Angelo Grasso

September 13, 2012 by admin2

Angelo, papà separato, è in sciopero della fame: pochissimo tempo coi figli, gli restano 150 €/mese. Ha già perso 13Kg. La sua casa era divisibile in 2 unità, ma il giudice l’ha data tutta alla ex-moglie, dentista.

La Stampa racconta che:

Dunque, lo stipendio mensile di un funzionario comunale, categoria D, è di circa mille 500 euro al mese. Se part-time, scende a 700. Vanno ancora tolti 300 euro per la cessione del quinto (ristrutturazione casa). Ne restano 400. «Ecco, il giudice ha stabilito che devo ancora passare un assegno di 250 euro a mia moglie per il mantenimento delle figlie minori. Per campare, mi restano 150 euro al mese». Angelo Grasso, in sei minuti di intervista a una trasmissione pomeridiana di Rai1, ha raccontato «la tragedia» degli uomini separati, perseguitati dalle mogli e, diciamolo, anche dai tribunali.

Così, sciopero della fame. Iniziato a febbraio, sia pure a metà, poi più severo a partire dall’8 marzo scorso, data non simbolica: la festa della donna. Angelo ha perso 13 chili, il lavoro («Mi hanno sospeso dopo una lite con i carabinieri che volevano impedirmi di andare a prendere a scuola le mie figlie, in base all’accordo giudiziale, chiamati da mia moglie, tre giorni di cella, quattro ore per avere un bicchiere d’acqua») e anche la casa di famiglia, acquistata – dice lui – da entrambi i coniugi: 250 metri quadrati, ingressi separati. «Me ne devo andare domani, lasciando tutti i mobili. Ho proposto a mia moglie, che è un medico dentista, di dividerla in due alloggi. Niente, serve tutta intera, a lei e a mia suocera». Angelo («su consiglio, anzi, su ordine di mia moglie») ha aperto un’agenzia di viaggio. «La chiuderò a settembre, non mi ha mai dato nessun reddito, solo altri danni»), medita di rientrare in ufficio a tempo pieno. «Sì ma non credo di risolvere i miei problemi in questo modo, ci vorrebbe più comprensione, più equidistanza tra i coniugi. Ora sono tornato nella casa dei miei genitori, un tetto sulla testa ce l’ho. Ma domani? Come posso vivere con 150 euro al mese? Mia moglie è medico, ha un avviato studio professionale, come è possibile che il Tribunale non ne abbia tenuto conto?».

Disperato. E pieno di rancore contro la suocera, ritenuta a torto o a ragione, l’origine di tutti i mali. «Mia moglie è polacca, l’ho accolta 18 anni fa e non aveva niente. L’ho aiutata ad avviare la sua attività professionale e poi, un giorno, se n’è andata. Vogliono distruggermi».

Il funzionario comunale ha affidato a un investigatore il compito di sorvegliare la moglie, difesa dall’avvocato Loredana Gemelli: «Qualcosa ha scoperto…comunque resta il fatto che non è stato più possibile tornare assieme». La moglie, attraverso altre carte giudiziarie, racconta tutta un’altra storia, dal mobbing alla persecuzione, compreso un «discutibile» intervento in chiesa. Grasso: «Era solo una preghiera per l’unità della famiglia, un tema generale».

Angelo in un volantino scrive:

Il mio sciopero è diventato integrale: solo acqua. Con la sua vergognosa e assurda sentenza del 5 febbraio il giudice Algostino mi ha letteralmente condannato a morte. Secondo lui, in tale situazione, non solo mia moglie (dentista, circa 10.000 euro al mese) non deve darmi nessun contributo, ma addirittura io dovrei dare alla dentista 250 euro al mese. Io dovrei vivere con 150 euro al mese!! Con quella ingente somma dovrei pagarmi l’affitto di una nuova abitazione mangiare e dar da mangiare alle mie figlie quando vengono da me, mettere la benzina nell’auto, pagare le bollette. Oltre a ciò davvero complimenti per aver ancora una volta premiato l’ingiustizia, l’arroganza e la violenza: è stata mia moglie (polacca) a fuggire da casa il 26 luglio SENZA NESSUN PREAVVISO, senza alcuna lettera dell’avvocato,RAPENDO LE MIE FIGLIE che non ho potuto né vedere né sapere dove fossero per 10 giorni. Ebbene tale atteggiamento è stato premiato dal giudice che ha assegnato la casa alla madre e sbattuto fuori di casa il padre assolutamente innocente di tutto questo disastro. Inoltre, con tanti saluti alla Legge sull’Affido Condiviso, il giudice ha deciso che io possa vedere le mie figlie soltanto a weekend alternati e un pomeriggio e mezzo per settimana!!

