Archive for 24 ottobre 2011

Nazismo, comunismo, femminismo

24 ottobre 2011

 

 


Cristoforo Colombo diceva: vai a Ovest per arrivare a Est.  L’atlante politico, così come la Terra, non è un piano ma una sfera.

Andando a sinistra, all’estremo si trova Stalin: un criminale.

Andando a destra, all’estremo si trova Hitler: un criminale.

 

I due estremi coincidono: estrema sinistra (odio di classe) ed estrema destra (odio razziale) hanno prodotto lo stesso risultato: dittature totalitarie e genocidio.  È qui, agli antipodi della civiltà, che si colloca il nazi-feminismo (odio di genere).

Calunniare gli uomini non è né di destra, né di sinistra: è criminale.

Negare gli abusi sui bambini non è né di sinistra, né di destra: è pedo-criminale.

Strangola un neonato ed è libera

15 ottobre 2011

Una ragazza canadese di 19 anni ha strangolato con la sua biancheria intima il maschietto che aveva appena partorito nel bagno della casa dei suoi genitori e dopo alcune ore ha scaraventato il corpicino nel giardino di un vicino.

La giudice Joanne Veit ha pronunciato un verdetto che sembra confermare i peggiori timori dei movimenti per la vita, ovvero che la legalizzazione dell’aborto e l’assuefazione alla pratica portino all’accettazione dell’infanticidio. La giudice ha condannato l’infanticida a tre anni con la sospensione della pena (ovvero non andrà in prigione; dovrà solo seguire una consulenza psicologica, scontare 100 ore di lavoro socialmente utili e informare le autorità giudiziarie se rimarrà nuovamente incinta).  È ancora in corso un processo per lo smaltimento illecito di resti umani.

A preoccupare i difensori della vita è l’argomentazione della giudice, la quale ha ritenuto che l’assenza di una legge sull’aborto in Canada indicherebbe che la popolazione “simpatizzasse” con la madre:

”i canadesi sono addolorati per la morte di un neonato, specialmente se avviene per mano della madre del neonato, ma i canadesi piangono anche per la madre […]. Mentre molti canadesi indubbiamente considerano l’aborto come una soluzione certo non ideale al sesso non protetto e alla gravidanza indesiderata, in generale comprendono, accettano e simpatizzano con le gravose fatiche che una gravidanza e un parto esigono dalle madri, soprattutto dalle madri prive di sostegno»

ha scritto la Veit nella sentenza (CBC News, 9 settembre; fonte).  Wesley J. Smith nel suo blog, constata amareggiato: «Così l’aborto genera simpatia per l’infanticidio in Canada. Eppure, se la donna avesse strangolato un cucciolo, sappiamo benissimo che non avrebbe suscitato alcuna simpatia».

Secondo una organizzazione femminista abortista, la sentenza pronunciata dalla giudice Veit è soddisfacente: “ci sono ragioni inoppugnabili per ritenere l’infanticidio un crimine inferiore all’omicidio“.  A segnalare tale commento è l’attivista pro vita Jonathon Van Maren sul sito del Canadian Centre for Bio-Ethical Reform, UnmaskingChoice.ca (12 settembre). Per Van Maren, il caso dimostra che per alcuni l’infanticidio non è altro che “un aborto molto, molto tardivo. “La depressione post-partum (…) serve come scusa per strangolare il neonato. Se riesci a dimostrare che eri depressa, uccidere tuo figlio è qualcosa di comprensibile e se ascolti questa giudice, accettabile“.

Secondo un sondaggio del 2009, realizzato dalla società demoscopica Angus Reid Strategies, meno della metà della popolazione canadese – il 46% – ritiene che l’aborto dovrebbe essere autorizzato in tutte le situazioni o casi. Inoltre, ben il 92% dei canadesi non sa che nel suo Paese l’aborto è permesso per tutta la durata della gravidanza.

Già nel passato in Canada si erano già verificati gravi fatti legati al femminismo:

 

 

 

Manifestazione STOP feminazi: Roma, 5 ottobre 2011

9 ottobre 2011

https://youtube.com/devicesupport

 

 

Donne ed Uomini in piazza per dire "NO" al falso affido condiviso e alla disparità di diritti

 

Lettera di un padre per la figlia

9 ottobre 2011

“Le priorità che ha in questo momento tua madre sono tutte tese a buttarmi fuori di casa, ad allontanarmi dal nucleo familiare e il più presto possibile, senza senso né ragioni poiché la causa de suo malumore sono io”

 

Lettera di un Padre alla Figlia – VITE

 

La cultura nazi-femminista

5 ottobre 2011

Ogni 3 giorni in Italia un caso di suicidio e/o omicidio viene etichettato come “uomo non vuole accettare la separazione”.   Il ripetersi di casi simili indica una causa comune: è in atto uno scontro fra due culture.

Da un lato, la cultura della famiglia.

Dall’altro lato, il nazi-femminismo, ovvero la distruzione della famiglia, il privare i bambini dei loro papà, renderli bancomat al servizio della donna separata, mantenuta da sussidi statali.

La famiglia tradizionale è preferita dalla grande maggioranza della gente comune.

La cultura nazi-femminista è sostenuta da estremiste odiatrici di uomini: l’unico modo di imporla è quindi per via giudiziaria, tentando le donne al divorzio con privilegi garantiti da sentenze sessiste.   Quando un uomo rifiuta di accettare il femminismo, viene tacciato di essere un retrograde maschilista, e colpito con accuse di stalking o peggio.  Quando esplode, viene usato per alimentare il falso mito dell’uomo violento e chiedere leggi ancora più anti-uomo, in modo da alimentare la guerra di genere accesa dal femminismo.

Gli episodi di sangue causati da questo scontro oggi sono circa 100 all’anno in Italia, a fronte di circa 150 donne e circa 500 uomini vittime di omicidio in totale.  Le vittime più numerose — centinaia di migliaia — sono i bambini, costretti a perdere i contatti con i loro papà, o addirittura colpiti dall’abuso dell’alienazione genitoriale.

Questa follia ideologica che non si ferma neanche davanti ai bambini ricorda quanto avvenuto nei paesi comunisti: milioni di morti per levare la terra ai contadini retrogradi e trasformarli in operai agricoli in ossequio all’ideologia.