La separazione, il diritto di visita e lo stupro delle relazioni – di Fabio Nestola

Qualcuno salterà su come indiavolato se dico che ci hanno indotto a credere che lo stupro possa avere vittime esclusivamente femminili…Invece anche un uomo può essere violentato, da un uomo, da una donna o da un intero Sistema.

Il punto è un altro: se è valido il terribile dramma di un corpo violato, è impossibile non accettare che possa essere valido il dramma di un equilibrio psico-emotivo violato ancora più del corpo.

La differenza è questa: lo stupro fisico è limitato nel tempo, il picco di violenza è relativamente breve. Però le conseguenze nell’equilibrio di una donna violata impiegano anni a sparire, possono anche non sparire mai.

Lo stupro delle relazioni dura tutta la vita; oltre alle conseguenze psico-emotive è lo stesso picco di violenza a non finire mai.

Per un padre separato comincia ancora prima di andare in tribunale, quando il mio avvocato mi dice che ho poche speranze di vedere i figli con assiduità: l’importante è che io paghi, poi a crescerli ci penserà qualcun altro.

Il picco si rinnova ogni giorno, in uno stillicidio di fatti apparentemente scollegati tra loro:

quando mi concedono il “diritto di visita” due domeniche al mese,

quando li riporto con un quarto d’ora di ritardo e trovo i Carabinieri,

quando saltano gli incontri per un certificato medico fasullo,

quando arriva l’SMS “domani non venire, abbiamo da fare”,

quando suono a quel citofono e non risponde nessuno,

quando non me li passa al telefono,

quando spegne apposta il cellulare,

quando vado a scuola e le maestre mi trattano con diffidenza,

quando mi ritrovo accusato di schifezze mai fatte,

quando la madre scappa senza motivo in un centro antiviolenza,

quando un’assistente sociale di 25 anni decide se sono capace a fare il padre,

quando mi nascondono la data della recita scolastica,

quando i miei figli chiamano “papà” l’ultimo arrivato,

quando non ho una casa dove portare i bambini,

quando devo vedere i miei figli in incontri protetti,

quando gli incontri protetti saltano perché non ci sono locali adatti o il personale è impegnato altrove,

quando sbatto contro l’incompetenza di chi dice “dovreste trovare un accordo“,

quando lei tenta di mandarmi in galera con false accuse e se provo a difendermi siamo “conflittuali”, al plurale,

quando l’unica cosa che mi rimane sono le foto perchè la madre è scappata all’estero,

quando chiedo aiuto alle istituzioni e tutti allargano le braccia, quando sporgo denuncia e per mesi non si muove nessuno,

quando è lei a farla e dopo mezz’ora mi telefonano i Carabinieri,

quando penso a cosa dirà ai bambini per giustificare che il papà è giusto vederlo poco,

quando piango la notte come un ragazzino pensando ai miei figli che non posso amare come vorrei …

Non serve andare avanti per ore, sappiamo tutti di cosa sto parlando. L’intero Sistema, se chiedo di occuparmi dei figli, è costruito per trattarmi da intruso, invadente, incapace, pericoloso. Sono violenze che si ripetono per anni, ogni giorno, ogni minuto. Vieni aggredito da sensazione di impotenza, disperazione, umiliazione, dall’arroganza e l’incompetenza delle persone alle quali chiedi aiuto, la forza di andare avanti sembra ogni giorno sul punto di sparire…

Dinamiche sperimentate sulla propria pelle da troppi padri, per troppi anni.

Diamogli un nome. Si chiama stupro delle relazioni.

