Interrogazione parlamentare: prostituta pedo-calunniatrice preferita a papà

L’interrogazione, a firma dei senatori Marco Perduca (PD) e Donatella Poretti (PD), narra uno dei casi più incredibili che esemplifica come il sistema giudiziario-assistenziale italiano, sulla base del sessismo femminista ed in nome del “supremo interesse del minore”, lasci per anni dei bambini in balia anche della peggiore delle madri, in una totale illegalità.   Mentre hanno saputo proteggere immediatamente i bambini le autorità estere intervenute in seguito a ben 5 sottrazioni internazionali di minori.

Interrogazione parlamentare. Ai Ministri della giustizia e degli affari esteri

Premesso che: il signor M.V., nato a Roma il XXXX, e la signora, L.C.E., nata ad XXXX (Nigeria) il XXXX 1974, si sono sposati in Nigeria nel 1997, e la famiglia vive a XXXX dal 1998. Dal matrimonio sono nati 3 figli: nel 1999 W.; nel 2000 M.; nel 2006 M.; nel febbraio 2004, M.V. presenta istanza di separazione presso il Tribunale di Civitavecchia, tramite l’avvocato Patrizia Grande (protocollo n. 136/04);

nel marzo 2004, L.C.E. si allontana dall’Italia per la prima volta con i bambini, rendendosi irreperibile. Viene rintracciata in Inghilterra, dove è inquisita per sottrazione di minori dall’Ufficio sottrazione minori, autorità centrale per Inghilterra e Galles; il giudice Natalie Ryan accoglie l’istanza di rientro dei bambini ai sensi della Convenzione de L’Aja (coll. AJA/80-42/04 prot. 16118); la Corte inglese dispone il rientro dei figli in Italia (caso n. FD04P00985);

dopo 10 mesi di sottrazione, nel mese di dicembre 2004 i figli vengono riconsegnati al padre dalla polizia locale; con provvedimenti del tribunale di Civitavecchia nell’ottobre 2004 si sancisce la separazione con misure standard: assegno di mantenimento a carico del padre, figli affidati alla madre, casa coniugale assegnata alla madre, termine di 30 giorni a M. V. per allontanarsi dall’abitazione; M.V. provvede ad informare i servizi sociali di Ladispoli, manifestando il timore di una nuova fuga della moglie con i bambini; non viene messo in atto alcun intervento da parte delle assistenti sociali;

nel gennaio 2005, L.C.E. fugge di nuovo con i bambini, ancora a Londra. Per giustificare la fuga calunnia il marito, dichiara di essere costretta a scappare da un uomo violento e geloso, che picchia la moglie e stupra la figlia di 4 anni; l’avvocato Ellen Kings presenta una nuova istanza di rientro dei bambini ai sensi della Convenzione de L’Aja (coll. AJA/80-42/05 prot. 011); l’Alta Corte valuta inesistenti le accuse di violenza, anche sessuale, assolve M.V. e dispone il ritorno dei bambini in Italia nel giugno 2005 (caso n. FD04PO1122); il Servizio sociale presso il Consolato italiano invia una relazione in due copie, al giudice italiano ed al Prefetto di Roma, nella quale sottolinea la necessità di arginare la donna e garantire che i bambini non vengano nuovamente sottratti;

nel gennaio 2005 viene presentata istanza di modifica delle misure di separazione; il consulente tecnico d’ufficio (CTU) rileva che la signora L.C.E. non è immediatamente periziabile perché è appena fuggita all’estero; la perizia è dunque rinviata a novembre. Dalla relazione della dottoressa Parisi (CTU) risulta un caso di prostituzione conclamata, riconosciuta anche dai servizi sociali, dai Carabinieri e persino riferita dai figli. A carico della madre si rilevano anche incapacità genitoriale, deficit di accudimento, grave trascuratezza, aggressività e violenza; la relazione suggerisce che i figli stiano con il padre per 6 mesi, a seguito dei quali si rende necessario un periodo di controllo da parte dei servizi sociali di Ladispoli; a conclusione dell’udienza del 22 novembre 2005 (136/04, depositata il 24 febbraio 2006) presso il Tribunale di Civitavecchia si stabilisce che i figli siano affidati al padre, una modalità di visita protetta per la madre con l’obbligo della presenza di assistenti sociali, che la casa sia assegnata al marito, e che la donna se ne allontani; L.C.E. non si allontana dall’abitazione poiché è in stato di gravidanza e chiede ospitalità secondo lo status di “separati in casa”; nel 2006 l’ufficiale giudiziario dispone l’esecuzione dell’allontanamento, ma la signora L.C.E. è in avanzato stato di gravidanza e l’allontanamento non viene eseguito.

