio]

Terrorismo nazi-femminista

Erin Pizzey racconta di quando lavorava come volontaria presso il movimento femminista e sentì che volevano mettere una bomba in un negozio di abbigliamento.

«Le sentii che parlavano della Brigata della Rabbia.  Era un piccolo gruppo di anarchiche che mettevano bombe vicino a Londra.  La bomba sul mezzo televisivo in occasione di Miss Mondo 70 era stato attribuita a loro, e la polizia le cercava.   Le discussioni bisbigliate che mi preoccupavano erano quelle sul negozio di abbigliamento Biba.  Mi piaceva e ci andavo spesso con i bambini e gli amici.  Mi sembrava un posto liberatorio ed allegro.  A pranzo una lo etichettò come “capitalista e decadente”.

“Mi piace” dissi loro.

Silenzio di ghiaccio.

“Ho sentito che volete far esplodere una bomba laggiù.  Migliaia di donne e di bambini fanno acquisti in quel negozio, e non posso credere che siate così irresponsabili”.

Si alzarono e se ne andarono.

Quella notte non potei dormire.  La mattina dopo telefonai alla polizia.  Entro poche ore una poliziotta bussò alla mia porta.  Spiegai che ero preoccupata delle voci che avevo sentito, chiarendo che erano solo voci.  Dissi che mi sembrava che alcune femministe dell’organizzazione Liberazione della Donna adescavano contributrici con false promesse.  Per quello che avevo visto, il movimento, più che a liberare la donna, era un fronte di attiviste che volevano riempirsi il portafoglio e cercare supporto per l’estremismo di sinistra. […]

Il giorno dopo andai all’ufficio e le cospiratrici erano presenti.  Finii di scrivere una lettera e dissi loro che ero preoccupata per quello che avevo sentito, che le loro preoccupazioni avevano poco a che fare con le donne normali, quelle che ci scrivevano delle loro vite, che spedivano fondi, che cercavano consigli: “non vi interessate nemmeno a rispondere loro.  Mettete nel portafoglio i soldi e buttate via le loro lettere. Penso che questo sia rubare”.  Dissi loro del mio incontro con la poliziotta e della mia preoccupazione per la loro possibile attività terroristica — e seppi che i miei giorni nel movimento femminista erano finiti.

Il femminismo sembrava una scusa per creare una nuova struttura di potere.  A questo scopo le femministe reclutavano donne poco interessate alla politica per le loro campagne contro gli uomini ed i mariti. […]  Non fui sorpresa quando una lettera arrivò: ero stata bandita dal collettivo femminista».

Fonte: “This Way to the Revolution”. Peter Owen Ltd. Dai capitoli “marce e bombe” e “addio alla Sorellanza”.

Erin Pizzey è la donna che ha sollevato il problema della violenza domestica e fondato i primi centri anti-violenza, di cui in seguito si sono appropriate le femministe per trasformarli in centri di odio contro gli uomini e costringendola con minacce di morte a cercare asilo in America.

Marc Lépine, un criminale con una missione: eliminare le femministe

Quando il nazista Horst Wessel venne ucciso da due ebrei, la propaganda nazista lo trasformò in un martire usandolo per disseminare odio razziale contro tutti gli ebrei; l’anniversario della sua morte divenne una celebrazione, un suo componimento divenne inno del partito.

Una operazione simile è stata tentata con le vittime del pluriomicida e suicida Marc Lépine, che il 6 dicembre 1989 si suicidò dopo aver ucciso 14 donne al Politecnico di Montreal. In conseguenza del suo gesto criminale, Marc Lépine venne dipinto come il simbolo del maschilista pazzo e violento. La cronaca dei giornali racconta che questi anniversari sono stati strumentalizzati per dare libero sfogo alla propaganda femminista e diffondere odio di genere, dipingendo tutti gli uomini come violenti e tutte le donne come vittime.

Questo rituale dell’odio con il tempo ha disgustato la gente normale, tanto che il professor Charles Rackoff lo paragona a quelli del Ku Klux Klan “lo scopo è usare quelle morti per promuovere l’agenda del femminismo estremo di sinistra”.

Ma soprattutto è emersa una verità diversa: il pluriomicida Marc Lépine non odiava le donne, ma le femministe. Vediamo cosa accadde.

A 7 anni la madre di Marc decise di divorziare da un padre dipinto come violento e dal quale il piccolo Marc, in forza di quelle accuse, fu costretto a perdere i contatti come capita a tanti bambini in epoca di femminismo.  Subito dopo il divorzio la madre portò i figli da uno psichiatra, che concluse che Marc era normale consigliando, invece, una terapia per la sorellina.

