on 21 febbraio 2012 by Anna in Primo Piano, Comments (0)

Quando a commettere violenza sono le donne — di Silvia Fattore

Nell’immaginario comune siamo abituati a pensare la donna soltanto come vittima. In realtà i fenomeni di violenza femminile sono numerosi e in costante aumento. Per conoscere meglio questo argomento, che solitamente non viene preso in considerazione dai media, abbiamo posto delle domande al dott. Santiago Gascò, uno dei curatori del blog www.violenza-donne.blogspot.com.

Di solito si parla della donna come vittima della violenza, quanto è esteso invece il fenomeno contrario?
La violenza non ha sesso. Credo sia necessario prendere le distanze da qualsiasi divisione preconcetta in categorie. Come non è vero che gli stupratori siano solo rumeni, che gli spacciatori siano solo marocchini, che la camorra esista solo a Napoli, così non è neanche vera la teoria secondo la quale le donne sarebbero solo fragili angeli del focolare, mentre agli uomini spetterebbe l’esclusiva dell’indole violenta ed aggressiva.

Luoghi comuni, stereotipi che orientano l’immaginario collettivo, i Tribunali, i media, l’agenda della politica; la realtà però è diversa. La percezione comune rifiuta di accettare che esistano persone aggressive, violente e disoneste in entrambi i generi; invece la cronaca nera testimonia la criminalità diffusa anche tra il gentil sesso con elementi incontestabili: nomi, date, fatti.

I dati mondiali della criminalità femminile (n.b.: non solo nazionali, ma su scala mondiale, v. United Nations Office Drugs and Crime Global Report http://www.unodc.org/unodc/en/human-trafficking/global-report-on-trafficking-in -persons.html) ci dicono che il fenomeno è in costante aumento nel terzo millennio, sia per crimini commessi autonomamente che per la malavita organizzata, sia negli USA che in Europa, sia per soggetti adulti che minorenni. Ad esempio, alla fine del secolo scorso – almeno in Italia – era sconosciuto il fenomeno del bullismo rosa; oggi è una delle realtà emergenti.

Quali sono le vittime delle donne?
Si tratta di un fenomeno trasversale, le vittime della violenza femminile si differenziano in base alla contestualizzazione. Bambini uccisi per la depressione post-partum e prevalenza femminile nel reato di maltrattamenti sui minori (dati Telefono Azzurro) per mano delle madri in sede domestica o delle educatrici in sede scolastica. Anziani e disabili vittime di violenze domestiche, ad opera di figlie, mogli o badanti. Uomini adulti subiscono la violenza femminile in ambiente domestico o lavorativo, anche se per le vittime di genere maschile esiste un sommerso di gran lunga superiore alle vittime femminili a causa della ritrosia maschile nel denunciare di aver subito violenza. Ma, curioso ammetterlo, esiste anche un filone di violenza femminile contro le donne, vittime di uccisioni, accoltellamenti, percosse, atti persecutori, minacce individuali e di gruppo.

Analogie e differenze tra una violenza commessa da una donna e una commessa da un uomo?
Le differenze rispetto alla violenza maschile sono sottili. In alcuni casi la cronaca riporta delitti d’impeto, tipici del soggetto che ha perso il controllo delle proprie azioni: donne che uccidono o feriscono con un’arma da fuoco, con oggetti contundenti nel corso di una lite, con un’arma da taglio trovata in cucina, con un investimento in automobile. Esiste però un altro filone – prerogativa tipicamente femminile – relativo alla pianificazione dell’evento delittuoso. Fin dalla mitologia l’uomo uccide con la spada, la donna col veleno. Il crimine femminile viene messo in atto con l’ausilio di terzi in percentuale quadrupla rispetto alla casistica maschile. Terzi reclutati allo scopo (uno o più sicari) o coinvolti emotivamente (l’amante). Le analogie con la casistica maschile sono maggiori di quanto si possa pensare non è vero che i delitti dettati dalla gelosia siano un’esclusiva maschile, non è vero che la donna non sappia usare la violenza fisica, non è vero che la donna non compia delle stragi una differenza sostanziale risiede nell’asimmetria valutativa di un crimine.

Philip Resnick – tendenza a considerare la donna “malata” piuttosto che “assassina”. Nel 68% dei casi le donne finiscono in clinica psichiatrica mentre solo il 27% scontano una pena detentiva in carcere. Per gli uomini la situazione è invertita, il 14% viene inviato in manicomio contro un 72% che viene imprigionato e/o condannato a morte.

Marks / Krumar – in merito alla soppressione dei figli rilevano che le madri vengono mandate in carcere meno frequentemente rispetto ai padri, pur avendo commesso lo stesso reato. Le percentuali sono 84% dei padri e 19% delle madri puniti con una pena detentiva in carcere.

