Salvatore del Giudice

December 24, 2012 by admin2

ROMA – Un McChicken caldo di lacrime. Salvatore lo manda giù in macchina, da solo, anche se è la notte di Natale anche sei lui è un papà e ha promesso regali, baci, sorrisi buoni per le foto. Può buttarli via, i suoi bambini non li vedrà, una casa non ce l’ha, la festa lo ha tradito. Con qualche spicciolo in più non avrebbe preso il pollo, gli hanno insegnato che alla vigilia mangiare carne è come una colpa e non ci si può sentire tristi soli e anche colpevoli, la notte di Natale. Ma Salvatore ha solo tre euro e allora chicken, conserva ancora lo scontrino del McDonald’s di Corso Francia: lo ringrazia tuttora quel panino umido di pianto, gli ha mostrato quanto coraggio può nascondere la disperazione, e quanta forza.

 


Gli ha insegnato che se passa una notte così allora è fatta, non ci pensi più a farla finita. Pollo e preghiere. «Ho pregato tanto, mi ripetevo: Salvatore, ce la farai. Ma avevo anche tanti brutti pensieri. Poi in macchina sono andato sotto casa dei miei figli e ho parcheggiato lì davanti. Lì vedrò, speravo, anche dalla finestra, li saluterò da lontano. Ma in casa non c’era nessuno».

LE NOTTI
Aspetta, Salvatore Del Giudice, 32 anni, papà separato, che la sera del Natale 2011 si porti via quel senso di sconfitta, quel sentirsi povero di tutto. «Sono rimasto lì fino alle dieci e trenta, poi sono tornato al parcheggio dell’autogrill vicino alla Bufalotta».

La giacca di pile con il cappuccio, il sedile giù e Salvatore si addormenta, come fa ormai da giorni e giorni. «Ho dormito nella Golf per sei mesi, ero stato cacciato di casa dalla mia ex moglie, ho trovato la serratura cambiata: per strada e senza un vestito. Un affitto non potevo permettermelo. Avevo da pagare le rate della macchina e quelle dei mobili. Dei 900 euro di stipendio mi restava troppo poco. La mattina mi lavavo all’autogrill, i dipendenti ormai mi conoscevano e mi facevano usare il bagno privato. Poi mi presentavo al lavoro come se niente fosse, il fine settimana spendevo 60 euro e andavo in albergo per farmi una doccia. Ero arrivato a pesare 54 chili, tossivo sempre. I miei amici mi dicevano: Salvatore, così non puoi andare avanti».

L’ha capito la notte di Natale, Salvatore, che in quelle notti al freddo cominciava a morire. «La Golf era diventata per me la tana, il rifugio». Ora la tana non c’è più, Salvatore, dipendente di una ditta di pulizie, ha dovuto rinunciare anche a quella, ha ridato indietro la macchina, «non potevo più pagare le rate». Ma ha una casa, la divide con una compagna, «ho ritrovato anche la mia dignità di padre, i miei figli contano su di me».

LA CAUSA
Dietro la scrivania di Salvatore, in un magazzino, ci sono le foto dei figli, 10 e 3 anni, smorfie e risate attaccate alla parete con le puntine colorate. «Non li ho visti per mesi, adesso li vado a prendere due volte a settimana». Non ha rancore, Salvatore, per i mesi in macchina, per le liti, lo scambio di denunce che l’hanno portato vicino alla fine. «Non ho chiesto aiuto al Comune perché sono abituato ai sacrifici e c’è gente che non lo è. Ho pensato: lascio questa possibilità a chi non ha la mia forza, io me la cavo e così è stato. Alla prima udienza in tribunale mi era stato chiesto un assegno di mantenimento di 800 euro, a me che ne guadagno 900. Ho detto che più di 250 non posso versarne. Darò i regali di Natale, quest’anno, ai miei figli, quello che posso permettermi».

da http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/padri_separati_natale_mcdonald_figli/notizie/239428.shtml

Angelo P.

December 15, 2012 by admin2

L’ex moglie non gli fa vedere la bambina: si getta nel fiume Roya a Ventimiglia, ma viene salvato da alcuni operai

Dopo tre mesi di tira e molla con la moglie che non gli faceva vedere la bambina ha deciso di farla finita. Così, questa mattina, Angelo P., 50enne di Ventimiglia, in preda alla disperazione si è gettato nel fiume all’altezza dell’Autoporto della città di confine .

Sono stati gli operai che stavano lavorando sul greto del Roja ad accorgersi di quanto stava accadendo e sono intervenuti per portarlo in salvo. Tranquillizzato dagli operai, che l’hanno successivamente invitato a prendere una bevanda calda al bar, l’uomo si è convinto e ha raccontato loro le vicissitudini degli ultimi mesi.

Da circa 3-4 mesi si era separato con la moglie sudamericana che, pare, stando al  resoconto fornito dall’uomo ai carabinieri, non gli avrebbe più fatto vedere la bambina. La depressione l’ha portato questa mattina a compiere il gesto disperato, fortunatamente senza gravi ripercussioni. All’arrivo dei soccorritori, i medici del 118 lo hanno visitato e trasportato in ospedale. A rilevare l’accaduto i carabinieri di Ventimiglia.

http://www.sanremonews.it/2012/12/14/leggi-notizia/argomenti/cronaca/articolo/lex-moglie-non-gli-fa-vedere-la-bambina-si-getta-nel-fiume-roja-a-ventimiglia-ma-viene-salvato.html#.UMvx0LZuRBC

Andrea Sonatore †

September 23, 2012 by admin2

7 aprile 1996: in quel lontano giorno di primavera un giovane psicologo maestro d’asilo valdostano, Andrea Sonatore, si dava fuoco davanti al Tribunale di Aosta per protestare contro il giudice che gli aveva negato il diritto di vedere sua figlia.