A 14 anni Marc odiava così tanto il “padre assente” che scelse di prendere il cognome della madre, considerata una femminista.  È possibile che il piccolo Marc abbia subito quella devastante forma di violenza contro i bambini chiamata alienazione genitoriale che può sfociare in devianze psicopatiche in età adulta.

A 18 anni la “famiglia” si trasferì vicino al lavoro della madre, e lui perse, dopo aver perduto il padre, anche i contatti con i compagni di scuola.

A 25 anni venne rifiutato dal Politecnico, sebbene avesse ottenuto 100% nell’ultimo esame sostenuto, lamentandosi che al suo posto fossero state prese donne (in Nord-America esistono leggi che impongono quote di donne prescindendo dal merito individuale).

Poi, la follia omicida. Marc preparò per mesi l’attentato e, pochi giorni prima di dare sfogo al suo intento criminale, portò un regalo alla mamma in anticipo rispetto al suo compleanno.

Testimoni riferiscono che, dopo aver fatto uscire una cinquantina di persone senza far loro del male (secondo alcune fonti tutti uomini), chiese alle restanti nove (tutte donne) se capivano il perché e spiegò loro “sto combattendo il femminismo” prima di ucciderle.    Nathalie Provost, sopravvissuta, racconta di avergli urlato “non siamo femministe”.  La polizia tentò di tenere segreto questo particolare, ma la verità alla fine è venuta a galla, e la lettera nella quale Marc Lepine spiegava le ragioni del suo suicidio è oggi disponibile su internet:

Scusate gli errori, ho solo 15 minuti. Vedete l’allegato.

Notate che oggi mi suicidio non per motivi economici ma politici.  Perché ho deciso di mandare le femministe, che hanno sempre rovinato la mia vita, al Creatore.  Per 7 anni la vita non mi ha portato gioia e, essendo stato totalmente blasé, ho deciso di mettere una fine a quelle virago.  […]

Anche se l’epiteto del Killer Matto mi verrà attribuito dai media, mi considero un erudito razionale che solo l’arrivo del Grim Reaper ha costretto ad atti estremi.  […] le femministe mi hanno sempre infuriato. […]. Le femministe non stanno lottando per rimuovere le barriere. […]  Cercano sempre di mistificare ogni volta che possono.

L’allegato conteneva una lista di 19 femministe con il commento “Quasi morte oggi. La mancanza di tempo (ho iniziato troppo tardi) ha permesso a queste femministe radicali di sopravvivere. Il dado è tratto”.  Una vignetta (in inglese) sintetizza la situazione in termini tali che non si capisce chi sia il matto criminale: le femministe che dicono pubblicamente di voler sterminare gli uomini, o lui che risponde “ok, signore. Se questa è la vostra idea sembra che io non abbia scelta: azione preventiva. Mi dispiace”.

Oggi tante persone considerano il femminismo una malvagia ideologia dell’odio e c’è chi vorrebbe riabilitare la figura di Lépine:

«Marc Lépine n’était pas sexiste, mais il se battait contre le sexisme féministe» (M.L. non era maschilista, ma si batteva contro il sessismo femminista).

«Marc Lépine, héros et martyr?» (M.L., eroe e martire?)

«Marc Lépine a assassiné 14 innocentes (bien que favorisé par la discrimination sexiste anti-mâle). Dans quelle mesure cela est-il un crime si vaste à une époque où les féministes tuent autour de 1 million de fœtus totalement innocents à toutes les années en Amérique du Nord». (M.L. ha ucciso 14 innocenti, seppur favorite dalla discriminazione sessista anti-maschio. In che misura questo è un crimine così vasto, in un’epoca in cui le femministe uccidono ogni anno un milione di feti completamente innocenti nel solo nord America).

Addirittura, alcuni arrivano a celebrare il 6 dicembre come S. Marco, con un nuovo significato apertamente provocatorio, inventando una vergognosa campagna del “fiocco rosso” che fa il verso alle altrettanto vergognose campagne in cui le femministe usano fiocchi di colori diversi per additare gli uomini come violenti:

«Ce jour a été établi pour le souvenir de la première contre-attaque contre les féminazies dans la guerre contre les hommes» (anniversario del primo contro-attacco contro le nazi-femministe nella loro guerra contro gli uomini).

«Marc Lepine tells women and feminists YOU DON’T HAVE TO BE MONTERS ANYMORE. He tells these thousands of women and feminists who have stolen their partner’s house, their car, their money, he tells those who have stolen their ex-husband’s children, their jobs and drove them to suicide: STOP TO BE MONSTERS» (M.L. dice alle donne ed alle femministe DOVETE SMETTERE DI ESSERE MOSTRI. Dice a quelle migliaia di donne e femministe che hanno rubato la casa del partner, la loro macchina, i loro risparmi, dice a quelle che hanno fatto false accuse e rapito i figli agli ex-mariti, i loro lavori, e li hanno portati al suicidio: SMETTETE DI ESSERE MOSTRI».