D’Orban / Cheung – percentuali inferiori, attorno all’ 11%, di donne in carcere in seguito ad omicidio di adulti o adolescenti; la maggior parte ottiene la libertà condizionale o va in un ospedale psichiatrico.

Si tratta estratti da ricerche statunitensi, in Italia non vengono finanziati studi specifici e l’unica fonte rimangono gli episodi di cronaca nera. Con particolare riferimento all’infanticidio, in linea di massima se viene commesso dal padre questi è un criminale e va in galera, se è commesso dalla madre è malata e deve essere curata. Non solo per crimini inerenti l’infanzia, anche nei confronti di vittime adulte la donna che delinque gode di una particolare indulgenza giudiziaria o, se viene condannata, sconta pene inferiori o misure alternative al carcere difficilmente concesse ad assassini di genere maschile.

Che età hanno e di quale ceto fanno parte solitamente le donne violente?
Ampia trasversalità anche per quanto riguarda età e ceto sociale dell’autrice di delitti. Per l’estrazione sociale non esistono confini: delinque la contadina e l’impiegata, la casalinga e la rappresentante delle Forze dell’Ordine, la sindacalista e la donna dell’alta società (delitto Gucci Docet). Medesimo discorso per l’età. La casistica registra la ragazza ventenne che accoltella il fidanzatino trovato con un’altra come pure l’omicidio del marito 55 enne messo in atto da moglie 48enne e suocera 72enne. Alcuni episodi riguardano esclusivamente soggetti di età avanzata, omicidi per interesse nei quali l’autrice e la vittima, con suocere, erano entrambe a ridosso degli 80 anni. Va inoltre ricordato il fenomeno della baby-criminalità, che porta a delinquere ragazze in età scolare verso vittime ambosessi.

Da dove nasce secondo voi questo fenomeno?
Non sappiamo dire da dove nasca il fenomeno, possiamo solo testimoniare quanto la percezione sociale sia profondamente diversa a seconda del sesso dell’autore del crimine: l’immaginario collettivo tende a conferire una sorta di carattere “risarcitorio” alla criminalità femminile. “L’ha fatto perché é stata costretta”. Vale a dire che il delitto di un uomo suscita sdegno collettivo mentre quello di una donna ha più facilità nell’essere compreso, spesso giustificato, sia dall’opinione pubblica che dalla magistratura. Si tratta della teoria della Cortina di Pizzo, descritta da Warren Farell in “the Myth of the Male power” (Il mito del potere maschile): quando delinque un uomo l’attenzione si concentra sull’efferatezza del gesto criminale, quando il delitto è commesso da una donna l’attenzione si concentra sulle cause che potrebbero averla spinta a commetterlo.

Perchè se ne parla così poco solitamente?
Domanda da un milione di dollari. La risposta potrebbe essere articolata su alcune centinaia di pagine; per dovere di sintesi posso parlare di preconcetti consolidati nei secoli. In Italia non un solo euro è mai stato stanziato per una ricerca istituzionale, l’unico campo di indagine degno di attenzione è quello della donna-vittima. È doveroso prendere posizione a favore di ogni singola vittima femminile, ma è curioso che per quanto riguarda le autrici (e di conseguenza le vittime maschili) il fenomeno sembra non esistere. Diversi ricercatori statunitensi, canadesi, austriaci, spagnoli etc, si sono espressi. L’unico parere italiano è della criminologa Prof.ssa Chiara Camerani. 230 studi sulla violenza domestica, effettuati nel periodo 1975 – 2008 in: Canada, Stati Uniti, Messico, Brasile, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Finlandia, Danimarca, Austria, Svizzera, Germania, Sudafrica, Ghana, Tanzania, Israele, Cina, India, Iran, Tahilandia, Filippine, Nuova Zelanda, Australia.

Alvarez Deca ha prodotto una raccolta di 58 studi sulla violenza nella coppia, pubblicati nel 2009, i cui risultati coincidono con la raccolta dei decenni precedenti. Evidenzia la sfasatura creatasi tra le conclusioni della comunità scientifica internazionale e le politiche attuali, basate sul paradigma di genere.

I dati.
Reati femminili commessi in Italia dall’inizio dell’anno 2011 (quelli che il Centro Documentazione ha intercettato tra le notizie apparse su internet):
ogni 15 giorni un omicidio
ogni 8 giorni un tentato omicidio
ogni 5 giorni un accoltellamento
ogni 10 giorni un arrestata o denunciata per maltrattamenti sui minori
ogni 2 giorni un arrestata o denunciata per maltrattamenti sugli anziani
ogni 4 giorni un arrestata o denunciata per sfruttamento della prostituzione

Fonte: http://www.lavalsugana.it/home/le-interviste/item/2022-quando-a-commettere-violenze-sono-le-donne.html

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