Da allora il 7 aprile è diventata una data simbolo in tutto il mondo ed è ricordata come il World Memorial Day, ovvero la Giornata Mondiale della Memoria, alla quale aderiscono associazioni di tutto il mondo per ricordare quei genitori separati, per lo più padri, che si sono suicidati per il dolore di essere stati privati dei figli.

Da allora si sono ripetuti i suicidi riconducibili all’attuale spietato sistema sessista, che per imporre per via giudiziaria una distopia femminista calpesta i diritti dei papà e dei loro bambini, considerando la separazione come una sorta di servizio militare cui gli uomini devono adempiere, a costo della vita.

Padre domenica 7 aprile 1996 Psicologo si da fuoco per riavere la figlia Aosta
Padre lunedì 20 maggio 1996 Ex agente suicida: diviso dalla moglie Ascoli Piceno
Padre mercoledì 16 ottobre 1996 Separato: giù dal quarto piano Roma
Padre lunedì 26 maggio 1997 Si getta dalla finestra Milano
Padre mercoledì 28 maggio 1997 S’impicca davanti alla finestra dell’ex moglie Roma
Padre venerdì 6 giugno 1997 Ferisce la moglie e poi s’ammazza Udine
Padre domenica 15 marzo 1998 Si lega mani e piedi, poi si impicca Roma
Padre giovedì 14 maggio 1998 Suicida dalle suore Roma
Padre venerdì 15 maggio 1998 Separato dalla moglie, si impicca ad un albero Roma
Padre venerdì 23 ottobre 1998 Padre si uccide perché non può vedere i figli Savona
Padre sabato 31 ottobre 1998 Suicida perché la moglie non gli fa vedere i figli Cagliari
Madre mercoledì 28 aprile 1999 Giovane mamma si da fuoco per riavere i figli Trapani
Padre giovedì 22 luglio 1999 Non riesce a vedere i figli, farmacista si spara Grosseto
Padre giovedì 2 settembre 1999 Separato dalla moglie si dà fuoco Roma
Padre martedì 1 febbraio 2000 Non può vedere la figlia, carabiniere si uccide Savona
Padre martedì 14 marzo 2000 Litiga con la moglie e si uccide Roma
Padre mercoledì 12 luglio 2000 Gli tolgono i due figli: si uccide Milano
Padre martedì 25 luglio 2000 Imprenditore suicida S .Felice (RM)
Padre martedì 15 agosto 2000 Si dà fuoco dopo l’ennesima lite con la moglie Roma
Padre martedì 5 dicembre 2000 Finanziere si spara in caserma Roma
Padre mercoledì 13 dicembre 2000 Suicidio dal ballatoio Roma
Padre sabato 16 dicembre 2000 Si toglie la vita cardiologo del S. Camillo Roma
Padre domenica 12 agosto 2001 Monteverde: si uccide coi gas di scarico Roma
Padre martedì 8 gennaio 2002 Suicidio Roma
Padre lunedì 4 febbraio 2002 Impiccato nei giardini pubblici Jesi (AN)
Padre mercoledì 27 marzo 2002 Giovane cassiere si ammazza Guidonia (RM)
Padre mercoledì 3 aprile 2002 Abbandonato dalla moglie si butta dal balcone Roma
Padre giovedì 9 maggio 2002 Ragazzo suicida Chieti
Madre martedì 10 settembre 2002 Si impicca: le avevano tolto i figli Chieti
Padre sabato 19 ottobre 2002 Salto nel vuoto dopo la separazione Palermo
Padre martedì 12 novembre 2002 Annuncia il suicidio: impiccato in cella Milano
Padre giovedì 26 dicembre 2002 Impiccato in cantina Genova
Padre venerdì 21 febbraio 2003 Suicida nell’auto Avezzano (AQ)
Padre domenica 6 luglio 2003 Divorziato e senza lavoro si uccide Oristano
Padre venerdì 11 luglio 2003 Si uccide davanti al figlio Verona
Padre sabato 13 settembre 2003 Si uccide col fucile da caccia Ascoli Piceno
Padre martedì 16 settembre 2003 Impiccato in garage Novara
Padre domenica 28 settembre 2003 Ferratella:impiccato all’altalena Roma

Fonti:

  • http://lindipendente.splinder.com/post/14123155/andrea-sonatore-un-martire-dimenticato
  • http://laviedeperes.over-blog.com/article-18409848.html

Chris Marshall

September 23, 2012 by admin2

«5 poliziotti irruppero in casa e portarono via mio figlio di 5 anni.  Mi ammanettarono davanti a lui che piangeva chiedendomi “perchè hai le mani dietro la schiena, papà?”.  Gli risposi che era un gioco».

IL TERRIBILE REATO commesso da questo papà separato era aver portato il figlio a casa, non sapendo che una giudice aveva modificato le condizioni di affido, senza notificarglielo.

Questo papà ha raccontato sul suo sito

“Rubami i soldi, non il figlio”

http://www.afathersstory.ca

di come la magistratura viene usata come strumento per imporre il femminismo per via giudiziaria, violando i più basilari diritti umani dei bambini e dei loro papà.

