Strage di Trapani, l’opinione dello psicoanalista: “Casa e figli persi. Così la separazione può annientare l’identità maschile”

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C’è una “leggerezza” diffusa alla base di stragi come quella di Trapani: quella che non coglie, spiega lo psicoanalista Claudio Risé “come il più delle volte la separazione pesi con violenza inaudita sui mariti e in particolare sui padri”.

Cosa intende dire? Che gli uomini sono più fragili delle donne?  Che soffrono di più?

Non mi riferisco a fragilità e sofferenza, ma al tipo di perdita che la separazione comporta per gli uomini.  Questi ultimi, nell’80% e forse più dei casi oltre a “perdere” la moglie, lasciano anche figli e casa.  Si tratta di un trauma affettivo fortissimo, che comporta una perdita contestuale di identità: non a caso lo step successivo è quasi sempre la perdita del lavoro e il progressivo impoverimento.

da Avvenire del 13 gennaio 2012, pagina 13

Fabrizio Adornato: la manifestazione, il ricovero della mamma, l’appello a Napolitano

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Fabrizio Adornato: il maresciallo dei Carabinieri e papà separato che da 251 giorni resiste giorno e notte sotto il Quirinale chiedendo inutilmente di essere ricevuto per denunciare gli abusi subiti da tanti bambini e tanti papà.

Oggi 6 gennaio 2012 era in programma una manifestazione di solidarietà, ma si è sentita male la mamma di Fabrizio, che è stata prontamente ricoverata.  Lo stesso Fabrizio subì 2 ricoveri in occasione di un mese di sciopero della fame.

Questa la lettera inviata a Napolitano:

Buongiorno Sig. Presidente,

torno a scriverLe per sottoporre nuovamente il caso del maresciallo Adornato Fabrizio che dopo oltre 251 giorni di presidio davanti al Palazzo del Quirinale, dopo dieci anni di battaglie legali per far valere il diritto di cittadino italiano, di uomo, di padre, di servitore della giustizia, in attesa dal 2010 che il suo caso sia esaminato dal CSM, è ancora in attesa di un Suo cenno per essere ascoltato da Lei in quanto Capo dello Stato Italiano , ma sopratutto come Comandante in Capo delle Forze Armate .

Mi rendo conto che in nell’attuale situazione politica ed economica, con problemi enormi per il futuro e la stabilità del nostro Paese, il caso Adornato può sembrare un problema di secondaria importanza, ma ci rivolgiamo a Lei come garante dei diritti sanciti dalla Costituzione Italiana.

” Art.3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

” Art. 30.È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. …… La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.”

” Art. 36.Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

Nel caso di Adornato, come in quello di migliaia di genitori e dei loro figli, questo non avviene, anzi molto, troppo spesso i giudici che si occupano delle separazioni trattano le cause senza il dovuto giudizio, creando diseguaglianze che diventano un costo per la società stessa.

Le chiedo di riceverlo, di ascoltare le sue parole, il suo dolore di padre, che Lei dovrebbe ben capire, come il dolore delle centinaia di migliaia di italiani che non arrivano alla fine del mese, che non hanno lavoro, proVi a capire anche il dolore centinaia di migliaia di genitori che non riescono ad avere rapporti con i loro figli che diventano a loro volta orfani di genitori vivi.

Con la speranza che queste mie poche righe tocchino il Suo grande cuore Le invio i miei più sentiti auguri di un buon 2012

Mauro Lami

Presidente

Papà Separati Liguria

La violenza sulle madri‏ — di Vittorio Vezzetti

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Dal libro “Nel nome dei figli” (BookSprint edizioni), del dott. Vittorio Vezzetti.


 

“Io voglio farvi il caso di due mie clienti. Una cugina dell’altra, a due anni di distanza l’una dall’altra… così capirete quanto è ipocrita il sistema.

La prima rimase incinta di un ragazzotto ignorante come una scarpa ma, almeno, pieno di quattrini. Volle tenere il bambino ma il padre si rifiutò di riconoscerlo.

La donna intentò causa di riconoscimento. Lasciamo perdere ogni altra considerazione maligna… il figlio era del ragazzo e avrebbe dovuto riconoscerlo.

