on 1 ottobre 2010 by Lorella in Archivio, Primo Piano, Comments (3)

Timperi e “queste donne che usano il matrimonio per spolpare gli uomini. Ripeto: c’è disagio da una parte e dall’altra e c’è una legge che è riuscita a scontentare tutti, tranne gli avvocati”

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Intervista a Tiberio Timperi:

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Giornalista, conduttore e anche attore, è allenato a controllare e a modulare voce e mimica a seconda delle circostanze. Ma ora che la vita privata gli impone il ruolo più difficile e doloroso da gestire, quello di un padre che soffre una distanza non voluta dal figlio, il tono si fa accorato, l’eloquio serrato e il linguaggio a tratti crudo. Ferito ma comunque lucido e combattivo, Timperi accetta di parlare del dramma di diversi padri separati.

Timperi, alla lettera da lei ha consegnata a Panorama, a testimonianza della sua situazione di padre separato che fatica a incontrare il figlio, ha fatto seguito una replica di sua moglie: si sente di commentare?

No, proprio no: non voglio entrarci per niente. Non voglio assolutamente parlare della mia separazione, non è quello il problema.

Parliamo allora del problema che l’accomuna ad altri genitori, di cui lei s’è fatto carico dandogli risonanza mediatica

Ecco, voglio dire semplicemente questo: c’è una legge, nuova anche se ormai ha qualche anno sul suo groppone, che garantisce la bi-genitorialità e garantisce al minore un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori. Si tratta della legge sull’affidamento condiviso. In Italia questa legge viene ormai concessa nel 92% dei casi, ma la domanda è: perché, all’interno del condiviso, viene sempre privilegiato a prescindere il collocamento del minore presso la madre? La legge è uguale per tutti o no? Se è più uguale per le mamme, va bene, prendiamone atto.

Probabilmente la questione della casa, che per un bambino significa punti di riferimento certi e abitudini consolidate, è centrale

Io ne faccio una questione di affetti e non di effetti. Poi certo c’è anche il problema della casa, tanto che in Italia stanno sorgendo come funghi le Case Papà per accogliere i padri separati che perdono contemporaneamente la continuità del rapporto con i figli e l’abitazione. Vorrei aggiungere un’avvertenza, però…

Quale?

Parlo Alli ovviamente dei padri che vogliono fare i padri, chiariamo. Perché poi ci sono anche i padri mascalzoni. Che non pagano gli alimenti e si dileguano

A proposito di soldi, mi chiedo perché non venga applicato il mantenimento diretto, ossia non più l’assegno dato nelle mani della madre per gestire il figlio, che dà luogo a rendite parassitarie, ma una cosa del tipo: «Che cosa serve? Vado a fare la spesa? Servono le scarpe? C’è bisogno di questo, di quest’altro?». Altre proposte?

Bisognerebbe istituire un Tribunale della famiglia dove operino giudici che facciano solo ed esclusivamente Diritto di famiglia. Non solo: ho scoperto che in caso di matrimonio concordatario, c’è una sentenza della Cassazione che ha riconosciuto i patti prematrimoniali. Se si prevede tutto a monte, a valle ci saranno meno problemi, meno aule di giustizia intasate, meno discussioni. E ancora: io voglio non il divorzio breve, ma il divorzio immediato. Una firma e via. Il giudice non deve chiedere: avete intenzione di conciliarvi? Perché nel momento in cui vai davanti al giudice hai già maturato la tua scelta.  Il disagio deve essere risolto il più presto possibile: prima si risolve, prima si torna a vivere. Nella vita si può anche sbagliare, fallire, cadere, però si deve avere la possibilità di potersi rialzare. E quando una separazione dura mediamente dai cinque ai dieci anni, in caso di giudiziale, se ne va una fetta della tua vita. Chi ti risarcirà di tutto quel tempo legato alla lentezza inevitabile della giustizia?

Il problema è la legge o l’applicazione della stessa?

Questa è una legge dello Stato che non viene applicata o lo è solo pro forma. Il giudice non deve interpretare: se c’è scritto «equilibrato e continuativo», per me vuol dire un giorno uno, un giorno l’altro. Lo so, è un disagio. Ma quando uno arriva al divorzio è perché prende atto di un fallimento e lo Stato non deve permettersi di entrare dentro quel fallimento.

Ma questa “cattiva volontà” che lei ravvisa da cosa dipende?

