Saverio Galoppo ††††


«La giustizia che non c’è mi spinge a questo gesto.

Fino a questo momento io ho servito lo Stato»
(Ultima lettera di Saverio Galloppo)  

L’ispettore di polizia Saverio Galoppo, originario di Afragola (NA), 47 anni, presta servizio presso il Commissariato di Genova.  Vive in caserma, dopo la separazione la moglie ha avuto l’assegnazione della casa coniugale e sul mercato del capoluogo ligure l’ispettore non ha risorse per acquistarne o affittarne un’altra.
L’8 luglio 2003 uccide a colpi di pistola la moglie Tina, 43 anni, la figlia Sara di 8, il figlio Davide di 4, e si suicida.
Accusava la moglie di non fargli vedere i figli, anche usando false denunce di maltrattamenti.
Si era difeso con una querela per calunnia, ma il solo fatto di essere indagato per maltrattamenti in famiglia rischiava di compromettere il posto di lavoro.
Secondo le testimonianze raccolte tra colleghi e superiori, poco prima del dramma la moglie gli avrebbe rivolto delle minacce: ti mando sul lastrico, ho preso la casa ed adesso ti tolgo i figli e lo stipendio.
Saverio Galoppo ha lasciato alcune lettere nelle quali spiega i motivi del tragico gesto: lamentava di non poter vedere i figli, per colpa della moglie che li considerava una proprietà esclusiva, e dei giudici che non tengono conto dei diritti dei padri. Le lettere sono state poste sotto sequestro, solo un breve stralcio è stato pubblicato da Il Secolo XIX. Era inoltre disperato perché la moglie aveva deciso di tornare a vivere in provincia di Lecce, portando i figli ad oltre 1000 km da Genova.

Il legale di Galoppo, avv. Piero Angustone, dichiara agli inquirenti che il proprio assistito “viveva con angoscia e tormento il fatto di non poter vedere i figli con assiduità”, a causa delle accuse strumentali di maltrattamenti e dei continui ostacoli costruiti dalla controparte.
Per una singolare coincidenza, i verbali della separazione motivano l’affidamento dei figli alla madre “per evitare violenze”.

Uno dei motivi d’attrito, anche precedente alla separazione, era la difficoltà di occuparsi della prima figlia Aurora, ormai maggiorenne, avuta dal precedente matrimonio: la moglie dell’ispettore mal sopportava la presenza della ragazza in casa.
Galoppo aveva temporeggiato, evitando – anche dietro consiglio del legale – di denunciare i ripetuti incontri con i bambini saltati a causa del veto della ex moglie, nonché di contestare le due querele ricevute per 25 e 12 minuti (venticinque e dodici minuti) di ritardo nel riconsegnarli alla madre.

Aspettava le vacanze estive per poter stare con Sara e Davide, notoriamente il periodo più lungo che un genitore separato può trascorrere con i figli.
Anche le vacanze estive sono saltate: l’ex moglie ha presentato un ricorso – strumentale, a detta dell’avvocato Angustone – per convocarlo in tribunale proprio nel periodo che avrebbe dovuto trascorrere con i figli.

Saverio Galoppo ha saputo il 6 luglio che per l’ennesima volta non avrebbe visto i figli, l’8 luglio ha compiuto la strage e si è tolto la vita.

[Fonte: http://www.psychomedia.it/pm/grpind/separ/ubaldi-nestola.pdf]

[http://www.comunicazionedigenere.net/mobbing-il-caso-galoppo]

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