 

Maurizio Ventura

September 12, 2012 by admin2

Savona. Non ha passato la notte incatenato davanti al tribunale, ma stamattina alle 7, puntuale, è tornato a legarsi all’ingresso del palazzo di Giustizia di Savona per continuare la sua protesta. Maurizio Ventura, il papà che si sarebbe visto portare via la figlia dalla moglie senza preavviso e con l’inganno, da ieri sta manifestando per rivendicare il suo diritto di essere padre.

La sua protesta sembra aver già portato a qualche risultato: “Sembra che verrò ascoltato dal Procuratore prima possibile. Presumo quindi che stasera mi slegherò da questa catena e finirà la mia protesta” spiega Ventura.

“Purtroppo però la mia battaglia non finirà perché inizierà tutto l’iter legale e sarà un caos, ma sono pronto. Non ho sentito la mia ex, ho ricevuto solo un messaggio ieri pomeriggio, al quale non ho ancora risposto, in cui mi dice che entro il 30 di questo mese devo lasciare la casa ed il resto” conclude l’uomo. Ventura resterà quindi incatenato sotto il tribunale almeno fino a quando non sarà ricevuto dal Procuratore. Nelle ultime ore il papà è stato invitato ad interrompere la sua manifestazione e ad allontanarsi dal cancello del tribunale, ma lui ha gentilmente respinto la richiesta: “Occupo lo spazio di una moto e non credo di dare molto fastidio. Se vogliono che io mi allontani mi dovranno spostare di peso”

Maurizio, insieme alla compagna (che ha altri tre bimbi da un precedente matrimonio), si era trasferito a Savona qualche anno fa da Gallarate, località dove ora è tornata a vivere la donna portando con sé la bimba e cambiandole residenza all’insaputa dell’uomo (almeno stando al suo racconto). Di qui la voglia di Maurizio di far sentire la propria voce che è uguale a tanti altri papà separati che lamentano una disparità di trattamento rispetto alle mamme nelle cause di separazione e per l’affidamento dei figli.

“Voglio avere la possibilità di vedere mia figlia crescere e di stare con lei” aveva detto ieri l’uomo che al momento non ha un lavoro e, il prossimo 15 settembre, dovrà lasciare l’abitazione che divideva con la sua compagna che, stando al racconto di Maurizio, ha disdetto il contratto d’affitto a sua insaputa.

C. B. †

September 12, 2012 by admin2

Dopo la separazione dalla moglie si era ridotto a vivere nel garage, usando come casa una Lancia Ypsilon, quella in cui è morto.

Solo. Morto in auto. Nel garage in cui viveva da qualche tempo. Nessuna traccia di violenza. Forse lo ha stroncato il freddo. Forse e non solo. Quando i Vigili del fuoco aprono la porta del box, per i soccorritori del 118 non c’è che rassegnarsi all’evidenza. Finisce lì la storia dei giorni di un quarantenne dalla vita difficile. Sarà l’autopsia a chiarire le cause della sua scomparsa repentina quanto silente.

Storia amara dei giorni nostri. In cui i problemi del quotidiano sono acuiti dalla difficoltà dei tempi. Difficoltà familiari ed economiche. Altre che riportano alle categorie dell’anima, alle umane debolezze. Sono circa le 15 quando alla centrale operativa del 118 arriva la richiesta di soccorso e intervento per una persona che vive in un garage, in via Martiri della Libertà. È C. B., di 41 anni. Inutile aggiungere altro in un paese dove tutti conoscono tutti. O quasi.