 

Maurizio Colaci †

September 21, 2012 by admin2

“Due giorni fa chiacchierava con un amico, facendogli ascoltare le telefonate fatte al figlio, un po’ come un vecchio che fa vedere le foto del figlio che non c’è più da tempo, perché quel figlio glielo avevano tolto e non riusciva a vederlo da oltre 2 anni. Maurizio piangeva, Maurizio abbassava gli occhi mentre faceva andare la voce registrata del suo piccolo. Non gli era stato tolto perché era un cattivo papà, ma solo perché era un papà, come succede a tanti, a troppi. Questa mattina, alle 8:30, Maurizio Colaci non ha retto più: ha avuto un infarto ed è morto”

«“Lo hanno ucciso le istituzioni e così facendo hanno anche reso orfano suo figlio, il piccolo Danilo che oggi ha soli 8 anni”. A parlare è Stefano Maresca di Serracapriola, delegato per la regione Puglia dell’associazione ADIANTUM –  associazione di associazioni nazionali per la tutela dei minori – che con queste parole punteggia il triste epilogo del percorso fatto al fianco di Maurizio Colaci. Lui, Maurizio Colaci, era un genitore separato che ci ha provato fino all’ultimo a restare accanto a suo figlio. Era tornato a Galatina, nel leccese, da Milano per le vacanze di Pasqua con il desiderio espresso che gli lasciassero tenere il figlio con sé almeno in uno dei due giorni di festa, ma la mattina del 7 aprile è morto stroncato da un infarto in casa della madre, forse sopraffatto dalle fatiche inflittegli in quegli ultimi due anni di confino  dalla vita di suo figlio.

Due anni prima la moglie di Maurizio gli disse: “non ti amo più, te ne devi andare”, e così Maurizio su consiglio del suo avvocato, il dott. Donato Mellone, lasciò la casa di sua esclusiva proprietà perché potessero serenamente proseguire a viverci sua moglie e il loro unico figlio di sei anni; nel frattempo a lui non restò che trasferirsi dall’anziana madre rimasta vedova. Da quel momento gli importò soltanto di continuare a vedere regolarmente suo figlio, “il mio angelo”, come lo chiamava lui, e di poter trascorrere del tempo insieme.

La trafila che attende Maurizio Colaci per realizzare ciò che non solo alle anime semplici potrebbe apparire come un diritto naturale, è in realtà un girone infernale lastricato di diabolici impedimenti, nonostante che una legge nazionale, la 54 del 2006, garantisca ai figli di genitori separati, attraverso l’istituto dell’affido condiviso, di veder salvaguardato il proprio inalienabile diritto alla bigenitorialità. Il 17 luglio del 2008 il Tribunale per i Minorenni di Lecce pur non obiettando nulla alla condotta di padre di Maurizio Colaci, tuttavia osservava che egli ha un rapporto “teso e conflittuale” con la moglie da cui si sta separando; a questo punto la posizione di Maurizio crolla sotto la scure delle accuse di prevaricazione mossegli dalla moglie a suo insindacabile giudizio, quelle sole parole corroborate da null’altro accade che bastino ad un Tribunale, in questo caso al Tribunale per i Minorenni di Lecce, per stabilire che Maurizio Colaci e suo figlio Danilo potranno vedersi una sola volta alla settimana durante un incontro “protetto”, vale a dire presso la sede del Consultorio familiare di Galatina alla presenza degli assistenti sociali, e che potranno parlarsi al telefono non più di due volte al giorno in fasce orarie stabilite.

Il 20 marzo del 2009 l’ordinanza presidenziale del tribunale di Lecce assegnava  alla moglie di Maurizio la casa coniugale (che pure era di esclusiva proprietà di lui) e un mantenimento di trecento euro mensili, disponeva a favore di lei l’affido esclusivo del piccolo Danilo “con diritto del padre di poterlo vedere con le modalità stabilite (un’ora alla settimana, quando andava bene, ndr) dal Tribunale dei Minori di Lecce”.

Trecento euro di mantenimento e nessun reddito mal si conciliano, però. All’epoca dei fatti Maurizio era disoccupato, viveva in casa della madre: era lei a farsi carico del necessario. La situazione di dipendenza economica in cui versava Maurizio è stata comprovata da un’indagine approfondita sulla sua effettiva condizione reddituale, a conclusione della quale il 20 luglio del 2009 la Commissione per il patrocinio a spese dello Stato, istituita presso il T.A.R. di Lecce, lo ammetteva ad avvalersi del gratuito patrocinio di un avvocato. Il Tribunale civile di Lecce lo obbligava comunque a corrispondere un mantenimento alla moglie che lavorava in un call-center e percepiva regolare stipendio.

Nei mesi che intercorrono tra le due decisioni giudiziarie, Maurizio invocava di poter vedere suo figlio, non faceva altro che promuovere questa istanza. Scriveva, Maurizio, lui che si era fermato alla terza media, lui figlio di contadini, con grafia incerta e tra alcuni inciampi di grammatica, scriveva a tutti coloro che potevano essere interessati a conoscere la sua storia e che avrebbero potuto aiutarlo: scriveva agli operatori sociali e giudiziari, sui forum delle associazioni di padri separati, su facebook, al ministro della Giustizia, scriveva per chiedere sempre la stessa cosa: che a suo figlio “non fosse negato il diritto di avere un padre”.

Racconta Sergio Nardelli, che è stato amico di Maurizio Colaci fin da quando si erano parlati la prima volta sul forum dell’associazione di Napoli “Papà separati”, una delle 24 associazioni che fa capo ad ADIANTUM, “Un giorno Maurizio si è recato davanti alla scuola del suo piccolo, ha atteso che ne uscisse, lo ha preso in braccio e ha cominciato a baciarlo, ad accarezzarlo, a stringerlo a sé, la moglie urlava, ha fatto intervenire la polizia, Maurizio è stato arrestato per oltraggio a pubblico ufficiale.”

Maurizio, senza un lavoro, decise di iscriversi ad un corso di formazione professionale per assistenza agli anziani sovvenzionato dalla regione Lombardia, dormiva a Monza in una stanzetta di sei metri per tre e viaggiava tra Milano e Monza sempre con l’ansia che potessero togliergli la sua auto su cui pendeva un provvedimento di sequestro giudiziario.

Il 7 aprile Maurizio era a casa di sua madre e a pochi passi da suo figlio. “Il 7 aprile 2010 Maurizio non ce l’ha fatta più, si è svegliato al mattino, ha avuto un infarto ed è morto. Quattro giorni prima – ricorda Sergio Nardelli – Maurizio parlando al telefono con il suo piccolo Danilo disse: “Angelo mio, vedrai che papà ti verrà a prendere”. Terminata la telefonata, con le lacrime agli occhi, Maurizio mi guardò e mi disse: “Mi faranno morire di dolore, lo so”.