Bene, rimanemmo in causa oltre un anno. Il legale di controparte era un separato. Politicamente impegnato e sempre pronto a elargire sorrisi, aiuti e commenti benevoli alle organizzazioni per l’emancipazione femminile ma… non rifiutò il ricco cliente: pecunia non olet! Venne rigettato il primo test del DNA, cambiarono due giudici… alla fine la mia cliente vinse. E ottenne il riconoscimento di paternità. Bene, sapete cosa decise il giudice? Spese compensate. Anzi, i periti se li dovette pagare la mia cliente. E non erano due lire.

Si vede che era un vizio di famiglia ma anche la seconda cugina rimase ingravidata da un tizio. Senza il becco di un quattrino. Che rifiutò di riconoscere il pargolo.

La donna tenne il figlio. Tra l’altro con qualche problema di salute. Un giorno ella venne da me e mi chiese un parere. Io le illustrai la trafila.

Dovetti spiegarle, però, che nell’esperienza precedente -cosa che peraltro conosceva benissimo- alla cugina era rimasto da rifondere un sacco di quattrini. Anche se, a lungo andare, con l’assegno dell’uomo sarebbe riuscita a ripagarsi le spese.

Bene, sapete che mi disse la neo mamma? Guardi avvocato, io di soldi ne ho pochi e il padre del bimbo è un disgraziato morto di fame. Lasciamo perdere. I pochi soldi che ho me li tengo per curare mio figlio che ha pure una brutta malattia.

E così il disgraziato la fece franca. Ecco, nessuno ne parla, ma questa è la vera violenza, sottile ed occulta, del sistema sulle donne. E sui bambini”.

 

 

Centenario scopre che la moglie lo aveva tradito 60 anni prima e chiede il divorzio

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E’ la storia di Antonio, 100 anni, di Olbia, e Rosa, 96 anni, di Napoli.

Hanno vissuto 77 anni della loro vita assieme, una bellissima storia d’amore, coronata dalla nascita di 5 figli e tanti nipotini.

Ma Antonio nel 2002 ha scoperto un vecchio tradimento della moglie, avvenuto 60 anni prima.

A “tradire” Rosa sono state invece delle lettere scritte da lei all’amante, che Antonio ha casualmente trovato in un cassetto.

Rosa ha confessato, sperando nel perdono del marito, ma non c’è stato niente da fare.

Antonio ha provato a metterci una pietra sopra, ma il rapporto non era più lo stesso, ormai si era rotto qualcosa.

Due settimane fa la decisione di divorziare legalmente.

Ora l’uomo, vittima del tradimento, rischia di essere condannato a perdere la propria casa ed a mantenere la ex. Per fortuna i figli sono adulti.

Fonte: http://www.ilgiornalediolbia.it/?p=9352

Figli in affido condiviso anche se la madre è stata condannata per aver calunniato il padre

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Una nuova pronuncia della Cassazione annulla l’affido esclusivo dei figli al padre, deciso perché la madre era stata condannata per calunnia nei suoi confronti, accusandolo falsamente di aver abusato della figlia fin da piccola.

Gli Ermellini hanno accolto il ricorso della donna, ricordando che la regola dell’affido condiviso può essere derogata solo in presenza di una convincente motivazione non solo sull’idoneità del genitore affidatario, ma anche sulla presunta incapacità dell’altro genitore. Non basta il richiamo alla sentenza di condanna.

La Suprema Corte, con la sentenza 24841 del 7 dicembre 2010, ha quindi accolto il ricorso di una donna contro la sentenza con cui la Corte d’Appello di Bari aveva deciso l’affido esclusivo dei tre figli della coppia, non sposata, al padre. La donna era stata condannata dal Tribunale del capoluogo pugliese per calunnia nei confronti dell’uomo, accusato falsamente di aver abusato della figlia più piccola. La madre impugnava però la decisione, sostenendo che non poteva basarsi esclusivamente sulla sentenza di condanna, peraltro non ancora passata in giudicato. La sesta sezione civile le ha dato ragione, giudicando insufficiente la motivazione data dai giudici di merito, alla stregua dell’ormai consolidato principio di diritto in base al quale “alla regola dell’affidamento condiviso dei figli può derogarsi solo ove la sua applicazione risulti “pregiudizievole per l’interesse del minore”, con la duplice conseguenza che l’eventuale pronuncia di affidamento esclusivo dovrà essere sorretta da una motivazione non piú solo in positivo sulla idoneità dei genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa ovvero manifesta carenza dell’altro genitore.”

