Accuse di pedofilia strumentalizzate per colpire impunemente qualunque “nemico”.

il clima culturale imperante colpevolizza la categoria maschile. La morbosa ossessione mediatica, puo’ incentivare l’utilizzo strumentale di segnalazioni per colpire impunemente qualunque “nemico”

[Fonte: http://www.gesef.it/documento.htm]

AL COMUNE DI ROMA

Assessorato Città delle Bambine e dei Bambini

Tavola Rotonda sulla Pedofilia

L’Associazione di Volontariato GESEF – Genitori Separati dai Figli – ha per scopo statutario la tutela dei minori figli di genitori separati/divorziati, e la difesa dei loro diritti.

In oltre sette anni di attività, nel corso dei quali ha monitorato migliaia di casi, ha altresì maturando una profonda conoscenza ed esperienza del fenomeno separazione/divorzio e relative implicazioni, con particolare riguardo alle nefaste conseguenze sui minori derivanti dalla conflittualità tra ex coniugi.

La GESEF pertanto CONDANNA QUALUNQUE FORMA DI ABUSO E VIOLENZA IN QUALUNQUE MODO PERPETRATA SUI MINORI.

In riferimento al fenomeno della pedofilia, argomento dell’odierna tavola rotonda organizzata dell’Assessorato all’Infanzia, la GESEF si fa interprete del punto di vista di genitori e figli vittime non della pedofilia ma delle devastanti conseguenze di false accuse in tal senso.

I DATI

  • Annualmente vengono forniti i dati circa il numero di denuncie di abuso sessuale su minori pervenute alle competenti Autorità, ma non viene fornita alcuna statistica ufficiale circa l’esito di dette denunce.
  • Da ricerche effettuate a livello clinico, scientifico e giurisprudenziale risulta che: a) l’abuso sessuale costituisce il 9% di tutte le segnalazioni di violenza fisica o psichica su minore b) oltre il 90% delle segnalazioni di abuso sessuale su minore risultano infondate c)dei rimanenti casi sottoposti a giudizio penale, sembra che solo 0,8% si concluda con una condanna definitiva dell’imputato.
  • Le informazioni ufficiali non distinguono mai il livello di gravità e la consistenza degli abusi denunciati: cosicché una qualunque situazione di vita quotidiana (fare la doccia insieme ad un bambino) o di accudimento (inserire una supposta di tachipirina ad un bambino febbricitante) mistificata, viene parificata ad azioni intenzionali di molestia ed abuso.

IL CONTESTO

Il funzionamento dei Tribunale dei Minorenni, il meccanismo attivato dalle vigenti norme (intervento dei Servizi Territoriali – immediato allontanamento del genitore presunto abusante per un tempo indefinito senza alcuna audizione dello stesso – istituzionalizzazione dei minori), il clima culturale imperante che colpevolizza aprioristicamente la categoria maschile e la morbosa ossessione mediatica, può incentivare l’utilizzo strumentale di segnalazioni in tal senso per colpire impunemente qualunque “nemico”.