L’8 aprile Maurizio era sul suo letto di morte quando a casa della madre giunse il messo comunale che gli doveva sequestrare l’auto; mentre lui notificava il provvedimento alla signora Bianca, ottantenne che vegliava il corpo del figlio, il carro-attrezzi del comune di Galatina girava attorno alla casa alla ricerca dell’auto da sequestrare.

Maurizio è stato genitore e padre, prima di tutto e fino all’ultimo, eppure a Danilo, come a tanti altri figli di genitori separati del nostro Paese, è stato negato il diritto ad un’identità piena. “In Italia nell’ambito della famiglia, – dice Stefano Maresca di Serracapriola parafrasando Vittorio Vezzetti, autore di “Nel nome dei figli”- soprattutto in caso di separazione coniugale, esistono impari opportunità genitoriali per gli uomini e specularmente nella società, al di fuori della maternità, esistono altre impari opportunità per la donna, ad esempio livelli di disoccupazione più alti e retribuzioni più basse. E il sistema, Tribunali e Servizi sociali in primis, sembra fatto apposta per non favorire la mediazione tra i coniugi, basti pensare che un bambino che viene chiuso in una casa-famiglia (in Italia se ne contano 32 mila tra comunità e affido, ndr ) costa allo Stato 200 euro al giorno.” Un vero affare.

Fonti:

  • http://www.adiantum.it/public/2396-un-anno-dalla-prematura-scomparsa-di-maurizio-colaci.-´padre-da-morire´—di-valeria-carella.asp
  • La pagina FaceBook di Maurizio: http://it-it.facebook.com/people/Maurizio-Colaci/1188072568

Silvio Galasso †

September 19, 2012 by admin2
Ancora un suicidio di un papà separato. Ignote le cause. Lascia una bambina di 10 anni.
«Avrebbe dovuto aprire come sempre la sua parruccheria, dove già i clienti l’aspettavano dinanzi all’ingresso, ma è precipitato dall’ultimo piano del suo condominio di via Gabriele D’Annunzio, nel quartiere Peraro, e dopo un volo di 30 metri si è sfracellato al suolo. Silvio Galasso, 40 anni, separato e padre di una bimba di dieci anni, è morto senza un perché nel primo pomeriggio di ieri, lasciando i familiari e gli amici increduli, sbigottiti.  Non soffriva di depressione né aveva mai dimostrato intenti di suicidio, il giovane acconciatore che avrebbe festeggiato il suo compleanno il primo di gennaio. Sempre sorridente e con una prorompente voglia di vivere, aveva iniziato a lavorare come barbiere sin da giovanissimo, prima in società con altri colleghi e, da appena alcuni mesi, aveva coronato il sogno di una vita mettendosi in proprio.  Eppure, ieri attorno alle 14 e 45, l’uomo è salito sul terrazzo dello stabile dove risiedeva e, per cause in corso di accertamento da parte di vigili urbani e carabinieri, è caduto dalla parte posteriore dell’edificio, finendo sul selciato sottostante dinanzi ai box auto. Stando a quanto finora emerso, l’ipotesi del suicidio sarebbe la più accreditata, ma rimarrebbero non pochi dubbi da dipanare. Sul luogo della tragedia è intervenuta un’ambulanza del 118: ma i sanitari non hanno potuto far altro che costatare il decesso per arresto cardio-circolatorio provocato dal terribile impatto. I carabinieri del Nucleo radiomobile della locale Compagnia, coadiuvati dai vigili urbani, hanno effettuato i rilievi di rito. Infine, Il magistrato di turno ha autorizzato la rimozione del cadavere che, dopo l’ispezione necroscopica compiuta dal medico legale, è stato riconsegnato alla famiglia. Silvio Galasso, titolare di un salone di acconciature per uomo nella zona di piazza Verdi, aveva svolto come ogni giorno il suo lavoro con il buon umore di sempre. Di primo mattino era stato all’edicola di via Filippo D’Angiò, dove aveva comprato i soliti quotidiani locali. Poi aveva messo mano agli attrezzi del mestiere e, tra una barba e un taglio di capelli, aveva trovato il tempo di scherzare e fare qualche battuta con i clienti.
Sono circa le 13 di ieri, l’orario di chiusura, e Silvio Galasso incrocia lo sguardo della parrucchiera che ha il negozio accanto al suo: un cenno del capo e un sorriso, come sempre, prima di andare a pranzo.  La donna racconterà, visibilmente sconvolta, che l’aveva notato mentre abbassava la saracinesca del negozio, trovandolo sereno in volto come al solito. Insomma, nulla che facesse presagire un intento di farla finita, nemmeno un lieve segno, una parola. Gli amici più intimi raccontano che alcuni di essi lo attendevano nel primo pomeriggio dinanzi la saracinesca serrata, per far presto, perché il sabato  c’è sempre la solita confusione. Invece Silvio, definito da tutti un giocherellone con la voglia innata di stare in compagnia, a quell’appuntamento non arriverà mai. Gli amici che l’aspettavano davanti al salone, un po’ arrabbiati per il ritardo, apprendono il dramma che si è appena consumato e stentano a crederci.  Si precipitano in via D’Annunzio con il cuore in gola e la speranza che non può essere lui, non può essere possibile, non è verosimile. Eppure, dopo il doloroso riconoscimento del cadavere da parte dei familiari, la notizia è certa. Tuttavia, i dubbi sulle cause della morte si moltiplicano, facendo ipotizzare che forse si è trattato di un incidente. Il terrazzo dell’imponente caseggiato, di libero accesso ai condomini che dispongono delle chiavi della porta,  viene utilizzato di solito per stendere i panni, ma anche per godere della bella vista panoramica. Forse il parrucchiere, appena finito di pranzare, c’è salito per fare quattro passi e prendere un po’ d’aria? Sta di fatto che nessuno l’avrebbe visto mentre si gettava volontariamente nel vuoto, né sarebbero state trovate scalette o altri oggetti utili a scavalcare il muretto perimetrale. Tifoso juventino da sempre, Silvio Galasso parlava spesso della squadra del cuore senza mai alzare i toni, ma piuttosto stemperando le tensioni con una sua tipica battuta che in molti  ricordano: “Dico, o benedico?”. Era un mattacchione, dicono tutti, che aveva saputo conservare la capacità di essere felice con le piccole cose, un po’ come fanno i bambini. Scevro da qualsiasi eccesso o vizio, viveva dopo la separazione con gli anziani genitori e conduceva una vita semplice e modesta. Amava la bici e soprattutto gli amici, apprezzando lo stare in compagnia e vivendolo nella misura di un valore fondamentale della sua vita.  Oggi pomeriggio alle 15, presso la chiesa di Sant’Eligio, saranno celebrati i funerali. »
La rimozione della salma e i servizi funerari sono stati curati dall’agenzia “La Fiducia” di Francavilla Fontana.
Fonte: http://www.senzacolonne.it/index.php?option=com_content&view=article&id=15240%3Avola-da-quinto-piano-muore-parrucchiere&catid=89%3Acronaca-regionale&Itemid=281