M. nasce il 28 aprile. M.V. non ha mai voluto appurare chi fosse il padre e ha riconosciuto la piccola come propria; L.C.E. affitta una camera presso suoi connazionali e vive saltuariamente nella casa di Ladispoli: se ne allontana con frequenza; i bambini vivono in uno stato di trascuratezza totale, in condizioni di scarsa alimentazione e scarsa igiene personale. M.V. si rivolge più volte ai servizi sociali a causa dello stato di degrado e di abbandono dei figli. I servizi sociali propongono a M.V. di versare più soldi, mentre nessuna misura concreta viene suggerita in merito alla tutela dei minori; con la sentenza del Tribunale di Civitavecchia del 24 giugno 2008 (ruolo 2573/07) si dispone l’affidamento condiviso, che i figli siano collocati presso la madre e che la casa sia assegnata alla madre; il 16 maggio 2009 M.V. riceve un telegramma con il quale la moglie lo avverte di doversi allontanare per alcuni giorni e di lasciare le chiavi ai bambini.

La madre manca 17 giorni, per un soggiorno in Nigeria; i servizi sociali non intervengono nonostante la richiesta di M.V.; il 20 ottobre 2009 il Tribunale penale (dottor Giannetti, con sentenza n. 1497/09) assolve M.V. dalle denunce della moglie perché il fatto non sussiste; il pubblico ministero incrimina la denunciante per falso e procurato allarme, e L.C.E. viene condannata ad un anno e tre mesi; L.C.E. si allontana di nuovo, per altri 15 giorni; M.V. torna a chiedere aiuto ai servizi sociali che incaricano della questione Cinzia Di Camillo del “progetto Pollicino”. Cinzia Di Camillo trova l’appartamento inagibile, pieno di stracci, immondizia e cibi scaduti, pulci, vermi ed insetti di ogni genere, in uno stato di trascuratezza prolungata da tempo che lo rende inabitabile da chiunque, in particolar modo da tre minori; la relazione è corredata di fotografie e trasmessa al dottor Azzolini, giudice di Civitavecchia; dalla relazione del CTU Acanfora del Tribunale di Civitavecchia del 9 febbraio 2010 emergono a carico della madre gravi e reiterati comportamenti lesivi del benessere psicofisico dei minori, trascuratezza, sessualizzazione precoce, eccetera; ne risulta la decisione di affidamento condiviso: che i figli convivano con il padre, che incontrino la madre quando questa lo richiede, comunque un minimo di 3 giorni a settimana oltre a weekend alternati; che la casa sia assegnata a M.V., che la moglie se ne allontani entro 60 giorni;

il 15 marzo 2010 si verifica la terza fuga all’estero, con sottrazione dei minori; M.V. teme che la moglie sia fuggita in Nigeria; in seguito viene informato dal Consolato italiano che la famiglia si trova ancora una volta a Londra. L.C.E. adduce come motivo delle continue fughe il supporto economico e logistico che in Inghilterra viene garantito a donne sole con figli minori; il 12 luglio 2010 M.V. espone denuncia per sottrazione di minore presso il Tribunale per i minorenni di Roma;

