on 6 ottobre 2010 by Lorella in Archivio, Primo Piano, Comments (0)

Trento, arrestata per aver soffocato il neonato, ora rischia l´ergastolo. Tutti a casa sapevano

Soffocato dalla madre nel bagno dell’abitazione del nonno, durante una cena di famiglia. Così è morto, secondo gli inquirenti, il neonato per il cui omicidio è stata arrestata la madre, insegnante in una scuola dell’infanzia di Trento.

La tragedia è avvenuta la sera del 26 giugno. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, durante la cena, Francesca Giovannoni, 41 anni di Trento (in foto), si è alzata ed è andata in bagno. Qui, secondo l’accusa, ha partorito senza che nessuno se ne accorgesse. Quindi avrebbe stretto al petto il neonato soffocandolo. Lasciato il piccolo morto in un angolo del bagno, la donna è tornata tranquillamente a tavola dai parenti. Questi le hanno chiesto l’origine dei lamenti simili a vagiti provenienti dal bagno, e la donna avrebbe risposto loro che era sicuramente un gatto.

Il corpo del bimbo – ha reso noto il procuratore generale di Trento Stefano Dragone – non è stato ancora trovato. Si ipotizza sia stato gettato nell’Adige o in un cassonetto dei rifiuti. “Gli indizi a carico della donna sono estremamente fondati”, ha aggiunto il dottor Dragone.

L’infanticidio è maturato in una famiglia benestante, a conclusione di una gravidanza tenuta nascosta anche al convivente. Un omicidio su cui ancora sono da chiarire numerosi aspetti, a partire dalle eventuali connivenze delle persone che hanno partecipato alla cena, su cui stanno indagando Generic cilais whithout prescription gli inquirenti. Ancora da chiarire infatti da chi e dove sia stato gettato il cadavere del bimbo appena nato. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Trento Francesco Forlenza, tutti i partecipanti a quella cena di famiglia azithromycin without prescription (il convivente della donna, il padre e l’anziano nonno della donna e il medico di famiglia) erano a conoscenza della tragedia.

La cena era stata organizzata per festeggiare il ritorno in Italia da Santo Domingo (Repubblica Dominicana) del padre della donna. Su quello che è effettivamente successo quella sera hanno cercato di fare chiarezza i carabinieri, i quali hanno avviato le indagini grazie alla testimonianza della badante del nonno, unica protagonista della vicenda soffocata da sensi di colpa e che si è rivolta agli inquirenti. La donna ha raccontato di avere sentito una serie di vagiti o miagolii e quindi di avere incrociato la maestra d’asilo nel giardino di casa con un fagottino in braccio sporco di sangue. “Meglio che muoia questa povera creatura, lasciatemela seppellire”, avrebbe detto la neo-mamma.

Del corpicino del neonato pare che tutti fossero a conoscenza. A partire da un medico, amico della famiglia, che avrebbe dichiarato agli investigatori di avere visto il neonato, mostratogli dal padre della donna avvolto in un asciugamano. Un neonato, hanno sottolineato gli inquirenti, che sicuramente era vivo e vitale subito dopo il parto.

Una madre può arrivare ad uccidere il proprio piccolo appena nato perchè «non percepisce la gravidanza come tale e non riconosce il feto che cresce dentro di lei come suo figlio».

Così il criminologo Francesco Bruno spiega quale può essere stata la motivazione del gesto di della donna di Trento, arrestata questa mattina, che avrebbe soffocato il suo neonato a una cena di famiglia. «È un fatto abbastanza raro, che ha però questo dato patologico chiaro», aggiunge l’esperto. «Una donna percepisce il suo status in genere all’inizio del secondo mese i gravidanza, e dopo circa quindici giorni di adattamento diventa consapevole e cosciente della vita che cresce dentro di lei, e si affeziona sempre più, tanto che anche l’aborto va praticato presto perchè dopo i sensi di angoscia e di colpa della madre non lo permetterebbero». Ma ci sono casi in cui la madre «non sente alcun rapporto affettivo con il feto e arriva al parto senza percezione che quello è un figlio che nasce. E se ne libera come fosse una malattia, come fosse un cancro». E questa distorsione della percezione che rende possibile anche «nascondere la gravidanza ai familiari e al partner. La gravidanza – dice – è nascosta prima di tutto a se stessa, perchè non viene accettata». La connivenza dei familiari, tenuti all’oscuro della maternità in atto, «può arrivare dopo, soprattutto per evitare alla donna le conseguenze penali del suo gesto».

[Fonte adige.it]

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