Vita difficile, la sua. Difficoltà, economiche e non solo, che si sono affastellate fino a squassarne la vita familiare. La moglie da una parte, lui dall’altra. Chiusa la casa di via Lazzaretto, già venduta, dove nella cassetta delle lettere occhieggia corrispondenza abbandonata. Lui a vivere nel garage. In paese ricordano che si era messo in proprio. «Montava porte» dicono i vicini. Poi i giorni della solitudine. Quel box diventa casa per una vita solitaria e agra. Con l’auto che si trasforma nel letto perduto. Per l’ultimo sonno in cui assopirsi, perdersi.
Quando alzano la serranda, lo trovano sulla Lancia Ypsilon: morto. Vigili del fuoco e personale di soccorso cedono il passo ai carabinieri di Ospitaletto. Non c’è nulla che possa far pensare ad altro che ad una morte in cui nessun altro ha avuto parte. Il gelo di questi giorni induce ad introdurre questa tra le cause possibili. Non certa, non unica. Scrupolosi gli accertamenti dei militari dell’Arma, come richiesto dalle circostanze. Ci vuole tempo. Alla fine portano via il corpo, all’Ospedale Civile di Brescia dove verrà eseguita l’autopsia, disposta dal sostituto procuratore Carla Canaia.
Conoscere i «perché» di questa morte in solitudine non servirà a molto più. Quando l’ultimo capitolo è già stato scritto, letta la pagina che chiude. La seconda di copertina copre la parola fine. Storia di vita agra chiusa in silenzio. Piombata in cronaca dall’accorrere di ambulanza, Vigili del fuoco, carabinieri. Richiuso il garage, giù il sipario.

Notizia da http://www.giornaledibrescia.it/in-provincia/sebino-e-franciacorta/solo-muore-nel-garage-a-castegnato-1.1070173.

Immagini tratte da internet non hanno attinenza con la vicenda

 

Dan Major

August 26, 2012 by admin2

Un papà ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente le associazioni che hanno aiutato una criminale a rovinare la vita ai suoi bambini.

La tragedia inizia quando una apparentemente normale madre di famiglia dice di avere un cancro in fase terminale e chiede al marito centinaia di migliaia di €.

La storia sembra credibile perché la donna si sottopone alla chemioterapia, perdendo i capelli ed accusando strani gonfiori.

Nel dicembre 2001 si scopre che i gonfiori erano un bambino: la donna che aveva mentito al papà finisce sui giornali come “madre miracolo”.  Il ginecologo rivela che non c’era nessun cancro, che aveva tentato di avviare la donna alla riabilitazione psichiatrica — sottoporre un feto alle radiazioni necessarie per la chemioterapia è pura follia.

Inizia la follia femminista, come narra il papà: “le dico che avrei chiamato la polizia per denunciare la sua frode, ma chiama prima lei e con ripetute false accuse mi ha rubato non solo i soldi, ma anche i figli, la libertà.  Sono fortunato ad essere sopravvissuto.  Ecco come ha fatto”.

L’uomo racconta di essere stato arrestato 5 volte (per via di leggi femministe che impongono la carcerazione preventiva per gli uomini accusati) e sempre riconosciuto innocente.  È stato invece condannato il poliziotto che lo aveva arrestato, essendo risultato essere l’amante della calunniatrice.

Solo nel 2008 il papà ottiene l’affido dei poveri bambini, e la donna è inseguita creditori e padroni di casa che vogliono i propri soldi.

Ma un centro anti-violenza finanzia un’avvocata per la donna, che sabota ogni contatto con il papà praticando l’abuso dell’Alienazione Genitoriale, in forma grave.

Il regali del papà spariscono, la sua immagine viene tagliata via dalle foto.  L’avvocata femminista della donna cerca di negare che l’Alienazione Genitoriale è abuso sull’infanzia, e giudici decidono che i bambini alienati non possono stare con il padre — quando l’allontanamento dal genitore alienante è invece l’unico modo legale di salvare i bambini.

Alla fine i bambini hanno perso il loro papà — il femminismo ha vinto — ma il papà dice che grazie al suo caso il sistema sta lentamente cambiando.