viene affidato l’incarico all’avvocato Caroline Marin Pedreno; lo stesso iter legale presso l’Alta Corte inglese si conclude con la medesima decisione di restituzione dei figli al padre (caso n. FD19PO1417). M.V. rientra con i bambini il 24 agosto; il 4 settembre L.C.E. fugge di nuovo in Inghilterra, ponendo in essere la quarta sottrazione internazionale di minori. Rintracciata, viene arrestata ed i bambini sono collocati in istituto; a seguito di nuovo processo il 13 settembre presso l’Alta Corte, si sancisce l’ennesima restituzione al padre dei bambini (caso n. FD10PO2051), che sono consegnati a M.V. dai servizi sociali inglesi presso il Consolato italiano; padre e figli rientrano in Italia il 15 settembre; in questa occasione la High Court of Justice, Family Division, allega agli atti le comunicazioni tra le parti e verso le autorità italiane; dal mese di novembre 2010 al marzo 2011 M.V. presenta 5 diverse denunce per atti persecutori, ingiurie, minacce, danneggiamenti, lesioni. Chiede inoltre che vengano adottate misure di protezione finalizzate ad arginare le violenze ed i ripetuti atti persecutori messi in atto dalla signora L.C.E. e che, in attesa del pronunciamento del Tribunale per i minorenni di Roma presso il quale è pendente un’istanza di ablazione della potestà genitoriale, gli incontri tra la madre e i figli siano supervisionati dai servizi sociali e si svolgano in ambiente protetto; considerato che: alla data della presentazione della presente interrogazione nessun provvedimento è stato preso; la signora L.C.E. dal giorno 13 febbraio 2011 ha sottratto i tre figli minori, pur rimanendo in Italia, in aperta violazione di quanto disposto dal Tribunale di Civitavecchia; il 10 marzo 2011 il Tribunale per i minorenni di Roma rivolge ammonimento informale: il giudice dottoressa Capranica sottolinea come il comportamento della madre configuri diversi reati;

L.C.E. promette pertanto di restituire i bambini sabato 12 marzo. I bambini non sono mai stati restituiti al padre affidatario; il 14 marzo M.V. espone denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, manifestando il fondato timore che, qualora nessuno avesse provveduto ad arginare le ripetute violazioni della signora L.C.E., ella avrebbe portato ancora una volta illecitamente i figli in Inghilterra. Timore, peraltro, confermato dal Consolato italiano a Londra (dottoressa Livia Catalano), che avverte telefonicamente M.V. di fondati indizi di un ennesimo espatrio illegale, in violazione della sentenza italiana;

il caso è stato preso in carico dai servizi competenti per territorio, ma gli assistenti sociali non hanno mai messo in atto interventi concreti per ristabilire la legalità; il ruolo dei servizi si è limitato a mediare per far incontrare i bambini al padre almeno il sabato, lasciando che la madre li trattenesse illegalmente presso di sé, al contrario di quanto stabilito dalla sentenza; il 22 luglio 2011, nell’udienza per il divorzio presso il Tribunale di Civitavecchia, sono emersi i più recenti sviluppi del caso, comprese le sottrazioni internazionali, gli atti persecutori, i comportamenti aggressivi, violenti e minacciosi ed i danneggiamenti a beni di proprietà di M.V. e del condominio ove egli risiede; il CTU dottoressa Orchi non ha depositato la relazione e ha chiesto 60 giorni di proroga, in quanto – a detta della stessa CTU – non è stato possibile effettuare tutti i test ed i servizi sociali non hanno consegnato alcuna relazione. Il Tribunale rinvia all’11 ottobre 2011; la sottrazione dei minori posta in essere dal 13 febbraio dà luogo al quinto caso di sottrazione internazionale. I bambini sono di nuovo illegalmente introdotti in Inghilterra dalla madre, con una consulenza tecnica d’ufficio ancora in corso: in data 27 luglio M.V. riceveva comunicazione in tal senso da parte dei servizi sociali di Londra, che dopo il 15 agosto lo avrebbero messo in contatto con lo studio legale Ellen Kings in quanto la signora L.C.E. sarebbe stata arrestata ed i bambini ospitati in istituto; è la quinta volta consecutiva che le autorità britanniche si adoperano per ristabilire il rispetto di quanto disposto dai tribunali italiani, compito che, inspiegabilmente, dimostrano di non essere in grado di svolgere le autorità italiane. M.V. deve recarsi a Londra per seguire l’iter necessario a riprendere i figli, affrontando di nuovo cospicui costi di viaggio e per la permanenza in loco, nonché spese legali e per l’acquisto dei biglietti necessari al rientro dei bambini; considerato che a giudizio degli interroganti la tutela del superiore interesse dei minori impone di adottare misure che impediscano al genitore sottraente di sradicare periodicamente i figli dal contesto abituale, nonché di farli vivere in condizioni di precarietà abitativa, alimentare, sanitaria, scolastica, sociale, allo stesso modo di come, a ruoli invertiti, il padre non affidatario che sottrae i figli alla madre non gode di identico favore da parte di carabinieri, tribunali, servizi sociali,

si chiede di sapere: come sia possibile che, dopo l’ennesimo rimpatrio dei bambini, la signora L.C.E. continui ad essere assecondata nel violare ogni provvedimento; per quale motivo, nonostante ripetuti avvertimenti sul pericolo di fuga, sia stato permesso alla signora L.C.E. di tenere con sé i bambini sottraendoli al genitore affidatario; quali responsabilità, trascuratezze e/o omissioni siano ravvisabili nell’operato di quanti hanno preso in carico e/o sono stati informati del caso; se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno attivarsi, nell’ambito delle proprie competenze, direttamente presso la legione Carabinieri Lazio – stazione di Ladispoli; i servizi sociali di Ladispoli; il Tribunale per i minorenni di Roma presso la Procura della Repubblica, nonché i servizi sociali della Regione Lazio.