Credo sia frutto di un irrigidimento culturale maturato negli anni ’60-’70: all’epoca la donna era sfruttata, vilipesa, non aveva le stesse opportunità, ma oggi le cose sono cambiate. Non possiamo più ipertutelare la donna o comunque lavarci la coscienza nel momento del divorzio. Quello è il momento in cui non esiste più il femminismo! Perché non ci si rende conto che c’è parità di doveri ma anche di diritti? Perché un uomo deve continuare a mantenere l’ex moglie ad libitum fino a che non trovi un altro matrimonio? Stiamo parlando di matrimoni o di rendite vitalizie? E comunque il concetto di fondo è: perché se io chiedo a un avvocato «Voglio l’affidamento del bambino», lui mi risponde «Scordatelo perché è impossibile»? Sul motto che vedo scritto in tribunale ci metterei un bel punto interrogativo: la legge è uguale per tutti? Poi vorrei dire un’altra cosa che mi sta a cuore.

Dica

Sarebbe bello che gli avvocati che avallano strategie processuali con false denunce nei confronti dell’altro genitore venissero radiati d’ufficio dall’albo e non potessero più esercitare. Io mi auguro che il Consiglio nazionale forense, che è un organismo di una serietà unica, prenda una netta posizione su quei pochi avvocati che vanno ben oltre i limiti imposti dalla deontologia professionale e che si prestano al gioco al massacro. Se vale per l’Ordine professionale di noi giornalisti, perché non deve valere per l’Ordine professionale degli avvocati?

In tutto questo, il figlio ha diritto di parola? Fino a dodici anni, fintanto che non abbia capacità di discernimento, il figlio esiste poco o niente. E oggettivamente è uno stress. A volte inevitabile, purtroppo. Del resto cosa è meglio? Un genitore inadeguato o la sofferenza di un incontro con lo psicologo che però può aprire nuovi scenari a un bambino che soffre? Dei due mali bisogna scegliere il minore.

Lei darebbe al figlio la possibilità di esprimere i suoi sentimenti, quindi

Non parlo della mia situazione, sia chiaro. In generale dico che sì, se c’è un disagio, va fotografato e non messo sotto il tappeto.

Concorda con chi definisce questa come «una società senza padri»?

Sì, ma chi contribuisce a scriverla questa società senza padri? Le leggi.

Più giudici uomini, nella sua esperienza, o più donne?

Io ho sempre incontrato giudici donne. Ma devo dire che del provvedimento che mi riguarda posso solo dire bene, anche se il collocamento del bambino non è presso di me. Però noto una tendenza: se qualcuno insiste a chiedere l’affidamento del figlio, si paventa l’affidamento presso un istituto. C’è qualcosa che non va, allora, se a un genitore che vuol fare il genitore si preferisce un istituto. Ma dico, stiamo scherzando?

Lei ha contribuito all’istituzione di una casa d’accoglienza per padri separati a Roma

Sì, ho fatto da pungolo all’assessore alle Politiche sociali. Devo dire la verità: l’avevo fatto anche con la precedente giunta ma nessuno mi ha ascoltato. In questo caso da una donna, Sveva Belviso, ho ricevuto attenzione. E a proposito di donne, vorrei citare Rita Bernardini del Pd che l’8 settembre scorso ha fatto un’interrogazione parlamentare al ministro Alfano perché, secondo i dati che lei ha raccolto, i giudici non applicano la legge sul condiviso.

Il perché di tanti casi di accanimento delle ex mogli nei confronti dei padri dei loro figli?

Se gli avvocati sapessero di rischiare la radiazione dall’albo, non avrebbero più il malcostume di fabbricare false accuse.

Strategie  a tavolino, quindi

Sì, esatto. E’ una prassi abbastanza consolidata.

Ma il movente della madre?

Ostacolare il condiviso per avere il controllo totale del figlio.

Coinvolti col padre in situazioni di questo genere, ci sono in genere i nonni paterni e altri familiari: anche loro subiscono un danno morale

E’ una violenza, uno stupro dei sentimenti. Su Facebook ho ricevuto tante mail di nonne e di nuove compagne di separati che testimoniano la propria sofferenza, così come di tante altre donne che si spezzano la schiena tutti i giorni al lavoro e che vedono la disonestà mentale di queste donne che usano il matrimonio per spolpare gli uomini. Ripeto: c’è disagio da una parte e dall’altra e c’è una legge che è riuscita a scontentare tutti, tranne gli avvocati.

Qual è il nocciolo della questione, dunque?