(Precisiamo che in realtà Marc Lepine non ha mai detto niente di tutto ciò: l’aspetto sociologicamente significativo è che gli venga attribuito).

Quale è il senso di tutto ciò?

Riportiamo quanto sostenuto da un sito dedicato all’analisi del fenomeno (il cui autore, a differenza delle femministe che scrivono di voler sterminare gli uomini, ha subito in merito un processo che ha alla fine riconosciuto il diritto alla libertà di espressione):

Nel 1989 Marc Lépine era considerato semplicemente un criminale.  La strumentalizzazione femminista ha impedito che cadesse nell’oblio, ed oggi la sua immagine sta diventando un’icona, gli vengono dedicati film, documentari e blog.  Ha acquisito una maggiore e diversa notorietà rispetto al 1989.  La figura dell’assassino con una missione affascina l’opinione pubblica e se la missione è positiva (come uccidere i pedofili) questo può mettere in secondo piano il crimine.   Dopo tante false accuse e tanti bambini allontanati dai padri, tante persone oggi considerano il femminismo qualcosa di malvagio e pedo-criminale, tanto che il prof. Hazlett coniò il termine “feminazismo”.  Le immagini (tratte da tale sito in inglese) che attribuiscono a Marc Lépine tale missione potranno avere l’effetto di un pugno nello stomaco, ma fanno riflettere:

 


Nota bene: Considerando la pretestuosa tendenza ad equivocare più volte riscontrata tra soggetti caldeggianti l’ideologia femminista, si precisa che:
1) questo post non intende in alcun modo riabilitare il responsabile materiale di un pluriomicidio il quale, oltretutto, è  morto in seguito a suicidio;
2) il fatto che il pluriomicidio – seguito dal suicidio – costituisca un gesto tuttora non chiaro nel movente, impone (o propone) riflessioni mirate a spiegarne le ragioni (alias movente);
3) si ritiene che individuare le vere ragioni che possono aver condotto Marc Lépine a compiere una strage di esseri umani, possa rappresentare un obiettivo volto a eliminare le cause che potrebbero (in altri luoghi e in altri tempi) condurre soggetti diversi a compiere simili crimini;
4) i documenti in nostro possesso indicano che l’alienazione genitoriale è spessissimo causa di vissuti psicologici drammatici e che in percentuale altissima questi traumi possono condurre soggetti “normali” a comportamenti devianti e socialmente pericolosi;
5) mentre si ritiene giusta la condanna verso chiunque compia atti lesivi delle persone, allo stesso tempo ci piace ricordare come l’alienazione genitoriale rappresenti un vero e proprio abuso dell’infanzia e che chi la compie (o ne sostiene l’inconsistenza banalizzandone la gravità) debba essere pesantemente censurato così come avviene per gli autori di altri comportamenti abusanti dei minori.

 

Il nuovo volto del Male

Nell’eterna lotta del Male contro il Bene, l’unica cosa necessaria per il trionfo del male è che l’uomo buono non faccia niente.

E allora le forze del Male provano a mascherarsi.

Nel passato, il Male ha assunto i volti più impensati: anche quello di religioni cadute nel fanatismo.

 

Oggi il nuovo volto del Male è il nazi-femminismo.  

Sotto la copertura di centri che fingono di difendere donne e bambini costruiscono calunnie di violenza e di pedofilia, senza nessuna pietà per i bambini coinvolti.

Vogliono distruggere le famiglie, vogliono levare ai bambini il loro papà, vogliono abortire i bambini.

È dai tempi del Nazismo che il Male non si incarnava in qualcosa di così feroce e perverso.

“Nazi-femminismo” è il nome dato a questa moderna incarnazione del Male Assoluto.

Non si può rimanere in silenzio: occorre agire perché il Male non prevalga.

Manifestazione STOP feminazi

Negli ultimi 100 anni in Europa abbiamo avuto tre casi di leggi dicriminatorie: le leggi razziali naziste; le leggi comuniste contro la borghesia; le leggi femministe contro gli uomini.  Gli Spagnoli chiedono la loro abrogazione, il ritorno al giusto processo, la fine dell’esproprio femminista, tolleranza zero sulle false accuse, l’introduzione della mediazione familiare e dell’affido condiviso.  Per il bene dei bambini.

http://www.projusticia.es/manifestaciones/manifestacion-ante-el-partido-popular-junio-2011.html

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