  • Oltre il 40% delle segnalazioni di abuso sessuale provengono da situazioni di disgregazione familiare : genitori separati/divorziati affidatari della prole – perlopiù madri – che ottengono in tal modo di eliminare l’altro genitore dalla vita dei figli.. Una ampia e seria letteratura scientifica – in Italia in particolare gli scritti dei Prof. F. Montecchi, G.Gulotta, G.Bollea, I Buzzi – descrivono la personalità borderline di questi genitori, ed i gravissimi danni determinati sull’evoluzione psico-fisica dei loro figli minori.
  • Anche in assenza di separazione/divorzio, in un contesto culturale di azzeramento della funzione educativa-formativa paterna come ben descritto da Don Mazzi, si verificano casi di adolescenti che, evidentemente suggestionati, denunciano molestie subite durante l’infanzia allo scopo di “punire” quel genitore ritenuto troppo severo e autoritario. Valga per tutti il caso di Alessandra B. che, pentita, ha poi chiesto al Presidente Ciampi la grazia per il proprio padre innocente già definitivamente condannato.
  • Non si hanno dati circa il numero di segnalazioni di possibile abuso sessuale intrafamiliare effettuate da parenti, vicini di casa, conoscenti. La scrivente Associazione ha trattato diversi casi, tra cui: a) una madre nubile, i cui due bambini nati da una relazione con un uomo sposato sono istituzionalizzati poiché ritenuti in stato di abbandono e sospetti di subire molestie dal nonno materno, che accudiva saltuariamente i nipotini mentre la figlia lavorava. La signora, oltre ad essere una giovane e splendida donna, svolge la professione di applaudita cantante in alcuni locali notturni. La segnalazione è arrivata agli Assistenti Sociali da una casalinga del vicinato. . b) il figlio di una coppia non sposata in precarie condizioni socio-economiche, già sotto “tutela” dei Servizi Territoriali, è stato allontanato per incuria e sfruttamento e posto poi in stato di adottabilità. Tale intervento sembra sia stato sollecitato da una sorellastra della signora al fine di “recuperare” più facilmente il possesso di un appartamento abitato dalla coppia, già proprietà della comune madre. Eclatante la vicenda dei quattro fratellini istituzionalizzati perché sospetti di subire maltrattamenti e molestie sessuali in famiglia, la quale, guarda caso, conduceva da anni battaglie legali contro alcuni poteri forti locali, per difendersi da un illegittimo esproprio terriero.
  • Circa il 15% delle accuse è riferita all’azione di insegnanti, educatori, sacerdoti, allenatori, medici curanti. Non è dato conoscere in che misura le accuse siano elevate dalle stesse vittime per vendicarsi di presunta trascuratezza o di torti subiti, o semplicemente suggestionati dal contesto di indagine. L’attuale Ministro di Giustizia ha manifestato la volontà di rivedere l’intera vicenda di un educatore accusato di molestie da adolescenti a lui affidati e già in carcere con una pesante condanna.
  • Si tende a raffigurare, nell’intento di diffondere opportuno allarmismo, qualunque azione ritenuta lesiva per i minori – dalla più inconsapevole “molestia” al delitto più efferrato – come reato di pedofilia, termine dal significato molto vago e sfumato. Inclusa la prostituzione minorile, perlopiù connessa al consumo di droghe ed all’ottenimento di soldi facili da parte di chi la pratica, come si evince già da casi di cronaca degli anni ’70 (vedi la vicenda di PierPaolo Pasolini) fino alla più recente immigrazione clandestina di migliaia di ragazze extracomunitarie.
  • Talora il reato di pedofilia è associato alla pratica di riti satanici: Augusto Cortelloni racconta nel suo libro l’evolversi di un mega processo che ha coinvolto un intero paesino della Bassa Modenese. Altrettanto raccontano alcuni autori riuniti sotto lo pseudomino Luther Blisset. Accanto ai danni gravissimi e irreversibili provocati, emerge la drammatica ridicolizzazione della magistratura e di intere comunità civili che simili interventi giudiziari comportano.

MODALITA’ DI INTERVENTO DELLA MAGISTRATURA E DEI SERVIZI TERRITORIALI

Le inchieste che vedono al centro i minori si svolgono con un meccanismo tanto implacabile quanto ripetitivo, con una allarmante prevaricazione giudiziaria e amministrativa.