La legge sul condiviso dà per scontato che ci sia buon senso da entrambe le parti. Ma la legge non può obbligare un individuo al buon senso. Ci devono essere sanzioni pesantissime. Nei Paesi Baschi c’è l’arresto per il genitore che ostacola il rapporto con il figlio. Qui un genitore, quasi sempre la mamma, che fa altrettanto rischia, qualora un Pm non chieda l’archiviazione della denuncia, 103 euro di multa. Viceversa un genitore che, vittima di una crisi che c’è davvero anche se ci dicono che c’è la ripresa, non riesca a versare il mantenimento, va incontro dopo 15 giorni al pignoramento esecutivo. Due pesi e due misure.

La politica se ne occupa a sufficienza, secondo lei?

Di case comprate a Montecarlo, all’insaputa o meno di Fini, chissenefrega! C’è bisogno di una politica vicina alle necessità della gente. I problemi sono altri: la disoccupazione, i nuovi poveri, queste emergenze. La disegna il futuro del Paese, perché i nostri figli sono il futuro. Se non ci mettiamo una pezza adesso, da qui a vent’anni che Paese avremo? Vogliamo avere un po’ di lungimiranza? La priorità è: fateci vedere i nostri figli, fateci ricominciare a vivere. E invece oggi in Italia divorziare significa tagliarsi i coglioni. Poi non tutti hanno la testa sulle spalle: io vorrei non leggere sui giornali che un padre uccide la figlia e poi si suicida. Stava male? E allora non doveva proprio vedere la figlia. Non stava male? E allora perché la vedeva solo un giorno a settimana?

Una deriva culturale di matrice cattolica?

Ma di quale famiglia stiamo parlando? Putroppo non più di quella mia d’origine, con un padre e una madre che sono rimasti insieme fino alla morte di lei, assistita al capezzale da tutti noi. Quella famiglia degli anni ’60, nella quale la donna rimaneva a casa, non c’è più. Oggi lavorano tutte e due. Credo che anche la Chiesa debba prendere una posizione su questo mare di dolore che c’è. Io ho cercato di riproporre quel modello di famiglia, ma evidentemente oggi non è più così facile. Non so se per colpa di un femminismo esasperato o di una presunta falsa parità dei diritti ma non dei doveri. Dico, pragmaticamente: c’è un problema, lo vogliamo affrontare in sede istituzionale, sì o no?

All’orizzonte c’è un impegno politico su questo fronte, per lei?

Non so, io amo molto il mio lavoro. ma se dovessi trovarmi nelle condizioni di allargare il mio impegno, per una questione di coerenza e di impegno sociale, probabilmente direi di sì. A patto che ci sia davvero la possibilità di portare avanti questa battaglia. Lo farei per coerenza, ripeto, e rispetto nei confronti di tutti quelli che mi scrivono, che mi fermano per strada e che ripongono fiducia in me. Ma fosse per me, vorrei continuare il mio lavoro, fare il padre e tornare a vivere.

[Fonte: libero.it]

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3 Comments

  1. Martinelli Guido

    1 ottobre 2010 @ 21:45

    Sto cercando di separarmi. Sono stato tradito 4 anni fà. Non in un letto. Sul lavoro invece di difendermi ha preferito difendere lo stipendio. Adesso dopo due settimane mi ha reso il libretto “Ci separiamo. Come dirlo ai nostri figli” ha detto che non le interessa… Vuole alzare il prezzo? non posso diventare ex-padre (E NON VOGLIO!!!!) ma vivrò poverissimo e senza una compagna… Dato che chiedo la separazione la chiesa non mi aiuta più? faccio volontariato in sue istituzioni… brucia ancora di più questo abbandono…