Fonte: http://www.telediritto.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2701:figli-in-affido-condiviso-anche-se-la-madre-e-stata-condannata-per-aver-calunniato-il-padre&catid=53:giurisprudenza-dir-civile&Itemid=24

Il Business delle Separazioni. Avvocati, Servizi Sociali, Periti, False accuse. Tutti sanno!

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Anche il Corriere della Sera scivola sulle falsità anti-uomo costruite da femministe

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“Calunniate, calunniate qualcosa resterà” diceva Goebbels. E delle calunnie “feminazi” contro gli uomini qualcosa continua a rimanere: autorevoli organi di stampa continuano a riportarle come se fossero vere.

È il caso oggi del Corriere della Sera. Ha dato spazio ad un blog “al femminile” dal titolo “27 ora”; taluni post di sapore femminista suscitano usualmente commenti negativi dei lettori indignati. Ben due post (uno, due) oggi iniziano attribuendo a fonti terze la seguente affermazione falsa:

la violenza è la prima causa di morte (in Europa) per le donne fra i 14 e i 44 anni

Chiunque abbia un minimo di cultura scientifica capisce immediatamente che si tratta di una balla colossale, peraltro già smentita anche da Amnesty International. In realtà, la violenza è una causa di morte trascurabile:

Riportiamo un vecchio riassunto, basato sui dati ISTAT italiani, che smonta la serie completa di questo tipo di falsità:

L’imbarazzante errore iniziale rende inutile leggere il seguito di quanto scrivono le due blogger, Lea Melandri e Alessandra Arachi.

Numerosi lettori denunciano di avere commentato indignati e di essere stati censurati.

Cosa che sarebbe normale su di un blog femminista, ma non certo su di un prestigiosissimo quotidiano come il Corriere della Sera.

Tale vicenda ci è stata segnalata da un esperto in statistica, che ci ha scritto chiedendo di pubblicare questo suo intervento, rifiutato da “27 ora”:

Buonasera,
solitamente non posto mai alcun commento, né qui né in generale sul Corriere, ma stavolta non posso esimermi dal chiedere una rettifica dell’articolo. Per onestà informativa e scientifica, cosa che ritengo fondamentale per qualsiasi Paese.
Solo per accuratezza d’informazione (cosa che un giornale serio come il Corriere dovrebbe fare, in mia opinione), vorrei precisare che la prima causa di morte al mondo, è imputabile ai microrganismi presenti negli insetti vettori, che causano le malattie infettive (e relative epidemie e/o pandemie).
Ad esempio la malaria (una malattia a caso), flagella l’uomo da millenni; e continua imperterrita a farlo, uccidendo mediamente 1.000.000 di persone l’anno (quando va bene non son meno di 800.000), e contagiandone altre 5 milioni.
Tutto ciò è direttamente verificabile, dati certi alla mano, sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Dove, per altro, si troveranno anche le statistiche relative a tutte le altre malattie trasmesse dalle punture degli insetti.
Tale prima causa di morte umana per trasmissione infettiva, è pressoché invariata, per quel che finora ne sappiamo, sin dalla comparsa dell’uomo sulla Terra.
In nessuna statistica accademica, comprovata da da campioni apprezzabili ed estimi certi, mi risulta finora che la generica ‘violenza maschile’ causi solo anche 1/100 dei morti che fa la sola malaria.
Il documento dell’Eurobarometro sembra, ad una prima revisione, solamente un questionario a risposta multipla, piuttosto che una statistica ragionata e basata sulla conta dei decessi.
Forse non so leggere bene l’inglese io (strano, essendo madrelingua), però non ho visto statistiche certe, con tanto di presa d’atto dei relativi organi di polizia dei Paesi in esame, elaborate direttamente dagli ospedali e/o obitori degli stessi.
Ricordo che, non sono in Italia ovviamente, un decesso è sempre accompagnato da relativo certificato medico legale, in cui è obbligatorio specificare le cause (anche presunte, se il medico è impossibilitato ad eseguire accertamenti in loco) del trapasso.
Per gli omicidi, vale la stessa cosa ma si aggiunge nella stra-grande maggioranza dei casi, anche autopsia regolarmente disposta dal Giudice (o chi in suo nome, nei sistemi che adottano il Common Law), su indicazione della polizia (o gendarmeria) scientifica.
Tornando al documento in questione, non c’è un campione di estimo, non c’è una percentuale definita e comprovata, non c’è una forbice annua (o anche solo decennale) che possa essere utilizzata per comparare la percentuale (presunta) uccisioni per mano maschile/morti di sesso femminile.
Tale resoconto statistico, in misura finale, ha valenza scientifica pari a zero.
Può essere un sondaggio, ma non una statistica.
Per completezza d’informazione, faccio altresì notare come la prima causa di morte, stavolta solo in Italia, sia riscontrabile nelle malattie cardiovascolari: circa 240.000 l’anno (in continuo aumento, per altro).
A livello globale, la stima si aggira sui 17 milioni l’anno.
A livello europeo, si stimano circa 650.000 decessi l’anno; questa è la prima causa di morte in Europa, sia maschile che femminile.
Anche qui, non mi risulta che la prima causa di morte per le donne europee sia la ‘violenza maschile’. A meno che il cuore, da organo primario del corpo umano, non sia invece inteso come “Sig. Cuore”.
Interessante è altresì notare come, sempre in ambito EU, la seconda causa di morte della popolazione siano gli incidenti stradali: circa 127.000.
Tengo a precisare che questo appunto non è a riguardo del problema violenza sulle donne (che esiste, come al mondo esistono molte altre cose ignobili), ma bensì esclusivamente relativo alla notizia errata sulla prima causa di morte in Europa.
Ergo, per correttezza scientifica, gradirei una rettifica dell’articolo, magari basata su statistiche ufficiali dei corrispettivi rapporti dei sistemi sanitari nazionali (area EU).
P.S. I dati riportati, presi dai siti ufficiali di ISTAT ed OMS sono aggiornati al 2009 (al 2008 per l’ISTAT). A meno che non si sia diventati tutti assassini seriali (in 2 anni), è ragionevole supporre che possano essere adattati, senza grosse variazioni, anche al 2011.
Grazie