Fonte: Adiantum.   Il commento di Fabio Nestola:

Mauro, gioielliere di Ladispoli (RM), subisce una rapina. Il rapinatore fugge in Inghilterra, ma viene arrestato. Mauro è convocato a Londra, dove gli viene restituita la refurtiva. Torna in Italia, convinto che le autorità locali sapranno proteggerlo.

Purtroppo si sbaglia. Il malvivente torna e lo rapina di nuovo, fuggendo a Londra. Scotland Yard arresta ancora una volta il ladro e contatta Mauro per la restituzione della refurtiva, ma inizia un po’ a scocciarsi: si chiede come mai il lavoro sporco tocchi sempre all’Inghilterra, come mai l’Italia non sappia far rispettare la legge, proteggere i cittadini.

Mauro è sempre più preoccupato: il malvivente gira di nuovo indisturbato attorno alla sua gioielleria e lui riempie di segnalazioni Carabinieri, Procure e Tribunali, ma nessuno fa nulla; nessuna misura di protezione, nessuna ammonizione al delinquente, nessuna precauzione concreta per impedire altri reati.

Mauro viene picchiato, insultato e minacciato dal rapinatore, che gli danneggia anche l’auto e la casa. Altre denunce, altre segnalazioni del rischio concreto di ulteriori rapine e fughe all’estero; come risultato la solita italica immobilità: i Carabinieri non hanno una vettura disponibile, non c’è fretta tanto ci sono 60 giorni per la denuncia, il tribunale deve decidere, deve sciogliere la riserva, queste sono cose delicate, non si può decidere in due minuti, i consulenti chiedono proroghe, i servizi sociali non intervengono, i magistrati rinviano, passano i giorni, le settimane, i mesi, … .

I timori sono fondati, la realtà è molto più veloce della giustizia: Mauro è vittima di altre 3 rapine, ormai in totale sono 5.

Tutte con l’identica modalità: fuga a Londra, arresto, convocazione per riconsegnare il maltolto. Però non tutto è perduto, alla fine la giustizia italiana si esprime. In clamoroso ritardo, ma si esprime.

Dalla Culla del Diritto non poteva uscire decisione più saggia: visto che le autorità italiane non sono in grado di garantire la sicurezza del commerciante, viene revocata la licenza.

Et voilà, problema risolto alla radice: niente più gioielleria, niente più rapine. Colpo di genio!

Poi non ci dobbiamo stupire se i magistrati hanno stipendi d’oro, carriere assicurate e pensioni da favola … per le menti illuminate nessuna cifra è mai abbastanza.

Morale 1: servivano altre strategie, altri giudici, non  Falcone e Borsellino che hanno pagato con la vita per essersi accaniti nel proteggere i cittadini onesti.

Per debellare Cosa Nostra basta abolire tutte le attività commerciali e nessuno potrà chiedere più il pizzo.

Morale 2: la storia di Mauro non è inventata, è tutto vero. Drammaticamente, incredibilmente vero

O meglio, quasi tutto vero: non è un gioielliere, è un padre separato. Non gli portano via anelli e braccialetti, ma i 3 figli.

Sarebbe in teoria il genitore prevalentemente residente (oggi viene chiamato così il vecchio affidatario), ma non lo è mai potuto essere stabilmente.

La ex moglie ha fatto 5 sottrazioni internazionali consecutive, violando tutte le sentenze esistenti ed una dozzina di articoli del codice penale.

Ne’ i Carabinieri, ne’ il Tribunale ordinario, ne’ il Giudice Tutelare,ne’ il tribunale per i Minorenni hanno saputo arginare la violenta aggressività della ex moglie, quindi la CTU ha suggerito di togliere la potestà genitoriale ad entrambi, collocando i bambini in casa famiglia.

Giustizia è fatta.

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