  2. gigi Mazzotta

    4 ottobre 2010 @ 16:26

    Vorrei esprimere il mio sgomento per lo scempio morale che esiste tra avvocati (complici), di uomini o donne che accusano di violenza,con prove studiate a tavolino .
    Sono d’accordo con la radiazione dall’albo dell’avvocato imbroglione ma aggiungerei anche la galera per la donna/uomo che ha mentito .
    Vi racconto la mia storia, dico solo che son rimasto traumatizzato e ho attacchi di ansia solo al pensiero di quello che mi aspetta il 3 Dicembre,giorno della prima udienza di separazione giudiziale.
    Sono un padre in procinto di separazione
    .La mia storia inizia quando la ex viene scoperta da me, una notte, in chat con un tizio.Il loro argomento era prettamente di incontri e appuntamenti a scopo sessuale, la ex ,alle mie richieste di spiegazioni ,dice che stava giocando e che prendeva in giro il tizio con cui chattava…
    Dopo un po di tempo mi chiede la separazione consensuale, non la concedo e lei va via da casa,(aveva un amante vero a pochi km dalla nostra residenza …)
    Tramite il mio avvocato le chiedo di far ritorno nella casa familiare, in quanto essendo ancora sposata e con figlio minore a carico, aveva l’obbligo di rientro.
    La sua risposta,tramite il suo avvocato, è stata che la ” Signora ” era andata via perchè io le usavo violenza fisica e verbale ,con minacce e insulti, già da diversi anni… ,quindi, era ” fuggita via ” (per la cronaca,lasciando un figlio minore in casa con un violento), a quel punto mi denuncia per violenze in famiglia e chiede il mio allontanamento coatto, il giudice non le da ragione e lei immediatamente chiede la separazione giudiziale per colpa e il conseguente mio allontanamento da casa in quanto, avendo un figlio minore,(16 anni), lei vuole vivere nella casa comune con il ragazzo…
    Ho consultato diversi avvocati, tutti mi hanno riferito che, al 99 % dei casi, il giudice accoglie la richiesta della madre, quindi, se le cose dovessero andare così, nella prima udienza del 3 Dicembre 2010, io sarò costretto a dover andare via da casa, senza la possibilità di prendere una stanza in affitto in quanto il mio reddito non me lo permette .
    Lei inoltre chiede 900 euro di mantenimento per lei e per il ragazzo, e per un’altra figlia maggiorenne ma non autosufficiente, che vive in giappone per studio.
    Se le sue richieste vengono prese in considerazione, diciamo solo al 50 % , io non solo dormirò in auto ma non riuscirò a pagare nemmeno i finanziamenti che,in tempi non sospetti, ho fatto per la famiglia,tutto questo comporterebbe il pignoramento della mia quota parte della ” mia ” casa e la distruzione totale della mia vita, in quanto realmente non ho mezzi di sostentamento.Tutto questo è successo solo perchè ho scoperto la mia ex moglie, di notte si divertiva a ” evadere ” dal tran tran quotidiano e di giorno di sollazzava con il suo amante reale…Come per dire, Cornuto, mazziato e…cacciato da casa…
    Ma, a mente fredda, mi viene il sospetto che, la chat, era un pretesto per farsi scoprire, in quanto evidentemente aspettava una mia reazione violenta per denunciarmi e avere l’alibi per impossessarsi della casa e di vivere un’altra vita con un altro uomo…
    Se così fosse, sarebbe premeditazione e truffa, ma la legge non va a sindacare su questo, la legge guarda in prima istanza la situazione del minore che,guarda caso, oggi vive con me, assegna la casa alla madre e butta nella spazzatura la ” VITTIMA ”
    Questa è la giustizia italiana?