25.11 | 17:54 statopt
Noto con piacere che il mio commento, prettamente statistico, sia stato sistematicamente censurato.
Domanda: è stato ritenuto offensivo e/o volgare?
O solamente ‘scomodo’?
Per sfizio, ho provveduto comunque allo snapshot della pagina: sarà valida testimonianza della politica aziendale del Corriere della Sera.
Saluti

Tale incidente ripropone il problema della propaganda della guerra di genere accesa dal femminismo. Per riderci su, segnaliamo un blog di satira femminista, che doverosamente oggi 25 novembre apriva accusando il “maskio” di essere la prima causa di morte:

http://www.feminazileaks.info/daily/25-novembre-per-ogni-donna-offesa-siamo-tutte-parte-lesa

http://www.ilfemminismo.it/the_archives/sistema-circolatorio-il-piu-violento-ecco-come-muoiono-le-donne-in-italia/

 

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UPDATE 26.11.2011 ORE 10.30
Per dovere di cronaca, segnaliamo che (probabilmente anche grazie alla nostra segnalazione) il commento contenente fondati dati statitistici, precedentemente non pubblicato dalla Redazione del Corriere della Sera, questa mattina attorno alle ore 10.00 è apparso.
Meglio tardi che mai 😉
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Al via il nuovo bando per attività di conciliazione famiglia e lavoro.

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Il sottosegretario delle politiche per la famiglia Carlo Giovanardi, presenterà il nuovo bando di finanziamento sui progetti di conciliazione tra famiglia e lavoro per il 2011 previsti dalla legge 53/2000. Si tratta di una “misura che ha lo scopo di rendere stabili gli strumenti di conciliazione attivati grazie al finanziamento pubblico”.

Si parla di 15 milioni destinati, grazie all’accordo con le regioni, alle politiche della conciliazione vita familiare-lavorativa durante il 2010, ma che solo l’approvazione finale da parte degli organi competenti e il nuovo regolamento di presentazione dei progetti hanno svincolato nel 2011. “Poter riaprire le procedure di selezione dei progetti consentirà a molti lavoratori con figli minori, disabili o anziani a carico, di conciliare meglio il loro tempo di lavoro con le responsabilità familiari, il che rappresenta per noi un grande successo nell’impegno continuo che dedichiamo a sostegno della famiglia“, dichiara Giovanardi.

