Silvio Galasso †

Ancora un suicidio di un papà separato. Ignote le cause. Lascia una bambina di 10 anni.
«Avrebbe dovuto aprire come sempre la sua parruccheria, dove già i clienti l’aspettavano dinanzi all’ingresso, ma è precipitato dall’ultimo piano del suo condominio di via Gabriele D’Annunzio, nel quartiere Peraro, e dopo un volo di 30 metri si è sfracellato al suolo. Silvio Galasso, 40 anni, separato e padre di una bimba di dieci anni, è morto senza un perché nel primo pomeriggio di ieri, lasciando i familiari e gli amici increduli, sbigottiti.  Non soffriva di depressione né aveva mai dimostrato intenti di suicidio, il giovane acconciatore che avrebbe festeggiato il suo compleanno il primo di gennaio. Sempre sorridente e con una prorompente voglia di vivere, aveva iniziato a lavorare come barbiere sin da giovanissimo, prima in società con altri colleghi e, da appena alcuni mesi, aveva coronato il sogno di una vita mettendosi in proprio.  Eppure, ieri attorno alle 14 e 45, l’uomo è salito sul terrazzo dello stabile dove risiedeva e, per cause in corso di accertamento da parte di vigili urbani e carabinieri, è caduto dalla parte posteriore dell’edificio, finendo sul selciato sottostante dinanzi ai box auto. Stando a quanto finora emerso, l’ipotesi del suicidio sarebbe la più accreditata, ma rimarrebbero non pochi dubbi da dipanare. Sul luogo della tragedia è intervenuta un’ambulanza del 118: ma i sanitari non hanno potuto far altro che costatare il decesso per arresto cardio-circolatorio provocato dal terribile impatto. I carabinieri del Nucleo radiomobile della locale Compagnia, coadiuvati dai vigili urbani, hanno effettuato i rilievi di rito. Infine, Il magistrato di turno ha autorizzato la rimozione del cadavere che, dopo l’ispezione necroscopica compiuta dal medico legale, è stato riconsegnato alla famiglia. Silvio Galasso, titolare di un salone di acconciature per uomo nella zona di piazza Verdi, aveva svolto come ogni giorno il suo lavoro con il buon umore di sempre. Di primo mattino era stato all’edicola di via Filippo D’Angiò, dove aveva comprato i soliti quotidiani locali. Poi aveva messo mano agli attrezzi del mestiere e, tra una barba e un taglio di capelli, aveva trovato il tempo di scherzare e fare qualche battuta con i clienti.
Sono circa le 13 di ieri, l’orario di chiusura, e Silvio Galasso incrocia lo sguardo della parrucchiera che ha il negozio accanto al suo: un cenno del capo e un sorriso, come sempre, prima di andare a pranzo.  La donna racconterà, visibilmente sconvolta, che l’aveva notato mentre abbassava la saracinesca del negozio, trovandolo sereno in volto come al solito. Insomma, nulla che facesse presagire un intento di farla finita, nemmeno un lieve segno, una parola. Gli amici più intimi raccontano che alcuni di essi lo attendevano nel primo pomeriggio dinanzi la saracinesca serrata, per far presto, perché il sabato  c’è sempre la solita confusione. Invece Silvio, definito da tutti un giocherellone con la voglia innata di stare in compagnia, a quell’appuntamento non arriverà mai. Gli amici che l’aspettavano davanti al salone, un po’ arrabbiati per il ritardo, apprendono il dramma che si è appena consumato e stentano a crederci.  Si precipitano in via D’Annunzio con il cuore in gola e la speranza che non può essere lui, non può essere possibile, non è verosimile. Eppure, dopo il doloroso riconoscimento del cadavere da parte dei familiari, la notizia è certa. Tuttavia, i dubbi sulle cause della morte si moltiplicano, facendo ipotizzare che forse si è trattato di un incidente. Il terrazzo dell’imponente caseggiato, di libero accesso ai condomini che dispongono delle chiavi della porta,  viene utilizzato di solito per stendere i panni, ma anche per godere della bella vista panoramica. Forse il parrucchiere, appena finito di pranzare, c’è salito per fare quattro passi e prendere un po’ d’aria? Sta di fatto che nessuno l’avrebbe visto mentre si gettava volontariamente nel vuoto, né sarebbero state trovate scalette o altri oggetti utili a scavalcare il muretto perimetrale. Tifoso juventino da sempre, Silvio Galasso parlava spesso della squadra del cuore senza mai alzare i toni, ma piuttosto stemperando le tensioni con una sua tipica battuta che in molti  ricordano: “Dico, o benedico?”. Era un mattacchione, dicono tutti, che aveva saputo conservare la capacità di essere felice con le piccole cose, un po’ come fanno i bambini. Scevro da qualsiasi eccesso o vizio, viveva dopo la separazione con gli anziani genitori e conduceva una vita semplice e modesta. Amava la bici e soprattutto gli amici, apprezzando lo stare in compagnia e vivendolo nella misura di un valore fondamentale della sua vita.  Oggi pomeriggio alle 15, presso la chiesa di Sant’Eligio, saranno celebrati i funerali. »
La rimozione della salma e i servizi funerari sono stati curati dall’agenzia “La Fiducia” di Francavilla Fontana.
Fonte: http://www.senzacolonne.it/index.php?option=com_content&view=article&id=15240%3Avola-da-quinto-piano-muore-parrucchiere&catid=89%3Acronaca-regionale&Itemid=281

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