  3. Gerardo Mxxxxx

    10 ottobre 2010 @ 21:07

    Dopo che sono andato in pensione nel 2006 in famiglia ho dovuto prendere atto che c’era un clima ostico nei miei confronti e che quindi l’andare in pensione per stare con la mia famiglia dopo 40 anni di lavoro non è stato per me un buon affare. Mia moglie e mia figlia hanno maldigerito il mio abbandono del mondo del lavoro. La mia presenza ha intralciato i loro piani. Mai una parola dolce. Mai un atteggiamento tenero. Sempre scorbutiche. Sempre avvelenate. Ma questo è frutto di un continuo lavaggio del cervello perpetrato dalla mia ex nei confronti di mia figlia. E’ incredibile però, come ho fatto a non accorgermi di quale tipo di donna ho avuto nel mio letto per 34 anni.
    Dopo “AVERMI FATTO PISTARE DI BOTTE” si avete letto bene, “PISTARE DI BOTTE”, e senza reagire, a settembre 2009, in maniera ingannevole, mi deruba di tutta la somma in banca frutto del mio sacrificio di 35 anni di lavoro, ed è consistente, c’era pure la mia liquidazione di 35 anni di lavoro, dico tutta ma tutta la somma, e insieme a chi lo fa, assieme a mia figlia, anni 25, che non le ho fatto mai, dico mai e poi mai, fatto mancare nulla, ma proprio nulla. L’ho avviata allo studio universitario e che ancora non conclude nulla, bighellonando alle mie spalle.
    Dopo aver occultato il denaro su un altro conto abbandona la casa coniugale e va a vivere nella casa destinata a passare la nostra vecchiaia e che ho finito di costruire a settembre 2009, dopo 30 anni di lavorio e di duri sacrifici, facendo quando ero giovane due e anche tre lavori al giorno, lasciandomi a 60 anni di età, dopo quando potevo “godermi” un po’ di tranquillità. Senza pietà mi lascia da solo e con i miei problemi, seri, di salute con una decina di patologie. Solo questo mese fra analisi, accertamenti clinici e medicine ho speso quasi 500 euro. E questi accertamenti medici li faccio ogni 6 mesi.
    Per amore verso di lei intesto a suo nome, la casa delle vacanze e che doveva essere la casa dove passare la nostra vecchiaia. E nella seconda settimana di settembre 2009 fanno la “rapina”, e dopo ancora una volta “MI HA PISTATO DI BOTTE” si avete letto bene, “PISTARE DI BOTTE”, per giorni ancora. Voglio recuperare i miei oggetti personali e affettivi di mio figlio morto per mano di un pirata della strada 5 anni fa e vado nella casa delle vacanze, 260 mq., (senza sapere ancora niente della separazione). E che cosa fanno, mi prendono con una sbarra di ferro, la mia ex e i suoi genitori e mi cacciano via come un cane da casa mia impedendomi anche di prendere gli oggetti personali di mio figlio morto. Ho lavorato solo io nella vita coniugale. Da un niente ho fatto tre case e stavano cercando di togliermi anche quella in cui abito.
    La mia ex, poi, ha avuto pure la faccia tosta di chiedermi la separazione e giudiziale pure, in quanto non si accontentava di 1.000 euro al mese da me destinati per lei e la figlia e farmi godere parte della mia casa, e sceglie il suo avvocato, donna. Ancora una donna che producendo false accuse ha ingannato il giudizio del giudice (picchiatore, violenza fisica, violenza psicologica, sarei stato questo per 34 anni dinanzi al giudice e che la mia ex avrebbe sopportato per amore dei figli, altro che Madre Teresa di Calcutta, la mia ex, secondo il suo avvocato, dovrebbe essere una santa).
    E cosa fa il giudice per i provvedimenti urgenti: la metà della mia pensione la dà a mia moglie e mia figlia (che mi inganna ancora, e che dice che non mi vuole ne vedere ne sentire) e il resto a me. Ma adesso io con 1.100 euro come faccio a campare. Come faccio a pagarmi gli analisi. Come faccio se ogni tanto vorrei andare a mangiarmi una pizza, dopo 40 anni di lavoro, per loro due. Mentre loro vivono ancora indegnamente sulle mie spalle.
    Ora dovrò spendere soldi e che dovrò prendere in prestito perché la mia ex mi ha ripulito di tutti i miei sacrifici economici, per far valere le mie ragioni, e quando le avrò fatte valere avrò fatto la vittoria di Pirro e intanto la mia ex, dietro consiglio del suo avvocato, donna, avrò fatto sparire tutti i soldi e non potrò recuperare neanche un cent. Passeranno anni e tanto sarò già bello e morto e loro si godranno pure la casa in cui abito. Cornuto e mazziato, come si suol dire.
    Ma io adesso a chi grido la mia rabbia, la mia sofferenza, perché il ministro Carfagna non apre un sito dove l’uomo offeso e mortificato da una legge della quella donne vigliacche, ingannatrici, false e irricoconoscenti, sfruttano questa legge che va solo dalla parte delle donne per continuare a spillare soldi ai propri mariti.
    Ma perché il ministro Carfagna e tutte le donne non la finiscono di fare del vittimismo. Perché non fanno subito una legge, e non ci vuole mica tanto, che chi abbandona il tetto coniugale senza un vero motivo, in questo caso la donna, essa stessa deve assumersi le sue responsabilità, alzarsi le maniche della camicia, provvedere da sola al suo sostentamento e ripagare l’uomo dei danni che ha causato.
    Perché gli avvocati che con false accuse fomentano l’odio nella coppia non vengono radiati dall’albo. Perché la donna che produce false accuse allo scopo di un indebito arricchimento ai danni del marito non viene condannata penalmente, anche con la galera.
    Ma la legge non è uguale per tutti? O è solo dalla parte della donna? Basta col vittimismo da parte della donna? Questa non è giustizia, è prendersi gioco della legge.

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