  • E sufficiente una segnalazione di “problemi” da sospetti abusi ed il Tribunale dei Minori – a tutt’oggi considerato Tribunale Speciale – autorizza l’immediato sequestro dei minori dal/i genitore/i , senza alcuna audizione dello stesso. Per il/i genitore/i scatta automaticamente la presunzione di colpevolezza: e più protesta più viene punito con l’allontanamento dai figli. Con la riforma dei codici ai magistrati è stata riconosciuta l’impossibilità di sommare nella stessa persona funzioni inquirenti e giudicanti. Un potere enorme che resta invece affidato al giudice minorile, i cui provvedimenti, titolati provvisori per anni, non sono impugnabili; dove è formalmente impedito l’accesso agli atti, dove è negato il diritto al contraddittorio al genitore presunto “abusante” poiché il Giudice è al tempo stesso organo giudicante e portatore dell’interesse del minore. Una prassi antidemocratica e incostituzionale, Un obbrobrio, anacronistico e pericolosissimo perché fornisce l’alibi dottrinario, la base giudiziaria degli interventi di altri magistrati in inchieste penali.
  • Gli operatori (assistenti sociali e psicologhe ASL), in base ai protocolli vigenti, in caso di sospetto “abuso” hanno l’obbligo di segnalare al TM. Non hanno però alcun obbligo di video/fono registrare gli incontri con minori e adulti, tenere una cartella clinica o anche un semplice brogliaccio di note, per cui il loro operato sfugge a qualsiasi controllo: non sono quindi responsabili penalmente di eventuali azioni di calunnia, circonvenzione, maltrattamenti o quant’altro.
  • Anche quando l’accusa di abuso si rivela infondata il TM mantiene aperto il procedimento per anni, allo scopo di verificare la “capacità/incapacità genitoriale”. Scrive Augusto Cortelloni nel suo libro: …”Sconosciuta nel regime precedente, questa indimostrabile attitudine ad essere padri e madri….questa ibrida fattispecie giuridica… è stata introdotta nella nuova normativa sulla base di un criterio quasi filosofico, impalpabile,………. per essere utilizzata in qualsiasi modo non solo dal Tribunale dei Minori ma anche da operatori sociali e psicoterapeuti…. E’ lo stravolgimento del diritto: la sua applicazione viene subappaltata a persone che nulla sanno di come si applicano i codici, che sono irresponsabili per le loro gravi scelte ed impunite anche in caso di malafede”.
  • Numerosi operatori del diritto, avvocati e magistrati, denunciano da anni la presunta incostituzionalità dell’operato dei TM, oggetto di numerose interrogazioni parlamentari nella passata legislatura. L’attuale Ministro di Giustizia ha già predisposto una indagine conoscitiva circa l’operato del TM di Milano e dell’Ufficio Speciale della Procura di Milano diretto dal PM Pietro Forno. Auspichiamo, come da noi espressamente richiesto, che l’indagine si estenda a tutti i TM e le Procure della Penisola.

VALIDAZIONE DELLE ACCUSE

  • Non esistono metodiche e tests scientificamente convalidati che possano condurre con certezza alla diagnosi di abuso sessuale, poiché i segni testologici e clinici sono pressoché identici sia nei casi di abuso emozionale/psicologico che sessuale.
  • Le scale di validazione dei tests diagnostici utilizzate da consulenti di tribunali e di parte sono in ampia misura autoreferenziate, prive di qualunque consolidata base scientifica.
  • Si qualificano come indicatori di abuso anche elementi aspecifici, come disegni con simboli fallici o interpretazioni di singoli aspetti dei test mentali, ed addirittura il diniego della presunta vittima a “confessare” gli abusi subiti.
  • E’ stata denunciata in diverse occasioni – Prof. De Leo, Prof Ernesto Caffo, Prof Marco Lagazzi – l’utilizzazione distorta dei test proiettivi, la compromissione e mistificazione di tali strumenti e l’imposizione del libero arbitrio rispetto a posizioni scientifiche acquisite. Augusto Cortelloni sottolinea le manipolazioni, le suggestioni ed i ricatti perpetrati da operatori sociali ed investigatori per indurre i minori a “confessare” gli abusi subiti.
  • Il risultato delle perizie, e conseguente validità, dipende dal potere che il Consulente può esercitare nel contesto sociogiuridico del Tribunale in cui opera, dalla necessità di tutelarsi all’interno del sistema, dai suoi rapporti col magistrato e relativo condizionamento per futuri incarichi, dalle aspettative del committente, dal rapporto con i rispettivi legali, dal suo mondo di stereotipi, dalla sua arroganza, dalle sue personali problematiche circa la sessualità e la genitorialità. Tutto, meno che da consolidate documentabili e verificabili certezze scientifiche.
  • Il contesto delle indagini in tema di abuso é spesso privo delle necessarie garanzie di pariteticità tra accusa e difesa.

I DANNI E LE CONSEGUENZE

Nessun “esperto” chiamato ad effettuare perizie ritiene mai opportuno verificare se l’abuso non consista nella denuncia stessa di abuso e nelle modalità di intervento che il “sistema” attua per verificarne la presenza. Qualcuno ha però cominciato a denunciare anche attraverso i canali mediatici come il vero e più grave abuso sia invece perpetrato proprio dal SISTEMA preposto alla “tutela del minore”.