Un sistema che lasciava a questo papà l’omicidio come unico modo per salvare i figli da una calunniatrice alienante deve essere assolutamente cambiato.

http://www.afathersnightmare.com

http://www.fathersandfamilies.org/2010/09/10/dan-majors-14-year-fight-with-his-wife-her-lover-the-police-and-childrens-aid/

Claudio Cattabriga

August 10, 2012 by admin

Il giudice sbaglia i conti: papà separato perde figlie e soldi

Da padre scrupoloso, marito fedele (e felice) e professionista stimato, in un giorno ho perduto tutto.

Nell’estate 2009 mia moglie (eravamo sposati da 4 anni con due bellissime bimbe), che mi pareva un po’ depressa per il secondo parto e la gestione delle bimbe, mi comunica di non essere più innamorata di me.

Si isola (con il suo telefono cellulare) sempre di più e nonostante neghi l’esistenza di un’altra persona io raccolgo un sms in cui l’attuale compagno dichiara di volere vivere per sempre con lei.

Mia moglie nega ma viviamo senza intimità. Dall’autunno 2009 all’autunno 2010 preleva dal conto  di famiglia contanti per circa 15.000 euro ogni anno impedendomi  di controllare la destinazione delle spese. Nell’autunno 2010 mi chiede la separazione consensuale che le nego per la tenera età delle bimbe.

A primavera 2011, dopo avere svuotato il conto  corrente di famiglia, mi chiede la separazione giudiziale millantando una mia presunta “violenza psicologica” nei suoi confronti, chiedendo la mia casa, l’affido esclusivo delle bimbe e 3.500 euro per ciascun mese oltre alle spese.

Consigliato dal mio avvocato produco dichiarazioni e prove documentali di tutto l’accaduto.

A giugno 2011 una giudice mi condanna a lasciare il mio appartamento, considerando i miei redditi lordi invece dei redditi netti mi condanna a pagare 2.000 per ciascun mese oltre a spese mediche, scolastiche, per il tempo libero e le vacanze, concedendomi di frequentare le mie bambine per tempi inferiori al 20% dei tempi totali.

Una situazione insostenibile dal punto di vista prima organizzativo e poi economico. Per tralasciare il tema della continuità educativa e degli affetti verso le mie figlie.

È d’uso della giustizia italiana considerare con l’appartamento anche il mobilio che non posso asportare. Appartamento e arredi erano stati acquistati oltre 10 anni prima del matrimonio con un importante prestito bancario.

Così mi ritrovo, a 47 anni, senza una casa dove dormire e stare con le bambine nei tempi che mi hanno concesso, senza mobili con cui arredare un’altra dimora, senza denari, senza moglie (questo, visto l’accaduto, è un dato positivo).

A settembre 2011 presento alla stessa giudice una istanza di revisione della condanna, sia dei tempi di frequentazione delle mie bambine sia dell’ammontare economico, dichiarandomi favorevole a ogni controllo.

La giudice, molto impegnata, non ha tempo di leggere i documenti prodotti anche sulle condizioni economiche del 2011 e sulla vita imposta dalla mia ex moglie alle bambine.

Nel frattempo la mia ex moglie inizia una persecuzione per drenare ogni mio reddito prodotto alla fonte (le Società per le quali lavoro) motivandola con i miei mancati pagamenti degli importi cui la giudice mi ha condannato non raccontando evidentemente di tutte le somme (documentate) locupletate in anticipo.

Per un intero anno ho cercato di lavorare, rendere vivibile la casa di campagna dei miei genitori per avere un posto dove dormire, corso per ritirare e riaccompagnare le mie bambine, scendendo da Milano a Bologna e tornando a Milano, in costante affanno monetario e di liquidità, vittima dei pignoramenti di redditi lordi della mia ex moglie che vive col suo compagno a casa mia.

L’affido condiviso è una barzelletta in quanto tutto è imposto alle mie figlie dalla mia ex moglie. Io sopravvivo, mangiando e dormendo con i denari dei mei genitori dovendo peraltro rendicontare il tutto al Giudice Tutelare essendo mio padre interdetto.

Mi è stato concesso l’unico vantaggio di non pagare l’Imu per la casa che la giudice mi ha costretto a lasciare.