Papà ucciso da sentenza femminista

September 17, 2012 by admin2

PADOVA – Ha sparso sul letto tutte le foto che lo ritraevano con il figlio e con la moglie, quando ancora erano felici, poi si è tolto la vita strangolandosi con una striscia di stoffa, il nodo stretto al collo sul davanti. Così è stato trovato morto nel suo appartamento nel centro di Padova un piccolo imprenditore di 35 anni, disperato perché da quando aveva avviato la pratica di separazione dalla consorte non riusciva più a vedere il figlio di 6 anni quanto avrebbe voluto.

Il giudice aveva affidato il ragazzino alla madre, lasciando che il papà potesse incontralo due giorni a settimana, uno dei quali nel week end. Non poteva però far dormire il figlio a casa sua, e questa era la cosa che faceva più male all’uomo, causa anche di un ultimo litigio con la moglie, sabato scorso. Da allora, a parte un’ultima telefonata con il padre, nessuno lo aveva più visto. E’ stato il padre a trovarlo cadavere ieri pomeriggio – ma la notizia si è appresa oggi – nell’appartamento dove viveva da solo da alcuni mesi. L’anziano genitore ha chiamato subito la polizia, intervenuta con i sanitari del Suem ed il medico legale della Questura. Ma non c’era più nulla da fare.

L’uomo – gli investigatori propendono per il suicidio – era morto da parecchi giorni, forse 4 o 5. Per spiegare le motivazioni del suo gesto, il 35enne ha lasciato una lettera indirizzata ai familiari in cui ricostruisce una situazione di crescente disagio e rabbia nei confronti della moglie, dalla quale si stava separando, per le difficoltà che aveva nel vedere il figlio. Nei giorni precedenti l’imprenditore aveva confidato al padre la sua profonda prostrazione. Venerdì scorso è stato l’ultimo giorno in cui ha visto il bambino. Sono stati insieme tutta la giornata, ma quando è giunta la sera, l’uomo ha cercato di insistere con la moglie per tenerlo a dormire a casa. La donna si è però rifiutata. Ha raggiunto il marito, con il quale ha avuto una accesa discussione al termine della quale ha portato il bambino con sé, rifugiandosi a casa dei genitori.

E’ stato questo, probabilmente, l’episodio scatenante per la disperazione del 35enne. L’uomo ha avuto sabato mattina un’ultima telefonata con il padre. Poi ha staccato il cellulare. Per alcuni giorni nessuno lo ha più sentito, ma i familiari non si sono preoccupati, perché in altre occasioni, quando era di umore nero, il giovane era solito tener spento il telefono. Invece l’uomo aveva deciso di farla finita. Nello foglio scritto a mano, trovato in casa, ha chiesto al padre di prendersi cura del bambino. Il magistrato ha disposto comunque l’effettuazione dell’autopsia per accertare le esatte cause della morte.

http://www.genitorionline.it/phpBB3/viewtopic.php?f=61&t=8456

Giorgio Ceccarelli

September 15, 2012 by admin2


«Nell’agosto del 1996, a Frosinone, vengo arrestato mentre mi trovavo in auto con mia figlia di 9 anni. Sotto il sedile la Polizia mi trova 100 milioni di cocaina pura. Vengo immediatamente sbattuto in galera dove trascorro 9 giorni in sciopero della fame. Il «Complotto alla Coca» era stato ordito dalla mia ex suocera. Il fine: togliermi di mezzo perché avevo negato il passaporto a mia figlia impedendone il trasferimento in Grecia con la mia ex moglie e con il suo nuovo compagno greco.»

Per fortuna la polizia dispone intercettazioni che fanno cadere il complotto. Così scriveva il Corriere:

«La svolta nelle indagini è stata annunciata dal giudice del Tribunale di Frosinone, che ieri mattina ha scarcerato il dipendente comunale e ha messo invece sotto inchiesta la donna ed altri tre familiari.

È stato un complotto, organizzato in modo freddo e spietato. Nell’ auto di Ceccarelli veniva nascosta la droga che, una volta scoperta dalle forze dell’ ordine opportunamente avvisate, avrebbe distrutto la sua reputazione, trasformandolo in un disoccupato in attesa di giudizio. Un uomo che il Tribunale dei minori avrebbe giudicato indegno di tenere la piccola, che di conseguenza sarebbe stata affidata alla madre. Un progetto criminale che fortunatamente non ha funzionato. La verità, che per giorni Ceccarelli aveva inutilmente ripetuto dal momento dell’ arresto, e’ emersa dopo le indagini condotte dalla squadra mobile di Frosinone.»