 

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4 risposte a La separazione, il diritto di visita e lo stupro delle relazioni – di Fabio Nestola

  1. francesca scrive:

    Cercate un altro termine,ma nn chiamatelo stupro…qui si parla di dolore e sofferenza, questo nn lo metto in dubbio..ma lo stupro è ben altra cosa…lo stupro ti segue passo passo ,nn ti abbandona mai ..nn ti permette di fare una vita “normale”…nn ti permette di amare e lasciarsi amare,di guardare al futuro con una minima speranza…un padre continua ad amare,ha la possibilità di sperare,molti padri nonostante tutto riescono a rifarsi una vita.Lo stupro fisico nn è limitato nel tempo,le continue doccie e il continuo strofinare la pelle nn riescono in nessun modo a cancellare quell’odore e lenire quell’umiliazione…nel cervello rimbomba sempre la stessa domanda:come potevo evitarlo?.Domanda che nn avrà mai risposta,ma solo perchè è sbagliata la domanda. Cercate un altro termine,nn chiamatelo stupro

  2. andrea madeddu scrive:

    Ho avuto i mezzi ed il tempo necessario per documentarmi ed accertarmi seguendo la logica della ragionevole convinzione che le leggi non vadano ignorate anche se spesso non se ne comprende l’applicazione.
    Sono circa 38.000 gli assistenti sociali che operano sul territorio italiano, un esercito
    di professionisti a disposizione del servizio pubblico e privato, ma nemmeno uno/a
    destinato alle forze del ordine che intervengono spesso impreparati non per loro colpa, a dispute e liti familiari sempre piu’ crescenti, credo sia li che si crea la la vera violenza nei confronti di un minore e la perdita di credibilità di un buon padre, verso il resto della collettivita’ ma soprattutto verso il proprio figlio che si accorge del impotenza del proprio genitore. Il tribunale dei minori, le procure, gli assistenti sociali preposti ed il legislatore debbono al più’ presto rendersi conto che noi papa’ non veniamo formati in nessuna scuola e che comunque passiamo la nostra vita a cercare di educare i nostri figli dando il massimo di noi stessi nella speranza di tramandare tutto ciò che di meglio abbiamo imparato da questa società sempre piu confusa e disordinata, dove tutto loro compresi ruotano attorno al pregiudizio di persone incompetenti ed inresponsabili che valutano quotidianamente la nostra “idoneita’ genitoriale” calpestando senza alcun rispetto i nostri diritti e quelli dei nostri figli. I “ centri antiviolenza” a mio avviso sono un mezzo illegale e pericoloso,
    dove vengono raccolte spesso dichiarazioni di presunta violenza sulle donne e su i minori che,
    senza la dovuta attenzione e con molto pregiudizio si imposessano della nostra famiglia e del nostro futuro. Sara mio dovere divulgare e far conoscenza a tutti quei papa’ o uomini futuri il grande “orrore”ed il grave danno subito da tutte le famiglie coinvolte in questo vortice di negligenza legislativa del sistema giudiziario italiano.
    In sintesi se la tua compagna o moglie che sia decide che tu la debba pagarla cara sappi che ne ha tutti i mezzi e non troverai nessuno pronto ad ascoltarti ma sopratutto cercherai di capire invano.
    La “sottrazione coatta di minori e i falsi abusi” sono all’ ordine del giorno non permettere che capiti anche a te.

    [Pubblicato qui: http://www.dirittofamiliare.info/?p=106 ]

  3. KOCISS scrive:

    Lo chiamiamo stupro delle relazioni. Ma dal punto di vista della sofferenza rimane aperta la domanda a quale dei due sia più difficile sopravvivere

  4. Fabio scrive:

    Lo chiamo stupro perchè purtroppo di stupro si tratta, capisco che possa non piacere ma è così.
    Lo stupro fisico, nella sua devastante drammaticità, viene unanimemente riconosciuto; come pure viene doverosamente riconosciuto lo status di “parte lesa” alla vittima.
    Lo stupro psico-emotivo non viene riconosciuto, è perfettamente legale, viene perpetrato non con la forza bruta ma con la carta bollata, chi lo subisce non viene mai riconosciuto “vittima”.
    La differenza è tutta qui

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