on 6 febbraio 2011 by Anna in Archivio, Comments (0)

No alle quote rosa di poltrone rosa

Mentre miniere ed acciaierie rimangono predominio del patriarcato, le femministe con la scusa della “parità” pretendono quote rosa di poltrone rosa; possibilmente in Parlamento o nei CdA di aziende. Possibilmente di Stato perché un ricco stipendio pubblico non espone al disonore del capitalismo privato.

Le femministe ben si guardano dal chiedere quote di donne in lavori pesanti ed umili ma necessari.

La realtà è che uomini e donne hanno preferenze diverse.

Uno studio dell’Unione Europea mostra che nelle università le donne hanno raggiunto la parità nelle scienze “soft” (psicologia, lettere…) mentre gli uomini continuano a predominate in quelle “hard” (matematica, fisica, ingegneria…) dove le capacità personali sono determinabili in modo più oggettivo.

Ciò significa che non esiste alcuna discriminazione contro le donne, ma che le donne non gradiscono e/o sono meno capaci di dedicarsi a scienze “hard”.

In Svezia le studentesse in psicologia, che sarebbero più del 50% degli iscritti, hanno protestato contro la legge femminista che impone quote del 50% di donne, e quindi quote del 50% di uomini.  In Svezia, i 2/3 degli uomini lavorano nel settore privato, mentre i 2/3 delle donne lavorano nel settore pubblico.  Che senso ha imporre l’eguaglianza salariale?

Da noi, le femministe si strappano i capelli per un differenza salariale del 4% fra uomini e donne; ma si tace sul problema dei morti sul lavoro: il 92% sono uomini.

La situazione reale riflette le preferenze naturali di uomini e donne: una maggioranza di donne nei lavori “medi” e tranquilli; una maggioranza di uomini nei lavori “peggiori” ed in quelli “migliori”.

Ciascuno deve essere libero di perseguire il lavoro che preferisce. Ma il voler imporre quote di poltrone rosa solo nei lavori migliori è un inganno femminista. Come quei ciclisti che si arrabbiano se un pedone passeggia sulle corsie a loro riservate, ma poi passano con il semaforo rosso convinti che il codice stradale non si applichi agli altri.

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