Con quali valori e convincimenti sulle regole della società cresceranno le mie figlie avendo provato il peso di decisioni dispotiche e ingiuste assecondate dalla giustizia? In attesa di tempi processuali che avranno un epilogo alla maggiore età delle bimbe, quando nulla avrà più utilità.

fonte

Papà separato moriva di fame per pagare mantenimento

August 6, 2012 by admin2

Separato, non può permettersi di pagare un affitto e si adatta a vivere su una panchina. Una storia di ordinaria disperazione, quella andata in scena giovedì 3 agosto a Parabiago quando la polizia locale è intervenuta, in seguito alla segnalazione di un cittadino, all’interno del parco di Villa Crivelli. Qui, a digiuno da giorni e in condizioni fisiche preoccupanti, hanno trovato un uomo che, dopo essere stato rifocillato e accompagnato in ospedale per le cure del caso, ha raccontato la sua storia, comune a tanti uomini separati. Residente a Corbetta, padre di famiglia, da quando il matrimonio è naufragato ha visto aggiungersi le precarie condizioni economiche. Il suo lavoro non gli consente di pagare due affitti e così, in attesa di un aiuto dalle istituzioni, più volte chiamate in causa, finora senza una risposta concreta, si adatta a mangiare dove capita e a dormire in strada. L’intervento della polizia locale gli ha salvato la vita, ma la sua, come quella di tanti padri separati, è una situazione che deve far riflettere.

http://www.prealpina.it/notizie/alto-milanese/2012/8/2/separato-stava-morendo-di-fame/2310951/55/

Papà calunniato

July 15, 2012 by admin2

Moglie fedifraga accusa di maltrattementi e violenza sessuale il marito: figlie la sbugiardano


Non risponde di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale sulla moglie, per mancanza di prove, il marito accusato dalla vittima, la cui testimonianza appare però contraddittoria rispetto a quelli dei figli conviventi.
Lo ha stabilito il Tribunale di Taranto che, con una sentenza del 16 aprile 2012 ha assolto, perché il fatto non sussiste, un uomo accusato dalla moglie di violenza sessuale e di maltrattamenti in famiglia, dopo oltre trent’anni di matrimonio.
Insomma, a scagionare l’uomo la testimonianza delle figlie e la dimostrata relazione extraconiugale della donna che, a quanto ricostruito dai giudici, avrebbe accusato il marito solo per vendicarsi del pedinamento organizzato con un investigatore privato che aveva dimostrato il tradimento.
Infatti le dichiarazione della donna, circa le vessazioni ed il tentativo di una violenza sessuale, non avevano trovato alcun riscontro nelle parole delle ragazze che, anzi, lo avevano descritto come padre e marito affettuoso e addolorato per la relazione extraconiugale.
D’altronde secondo il Collegio la dichiarazione della parte lesa, allorché risulti contrastata da più elementi probatori, dev’essere valutata con estremo rigore e il contenuto della stessa, a fronte degli elementi di contrasto, per essere positivamente apprezzato e utilizzato a fini probatori, dev’essere sottoposto a verifica dettagliata e non accettato con generica giustificazione argomentativa, in ragione dell’evidente interesse accusatorio che inevitabilmente è connaturato alla testimonianza resa da persona portatrice di interessi configgenti con quelli dell’imputato.
Fonte: www.cassazione.net

Supponiamo che la donna avesse anche alienato le figlie, o che avesse trovato un giudice femminista che avesse “creduto” alla calunniatrice, e che il povero uomo si fosse fatto giustizia da solo uccidendola.

Meriterebbe o no l’indulto?

 

Giovanni Battista Buono †

June 24, 2012 by admin2

Giovanni Battista Buono, papà separato, è stato assassinato a sangue freddo per strada mentre andava a prendere il figlio.

L’arresto della ex suocera – che ha sparato contro Buono diversi colpi di pistola con una calibro 7,65 regolarmente detenuta – è stato disposto dalla polizia dopo un lungo interrogatorio.

Il delitto, compiuto per strada davanti alla villetta della donna, è avvenuto al termine di un litigio dopo che Buono era andato a casa degli ex suoceri, in via Salice Vecchio, per prendere il figlio.