Le richieste di finanziamento, redatte secondo le modalità previste dal nuovo regolamento di attuazione dell’art. 9, potranno essere presentate entro il 13 luglio utilizzando l’apposita procedura informatica accessibile on line. Una seconda scadenza nel 2011 è prevista per il 28 ottobre.

 

Fonte: http://www.figliefamiglia.it/2011/06/conciliazione-famiglia-lavoro-al-via-nuovo-bando/

Perde i figli e la casa in un divorzio, scende in piazza con i black-block

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La mala-giustizia femminista è riuscita a trasformare un papà laureato e onesto lavoratore in un black-block che odia lo stato che gli ha levato i figli, la casa, che ha assecondato le calunnie femministe della ex: questo racconta un papà in una lettera all’Espresso.

Anche se i suoi figli hanno subito l’abuso di vedersi levare il papà, anche se oggi deve vivere in una roulotte per mantenere la ex che vive nella casa coniugale con il nuovo amante, anche se lo stato finanzia associazioni a delinquere femministe che fingendo di difendere le donne in realtà sono “supermarket di divorzi e false accuse”, tutto questo non giustifica la furia cieca contro i poliziotti, che hanno solo la sfortuna di rappresentare tale “giustizia”.

Articolo dal Giornale:

Più che la politica poterono le corna. E il conseguente divorzio. Un divorzio di quelli devastanti, con la moglie fedifraga che se ne va con tutto il «cucuzzaro» (casa, figli, assegno di mantenimento) e il marito che resta là a ruminare rabbia e stenti, un camper come indirizzo. Alessandro C. in una lettera sperabilmente autentica pubblicata sull’Espresso racconta delle motivazioni – molto private e poco politiche – che lo hanno spinto sabato 15 a San Giovanni a Roma a lanciare sampietrini. Anzi, un sampietrino. «Senza colpire», specifica il tapino. Perché quando uno è sfigato, nel torneo degli sfigati non arriva primo, ma secondo.
La storia che Alessandro racconta ai lettori del settimanale offre uno spaccato sconcertante del sabato della vergogna. Leggendola non si sa che sentimento provare: solidarietà? Pietà? Rabbia? Perfino Stefania Rossini, incaricata di rispondergli, non sa che pesci prendere. «Non ho commenti né tanto meno consigli. Se non uno, minimo: provi a rivolgersi a una delle tante associazioni di padri separati. È lì che forse troverà i suoi simili, non nella furia senza nome dei black bloc», scrive la giornalista intingendo la penna nel buon senso da zia.
«Ho 32 anni, sono laureato e disoccupato, e in più sono separato e cacciato con tanto di sentenza dalla cosiddetta casa coniugale», si presenta Alessandro. Prima, bei tempi. «Per anni – scrive – è andato come nelle più banali pubblicità familistiche: un matrimonio d’amore, due figli meravigliosi, un lavoro come esperto informatico a tempo determinato, ma sempre rinnovato, il mutuo per la casa, le vacanze tutti insieme in un camper». Poi, lei si innamora di un altro e chiede il divorzio. «Certo, io sbraito, faccio scenate, imploro, piango, una volta arrivo anche a darle uno spintone». La moglie riesce così a far passare Alessandro come un violento e vince su tutto il fronte. Ma le disgrazie di Alessandro non finiscono qui: licenziato in tronco, vive nel camper, campa riparando computer e vede i figli solo all’aperto. Fin quando li vedrà, visto che è in arretrato sul mantenimento. «Mi chiedo quanto io possa essere direttamente responsabile del crollo della mia vita, ma non trovo quasi niente». Come usava negli anni Settanta, Alessandro preferisce dare la colpa alla società «che ci sta togliendo spudoratamente sicurezza, lavoro, diritti e pace interiore».
Tra Dickens e Fantozzi, arriva il giorno del riscatto: la manifestazione degli indignados a Roma, che Alessandro vive in prima linea, schierato con i black bloc: «Era nell’aria che con loro sarebbe accaduto qualcosa». Quando accade, Alessandro prende il suo cubo di porfido e manca inesorabilmente il colpo. Lui. Gli altri, quelli di buona famiglia con l’hobby della violenza di piazza, la mira ce l’hanno sicuramente migliore.