Propecia cheap color: #000033;”>Come documentato dagli autori sopracitati infatti:

  • La devastazione psicologica dei minori oggetto di denuncie strumentali all’interno di un contesto familiare conflittuale, si configura come un danno alla pari, se non più grave, del presunto abuso sessuale paventato. Questi bambini perdono irrimediabilmente l’apporto affettivo-educativo del genitore bersaglio e crescono lacerati da sensi di colpa verso quest’ultimo. Una volta consapevoli di essere stati usati reagiscono con sentimenti di odio e rivalsa nei confronti del genitore manipolante, alienandosi anche questa relazione affettiva, ed arrivando talvolta a gesti inconsulti.
  • I minori istituzionalizzati per anni, alienati dal contesto familiare di riferimento, vanno perlopiù ad ingrossare le fila della devianza giovanile: problematiche psico-comportamentali, droga e criminalità.
  • Devastazione anche tra gli adulti: si calcola che in circa tre anni siano stati oltre 600 gli omicidi- suicidi della disperazione conseguente le accuse di presunto abuso sessuale su minori.
  • La trentennale cultura femminista ha determinato la nascita di una nuova generazione di padri, e uomini, disponibili a farsi carico dell’accudimento e della cura dei bambini con dedizione, tenerezza ed affetto. La crociata antipedofila, che mistifica e mette sotto accusa qualunque azione di vita quotidiana, sta azzerando questa evoluzione faticosamente realizzata.

I COSTI – CHI CI GUADAGNA

Scrive Augusto Cortelloni: ” Dietro ai veri casi di abuso, scoperti in minima parte dai servizi territoriali, ci sono migliaia di denunce che servono a far mucchio per dimostrare un problema, altrimenti molto minore, di cui le prove non arrivano mai. L’impegno è diretto solo a costruire teoremi colpevolisti ed a cercare la materia prima per alimentare la macchina dell’assistenza……il circuito affaristico-mediatico degli abusologi di professione ……dei magistrati che smaniano di pubblicità…..degli arrivisti della burocrazia politico/amministrativa”.

  • Dal 1997, anno di varo della legge 285 sulla “tutela del Minore”, si sono moltiplicate per dieci le segnalazioni di abuso sessuale su minori. Le violenze, di qualunque natura, sui minori accertate sono passate da 305 nel ’96 a 586 nel ’99 ma mille sono stati i processi per reati le cui vittime si supponevano sessualmente abusate: il costo di ciascun processo, incluse le lucrose perizie, che si risolve con insussistenza del reato, è a totale carico della collettività
  • Il solo processo avviato dal PM Pietro Forno al tassista milanese accusato di abusi sessuali sulla figlia, scarcerato per non aver commesso il fatto dopo due anni e mezzo di detenzione, tra perizie e contro perizie è costato alla collettività oltre 100 milioni di lire.
  • Dal 1997, anno di varo della legge 285, si sono moltiplicati in quantità industriale i “Centri Anti-Abuso” i “Centri per la Prevenzione del Disagio Minorile” i “Centri di Accoglienza per Minori Disagiati”, perlopiù finanziati con i fondi stanziati da detta legge .
  • Le consulenze per i Tribunali sono perlopiù esperite dagli stessi “esperti” che fanno capo ai vari Centri Anti-Abuso, Centri per Bambini Maltrattati ecc. che, oltre a dettare le regole di validazione dei tests diagnostici prive di qualunque base scientifica, si occupano altresì del trattamento di “recupero psicologico” ed eventuale accoglienza dei minori presunti “abusati”.
  • Una “esperta” consulente accredita presso i Tribunali di Milano, definita dal PM Tiziana Siciliano una incompetente, pare incassi 20 milioni di lire a perizia: in pochi anni ne ha effettuate ben 358…………
  • .Dei 14.945 minori attualmente “deportati” in comunità di accoglienza il 70% sono inferiori ai 14 anni, ovvero facilmente maneggiabili. Un terzo è figlio di coppie separate, perciò debolissime come famiglia e pronte a rinfacciarsi di tutto, mentre il 44% provengono da famiglie con problemi economici. Gli adolescenti dai 14 ai 18 anni non li vuole nessuno perché reagiscono e sono più difficili da gestire.
  • Il costo per ogni minore “internato” varia dalle 200.000 alle 500.000 lire giornaliere a seconda della zona geografica, del tipo di comunità e della “necessità di assistenza”, interamente pagato dai Comuni di appartenenza, quindi dalla collettività. In alcuni casi lo stesso Comune erogatore ha poi richiesto al genitore scagionato dalle accuse il relativo rimborso!!!!
  • Secondo Cortelloni ed altri deputati della Repubblica che hanno tentato di far luce su alcuni casi: “nessun controllo sulle migliaia di miliardi pubblici incassati dai centri anti-abuso e dalle comunità in cui quei minori vengono sepolti vivi e di cui nessuno può sapere nulla di come vengono trattati ed educati, o rieducati a dire ciò che si vuole da loro………..Quanto alle capacità professionali di chi li gestisce, non c’è alcun requisito: persino per gli amministratori di condominio è obbligatorio esporre la targhetta fuori dal portone, ma per chi gestisce o custodisce in condizioni quasi carcerarie minori strappati ai loro genitori non è richiesta alcuna prova delle loro capacità”.
  • E’ impossibile calcolare l’entità dei guadagni che l’avvocatura “specializzata” incassa grazie alla conflittualità familiare abilmente alimentata, ed alla sottrazione dei figli alle famiglie abilmente legittimata come “tutela del minore“. Ci limitiamo a sottolineare che ogni anno svariati miliardi escono dalle tasche di cittadini psicologicamente devastati, impossibilitati a difendersi da soli, perlopiù già economicamente e spesso socialmente disagiati.
  • l’Italia, condannata dalla Corte di Strasburgo, ha già vergognosamente risarcito ai propri cittadini centinaia di miliardi per le modalità e le lungaggini con cui vengono trattati questi procedimenti giudiziari. Ed anche questi soldi appartengono alla collettività.
  • I COSTI PIU ALTI SONO PAGATI DAI MINORI COINVOLTI. CI SI DOMANDA CHI E IN CHE MODO POTRA’ MAI RISARCIRE LORO L’INFANZIA E GLI AFFETTI SCIPPATI DA UNO SCANDOLOSO INTRECCIO DI INTERESSI ECONOMICI E DI POTERE.

