Figli negati a papa’ separati. Italia nuovamente condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo

La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver messo in atto tutte le misure necessarie per garantire ad un padre divorziato la possibilita’ di incontrare il proprio figlio.

Il ricorso a Strasburgo e’ stato presentato da Alessandro Piazzi residente a Rimini. L’uomo, dopo il divorzio, nell’arco di tre anni ha dovuto fare ricorso al Tribunale dei minori per aver incontrato sempre maggiori difficolta’ ad esercitare il suo diritto di far visita, ogni 15 giorni, al figlio che, con la separazione, era stato affidato alla ex moglie.

Il tribunale di competenza ha dato ragione all’uomo e interessato i servizi sociali che, vista la difficile situazione psicologica del bambino e i rapporti tra i due ex coniugi, avevano il compito di assicurare le visite. Ma Piazzi, come denunciato alla Corte di Strasburgo, non riuscira’ mai piu’ a vedere il figlio.

Nella sentenza, la Corte dei diritti dell’uomo ha riconosciuto la delicatezza della situazione e le difficolta’ incontrate dalle autorita’ nel far rispettare le proprie decisioni. Tuttavia ha constatato che ‘tutte le autorita’ coinvolte non hanno agito tempestivamente’. Inoltre, i giudici europei hanno sottolineato che le autorita’ hanno adottato misure ‘automatiche e stereotipate senza adattarle al caso specifico, e che di fatto non hanno assicurato all’uomo di poter effettivamente godere del suo diritto a vedere il figlio’.

Ad Alessandro Piazzi sono stati anche riconosciuti 15 mila euro di danni morali che, con la condanna, lo stato italiano dovra’ pagare.

Fonte: ANSA

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Una risposta a Figli negati a papa’ separati. Italia nuovamente condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo

  1. Maccarrone Salvatore scrive:

    Quanto affermato dalla Corte Europea appartiene alla GIUSTRIZIA. In Italia, in tale campo, esiste la barbarie e la speculazione. Il diritto e la Costituzione vengono calpestati impunemente nel totale disinteresse della comunità. Quando poi le questioni degenerano perchè istigate, dalla superficialità e dall’intempestività, spesso praticate in malafede dagli immuni farisei, qualche rete televisiva punta il dito sul violento e farisei fanno” giustizia”. La violenza è certamente fisica ma altrettanto lo è quella subdola, e psicologica. In nome dei diritti del minore, come la santa inquisizione si commettono i delitti più atroci. possibile che un paese civile al riguardo non sà intervenire? No. Non vuole intervenire. Ed allora perchè debbonsi trattare civilmente chi , barbaro, ci tratta assieme ai nostri figli come degli animali? Si deve aspettare di vedere i nostri figli ammalarsi fisicamente o psicologicamente? Che i loro parenti muoiono senza vederli e viceversa? cosa occorre per smuovere la codardia di chi non vuole agire rimanendo a piangersi addosso? possibile che non abbiamo più sangue nelle vene e ci nascondiamo dietro una presunta civiltà. Ci stanno privando di ciò che è più prezioso ad un padre, i figli. L’effetto sociale di tale atteggiamento è dirompente non foss’altro per l’educazione cui ci sottopone. Cosè il rapporto di amicizia? cos’è la famiglia? Cosa sono gli affetti e le sensazioni? Le spinte a costruire, ad andare avanti nella vita ponendosi degli obiettivi? Cosè la solidarietà e la beneficienza o l’altruismo? Tutte parole vane davanti a chi viene inaridito dalla privazione del figlio come l’egoista che vive esclusivamente per se stesso. Ci sono dei veri uomini che sono disposti a dare la propria vita per il proprio figlio e, per proteggerlo, sono anche disposti a toglierla a chi li ricatta tenendolo in ostagio. Stiamo parlando di Figli. Nessuno può in qualsiasi modo togliere un figlio ad un genitore, neppure lo Stato e chiunque lo fà o lo permette commette il più schifoso dei delitti ed appartiene allo stesso schifo che origina, naturalmente sono fatti salvi tutti quei casi cui si rilevano fatti gravi dovuti a violenze, malattie, drogha o quant’altro di manifestamente pericoloso per un figlio. Lo Stato dovrebbe invece assumersi l’onere di sostenere i o il genitore in condizioni economiche disaggiate.

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