Alcuni commenti dei lettori del Giornale:

I sampietrini in testa agli assistenti sociali e ai giudici. Nonché al legislatore che ha fatto leggi sul divorzio così sfacciatamente pro donna.
Il sampietrino era meglio se lo tirava a quella che l’ha rovinato.

Ma non si può far divorziare i nipotini dai nonni – di F. Camon

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Il governo inglese sta lavorando a una revisione del diritto di famiglia, al fine di permettere ai nonni di continuare a vedere i nipotini anche dopo che i genitori si sono separati. Trovo la cosa giusta da ogni punto di vista, sociale, psicologico, pedagogico, e anche giuridico: perdere il diritto di vedere i nipoti è una punizione nella vita dei nonni, e non si capisce quale “colpa” la giustifichi.

È un trauma immotivato e immeritato. Dire, come fa qualche magistrato italiano, che è meglio non tener presenti i nonni nelle cause di separazione, perché altrimenti si complica enormemente il lavoro della giustizia, significa considerare gli uomini al servizio della giustizia e non viceversa. I nonni non hanno con i nipotini una relazione superficiale e transitoria, ma profonda e definitiva: spesso, molto spesso, quasi sempre, i nonni vivono “in funzione” dei nipotini.

Il lettore si domanderà perché dico “nipotini” e non “nipoti”: perché purtroppo la separazione dei genitori avviene sempre più presto; succede che due si sposano, fanno un paio di figli e subito si separano, come se ciascuno non potesse più sopportare l’altro. Che a capire come l’altro sia insopportabile ognuno dei due arrivi solo dopo essersi sposato e aver fatto dei figli, è un grande errore che peserà sul resto della vita. I nonni, nella stragrande maggioranza dei casi, non ne sanno niente. Vedono arrivare la separazione come una fatalità, non possono farci nulla.

E i figli lo stesso: padre e madre si separano, la vita dei figli riparte da zero, le relazioni fondanti vanno reimpostate. Operazione difficilissima. Non di rado impossibile. Qualcosa cambia per sempre dentro i bambini. Una delle due figure genitoriali diventa più potente e più presente, l’altra perde presenza e influenza. In un certo senso, il divorzio dei genitori diventa anche un divorzio dei figli dai genitori, o dal genitore che sarà meno presente. E diventa anche un divorzio dei nipotini dai nonni, in questo senso: i nonni non sono contemplati nelle cause di divorzio; esiste un diritto dei nipoti a vedere i nonni, ma non esiste un diritto dei nonni a vedere i nipoti. Questo diritto non è vietato, nel senso che il giudice può inserirlo; ma non è automatico, la legge non lo impone. Una situazione che il premier britannico ha definito nei giorni scorsi “folle”, e che vuol cancellare.

In Italia resiste. Cosa succede ai nonni che perdono i nipotini?

Succede che si svuota la loro vita, in un certo senso si anticipa la loro morte. La morte è un distacco, e la perdita dei nipotini è il distacco per eccellenza. La vita dei nonni che perdono i nipoti diventa una vita abbandonata, si lasciano andare. Colto o incolto, ricco o povero, ogni essere umano sente il figlio come una propria rinascita, una garanzia contro la morte; il nipote arriva come una garanzia per tutta la stirpe, e infatti quando nasce si cerca subito di capire a chi somiglia, chi rinasce in lui, il padre? il nonno? e quale nonno? Nei coniugi che si separano scatta spesso l’avversione, oltre che di uno verso l’altro, anche verso la stirpe dell’altro. Si combatte contro l’ex-coniuge e contro i suoi genitori. I figli diventano un’arma di combattimento. Con quell’arma puoi sconfiggere il nemico e tutta la sua razza, farli piombare nella disperazione o nella follia. Il capo del governo inglese ha capito che questa situazione è da pazzi, e vuol metterci fine.

Bene, in Italia ci sono ogni anno 25 mila nonni che perdono i nipotini, si vedono esclusi dalla loro vita. È la stessa identica “follia”. Anche in Italia urge un rimedio.

 

Ferdinando Camon

Fonte: avvenire.it