Questa terribile vicenda ha cambiato la vita di Giorgio, che nel momento di maggior difficoltà ha promesso che, se fosse sopravvissuto alla calunnia, avrebbe dedicato 20 anni a missioni umanitarie per tutti.  Promessa che scadrà il 19 agosto 2016.

E così Giorgio ha fondato la associazione www.figlinegati.it, diventando uno dei paladini dell’affermazione dei diritti dei figli, dei genitori e dei nonni. Da oltre 15 anni, l’associazione si è fatta promotrice di numerose iniziative, tra queste, la marcia dei Papà, il Daddy’s pride, i mini Oscar a favore di iniziative meritevoli nei confronti dei figli e della famiglia, l’istituzione della Casa dei Papà. Un progetto per favorire l’integrazione dei papà e per dare ai genitori che avevano perso la casa o che non potevano affittarne una, la possibilità di garantire ai propri figli un luogo di incontro.

 

Fonti:

  • http://figlinegati.forumfree.it/?t=59765968
  • http://archiviostorico.corriere.it/1996/agosto/20/Per_riavere_bimba_incastra_marito_co_0_9608204607.shtml
  • http://archiviostorico.corriere.it/2003/gennaio/24/FROSINONE_Droga_nell_auto_del_co_10_030124742.shtml
  • http://lindipendente.splinder.com/archive/2005-06

Angelo Ogliari †

September 14, 2012 by admin2

Angelo era un papà costretto in seguito ad un divorzio ad uscire dalla propria casa in cui l’ex moglie fa entrare l’amante; ad Angelo vengono impediti i contatti con la figlia.  Dopo le condanne a 30 mesi all’ex moglie (rimaste sulla carta) la piccola viene fatta sparire e portata in Polonia.  Quando la bambina viene affidata al papà, la madre urla “piuttosto che dargliela la ammazzo” e scompare.  Pochi giorni dopo Angelo viene brutalmente ucciso.

Su questa tremenda vicenda di nazi-femminismo il Corriere scrive:

Due anni che Angelo Ogliari è stato massacrato nella sua villetta di Cremosano, due anni che la figlioletta Diana (che dove essere affidata a lui dopo una sentenza definitiva) vive in Polonia con la madre, due anni che sul registro degli indagati sono scritti i nomi della donna, Jolanta Marzena Witzack Lewandowska, 42 anni, e del suo convivente Edgar Fagraldines, 49, accusati di omicidio volontario. Due anni in cui la principale indagata, sentita fugacemente a Crema solo una volta 4 mesi dopo il delitto da un giovane magistrato, non è neppure mai stata interrogata. E così su questa storia rischia di calare inesorabilmente l’ oblio, nonostante i molti indizi contenuti nei faldoni dell’ inchiesta che dovrà essere chiusa a dicembre. Un funzionario di polizia oggi al vertice nazionale della Pubblica sicurezza sostiene che un delitto si risolve nelle prime 24 ore o mai più. Qui sono passati due anni, senza che neppure fosse fatta una rogatoria per «torchiare» l’ ex moglie di Ogliari che vive a Poznan, in Polonia (dove fu raggiunta dal Corriere pochi giorni dopo il delitto), e che in questi due anni è anche venuta diverse volte a Crema, città in cui vive e lavora il suo convivente. Ma ci sarebbero altri buchi nell’ inchiesta condotta dal pm Pesiri: non si sa dov’ è finita l’ auto di Ogliari che non risulta esaminata dal Ris e su cui tra l’ altro pare si trovasse un cellulare, non sarebbero stati incrociati i dati dei tabulati Telecom con le «celle» della zona di Crema e Cremosano nelle ore intorno al delitto (la notte tra il 30 e il 31 ottobre), non sarebbero state controllate le registrazioni di molte telecamere stradali e ai caselli autostradali. Dalle indagini dei Ris è invece emerso un particolare interessante: sulla scena del delitto c’ era una donna. Durante il tentativo di pulitura delle tracce ha lasciato tre impronte di un suo piede nudo bagnato dal sangue della vittima che inondava il garage. Lunghezza, larghezza e forma delle orme – scrivono i Ris nel loro rapporto consegnato più di un anno fa ai magistrati – sono molto simili a quelle dell’ indagata, «con una sovrapposizione alquanto suggestiva». Purtroppo dalle impronte rilevate mancano dettagli come le creste papillari che trasformerebbero l’ elemento in una prova. Ma gli indizi restano molti. La contesa per l’ affidamento di Diana finisce il 9 ottobre 2007 quando la sentenza diventa esecutiva. Il 24 ottobre Ogliari va in Polonia per prendere la bimba, ma madre e figlia sono sparite e così torna in Italia in attesa di una chiamata da parte dell’ ambasciata. Il 26 ottobre anche la Lewandowska e il suo convivente sono in Italia. Il 30 mattina Ogliari presenta ai carabinieri una denuncia in cui dice che l’ ex moglie è a Crema e gira con una parrucca bionda (circostanza che verrà poi confermata dalla donna), aggiungendo di essere pedinato e sorvegliato da Fagraldines e di sentirsi in pericolo. Il giorno seguente ha intenzione di recarsi dal procuratore capo Benito Melchionna ma nella notte tra il 30 e il 31 almeno due persone lo attendono nascoste nel giardino della villetta di Cremosano. Appena varca il cancello viene aggredito a calci, pugni e sprangate. Poi trascinato nel box e finito con una violenza inaudita. Il 31 mattina la Lewandowska e Fagraldines ripartono in auto per la Polonia.

