Francesco B.

BUON COMPLEANNO FIGLIO ANCHE MIO….. mi chiamo Francesco, sono il babbo di due meravigliosi figli avuti da un amore durato tantissimi e bellissimi anni ma che ad un certo punto è finito.

Finito l’amore inizia l’odio, l’odio feroce nei miei confronti da parte della mamma dei miei bambini.

E’ il giugno 2003 e senza alcun preavviso ricevo una denuncia per reati infamanti e gravissimi dalla quale non può prescindere il Giudice chiamato con urgenza a decidere sulla richiesta del mio allontanamento da casa e dell’affidamento dei figli alla sola mamma.

Decido di lasciare volontariamente la casa comune (continuo a pagare affitto e utenze) confidando nella possibilità di una ripresa almeno civile dei rapporti, ma per quattro mesi si posso vedere i miei figli solo di nascosto, all’uscita da scuola.

Senza preavviso, il 23 dicembre la mamma si trasferisce dal nostro paese in città a circa 80 chilometri di distanza: non so nemmeno dove i miei figlia andranno a vivere.

Li vedo partire in lacrime.

Imparo dove abitano e passo giorni nel pianerottolo di casa loro dove posso parlare e dare loro i miei regali.

Inizia un calvario giudiziario che mi vede sulle prime ottenere il diritto di frequentare i bambini in giorni e periodi stabiliti, poi affidatario condiviso degli stessi.

Le accuse a mio carico cadono, ma le cose vanno sempre peggio.

Incurante dei miei legittimi diritti la madre dei miei figli fa di tutto per impedirmi di vederli e tenerli, dallo sparire dalla circolazione per due mesi estivi, dall’organizzare impegni sociale, sportivi o ricreativi sempre nei fine settimana di mia spettanza, dal farmi percorrere ogni settimana i chilometri  che separano il mio paese dalla città per poi trovare la casa vuota o un diniego a  mezzo citofono.

Le comunicazioni telefoniche con i bambini sono impossibili.

I bambini sono sempre più intimoriti e succubi della mamma e temono anche di parlare con me per telefono.

Quando poi mi sono fidanzato ed ho avuto un latro bambino le cose sono precipitate: da un primo momento di partecipazione alla vita del neonato fratellino, i miei figliolo hanno preso le distanze ed ora si rifiutano anche solo di parlare con me.

Sono convinto che l’attuale atteggiamento sia il frutto di maltrattamenti e violenze psicologiche della madre, ma neppure i miei recenti tentativi hanno sortito effetto.

Ho fatto decine di udienze civili e penali per denunce fatte e ricevute, mi sono sottoposto ad esami medici, a perizie disposte dai Giudici, tutte le accuse dalle quali la vicenda è partita si sono rivelate infondate e sulla carta ho dei diritti, ma non ho più i miei figli.

La Giustizia non funziona.

Vorrei che i Giudici pensassero a come si vive quando di notte piangi, non dormi e pensi ai tuoi bambini, a tutto l’amore che hai dato loro ed a quello che ancora vorresti dare.

 

Francesco B.

[Fonte]

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