on 18 luglio 2010 by Lorella in Primo Piano, Comments (0)

Stalking Giudiziario, un reato che il Legislatore del 2009 ha “dimenticato” di contemplare

Il recente pronunciamento della Cassazione in materia di Stalking fa riflettere non poco. Se due soli atti persecutori (o presunti tali) sono sufficienti, secondo gli ermellini, a far scattare le misure di sicurezza, ci si attende un aumento vertiginoso delle false denunce, che già oggi, relativamente a questo reato, raggiungono la rispettabile cifra del 50% del totale (dati Ministero dell’Interno).

Aggiungendo, poi, che questa “suprema sentenza” arriva giusto prima del periodo estivo – nel quale gli episodi di violazione dei provvedimenti giudiziali, da parte del genitore “collocatario”, sono molto più frequenti – è lecito aspettarsi una lunga estate calda.

Già nei primi tre mesi del 2010, secondo il ministero per le Pari Opportunità, le persone denunciate per stalking sono state 1592 e gli arrestati 293, con una lieve diminuzione delle denunce rispetto all’anno scorso. A denunciare sono ancora in gran parte donne, ma non mancano gli uomini vittime di questo reato: nel 2009 erano il 20,4%, nei primi tre mesi del 2010 sono passati al 21,06%. Proprio nel caso delle vittime di sesso maschile, il sommerso è ancora elevatissimo, perchè forte è la resistenza culturale degli stessi uomini a denunciare le persecuzioni subite dall’ex moglie.

E proprio la Ministra Carfagna sembra essere oggetto di critiche feroci, dopo che in più occasioni, nel corso di uscite pubbliche, ha parlato della legge sullo Stalking come di “una norma che finalmente protegge le donne dagli atti di persecuzione di cui sono vittime”. Una legge di genere, in pratica. Peccato che il 21% delle denunce – una percentuale molto significativa – sia a carico proprio delle donne. Ciò che da più parti si rimprovera alla Carfagna è la mancanza di obiettività, che a volte sembra sfociare ad un “non voler ammettere” che la legge di cui sopra è una legge alla quale gli uomini sono costretti a ricorrere sempre più spesso.

Durante i lavori parlamentari che poi sfociarono nell’approvazione del DL 11, da più parti fu segnalata una grave anomalia nel testo della legge, relativamente alla possibilità che i comportamenti del genitore “non-collocatario” (la nuova edizione del “non affidatario” ai tempi del falso condiviso), di fronte al rifiuto continuato dell’ex coniuge a rispettare i tempi di permanenza con i figli, potessero essere erroneamente interpretati come atteggiamenti persecutori.

Infatti, nei casi di separazione è facile intuire quanto i due ex coniugi possano covare risentimento. Non di rado accade che il genitore più debole (N.B.: l’uomo separato, non la donna…), non riuscendo a  frequentare i figli per via dell’ostruzionismo dell’altro, cominci ad effettuare numerosi tentativi di contatto telefonico e fisico, magari passando più volte sotto l’abitazione della prole nella speranza di poterla incontrare e “rubare” un saluto, un abbraccio. Ebbene, secondo la Cassazione basterebbero già queste azioni, del tutto naturali e logiche, a delineare un reato che, lungi dall’essere voluto, è invece pienamente procurato dal vero stalker (il genitore ostativo).

Secondo i dati ufficiali, relativi alle false denunce, ciò accade molto più spesso di quanto si possa pensare. Se nel 2009 sono state circa 7000 le denunce per Stalking in tutta Italia, 3500 sono risultate prive dei requisiti e archiviate. Il ricorso all’uso strumentale della legge in questi casi può servire allo scopo dello “stalker giudiziario”, il quale ha già un rapporto con un avvocato e una causa in corso con l’ex consorte. In questi casi la difesa giudiziale viene utilizzata come uno strumento per mettere in atto lo stalking giudiziario: legge e avvocato diventano così inconsapevoli strumento di persecuzione.

Il rovescio della medaglia, anche se meno diffuso e meno grave, è l’ossessivo ricorso prescription drugs online without prescription alla giustizia da parte del genitore realmente perseguitato, il quale è convinto di avere subito un torto dalla giustizia. In presenza di queste condizioni, il comportamento persecutorio viene sempre attuato attraverso l’avvocato e il giudizio si prolunga all’infinito.

Lo stalker giudiziario si riconosce subito, perchè mette in pratica una serie di tattiche di disturbo, quali:

– un eccessivo controllo delle spese

– la puntigliosità nei programmi di visita dei figli

– cambi improvvisi di programmi sempre relativi ai figli

– rifiuto di qualsiasi contatto verbale pretendendo ed effettuando comunicazioni scritte tramite gli avvocati anche per banali decisioni di routine

– ricorsi di ogni tipo per mutamenti delle condizioni

– attacchi trasversali ai nuovi partners

– strumentalizzazione di ogni tipo dei figli

Fondamentale diventa in questi casi il riconoscimento della situazione da parte degli avvocati, per evitare che il ricorso alla legge non abbia altri fini se non quelli per la quale la legge è stata creata, cercando di discernere tra la difesa dei diritti del cliente e l’uso strumentale del procedimento.

[Fonte adiantum.it]

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