on 24 febbraio 2011 by Anna in Brevi, Comments (0)

Leviamo i denti ai cani perché non possano mordere le donne

C’erano una volta i lupi. Gli uomini uscivano per lavorare i campi e le donne preferivano stare in casa ed educare i figli alla prudenza con la favola di Cappuccetto Rosso: “porta la focaccia alla nonna, ma non passare dal bosco”.

Lavora oggi, lavora domani, gli uomini risolsero il problema dei lupi, e lo dimenticarono.

Non appena il mondo fu sicuro, le donne uscirono di casa.

Poche donne cattive si misero ad urlare “tremate tremate le streghe son tornate” ed a raccontare una nuova favola: una volta c’era il Patriarcato e le donne non potevano uscire di casa perché oppresse.

Decisero che potevano fottersene della nonna e andare nel bosco.

Non successe nulla, e allora decisero di tornarci in minigonna.

Non successe nulla, e allora dissero “se decido di girare nuda nessuno deve toccarmi”.

Un cagnetto vide un grasso polpaccio: non aveva mai visto niente del genere e lo addentò scambiandolo per una salsiccia di maiale. Le femministe si misero a strillare, e decisero che la colpa di tutto era il Patriarcato.  Rimisero il cappuccetto rosso e manifestarono sotto la sede del Partito, urlando che i morsi dei cani sono la prima causa di morte per le donne.  Scrissero sui muri “un cane morto non morde”, fecero credere alle mamme che dovevano allontanare i  cani dai figli perché i cani mangiano i bambini.

Il Partito decise che ogni cane devono venire chiuso in gabbia se accusato di poter mordere una donna, a meno che non possa provare la propria innocenza.

Il Partito fece un manifesto elettorale intitolato “i cani mordono le donne”, elargì fondi pubblici per centri anti-cane e per campagne di sensibilizzazione: “Il cane abbaia?  Abbandonalo in autostrada!”

Il Partito disse che il 97% delle donne aveva subito violenza ad opera di cani, ma la statistica era ottenuta chiedendo alle donne: “signora, il suo cane si è mai lamentato per la pappa?” e contando come violenza psicologica ogni risposta positiva.

Uno psichiatra provò a difendere i cani, ma le femministe lo diffamarono accusandolo di zoofilia.

Più cani accusavano falsamente e più soldi arrivavano nella mangiatoie del femminismo.  Quando i cani protestavano, gli veniva spiegato che «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri».

Morale: le femministe credono che le donne non siano delle persone con uguali diritti e doveri degli uomini, ma delle bambine che devono essere protette dagli uomini, a costo di sospendere i diritti umani, almeno fino a quando nulla di male potrà più accadere ad una donna.

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