 

Fonti:

  • http://angeloogliari.blogspot.com/
  • http://archiviostorico.corriere.it/2009/ottobre/20/giallo_della_figlia_contesa_assassinio_co_7_091020052.shtml

Tiberio Timperi

September 14, 2012 by admin2

Tiberio Timperi, papà separato, in Commissione Giustizia del Senato.

Il problema divorzi in Italia ha molteplici cause. Proviamo ad elencarle: 1. Non applicazione delle legge. 2. Orientamento culturale della magistratura. 3. Lentezza processi. 4. Comportamenti degli avvocati.

Punto 1 – Piccolo passo indietro sulla genesi della legge sul condiviso. La legge 54 del 2006 si e’ resa necessaria, nell’interesse del figlio, per riequilibrare il suo diritto alla bigenitorialita’. Prima di allora, in caso di separazione, per un figlio esisteva solo la madre. Il padre era automaticamente cancellato. Questo, dunque, lo spirito che ha generato la legge sul condiviso. A distanza di 5 anni dalla sua entrata in vigore, numeri alla mano, la  legge viene applicata. Nella forma. Non nello spirito.

Entriamo nel dettaglio.

A) La legge parla di ” rapporto equilibrato e continuativo del minore con entrambe i genitori”.

Di fatto, anche in presenza di un padre che vuole fare il padre, e’ prassi di una certa magistratura concedere solitamente un giorno a settimana ed un fine settimana alternato. Totale mensile, al padre 8 giorni e 23 alla madre. Il tempo, la quantita’, in questo caso e’ qualita’. Di rapporto.

B) La legge parla di “assenza di genitore prevalente”.

Di fatto i giudici si sono inventati la figura del genitore “collocatario” in totale antitesi con lo spirito della legge. In molti tribunali italiani e tra questi Civitavecchia, Monza, Brescia, Tivoli e Roma, vengono distribuiti moduli prestampati con la dicitura “genitore collocatario”. Contrariamente a quanto previsto dalla legge. Alcuni dei tribunali nominati hanno tolto, di recente, questi prestampati. Piu’ o meno gli stessi che, fino a poche settimane fa, erano in rete sul sito del Ministero della Giustizia. Tolti anche questi dopo le proteste delle varie associazioni.

C) La legge parla di “mantenimento diretto”.

Di fatto i giudici, per inerzia, dispongono sempre per l’assegno di mantenimento. Prassi, questa, che origina spesso, rendite parassitarie. Non essendoci, per legge, obbligo di rendicontazione. Ergo, un padre non puo’ sapere il modo nel quale viene spesa la somma decisa dal giudice e gestita in totale autonomia dalla madre.

Insomma, legge o non legge sul condiviso, tutto e’ esattamente come prima. Anzi, peggio, perche’ le norme introdotte hanno creato non poche aspettative in quei padri che vogliono fare i padri. Padri che in un colpo solo perdono affetti ed effetti. Padri che non hanno pari opportunita’.

La legge sul condiviso e’ un bell’abito nuovo su un vecchio manichino. In Italia, il matrimonio, e’ una rendita vitalizia. Starà poi alla donna, alla sua sensibilità non approfittare di un orientamento culturale a lei favorevole. Figlio e casa le spettano di diritto. A prescindere. Perché una mamma e’ sempre brava, al contrario del padre che deve dimostrare di essere tale. Il padre, rispetto alla madre, non ha pari dignita’ sociale, con buona pace dell’articolo 3 della Costituzione Italiana che recita : “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di  opinioni politiche , di condizioni personali e sociali“.

Ci sarà un perché, se la sindrome di alienazione parentale viene comunemente chiamata sindrome della madre malevola… Semplice: certi giudici affidano i figli nove volte su dieci alle madri. Molti ci ironizzano sopra ma a leggere di cosa si tratta non c’e’ da prenderla sotto gamba. Ricordo brevemente:

– Eccesso di contenzioso legale.

– Menzogne malevole ai figli.

– Coinvolgimento di terzi in azioni dolose contro l’ex coniuge.

– Esclusione dalle attività extracurriculari dei figli.

– Negazione di contatti telefonici e manipolazione degli stessi.

In molti casi, l’applicazione cieca, pedissequa e a senso unico della legge sullo stalking, voluta dal Ministro Carfagna, ha aggravato la situazione. Bastano poche telefonate di un padre al figlio ed una madre che gode di un favorevole orientamento culturale e legislativo, per finire ai domiciliari.

E’ pari dignità sociale che in Italia, Bolzano, Genova, Milano e ultima Roma, stiano sorgendo case di accoglienza per padri separati?

E’ pari dignità sociale per un padre vedere il figlio su provvedimento del Giudice 8 giorni al mese contro i 23 della madre?

E’ pari dignità sociale che un figlio venga “collocato” a prescindere presso la madre anche in presenza di un padre che ne fa regolare richiesta?

Insomma, pari opportunità, a patto di esser madre.

Punto 2 – La legge 54 del 2006 e’ di fatto ostacolata da una certa magistratura. Valgano, una volta per tutte, le illuminanti parole dell’ex Presidente del Tribunale Civile di Roma, Alberto Bucci. Intervistato da Fabrizio Paladini su Panorama, il 6 settembre del 2010, nell’ambito di un’ inchiesta sul divorzio all’italiana, il Bucci, ex Presidente del Tribunale Civile di Roma dichiara: ” …la normativa non e’ precisa e si presta ad interpretazioni elastiche…pero’ se lei mi chiede se i magistrati hanno pregiudizi in favore della madre , rispondo che la cultura della famiglia pone la madre al centro, accanto ai figli e certamente la giurisprudenza recepisce questa cultura….“. Il che, tradotto dal legalese, significa: “La pessima applicazione o l’orientamento dei tribunali rendono nulli i buoni propositi del legislatore” ( Avv. Claudio Iovane referente a Roma dell’ Associazione padri separati, 33 sedi in Italia).