Pertanto la GESEF,

RICHIAMANDO

  • la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con la

legge 25 luglio 1991, n.176, in particolare l’art.8 :” gli Stati parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare le sue relazioni familiari

  • la Convenzione Europea di salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali del 4 novembre 1950, ratificata dall’Italia con la legge 4 agosto 1955, n.848 (emendata dal Protocollo n.11 entrato in vigore il 1° novembre 1998), in particolare l’art.8 : “tutte le persone hanno diritto al rispetto della loro vita privata e familiare “,
  • la Convenzione di Strasburgo sull’esercizio dei diritti dei fanciulli del 1996, recentemente ratificata dall’Italia, che vincola i Paesi del Consiglio d’Europa a modificare le diverse legislazioni secondo i principi della Convenzione di New York, introducendo concrete norme e procedure per incoraggiare la composizione dei conflitti familiari in sedi e con misure extragiudiziali, e riconoscendo il fanciullo come soggetto di diritto, che in particolare ha il diritto di essere assistito legalmente, informato e ascoltato nei procedimenti giudiziari in cui è suo malgrado coinvolto;
  • che in molti ricorsi presentati dai cittadini italiani, sulla base della citata Convenzione Europea alla Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo (con giurisdizione sui 41 Paesi del Consiglio d’Europa), contro i decreti dei Tribunali per i Minorenni di allontanamento dei bambini dalle famiglie, l’Italia è stata più volte condannata per la violazione del citato art.8;
  • che attraverso le sue sentenze la Corte di Strasburgo ha ribadito che : “lo Stato ha l’obbligo di agire in modo da permettere lo sviluppo normale dei rapporti familiari”, “la presa in carico di un minore da parte delle pubbliche autorità non mette fine alle relazioni familiari naturali”, “occorre di norma considerare la presa in carico di un minore come una misura temporanea da sospendere appena la situazione vi si presti”, “ogni atto di esecuzione deve concordare con un fine ultimo: riunire il genitore naturale e il minore” (sentenza Scozzari e Giunta v. Italia del 13 luglio 2000);

