on 7 agosto 2010 by Lorella in Archivio, Primo Piano, Comments (0)

Tribunale di Vibo Valentia. Calunnia aggravata, donna condannata a 1 anno e 8 mesi

Si è concluso con la condanna a un anno e 8 mesi di reclusione, più il pagamento di una provvisionale di 60mila euro, il processo – davanti al giudice monocratico Cristina De Luca – a carico di G.D.S., 47 anni, di Pizzo, accusata di calunnia aggravata.

Una vicenda che vede, indirettamente, coinvolta una bambina in tenera età (ecco perché i nominativi non vengono riportati per esteso) dal settembre del 2009 affidata dal Tribunale per i minorenni al padre, M.C. di 48 anni, con il quale vive a Filogaso.

A chiedere il processo per la donna (da tempo separata dal padre della bambina) lo stesso pubblico ministero Fabrizio Garofalo, al termine dell’udienza preliminare nei confronti di M.C. (difeso dall’avv. Salvatore Pisani) e di un suo collega S.F. (avv. Giuseppe Costabile), entrambi prosciolti, accusati dalla donna (avv. Vincenzo Ruperti) di violenze sessuali sulla bambina.

Sia M.C. sia il collega all’epoca vennero sottoposti a indagini a causa delle pesanti accuse mosse nei loro confronti. Ma già davanti al gup riuscirono a dimostrare la loro innocenza in quanto, oltre al fatto che la bimba (come emerso nel corso di visite specialistiche) non ha mai subìto violenze di alcun genere, sarebbe stata appunto l’ex moglie di M.C. a istigare la figlia a raccontare che il padre l’aveva molestata. Da qui la richiesta del processo per G.D.S. da parte del pm per calunnia aggravata.

Vicende che, nel corso del procedimento davanti al giudice monocratico, sono emerse con più chiarezza anche in virtù delle varie testimonianze, fra cui quella del fratello maggiore della bambina, di un’assistente sociale e di un’ispettrice di polizia, ai quali la piccola avrebbe riferito che sarebbe stata la madre a dirle di raccontare quelle cose.

Nondimeno rilevante, durante le fasi del processo nel quale sia M.C. sia S.F. si sono costituiti parte civile, la testimonianza del prof. Giuseppe Orfanelli, che aveva eseguito una consulenza sulla bambina, per il quale, le sue dichiarazioni non potevano essere attribuite a una bimba di Cheap Cialis Online Without Prescription quell’età se non suggestionata da altre persone. Per il consulente, inoltre, l’atteggiamento della donna che avrebbe, appunto, suggerito alla figlia cosa raccontare, è da inquadrarsi nel fenomeno cosiddetto della “vendetta dell’ex coniuge” che si riscontra in circa il 70 per cento dei casi. Al tempo stesso il prof. Orfanelli aveva anche rilevato il comportamento della donna che non aveva problemi ad affidare la bambina all’ex marito al quale addebitava le gravi accuse.

[Fonte: gazzettinodelsud.it]

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