Della non applicazione della legge sul condiviso ha chiesto ragione, con un’interrogazione parlamentare, l’Onorevole Rita  Bernardini  assieme ai colleghi Beltrandi, Farina, Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco e Zamparutti. Interrogazione dell’8 settembre 2010, seduta numero 366. Destinatario l’allora Ministro Onorevole Angelino Alfano.

“Una legge – per usare le parole di Simonetta Matone, ex Presidente del Tribunale dei Minori di Roma e gia’ Capo di gabinetto del Ministro Carfagna – una legge bella pero’ molto teorica. E la teoria si scontra con le miserie umane. Ho visto madri che si inventano abusi sessuali subiti dalla figlia per interrompere le visite del padre…”.

Un altro aspetto da considerare, relativamente alla magistratura, e’ che spesso certi giudici mandano gli  ex coniugi in mediazione. Delegando tutto ai CTU. E qui bisogna denunciare una cosa gravissima. In molti tribunali alberga la solita compagnia di giro. Troviamo CTP amici e sodali, in una causa, avversi in un’altra. Un CTU e’ nominato dal giudice mentre il suo amico e collega CTP, viene ingaggiato dalla furba controparte. Con buona pace del conflitto di interessi e garanzie di obiettività. Sembra che certi giudici non si curino di quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.113 del 2000. Sentenza che, con riguardo ai CTU scelti dal giudice e quindi anche il CTU, in quanto ausiliario del giudice, devono entrambi apparire terzi e non condizionati.

Particolare fortuna sta avendo in questo periodo l’istituto della mediazione. Nulla osta relativamente la mediazione, a patto che sia fatta prima dell’udienza presidenziale, al netto delle denunce, ormai di prammatica. Bisogna rendersi conto pero’ che si può aderire anche solo formalmente alla proposta di mediazione, al fine di compiacere il giudice e così non comparire, almeno formalmente, conflittuale.

Punto 3 – I processi sono lenti. Troppo lenti. Bisogna applicare le modalità proprie del diritto del lavoro per snellire l’iter. Se un figlio vuole cambiare genitore, nella migliore delle ipotesi, passa un anno prima che il tutto sia operativo. Idem per la variazione delle condizioni economiche.

Punto 4 – Dati Eurispes alla mano, il divorzio in Italia costa a noi contribuenti 440 milioni di euro. Il guadagno per l’avvocatura e’ di 4 miliardi di euro. Per le consulenze di 1 miliardo di euro. Per non parlare del sommerso. Un giro di affari che fa gola. Difficile da stroncare. In molti denunciano avvocati che, per compiacere il cliente, soprattutto donna, costruiscono strategie aggressive basate su false denunce contro gli ex coniugi, al fine di ostacolare la mera concessione del condiviso. Prassi stigmatizzata dalla Cassazione che ha deliberato che il condiviso debba essere concesso anche in casi dove la conflittualità sia presente. Sentenza n.16593/2008. Salvo poi tornare sui suoi passi in data 11/8/2011 con sentenza n.17191, dando così nuovamente semaforo verde a certe pratiche che niente hanno a che vedere con la deontologia professionale.

Della prassi, i vari Ordini regionali degli avvocati sono a conoscenza, ma non sembra abbiano preso adeguate contromisure per arginare il fenomeno che riguarda una parte, sia chiaro, non la totalità della categoria. Tutti sanno ma nessuno parla. Da un punto di vista deontologico, si ricorda che l’avvocato, nell’assistere il proprio cliente, deve tenere in coscienza gli interessi prioritari dei minori e quindi astenersi dal suggerire azioni che potrebbero danneggiare suddetti interessi, anche se ciò può portare un beneficio al proprio assistito e tentare la conciliazione.

Conclusione – Il diritto di famiglia attuale, più volte rimaneggiato ha fatto il suo tempo. Si riferisce ad un’Italia che non esiste più. Indifferibile ed improcrastinabile la costruzione di un nuovo assetto giuridico.

A) Modifica della legge 54 del 2006

E’ opportuno immunizzare la legge 54 del 2006, da interpretazioni e strumentalizzazioni. Si deve rendere la legge in questione, rispettosa delle pari dignità sociali tra padre e madre. Al posto di “rapporto del minore equilibrato e continuativo con entrambi i genitori” si dovrà così modificare:  ” il minore avrà diritto ad un rapporto paritario, qualitativo e quantitativo con entrambi i genitori “. Cinquanta per cento del tempo ad entrambi i genitori. Pari opportunità. Reali. Al figlio. E ai suoi genitori. Un bambino puo’ sopportare tranquillamente due case, due camere dei giochi.

B) Introduzione patti prematrimoniali

In ambito europeo sono già adottati da Francia, Irlanda, Portogallo, Grecia, Germania ed Inghilterra. In Italia, sentenza cassazione civile sezione I 13/1/93 n.348,  si parla di validità di patti prematrimoniali in caso di matrimonio concordatario. La stessa disciplina dovrebbe essere applicata anche ai matrimoni civili. Duplice lo scopo. Alleggerire le aule dei tribunali, diminuire il contenzioso e garantire lavoro alla lobby degli avvocati.

C) Divorzio breve e cancellazione della separazione

Dimezzamento tempi per rientrare negli standard europei.

D) Tabelle Istat e mantenimento figli

Mantenimento legato non al vecchio tenore di vita, condizione impossibile da ricreare, ma alle nuove economie disegnate dalla separazione. Tabelle Istat congrue alle reali esigenze dei minori in maniera tale da non generare rendite parassitarie.

E) Obbligo di rendicontazione del mantenimento 

F) Affidamento a punti

Pesanti sanzioni economiche (oggi si viaggia sui 100 euro), senza possibilità di appello, contro i genitori irriguardosi dei provvedimenti del giudice con revoca delle disposizioni dopo la terza infrazione.

F) Tribunale della famiglia

Giudici altamente specializzati che facciano solo ed esclusivamente diritto di famiglia.