CONSAPEVOLE

  • delle difficoltà che incontrano i Servizi sociali degli Enti Locali e la giustizia minorile nel conciliare al meglio, a legislazione vigente, l’esigenza della tutela dei diritti dei minori e i diritti/doveri dei genitori;
  • che tale difficoltà è largamente ascrivibile da una parte al ritardo della riforma del procedimento minorile secondo i principi costituzionali del giusto processo e dall’altra dalla difficile conciliazione del doppio ruolo dei Servizi sociali di referenti dei Tribunali per i Minorenni, con obbligo per legge di segnalazione dei casi a rischio per i minori, e di servizio pubblico “a disposizione” dei cittadini che lo pagano come contribuenti, e ne usufruiscono come utenti di una gamma di offerte;
  • che la giusta logica della prevenzione, se non supportata da grandissima professionalità, prudenza e cultura del diritto, necessarie per dare attuazione ai principi sanciti dalle Convenzioni internazionali, può solo incrementare la scorciatoia della segnalazione dei casi ai Tribunali per i Minorenni e i decreti di allontanamento dei bambini dalle famiglie, col risultato di provocare al bambino un danno certo per prevenirne uno eventuale, e gettando nell’angoscia, nella disperazione e nella solitudine centinaia di cittadini-genitori, spesso colpevolizzati – piuttosto che concretamente aiutati – per le loro difficoltà economiche;
  • che la sofferenza di questi cittadini, bambini e genitori, determina la necessità per il Comune di adoperarsi quanto in suo potere per salvaguardare la permanenza del bambino con entrambi i genitori;

CHIEDE ALLA GIUNTA ED AGLI ASSESSORI COMPETENTI DEL COMUNE DI ROMA DI

IMPEGNARSI A

  1. Approntare una politica dei Servizi sociali che consideri i cittadini come utenti di un servizio pubblico, da loro pagato come contribuenti, che deve aiutarli secondo i loro bisogni e legittimi interessi, e in particolare deve aiutarli come genitori a garantire prioritariamente il diritto del bambino a restare nella propria famiglia ed usufruire dell’apporto affettivo-educativo di entrambi i genitori, in accordo con quanto stabilisce la Costituzione (Art.2, 3, 29. 30 e 31).
  2. Impartire ai Servizi Sociali del Comune le conseguenti ed opportune disposizioni affinché diano priorità assoluta, laddove sia richiesto il loro intervento dai cittadini, ovvero intervengano su segnalazione di terzi, all’offerta di servizi in grado di aiutare il superamento delle difficoltà familiari, al fine di salvaguardare la piena relazione del bambino con entrambi i genitori, e la permanenza nella propria abitazione.
  3. Orientare i Servizi Sociali alla soluzione positiva dei casi e alla loro chiusura, ove possibile, in tempi rapidi, senza prolungamenti angosciosi e disperanti per i genitori.
  4. Richiamare i Servizi Sociali al dovere di attuare un’attenta valutazione selettiva delle situazioni onde ricorrere alla segnalazione al Tribunale per i Minorenni solo nei casi di comprovata gravità, e mai per motivi riconducibili alla conflittualità intrafamiliare o alle sue difficoltà economico-sociali, e solo dopo aver esaurito l’intera gamma delle offerte di servizio.
  5. Promuovere iniziative anche private di orientamento e mediazione familiare per la soluzione dei conflitti tra i genitori, nell’interesse del bambino.
  6. Sollecitare i Servizi Sociali affinché, nei casi in cui il Tribunale per i Minorenni reputi necessario l’allontanamento del bambino da uno o entrambi i genitori, operino sempre per realizzare nel minor tempo possibile le condizioni minime per il ripristino delle normali relazioni familiari.
  7. Garantire, nei centri d’accoglienza pubblici o privati convenzionati che ospitano i minori, regolamenti di ispirazione laica, rispettosi di tutti i diritti, delle libertà fondamentali e delle diversità culturali dei cittadini che vi sono accolti, favorendo quei contatti che possano aiutare il superamento delle crisi individuali e familiari.
  8. Informare i cittadini sul ruolo che la legge riserva ai Servizi Sociali in rapporto ai Tribunali per i Minorenni, affinché possano valutarne in anticipo le implicazion.
  9. Affiancare all’operato dei Servizi Sociali il contributo di esperienza e conoscenza dello Associazionismo Familiare e del Volontariato particolarmente competente nelle problematiche di separazione/divorzio/affido minori.
  10. Effettuare periodicamente adeguati controlli dei Centri che hanno in carico minori disagiati, convenzionati o finanziati con/dal Comune, avvalendosi della copresenza di rappresentanti accreditati dell’Associazionismo Familiare.
  11. Rendere disponibili a tutti i cittadini gli esiti di tali controlli e tutte le informazioni riguardanti l’entità economica, la qualità e le finalità delle convenzioni stipulate, i finanziamenti stanziati e i risulti conseguiti dagli organismi beneficiari.

La GESEF resta a disposizione per ogni possibile collaborazione.

Roma, 25/09/2001

Vincenzo Spavone – Presidente


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