L’uomo dopo la separazione dalla moglie, era stato accusato di essere violento (accuse false nell’80% dei casi), ma alla fine il Giudice aveva disposto l’affidamento condiviso che prevedeva l’incontro con il figlio tre volte a settimana più i week-end.

Lucia Lumera

Secondo la ricostruzione degli investigatori la vittima e il padre Rinaldo (di 59 anni) si sono recati all’abitazione della ex moglie, al rione Salice Vecchio per prendere il figlio di sei anni. In quel momento l’ex moglie non era in casa, perché fuori città, e ad attendere i due c’era solo la suocera. Com’è emerso dalle indagini la signora aveva preparato tutto. Aveva preso la pistola legalmente detenuta dal marito, che stava dormendo in un’altra stanza, e l’ha messa nella borsa. Quando l’ex genero ha suonato si è avvicinata al cancello e facendo finta di prendere dei documenti ha messo la mano nella borsa e ha fatto fuoco una prima volta contro l’uomo. Poi ha nuovamente sparato e ha continuato a fare fuoco quando Buono era già riverso a terra. Cinque i colpi che avrebbero ucciso l’uomo, due dei quali lo hanno raggiunto alla testa.

 

Il padre della vittima ha cercato di soccorrere il figlio ma è scappato quando Lumera ha sparato anche contro di lui due colpi, senza però riuscire a colpirlo. Quando la polizia è giunta ha trovato anche la donna che infieriva sul corpo dell’ex genero colpito anche con il calcio della pistola. «Ho fatto bene ad ammazzarlo. Anche se vado in galera – diceva – ho fatto bene ad ammazzarlo»

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/06/23/news/per_l_omicidio_di_foggia_arrestata_l_ex_suocera_della_vittima-37786113/

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2012/23-giugno-2012/ucciso-ex-suocera-cinque-colpiho-fatto-bene-anche-se-vado-cella-201729515238.shtml

http://www.news-24h.it/2012/06/foggia-suocera-si-autoassolda-e-uccide-il-genero-con-5-colpi-di-pistola/

Giovanni Vancheri

May 28, 2012 by admin2

CALTANISETTA: UOMO SI UCCIDE DANDOSI FUOCO IN AUTO NON RIUSCENDO PIU’ A MANTENERE MOGLIE E FIGLIA

Cercava di arrotondare le sue magre entrate svolgendo qualche lavoro di idraulica, dato che diversi anni fa aveva un laboratorio artigianale che poi ha dovuto chiudere quando le sue condizioni di salute sono peggiorate. Vancheri, però, soffriva per la carenza di lavoro e ciò gli aveva procurato un lieve stato depressivo, secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri.
Inoltre incombevano le bollette e doveva anche mantenere la moglie e la figlia di 14 anni, studentessa al primo anno delle scuole superiori. Una situazione che non è riuscito più a sostenere, da qui la decisione stamani di recarsi nella casa di campagna che possedeva assieme ai due fratelli in contrada Portella Bifuto, nella parte alta di San Cataldo. Non ha lasciato neanche un biglietto per spiegare i motivi del suicidio, ma solo i documenti della sua Punto e qualche banconota. Poi si è diretto in giardino, si è chiuso dentro l’utilitaria e si è cosparso di benzina appiccando il fuoco.
A ritrovarlo sono stati i vigili del fuoco e gli stessi fratelli che erano stati avvertiti da alcuni vicini di casa allarmati per la colonna di fumo che si stava alzando dal cortile dell’abitazione dei Vancheri. Difficile il riconoscimento del cadavere anche se i familiari non hanno avuto dubbi sul fatto che si trattasse proprio del loro congiunto.
Fonte: http://www.canicattiweb.com/2012/05/11/san-cataldo-sommerso-dalle-cartelle-esattoriali-giovanni-vancheri-disoccupato-si-toglie-la-vita-in-auto/

G.C. †

May 1, 2012 by admin2

G. C., divorziato, con due figli, dopo la morte della madre e la separazione dalla moglie ha sofferto giorni terribili.  L’uomo, a quanto sembra, prima di morire, avrebbe telefonato alla famiglia che vive nel nord Italia, parlato con uno dei figli, dicendogli che non avrebbe più potuto mandare alla mamma ed ex moglie i soldi necessari per il loro mantenimento.